L’attimo fuggente

(Antonio M.)
Carpe Diem, cogliete l’attimo ragazzi …” è la famosa frase del Professor John Keating, magistralmente impersonato dal compianto Robin Williams nel film “Dead Poets Society” che può essere applicata in tante circostanze della vita quotidiana e naturalmente anche nel gioco degli scacchi.

Quante volte ci si è alzati dalla scacchiera con in testa la solita domanda: “… ma se avessi giocato quella mossa??…” con una sensazione di pesantezza opprimente, che ti fa tornare con la mente, in un loop infinito, sulla posizione decisiva della partita appena terminata, con il risultato finale ovviamente non di nostro gradimento.

Ecco, “…quella mossa…” è l’attimo fuggente negli scacchi, che a volte ci si può presentare in un’unica occasione da cogliere al volo ed altre a più riprese come a rinnovarci la chance e che, nel caso su descritto, non è stato colto ed è di fatto … fuggito!

Nel torneo Internazionale di Porto San Giorgio di fine agosto del 1999, ebbi una grande occasione per veleggiare oltre i duemila e duecento punti di Elo Fide, con buone possibilità di ottenere la prima norma di Maestro, in una partita del quinto turno contro un Maestro Internazionale spagnolo, nella quale giocai di bianco un seguito minore molto tagliente, la variante “Zaitsev”, che a quei tempi utilizzavo contro il Gambetto Benko. A dire il vero la variante è un poco sospetta, con il Bianco che permette al Nero di spingere il pedone fino in “b4”, con il cavallo di Donna del Bianco che si piazza in “b5” senza via di ritorno ed una posizione che si tiene sul filo del rasoio per tutta la partita. Ma a me piaceva e la utilizzavo con un buono score, tra cui di rilievo lo “scalpo” della MI francese Silvia Collas, con Elo Fide 2345, in un torneo open internazionale a Campobasso un anno prima. Devo dire che poi, quasi tutti i miei avversari, mi hanno giocato o quella che è considerata una delle varianti principali, che è la stessa giocata nella seguente partita fino alla mossa numero dieci del Bianco, oppure continuando senza prendere in “b5” aprendo il fianchetto con 5. … g6 e lasciando il Bianco in leggero vantaggio visto che può spingere in “e4” con una mossa sola senza problemi.

Palasavelli
Il Palasavelli, sede del torneo

Monteleone, A. CM 2195 – Lezcano, J. MI 2399
XI Torneo Internazionale di Scacchi, Porto San Giorgio, 1999
1. d4 Cf6 2. c4 c5 3. d5 b5 4.cxb5 a6 5. Cc3 axb5 6. e4 b4 7. Cb5 d6 8. Af4 g5 9. Axg5 Cxe4 10. Af4 Da5 11. Ac4 Rd8 12. De2 Cf6 13. Cf3 h6 14. O-O Cbd7 15. Tfe1 Cb6 16. Ae5

Monteleone-Lezcano dopo 16. Ae5
Monteleone-Lezcano dopo 16. Ae5

La teoria per me era terminata alla decima mossa, dove il Nero al posto della sequenza indicata come la variante principale 10. … Ag7 11. De2 Cf6 12. Cxd6+ Rf8 13. Cxc8 Dxc8 con gioco complicato, ha portato una minaccia concreta che prevede lo scacco al Re una volta spinto il pedone in “b3”, seguita dalla presa con la Donna del pedone “a2”. Portare l’Alfiere in “c4” para detta minaccia e difende il pedone “d5”, ma mi è costata tanto tempo sull’orologio. Stessa cosa per le mosse successive, ma soprattutto per la numero sedici dove metto l’Alfiere case scure in presa. Obiettivamente il Nero avrebbe dovuto dare lo scacco per ritardare il coordinamento delle torri bianche, visto che il Re bianco sarebbe stato obbligato ad andare in “f1”, con gioco complicato.

16 … Cxc4?! 17. Axf6 Dxb5 18. Axh8 Ab7

Monteleone-Lezcano dopo 18. ... Ab7
Monteleone-Lezcano dopo 18. … Ab7

Il Nero avrebbe dovuto semplicemente riportare alla sedicesima mossa il Cavallo in “d7” con il possibile seguito: 16. … Cbd7 17. Axf6 Cxf6 18. a4 ed il Bianco è preferibile. Invece ha scelto di sacrificare la qualità, forse sperando nell’Alfiere case scure del Bianco che sarà per qualche mossa fuori dal gioco. La sua ultima mossa è poi un errore, perché lascia la Donna pericolosamente sospesa e di fatto perde un tempo che poteva costare la partita.

