Il mondiale femminile (1): origine e prime edizioni, da V.Menchik a L.Rudenko
(Adolivio Capece)
I trionfi dell’inarrestabile Vera Menchik
Il primo campionato del mondo femminile con l’etichetta della ufficialità fu giocato a Londra nel 1927: contemporaneamente si svolgeva il Congresso della FIDE, la Federazione Scacchistica Mondiale fondata tre anni prima, e il secondo Torneo delle Nazioni, oggi considerato come prima edizione del campionato del mondo a squadre, noto nel mondo scacchistico come Olimpiadi degli Scacchi.
Il campionato fu vinto da Vera Menchik (Mosca, Russia 16.2.1906 – Londra, Inghilterra 27.6.1944). Di padre cecoslovacco e madre inglese, era nata a Mosca, dove i genitori abitavano per motivi di lavoro.
Imparò a giocare a 9 anni, verso i 15 si trasferì con la famiglia a Londra dove prese lezioni da Maroczy.
Vera Menchik vincerà poi tutti i successivi mondiali femminili, spesso a punteggio pieno, con il risultato complessivo di 78 partite vinte, 4 patte e 1 sola persa: giocò il primo mondiale come sovietica, poi come cecoslovacca nelle edizioni dal 1930 al 1937 (in quest’ultima disputata a Stoccolma va ricordato che al secondo posto si piazzò l’italiana Clarice Benini).
L’ultimo mondiale lo giocò nel 1939 come inglese, in quanto dopo Stoccolma si era sposata con l’organizzatore inglese Rufus Henry Streatfeild Stevenson (1874-1943).
Vera Menchik morì tragicamente a Londra il 27 giugno 1944 insieme alla sorella minore Olga (anche lei scacchista) e alla madre, sotto un bombardamento tedesco, lasciando il titolo mondiale femminile vacante; pertanto la Fide, come era avvenuto in campo maschile, organizzò alcuni anni dopo un torneo per assegnare il titolo iridato.
Più estesamente avevo già parlato di Vera Menchik in un altro articolo per UnoScacchista, “Vera Menchik, la prima iridata“.
1949, riparte il Mondiale femminile
Questo Mondiale, il primo femminile del dopo-guerra, venne giocato a Mosca, nel teatro del palazzo dell’Armata Rossa, dal 20 dicembre 1949 al 19 gennaio 1950 con 16 giocatrici fra le più quotate del mondo, rappresentanti 12 nazioni.
Da ricordare per inciso che tra le 16 giocatrici c’era anche l’italiana Clarice Benini che si piazzò al nono posto con 7 punti, ultima delle premiate.
La vittoria e il titolo andarono a Ljudmila Rudenko (27.7.1904 Lubny, Ucraina – 4.3.1986 Leningrado, Russia).
Le quattro sovietiche occuparono i primi quattro posti.
Al quinto posto si classificò la francese Chaude de Silans che (venne scritto su ‘L’Italia Scacchistica’) “si è comportata stupendamente: al sesto turno era in testa con 4 punti e mezzo, e poi rimase alla testa della classifica fin oltre la metà della competizione. tanto da lasciare l’impressione di una sua vittoria finale.”
L’ungherese Josza Langosh fu la sola ad arrivare dopo qualche giorno dall’inizio della competizione, trattenuta lungo il viaggio da difficoltà varie; i primi turni furono così giocati senza di lei, ma poi arrivò e il torneo, recuperati i turni omessi, ebbe regolare svolgimento.
Dell’VIII campionato mondiale femminile (Mosca, 20.12.1949 – 19.01.1950), questa fu la classifica finale:
vittoria di Ljudmila Rudenko con 11,5 punti su 15, poi
Olga Rubtsova a 10.5; quindi Elisaveta Bykova e Valentina Belova 10; poi
Edith Keller Germania), Eileen Tranmer (Inghilterra) e Chaudè de Silans (Francia) 9.5;
Fanny Heemskerk (Olanda) 8; Clarice Benini (Italia) 7; Josza Langosh (Ungheria) e Maria Teresa Mora (Cuba) 6; Gisela Gresser (USA), Belska Grushkova (Cecoslovacchia) e Mary Karff (USA) 5; Ingrid Larsen (Danimarca) 4,5; Rosa Maria Hermanova (Polonia) 3.
L’Italia Scacchistica dedicò un ampio servizio al torneo (intere 2 pagine, cosa che in seguito non sarebbe più accaduta), sottolineando la buona prova della nostra Benini che, dopo aver perso al primo turno con la cubana Mora per una banale svista, batté la francese, la polacca e le sovietiche Bykova e Belova-Borisenko (rispettivamente alla fine terza e quarta) e fece patta con la Rubtsova, alla fine seconda.
