Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Fidarsi o non fidarsi di quanto scritto sui libri?

(Antonio Monteleone)
Vi è mai capitato, leggendo qualche “Sacro Testo”, di avere dei dubbi su quanto esposto dagli autori, spesso fortissimi e famosi giocatori? Naturalmente parlo dell’epoca precedente a quella di quando sono esplosi i programmi di Scacchi, con motori sempre più forti e precisi. Un’epoca in cui ci si metteva lì alla Scacchiera ad analizzare con le proprie capacità e magari con l’ausilio dell’amico più forte quando le posizioni diventavano troppo complicate o, per noi, dei rebus irrisolvibili.

A me più di una volta, con in testa sempre le solite frasi: “queste mosse non le capisco”; “ma se il Nero fa questa mossa?”; “perché il piano giusto è questo e non altro?”, per poi cercare una risposta e, non trovandola, passando oltre riproponendomi di rivedere la cosa in un altro momento.

Alexander Kotov

E questo mi accadde in una occasione quando ebbi tra le mani il libro “Pensa come un Grande Maestro” di Kotov, edito dalla Prisma Editori nel 1983 e in particolare dove si parla dell’Albero delle Varianti. Riportato un esempio di una partita di Alekhine, con lui che analizza fino a venti mosse dove “… Il Nero forza un finale vinto di Re e pedoni, grazie alla più lunga combinazione che abbia mai giocato“.



Come fece Alekhine a portare così avanti l’analisi? La risposta è ovvia: la posizione iniziale è semplice, e l’intera combinazione è costituita da un’unica variante. Se tracciamo l’«albero» della combinazione ci accorgiamo che si tratta di uno strano albero, formato da un tronco con un unico ramo“, scrive Kotov nel libro, continuando con “Analizzare posizioni di questo tipo non è difficile, soprattutto se le risposte dell’avversario, e quindi le varianti, sono forzate“.

Bene, perfetto. Poi, il dubbio di chi vuole verificare quanto scritto dai due grandi nomi, s’installa nella mente. Perché è tutto forzato? Ma, ad esempio, perché…



Alexander Alekhine

Ma un’altra domanda, sempre sull’analisi di Alekhine, viene anche sulla trentasettesima mossa del Bianco: perché prendere in b4 e non tentare la strada del perpetuo con varianti simili a quelle viste sopra?



Insomma, qui c’è qualcosa che non torna. Altro che risposte e varianti forzate. Io, per ogni mossa, vedevo varianti su varianti, altro che tronco unico dell’Albero delle Varianti.

Allora, il dubbio di cui sopra si fa sempre più forte e prende un’altra direzione: ma la posizione nel diagramma iniziale è corretta? A questo punto non resta che rivolgersi a quanto la tecnologia ci mette a disposizione e ricercare la partita su ChessBase e, come volevasi dimostrare…



Insomma, sembra che i miei dubbi si siano chiariti. Altro che posizione iniziale semplice con un’unica Variante come scritto da Kotov! Altro che tronco con unico ramo, quest’ultimo neanche preso in considerazione da Alekhine ma risultante dalla continuazione scelta da Treybal. Sicuramente grande capacità di analisi di Alekhine, che si è spinto per circa venti mosse con una sicurezza e fiducia nelle proprie capacità da fargli scegliere la via meno ovvia al posto di quella, forse, più semplice (prendere il pezzo e amen!). Però, come abbiamo visto, di possibili varianti ce n’erano più di una, soprattutto nel Finale di Donna.

Qualche dubbio viene ora anche sulla ricostruzione della partita: l’errore nel diagramma iniziale è un errore degli editori del libro, o è presente anche nelle edizioni precedenti? E la quarantaduesima mossa del Bianco, nell’analisi della variante vincente di Alekhine, è anch’essa un errore di trascrizione?

Infine, di sicuro difficile da pensare, e da credere, che il Finale di Donne sia praticamente pari senza la cattura del pedone in h7, cosa non considerata da Alekhine e neanche da Kotov, a dimostrazione di come negli Scacchi non tutto sia scontato e semplice e che anche i grandi possono incorrere in imprecisioni, errori di calcolo e di valutazione.

E questa era la Variante con un tronco semplice e un unico ramo dell’Albero delle Varianti. Non voglio pensare a cosa sia allora l’Albero con tanti rami (Varianti) da, ricordiamolo bene, analizzare uno per volta e una sola volta secondo Kotov, cercando di considerare tutte le mosse candidate! Praticamente un delirio che non sono mai riuscito a realizzare compiutamente, cadendo inevitabilmente nella trappola di analizzare più volte le stesse Varianti con conseguente Zeitnot e le altrettante inevitabili conseguenze.

Sì, lo so, questo concetto di Kotov viene definito obsoleto e sorpassato, e forse oggi neanche tanto applicabile viste le cadenze di riflessione adottate nei tornei, ma lui lo descrive come un metodo utilizzato dai più forti giocatori dell’epoca. Ma alla fine questo libro, come l’altro storico classico quale “Il mio sistema” di Nimzowitsch, è veramente obsoleto o ha ancora qualcosa da dire? Va bene, “Tana libera tutti”, io ho già espresso il mio pensiero al riguardo, con una risposta che non può che non essere positiva, e che il Cielo mi abbia in gloria!

Voi, l’Albero delle Varianti, lo avete mai applicato? Se sì, lo avete trovato, o lo trovate, un buon metodo oppure inapplicabile nella moderna prassi agonistica? Certo è che per poterlo applicare ci vuole tanta disciplina, voglia, studio e capacità, con l’aggiunta di convinzione e di tanto entusiasmo che sono necessari per poter riuscire.

Da parte nostra c’è l’entusiasmo, il resto lasciamolo a chi ha tanto tempo da dedicare e ai professionisti!

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2 pensieri su “Fidarsi o non fidarsi di quanto scritto sui libri?

    1. Grazie Fabio, anche per il tuo breve ma acuto commento che centra in pieno il messaggio del post: “Fidarsi è bene ma…”!

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