La posizione ha ora raggiunto il massimo della tensione, ed io ho analizzato a lungo le mosse 18 Tac1, 18. Cd2, 18. Ag7 e poi sempre 18. Cd2 seguita da 19. Ag7. Quest’ultima in particolare, nelle sue varie sequenze (con o senza Cd2), proprio non era stata vista dal mio avversario, che è quasi trasalito quando gliel’ho mostrata nelle analisi post partita! Era per me iniziato però una sorta di supplizio di Tantalo, con un balletto nel quale saltavo in continuazione da una variante all’altra senza decidere quale mossa scegliere, fino a quando ho alzato la testa ed ho visto l’orologio: mi erano rimasti quindici minuti per finire la partita e fui preso dal panico. In quel momento anni di studio dei dettami di Kotov nella sua famosa trilogia furono spazzati via da una mossa diversa da quelle analizzate fino ad allora e partorita in pochi minuti perchè ritenuta “più sicura”: 19. Dd3. Di per sè non una cattiva mossa, ma “… c’è un tempo per osare ed uno per essere cauti …” ed in questo caso l’essere cauti non è stata la scelta migliore. La mossa giocata è sicuramente inferiore a 19. Cd2 Aa6 (il tempo perso menzionato sopra) 20. Ag7! Cxd2 (20. … Axg7 21. Dxe7+ Rc8 22. Cxc4 minacciando 23. Cxd6+ e se 22. … Dxc4 allora 23. De8+ è matto a seguire) 21. Dxb5 Axb5 22. Axf8 Cc4 (22. … Ta7 23. b3 f5 24. f3 c4 25. Axh6 c3 26. Axd2 cxd2 27. Ted1 e vince) 23. Axe7+ con qualità e pedone di vantaggio che dovrebbero essere decisivi. Adesso sembra tutto facile, ma in partita la difficoltà più grande era trovare le mosse, valutare la posizione finale e cercare di capire quali possibilità di difesa erano celate nella posizione, soprattutto considerando la falange di pedoni centrale del Nero pronta a mettersi pericolosamente in moto, ed a compensare l’eventuale svantaggio di materiale. Ed il tempo passava, passava ….

19.Dd3?! Ta5 20. a4 bxa3 21. bxa3 Cb6 22. Dxb5?!

Mossa concettualmente sbagliata. La colonna “b” aperta ed il Re del Nero al centro dovevano spingere il Bianco a mantenere le Donne in campo. Ad esempio: 22. Df5 Axd5 23. Teb1 Dd7 24. Dd3 c4 25. Dc3 Tb5 26. Cd4 Txb1 27. Txb1 ed il Bianco ha l’iniziativa con il Nero costretto sulla difensiva.

22. … Txb5 23. Teb1 Txb1+ 24. Txb1 Rc7 25. Ac3?

Qui il Bianco manca la mossa per mettere ancora a dura prova la resistenza del Nero con 25. Ce5! Ac8 (25. … Cxd5 26. Txb7+ Rxb7 27. Cd7 e l’Alfiere in “f8” non ha case di fuga. Stessa cosa per 25. … Axd5 26. Txb6 Rxb6 27. Cd7+ Rc6 28. Cxf8 anche se dopo 28. … e5 la massa dei pedoni centrali del Nero ed i pezzi bianchi mal posizionati faranno sudare ancora tanto il Bianco per incamerare l’intero punto. È questo che rende gli scacchi fantastici!) 26. Cxf7 Cxd5 27. Ab2 e5 ed il Bianco ha il vantaggio della qualità netta, ma il forte centro di pedoni dell’avversario ed il cattivo piazzamento del suo cavallo, danno contro chances al Nero. Quello che seguirà è una serie di mosse dove il Bianco, sempre pressato dal tempo, perde pian piano il bandolo della matassa, e viene travolto dall’avanzata dei pedoni centrali del Nero.

25. … Cxd5 26. Aa5+ Rc8 27. Cd2 Aa6 28. f3 Ag7 29. g3 Ad3 30. Te1 Ab2 31. Cb1 c4 32. Rg2 Rd7 33.h4 f5 34. Ad2 h5 35. Rh3 e5 36. g4 hxg4+ 37. fxg4 f4 38. g5 f3 39. Rg3 e4 40. Th1 Ae5+ 41. Rf2 Ad4+ 42. Rg3 f2 43.Rg2 f1=Q+ 44. Txf1 Axf1+ 45. Rxf1 Re6 46. Re2 Rf5 47. a4 e3 48. Ac1 Re4 49. a5 Cf4+ 50. Re1 Rd3 51. Axe3 Axe3 52. a6 c3 53. Cxc3 Rxc3 0-1

Il mio avversario, dopo aver rivisto con me la partita, si è alzato con un sorriso a trentadue denti, degno del miglior spot pubblicitario della Durban’s. Io, completamente frastornato, con un andare traballante come di chi aveva terminato la parte pugilistica di un incontro di Chess Boxing, la consapevolezza di aver buttato alle ortiche una partita vinta (classico andare di tutti noi scacchisti!) e con la certezza di non valere il titolo di Maestro per tanto tempo inseguito. Quello che più mi deprimeva era di aver visto le mosse da giocare (forse troppe!) e non averle fatte, mentre un Maestro con la “M” maiuscola le avrebbe valutate nella maniera giusta e nei tempi giusti, per poi scegliere quelle corrette senza lasciarsi distrarre da voli pindarici sulla scacchiera. Stendendo poi un velo pietoso su quella “arte” di consumare troppo il tempo a disposizione, nel tentativo di giocare ad ogni mossa quella “migliore”, alla quale non ho mai dato una svolta decisa verso una sua gestione migliore. È per questo che il giocatore che più ammiravo al riguardo, era il grande Victor Korchnoi, che in zeitnot ci andava anche in maniera feroce, ma che alla fine le partite le vinceva! Naturalmente lo zeitnot era l’unica cosa che poteva accomunarci, visto che qualsiasi altro minimo accostamento scacchistico, avrebbe potuto costare una scomunica per eresia.

Si narra che dopo quanto accaduto, i libri di Kotov rifiutarono di farsi consultare ancora dallo sfortunato giocatore, rimanendo serrati ad ogni tentativo di apertura, come in una sorta di punizione per aver fatto tutto il contrario di quanto da loro esposto chiaramente in centinaia di pagine, con una maledizione che sembra duri ancora tutt’oggi.

3 thoughts on “L’attimo fuggente

Add yours

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Powered by WordPress.com.

Up ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: