Bastimenti, piroscafi e crociere: gli scacchi sul mare
(Adolivio Capece)
“Sig. Editore – La seguente partita fu giocata a bordo di un bastimento a vapore nel Mediterraneo, allorché io mi trovava in viaggio da Costantinopoli per Alessandria d’Egitto.
Sinceramente vostro
John C. Young”
La partita che vi presento fu pubblicata sul numero 3 della Nuova Rivista degli Scacchi (di cui abbiamo parlato di recente) ma non era stata inviata alla Rivista, bensì come si legge in una breve introduzione, fu tratta da un’altra rivista.
“Togliamo dal ‘Dubuque Chess Journal’ (agosto-settembre) e la riportiamo come lezione per giuocatori vanagloriosi e leggeri, la seguente lettera del sig. Young, che contiene una curiosa narrazione e una brillante partita.”
La mia sensazione è che il testo sia stato precursore di una più ampia letteratura sul tema, a cominciare dal noto racconto “La Novella degli Scacchi” dell’austriaco Stefan Zweig.
Così, prima di continuare vi consiglio di andare a leggere il post di Riccardo Moneta (“Giocare a scacchi su un piroscafo“) e il mio “Roberto Cotroneo e le ossessioni di Donald Byrne”
Avete letto? Bene, allora torniamo al numero 3 della Nuova Rivista degli Scacchi e seguiamo la partita di cui abbiamo parlato in apertura di articolo.
Buona lettura!
NB – La partita è pubblicata nella notazione dell’epoca; eccola in notazione ‘moderna’ alla quale abbiamo applicato i commenti originari.
Ed ecco la notazione descrittiva all’epoca utilizzata dalla citata rivista:
1. P4R P4R
2. C3AR P4AR
3. C pr PR C3AR
4. A4D P pr P
5. C7AR D2R
6. C pr T P4D
7. A3C5 A5CR
8. P3AR P pr P sc
9. R2AR C5R sc
10. R3R D4CR
11. R3D C7AR sc
12. R3AD P5D sc
13. R pr P D4AD sc. m.
Durante la partita, in coloro che stavano a vedere l’incerto combattimento cresceva sempre più l’ilarità; ma dopo l’annunzio del matto tutti diedero in uno scoppio di risa, e il frenetico scacchista svergognato si ritirò nella sua cabina donde non uscì più durante il giorno, e d’allora in poi per tutto il viaggio non fu più udito parlare di scacchi …
Sinceramente vostro
John C. Young
Torniamo al post di Riccardo che alla fine (lo avete letto, vero?) scrive: “Mi chiedo ora se a qualcuno verrà in mente, nel XXI secolo, di organizzare anche in Italia, terra di navigatori e di Repubbliche marinare, una crociera scacchistica.”
Ebbene sì, è accaduto! Nell’ottobre 2010 con il Festival scacchistico “Città di Palermo”, alla sua XV edizione.
Scrissero gli organizzatori:
“Primo torneo ufficiale (di sicuro in in Italia ma per quanto ci risulta anche nel resto del mondo) svoltosi in più giorni su una nave da crociera.
La manifestazione si è dimostrata un grande successo. La cornice è stata straordinaria.
Una elegante sala in una nave da sogno, la COSTA CONCORDIA, dove i giocatori hanno alternato battaglie sulla scacchiera con visite a città meravigliose (il Tour prevedeva Savona – Napoli – Palermo – Tunisi – Palma di Maiorca – Barcellona – Marsiglia) ed a tutte quelle attività che rendono una crociera una vacanza molto ricercata. “
E ancora:
“Fu un evento da Guinness dei primati, organizzato dal neonato Centro Scacchi Palermo nel mese di ottobre 2010. Va ricordato in merito un articolo, pubblicato su “I love Sicilia” del dicembre 2010, scritto da un illustre magistrato ed appassionato scacchista – Antonio Ingroia – che avendo partecipato al torneo in crociera ne trasse spunto per un articolo nella sua rubrica “Fuori dal bunker”.
Per la cronaca vinse Michele Godena.
