Uno Scacchista

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Entrare o non entrare nel finale di pedoni? (4)

(Uberto Delprato)
Uno dei concetti più astrusi dei finali di pedone è quello delle cosiddette “case corrispondenti”. Senza rendercene conto, lo applichiamo nella sua forma più diretta quando sfruttiamo l’opposizione per conquistare case. Anche l’opposizione “lontana” e quella “diagonale” sono casi di utilizzo delle case corrispondenti, ma, di nuovo, la geometria semplificata ce le rende comprensibili e, anzi, padroneggiarla ci gratifica come finalisti “esperti”.

Se poi abbiamo davvero studiato le tecniche dei finali sapremo cosa sono le case “minate” e sapremo utilizzare la tecnica della triangolazione che (indovinate?) sono altri casi relativamente semplici di uso delle case corrispondenti. Insomma, comincia ad essere chiaro che con questa locuzione si definisce qualcosa che può essere semplice o no, a seconda delle posizioni specifiche sulla scacchiera.

Una definizione abbastanza generica ma comunque comprensibile di case corrispondenti è “case caratterizzate dal fatto che, se un Re ne occupa una, il Re avversario deve occupare l’altra per vincere (o non perdere)“.

Diciamo che la gestione dell’opposizione ricade pienamente in questa definizione e, a seconda dei casi, muovere in risposta alla mossa dell’avversario per conquistarla risponde alla necessità di muovere nella “casa corrispondente” a quella occupata dal Re avversario.

Le cose si fanno complicate quando la danza dei Re sembra dover obbedire a regole scritte da un coreografo bizzarro. Cerchiamo opposizioni, anti-opposizioni, triangolazioni talvolta senza sapere quale sia la mossa o la sequenza migliore, in particolare quando ci sono molti pedoni sulla scacchiera.


Come calcolare le case corrispondenti

Il problema vero della tecnica delle “case corrispondenti” è che richiede molto calcolo e molta concentrazione, perché si tratta di identificare le corrispondenze e di tenerle a mente durante l’analisi. Visto che questa serie di post tratta il momento critico del cambio degli ultimi pezzi con ingresso in un finale di pedoni, partiamo da una posizione in cui ci sono ancora i Cavalli.

Il Bianco ha la possibilità di cambiare i Cavalli con uno scacco in b5 e il finale che ne deriverebbe sembra facilmente vinto con quel pedone passato e sostenuto, no? Eppure, come scopriremo, non è tutto così semplice.


La domanda ora è: dove dovrebbe muovere il Re Bianco?

Con una buona dose di pazienza e metodo si potrebbe provare a calcolare tutte le varianti, ma se ci provate scoprirete presto che le linee si cominceranno a confondere viste le tante possibilità. Qui serve una bussola strategica, che offre il metodo delle case corrispondenti. Vediamo come applicarlo.

Come prima cosa bisogna identificare le case-chiave, ovvero le due case attorno alle quali ruota tutta la valutazione del finale. In questo caso siamo fortunati, perché i due Re sono proprio in quelle case: e4 e c5. Perché sono le case-chiave? Perché nella posizione del diagramma l’esito della partita è deciso da chi ha la mossa.

E’ infatti facile osservare che se la mossa fosse al Nero, il Re Bianco potrebbe occupare la casa d4 catturando il pedone c4, oppure potrebbe spingere il pedone a promozione con scacco se il Re nero muovesse in b4. La mossa però è al Bianco che deve cercare di tornare in questa posizione con la mossa al Nero. “Basta una triangolazione!” esclamerà chi di voi è un buon giocatore di finali, ma in questo caso non è chiaro su quali case triangolare.

Facciamo però una cosa: basta con le parole e vediamo in azione questo metodo delle “case corrispondenti”. La faremo assieme, costruendo le varie corrispondenze passo passo.

Le due cifre rappresentano le prime due casi corrispondenti (blu per il Nero, rosso per il Bianco) ed è da loro che si prosegue per costruire le altre corrispondenze. Lo facciamo andando indietro con l’ordine delle mosse. Se il Re nero è in d5 (con l’intenzione di andare in c5), il Re bianco deve essere in una casa a contatto con e4 in maniera da impedire al Re nero di andare in d4: insomma nella casa e3.

Continuando a ritroso, se il Re nero è in e5 (con l’intenzione di andare in d5), il Re bianco deve essere a contatto con e3 e comunque in grado di controllare il pedone ‘c’: risponde a queste caratteristiche la casa f3.

Se invece il Re nero è in d6, casa a contatto con c5, d5 ed e5, il Re bianco deve essere in una casa da cui poter raggiungere le case corrispondenti e4, e3 e f3 rispettivamente: stiamo parlando della casa f4.

Ci sono altre case corrispondenti, ma queste sono quelle pù importanti per trovare la sequenza giusta. Ricordiamoci che se il Nero con la sua mossa occupa la casa corrispondente a quella occupata dal Re bianco la posizione è patta; se invece è il Re bianco ad occupare con la sua mossa una casa corrispondente a quella occupata dal Re nero, la posizione è vincente per il Bianco.


Nella posizione che stiamo studiando il Nero ha mosso il Re in c5, la casa corrispondente di e4, e regge la posizione. Per capire dove muovere il Re bianco, dobbiamo trovare una casa la cui corrispondente è irraggiungibile dal Re nero. Con queste premesse è facile optare per…


Da un lato è magnifico vedere come l’analisi delle case corrispondenti renda facilissimo giocare questo tipo di finali, dall’altro, oggettivamente, è un metodo molto difficile da applicare in partita. Tanto per farne apprezzare la complessità, ecco la mappa più completa delle case corrispondenti.

Con questa mappa di navigazione, diventa possibile capire subito perché porti solo alla patta…


Penso che, nella posizione iniziale, la maggior parte noi avrebbe cambiato i Cavalli senza pensarci troppo e non si sarebbe messo a calcolare le case corrispondenti (meno che mai nei finali Rapid di oggi), finendo magari anche per vincere.

Non posso consigliarvi di investire troppo tempo nello studiare l’applicazione del metodo delle case corrispondenti, ma almeno adesso sapete qualcosa in più di prima. E spesso questo basta per fare la differenza.

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