Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Due raccontini scacchistici

(Sławek Gruca)

(Fabio Lotti)

Incubo di passione

Tutti gli esseri umani hanno i loro sogni tremendi, i loro incubi legati al proprio lavoro e alle proprie passioni…

Si fermò che respirava a fatica. Era buio e freddo. Non ce la faceva più. Non ricordava come era arrivato in quel posto demoniaco. Era stato inseguito da qualcosa che lo aveva terrorizzato, una specie di cavallo alato, un enorme ippogrifo dalle froge fumanti che tentava di calpestarlo con balzi paurosi. Allora era salito su una specie di torre, gradino per gradino, annaspando nel buio con le braccia fino ad arrivare in cima ai merli. Ora tremante dal freddo e dalla paura si mise a guardare intorno.

Voci inquietanti, ombre sinistre che si muovevano tra fruscii e strani lamenti, mentre nel cielo cupo solcato da lampi una luna piena ogni tanto faceva capolino con la faccia terribile da strega. Il cuore sembrava scoppiare, un mulinello continuo di battiti violenti. Come era finito laggiù, in un luogo così sinistro? Perché?…

Qualcosa intanto si muoveva, sentiva il pavimento scivolare sotto i suoi piedi, restringersi lentamente e inesorabilmente. Non aveva più la forza di scendere, non ce l’avrebbe fatta. Allora si buttò nel vuoto, una caduta lunga, lenta, infinita, e quegli esseri orribili, cavalli volanti dagli occhi di fuoco che cercavano di colpirlo con gli zoccoli… Chiuse gli occhi aspettando la morte ma cadde lieve a terra.

“Ecco il nemico!” e tutta un’orda di piccoli esseri incappucciati con le torce accese che avanzavano verso di lui. ”Alla forca! Alla forca!” e giù di nuovo a correre con il fiato in gola… ma faceva fatica a muoversi, ad effettuare anche un solo passo come trattenuto da una mano invisibile. Più cercava disperatamente di correre e più annaspava. “Qua, qua…” una voce dolce, suadente lo richiamò in un angolo buio ed una mano delicata lo tirò a sé, mentre la turba assatanata passava oltre.

La sala del castello della Regina era rischiarata dalla fievole luce di un lampadario a candele che ondeggiava come le pareti di un rosso cupo, sanguigno. Tutto era così strano, tutto era così bello, e lui era lì davanti a lei dal volto stupendo che beveva sorsi di puro nettare d’ambrosia. Un profumo inebriante, le mani affusolate, le unghie lunghe e nere, le labbra scarlatte, invitanti, che si avvicinavano…un abbraccio, un bacio, un dolce bacio, lungo, profondo e…e un piccolo morso, seguito da un altro più forte, i denti che affondano nella carne del collo, il sangue che sgorga, una luce spettrale negli occhi della Regina…Via, via orribile vampiro!

Di nuovo la fuga, di nuovo fuori sotto una pioggia scrosciante che sferza la pelle con quei cavalli fluttuanti nel vuoto, le fiaccole accese degli incappucciati e lampi e tuoni e un fulmine che si schianta lì vicino. Al vivido bagliore un volto immenso, sogghignante, un volto conosciuto, seppure stravolto, che sghignazza “Hai perso! Hai perso! Hai perso!”.
L’uomo si svegliò sudato fradicio. Si asciugò il sudore della fronte e giurò a se stesso che non avrebbe mai più giocato a scacchi.


Sorpresa!

Sulla scacchiera può accadere di tutto…

Che ci crediate o meno gli scacchi non sono così come sembrano. Fermi, fissi, immobili. Senza vita.

Gli scacchi hanno una loro vita come tutti gli esseri di questo mondo. Con le loro idee, i loro gusti, le loro passioni che vengono fuori, che si esprimono durante certe ore notturne quando tutto è pace e silenzio. Allora la scacchiera sembra percorsa come da un fremito misterioso e ogni pezzo, ogni personaggio assume certe caratteristiche peculiari. Ogni pezzo, ogni personaggio vive secondo le proprie idee, volontà e necessità.

Insomma le storie che si intrecciano sulla scacchiera in certe particolari ore notturne non sono per niente dissimili a quelle del genere umano. Può capitare di tutto: feste, balli, rapine, scontri, lotte, preghiere, urla, baci, abbracci e via discorrendo. E sorprese di tutti i tipi  come quella che sto per raccontarvi, avendolo appurato direttamente sulla mia scacchiera una notte che non riuscivo a prendere sonno per un maledetto mal di denti.

Stavo per accendere la luce del mio piccolo studio quando sentii una voce rivolta al Re bianco (capiremo il perché di questo colore) “Sire, il figlio…suo e della Regina…è nato…” – “E perché me lo dici balbettando e con codesta immane tristezza?” – “Sire, il figlio…è nero…”. E qui sentii come un tonfo sordo sulla scacchiera…

Dove, credetemi, può accadere di tutto!


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

About Author

5 pensieri su “Due raccontini scacchistici

Rispondi a Claudia LottiAnnulla risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri di più da Uno Scacchista

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere