Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Un gatto molto amato (e un torneo di tanti anni fa)

Rossini, il gatto di Rovigo

(Tristano Gargiulo)
Aveva una sua pagina su Facebook ed era già molto conosciuto anche prima dello sciagurato giorno che se lo è portato via. Grazie a una volontaria, era arrivato a Rovigo dalla Bosnia quando era un cucciolo, il gatto Rossini, col suo pelo fulvo e il musetto dolce e insieme fiero.

Aveva trovato una casa e una famiglia ma, per rispetto del suo spirito libero, di giorno gli era consentito di girare per il centro storico della città, dove era diventato amico di tutti, entrava indisturbato nei negozi, e spesso si sistemava a sonnecchiare nelle poltroncine di un bar o nelle vetrine, stando attento a non far cadere nulla, guardato con benevola curiosità da passanti e avventori.

Piano piano era diventato una presenza abituale, la sua personalità comunicativa emanava una irresistibile innata simpatia, gli abitanti di Rovigo nell’attraversare vie e piazze del centro lo cercavano con lo sguardo per un saluto o una carezza. Metteva la gente di buon umore, suscitava pensieri positivi anche nelle giornate storte, e visibilmente ricambiava l’affetto di cui era circondato. Nessun luogo gli era precluso: quando non lo vedevi in giro nelle sue postazioni preferite, lo avresti potuto benissimo trovare accucciato, con discrezione, su qualche scranno del tribunale o del consiglio comunale, dove era ammesso senza problemi.

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Pochi giorni fa, la mattina di sabato 14 febbraio, il gatto Rossini è stato investito. La notizia della sua scomparsa ha lasciato attoniti e increduli i rodigini. La sincerità e la profondità del loro cordoglio si è immediatamente riversata sui social. Qualcuno ha scritto queste parole, belle e soprattutto vere: «Rossini rappresentava quella parte di Rovigo capace di accogliere e di curare. La sua pancia piena e il pelo lucido erano la testimonianza di una comunità che, tacitamente, si era presa l’impegno collettivo di vegliare su di lui. In un mondo che corre sempre più veloce, fermarsi a salutare Rossini era un piccolo rito di umanità, un modo per riconnettersi con i ritmi più lenti e naturali della vita».

Nel giorno più triste per i rodigini che amavano Gatto Rossini, è avvenuto qualcosa di bellissimo e commovente, e di estrema rarità. Il dolore improvviso e inaspettato ha provocato un moto spontaneo, via via più ampio col passare delle ore, di manifestazioni di amore incondizionato per quel pelosetto così benvoluto. Tutta la città si è stretta in una sorta di lutto collettivo, testimoniato dall’ininterrotto susseguirsi sul web di messaggi, ricordi, fotografie, e da un costante pellegrinaggio delle persone nei luoghi frequentati da Rossini, dove ciascuno lasciava qualcosa di simbolico, un fiore, un biglietto, un disegno, un peluche.

Foto di Marco Miotto

Quel sabato ho sofferto anch’io, da lontano, lo stesso dolore per quel gatto meraviglioso, che era riuscito a far capire alla empatica cittadinanza di Rovigo una cosa che i gatti cercano da tempo immemorabile di insegnare agli umani, quanto sia bella e virtuosa la commistione caratteriale di affettuosità e indipendenza.

Nei pensieri che si affollavano dietro gli occhi velati dalla tristezza, risvegliati affioravano i ricordi dell’unica volta che sono stato in quella città, per la quale ora provavo vicinanza e ammirazione. Una città alla quale ero e sono debitore di ricordi dolci di un tempo perduto.

Più di cinquanta anni fa, ottobre del 1970…

Un viaggio in treno con la colonna sonora dei Creedence Clearwater Revival. L’allegro incontro con gli amici degli anni giovanili della mia passione per gli scacchi, venuti da tante località diverse per lo stesso torneo. Una splendida sede di gioco (invece delle solite scuole, palestre o sale di caffè), ampia e dalle alte volte, il Salone del Grano della Camera di Commercio. Un’atmosfera cordiale e amichevole e un’organizzazione perfetta (di cui molto merito credo vada all’ingegner Guido Merlin, appassionato e garbato artefice di ogni importante manifestazione scacchistica rodigina di quegli anni, come il Campionato Assoluto del 1966).

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Un torneo che, con gli altri ‘giovani romani’ (così le cronache) Pino Valenti, il Passero, Sergio Amadesi, vivemmo gioiosamente da moschettieri, e che costituì un momento importante per tutti noi, prima di intraprendere, lentamente ma inesorabilmente, strade diverse, negli scacchi e nella vita.

Il pensiero torna a Rossini e alla cara Rovigo di oggi. Rossini è stato colpevolmente travolto da un automobilista, ma nelle parole di chi lo ha pianto amaramente non si è sentita rabbia, non è scattata nessuna invettiva, solo un composto, sbigottito, dolore.

Credo che la gente di Rovigo, nel triste giorno del sofferto saluto al suo beniamino a quattro zampe, abbia mostrato, con grande dignità, quell’amore che abita «nella pietà che non cede al rancore».

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2 pensieri su “Un gatto molto amato (e un torneo di tanti anni fa)

  1. Chi ama i gatti lo sa bene: sono anime libere, un po’ re e un po’ vagabondi, che scelgono con cura a chi donare uno sguardo o una fusa. Sapere che la sua corsa si è interrotta sull’asfalto stringe il cuore di chi, rientrando a casa, si aspetta ancora di scorgere quel mantello fulvo ad attenderlo sulla porta. Oggi Rovigo è un po’ più grigia senza il suo arancione fiero; Rossini resterà nel cuore di chiunque abbia avuto la fortuna di sentirsi, anche solo per un istante, parte della sua nobile indipendenza.

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