Veniamo ora alle origini degli scacchi in crociera.
Sicuramente possiamo risalire a Cristoforo Colombo, anche se nel relitto di una nave ritrovato nel Mediterraneo al largo delle coste turche sono stati rinvenuti pezzi risalenti all’XI secolo.
Colombo era certamente un giocatore, anche perché all’epoca gli scacchi erano uno dei passatempi preferiti durante i viaggi per mare.
Da notare che non si poneva il problema del beccheggio e del rollio della nave, poiché i pezzi avevano una base molto più ampia di quella utilizzata oggi e venivano posti su scacchiere spesso disegnate su tappeti o ritagli di stoffa, il che impediva ai pezzi di scivolare.
Già che ci siamo notiamo anche che questo non significa che gli scacchi siano stati importati in America dopo il viaggio di Colombo, anche se sembra molto probabile.
Veniamo a tempi più recenti e parliamo di William Davies Evans (Pembroke Galles 27.1.1790- 3.8.1872 Ostenda, Belgio).
Si imbarcò a 14 anni; nel 1815 entrò nel Dipartimento Postale e divenne Capitano dal 1819.
Si attribuì l’ideazione della segnalazione luminosa a tre luci per le navi.

Nel 1824 W.D. Evans ottenne il comando del primo vapore delle Poste Reali e in quell’anno, durante la traversata da Milford Haven a Waterford, ideò il gambetto
1.e4 e5 2.Cf3 Cc6 3.Ac4 Ac5 ed ora 4. b4
definito “dono degli dèi al languente mondo scacchistico“, gambetto che fu usato con successo da La Bourdonnais, Mac Donnell, poi da Morphy, Chigorin e Anderssen, che lo legò alla partita giocata contro Dufresne a Berlino nel 1852, la ‘Sempreverde’.
Così Steinitz definì la partita giocata a Berlino nel 1852 da Anderssen contro Dufresne: “Sempreverde”, equivalendo ad una corona di alloro sul capo del maestro tedesco.
Anderssen – Dufresne,
Berlino 1852
Gambetto Evans
Il gambetto Evans – e di conseguenza il capitano Evans – ebbe grande notorietà, almeno per un certo periodo, ma presto furono trovati gli antidoti e il Gambetto apparve (e appare) solo di rado nella pratica dei tornei.
Nel 1840 Evans fu messo a riposo per il cattivo stato di salute.
Visse gli ultimi anni tra Londra e Ostenda, dove è sepolto nel cimitero della chiesa di Nieuwpoortse-Stenweg.
Sulla lapide è inciso: “ben noto nel mondo scacchistico l’ideatore del Gambetto Evans”.
Passiamo ad un altro navigatore, questa volta italiano, Simone Antonio (Pacoret) de Saint-Bon (20.3.1828 Chambery – 26.11.1892 Roma), di cui però non abbiamo partite giocate in navigazione, anche se è presumibile che ne abbia disputate.
Tenente di vascello della Regia Marina Sarda, nel 1858 divenne direttore dell’Osservatorio di Marina di Genova.

Fu poi eletto deputato, arrivò al grado di ammiraglio, nel 1875 fu Ministro della Marina, di cui è considerato il rinnovatore; nel 1889 divenne senatore.
Così non poté dedicarsi agli scacchi come avrebbe voluto, ma giocava appena poteva.
Si batté con il barone Kölish a Genova, frequentò i club di Parigi e Londra, dove giocò, spesso anche in consultazione, con Steinitz e altri campioni.
E concludiamo citando una partita giocata nel giugno 1902 fra tre giocatori americani a bordo del piroscafo ‘Philadelphia’ e tre inglesi a bordo del piroscafo ‘Campania’. Le due navi viaggiavano nell’Oceano Atlantico ad una distanza di 160 miglia.
Per la cronaca fu la prima partita via radio di cui si ha notizia.
Vinsero gli americani dopo sole 13 mosse perché gli inglesi per una svista persero un pezzo e subito abbandonarono.
Onde, onde del mare e onde radio …