Stralciamo dalla nostra rivista qualche altra notazione curiosa.
“La competizione è riuscita sotto tutti gli aspetti interessantissima ed estremamente combattuta. Si giocava due giorni di fila e poi pausa di un giorno da dedicarsi esclusivamente alle partite sospese. Giorni di riposo furono pure, in omaggio alle giocatrici straniere, le domeniche, la Vigilia di Natale, il giorno di Natale, l’ultimo dell’anno e Capodanno, nonché il giorno del compleanno di Stalin.
Nel solenne banchetto finale al Grand Hotel furono presenti quasi tutti gli ambasciatori e le autorità diplomatiche e un centinaio di giocatori e giocatrici; il banchetto fu accompagnato da discorsi, applausi, osanna e ringraziamenti a Stalin.
Magnifica fu l’accoglienza preparata alle partecipanti, con molti divertimenti offerti gratuitamente: opere, balletti, commedie, visite al Cremlino, musei.
Alloggio all’albergo Savoy, con camera, bagno e salotto privato, buffet gratuito ad ogni ora, con cucina e specialità russe: uva del Caucaso, caviale a profusione, salmone, gamberi, crostacei, vodka, vini, spumanti e tutte le prelibatezze gastronomiche di laggiù.”

Questa la tabella del torneo, che UnoScacchista pubblicò all’interno di un articolo del 2019 di Riccardo Moneta e dove appare chiaramente il dominio delle eredi della grande Vera Menchik.
Assiduo spettatore del torneo fu Mikhail Botvinnik, allora campione del mondo maschile, che dichiarò alla Agenzia Tass: “La lotta è stata accanita e tenace, fino all’ultimo giorno. La nuova campionessa Rudenko ha ottenuto un bel risultato sportivo (punti 11.5 su 15) e ha battuto proprio all’ultimo turno di gioco la sua più diretta rivale Rubtsova: questa partita ha deciso il primo posto.”

Ljudmila Rudenko
Ljudmila Vladimirovna Rudenko (27.7.1904 Lubny, Ucraina – 4.3.1986 Leningrado, Russia) nacque nell’oblast di Poltava in Ucraina, a quel tempo parte dell’impero russo.
Imparò a giocare a scacchi dal padre all’età di dieci anni, ma era anche una valente nuotatrice, campionessa cittadina nei 400 metri rana, e si laureò in Economia a Odessa.
Di professione tipografa, diresse il reparto ‘organizzazione del lavoro’ (economic planner) in un grande complesso.
Si trasferì a Leningrado, dove sposò lo scienziato Lev Goldstein, con il quale ebbe un figlio nel 1931.
Nel 1925 aveva cominciato a partecipare a tornei di scacchi: nel 1928 divenne campionessa femminile di Mosca e nel 1929 iniziò ad allenarsi con il maestro Piotr Romanovskiy.
Dopo la morte della campionessa mondiale Vera Menchik (1944), la FIDE aveva, come detto, organizzato nel 1949/1950 il nuovo torneo mondiale, che fu appunto vinto dalla Rudenko (+9-1=5), all’epoca già quarantacinquenne.
“Era la meno quotata ma certamente la non meno forte delle quattro sovietiche in gara”, leggiamo nell’articolo sull’Italia Scacchistica.
“Appartiene all’avanguardia dello scacchismo femminile sovietico e annualmente prende parte a parecchie competizioni femminili e maschili, animata sempre da una forte volontà di vincere. Rappresentò l’Urss nel radio incontro con l’Inghilterra del 1946, vincendo entrambe le partite.”
Ecco una delle due vittorie di Rudenko, tratta appunto dal radio-match Londra-Mosca:
L.Rudenko – Rowena Mary Bruce
Radio-match 1946
Lyudmila Rudenko conservò il titolo fino al successivo campionato mondiale, nel 1953, quando fu battuta da Elisabeta Bykova.
Nel 1950 le fu assegnato il titolo di Maestro Internazionale, nel 1976 quello di Grande Maestro femminile; nel 1952 vinse il campionato sovietico femminile.
Aveva già 64 anni, nel 1968, quando ottenne il suo ultimo successo: divenne sorprendentemente campionessa di Leningrado per l’ottava volta, dimostrando la stessa freschezza di gioco e la stessa passione di sempre per il gioco di combinazione.
La Rudenko disponeva di uno stile aggressivo e combinatorio, il suo intendimento era sempre quello di prendere quanto prima l’iniziativa e costringere le avversarie in difesa, il che solitamente portava frutti perché le scacchiste dell’epoca non padroneggiavano particolarmente bene le risorse difensive.
Rudenko è stata inserita nella World Chess Hall of Fame nel 2015.
(segue)