Vincenzo Castaldi, gli scacchi ai suoi tempi
Torneo Nazionale, Firenze 1941
(Antonio Felice)
Su questo blog ho già scritto dell’ex Campione Italiano Vincenzo Castaldi ed oggi vi presento una riproduzione parziale ma abbastanza completa di un suo raro articolo pubblicato verso la fine del 1959 sul periodico bimestrale “Luci Toscane” (forse di Novembre-Dicembre); la rivista cartacea, che si trova presso la biblioteca Marucelliana (vicino Piazza S. Marco nel pieno centro di Firenze) aveva un indirizzo tipicamente locale e per questo Castaldi si rivolgeva spesso ai suoi concittadini.
La sua narrazione ci presenta uno spaccato di come era il mondo degli scacchi in quel periodo (da circa un secolo fa a circa 70 anni fa) almeno in Italia. A mio avviso ci fa anche capire che l’affermazione “Ci sono stati gli scacchi prima di Fischer e ci sono gli scacchi dopo Fischer” dopo aver letto questo articolo ci apparirà non più come una iperbole ma come fondata verità. Dico questo pensando ai lettori più giovani che di quel tipo di mondo non ne hanno sentito mai parlare, anche perché gli scacchi specialmente in Italia erano un argomento che raramente attirava l’attenzione sui mezzi di informazione e quindi era un mondo molto esclusivo e per pochi eletti.
Così iniziava Castaldi:
“Il gran segreto per innamorarsi degli scacchi consiste nel giocare via via con avversari più abili, ma sempre di una forza (per noi questa parola equivale a bravura) vicina alla nostra. Se da principianti l’avversario è un maestro, il gioco apparirà privo di senso comune, perchè potrà sembrare che la fortuna ed il caso accumulino tutti i favori nel campo nemico: mentre è certo che voi avete peccato di logica e d’attenzione e l’avversario ne ha approfittato. Sarei lieto di invogliare al mio gioco, però in questa sede desidero solo raccontarvi, da toscano a toscani, come nella nostra regione, si sia lottato anche in questo campo per distinguerci ed affermarci in competizione con altre regioni italiane e nel mondo.”
In questa altra parte dell’articolo Castaldi fa un grande omaggio al suo mentore scacchistico, Il marchese Stefano Rosselli Del Turco. Anche lui – ahimè – fa parte della lunga lista di personaggi scacchistici caduti nel dimenticatoio; però almeno qui avete la possibilità di sapere quanto sia stato importante per lo sviluppo scacchistico italiano e anche del giovane Castaldi:
“Il marchese Stefano Rosselli Del Turco, finchè visse, fu il centro dello scacchismo fiorentino ed italiano. Prima di lui esisteva in Toscana solo una specie di preistoria scacchistica. Egli fu uno dei fondatori del Circolo Scacchistico Fiorentino, di cui fu l’animatore. Fondò nel 1911 la rivista “Italia scacchistica” della quale fu sempre direttore, redattore e mecenate, portandola ad essere una tra le migliori pubblicazioni del genere nel mondo; posizione che ha mantenuto finora, anche se trasferita a Milano in mani altrettanto appassionate. Rosselli fu campione italiano molte volte e tenne alto il nostro prestigio anche all’estero, profondendo negli scacchi infinite energie intellettuali e pecuniarie, facendo di Firenze il centro più importante della vita scacchistica Italiana. Libero da preoccupazioni economiche (o perlomeno appariva a noi) dedicò agli scacchi gran parte del suo tempo e fece questo con metodo alternando le competizioni personali alla propaganda ed all’insegnamento spicciolo, attirando intorno a sé l’interesse di tanti fiorentini che per mezzo suo presero amore al nostro gioco e che a lui ed a quei giorni lontani ripenseranno ancora e sempre con piacere nostalgico, anche se talvolta distratti dalle cure e dagli impegni del vivere quotidiano. Quando io capitai al circolo fiorentino Rosselli stava purtroppo iniziando la parabola discendente: l’età ha, in ogni campo i suoi diritti. Tuttavia sono ancora numerosi i tornei che egli giocò in seguito, con risultati notevoli seppur scadenti per lui: se ben ricordo dopo il 1933, ha vinto solo due tornei poco molto poco in confronto agli anni precedenti. Era un vero piacere vederlo giocare con i migliori scacchisti fiorentini, analizzando le mosse eseguite, valutando gli scopi, l’opportunità, le ragioni per cui avevano avuto successo o meno. Egli tendeva a formare una scuola: grande soddisfazione provò quando nel 1936 il più giovane dei suoi pulcini (i pulcini erano tre: Ceccato, Mondaini poi diventati, maestri, ed io) vinse inaspettatamente il primo campionato italiano al quale partecipasse. Ricordo bene quel torneo perchè quel pulcino allora ero io. Fra tutti i partecipanti ero il meno quotato. Un allibratore mi dava 1 a 24 e trovò un solo pazzo disposto a scommettere: proprio il marchese Rosselli….”
Spero che nessuno di voi lettori trovi questo dovuto omaggio troppo lungo, il personaggio lo merita tutto. A compendio dell’articolo Castaldi inserì anche una foto, che ritrae lui di spalle in una partita contro il suo mentore.

Riprendiamo quella narrazione:
“Fu quella una sorpresa clamorosa fra le nostre ristrette mura: tanto sorpresa che non si dette troppo credito al risultato. La conferma fu l’anno seguente al torneo delle Nazioni (nome ufficiale all’epoca delle olimpiadi che la FIDE adottò soltanto nel 1952 N.d.A.) dove la scuola Rosselli ebbe due grandi successi. Il primo fu il mio buon risultato individuale, il migliore della squadra italiana ed il secondo, più clamoroso, venne dal Campionato mondiale femminile dove la fiorentina Clarice Benini giunse seconda, piuttosto inaspettatamente per chi non la conosceva. Entrambi perdemmo la partita con i campioni del mondo dell’epoca. (io col Dr. Euwe, lei con la signora Menchink); ma furono forse proprio quelle due partite a persuadere della nostra forza, perchè combattute alla garibaldina e perse alla fine dopo che il pubblico aveva a lungo creduto nella nostra vittoria. Non ce la facemmo: eravamo troppo giovani e le nostre mosse troppo impulsive. La signorina Benini è rimasta per molti anni una dei fenomeni scacchistici mondiali. La Guerra, abbassandone il livello economico, l’ha costretta a dedicarsi ad un lavoro che le ha assorbito gran parte della giornata. Si può certo giocare a scacchi nelle ore libere, ci si diverte e ci si riposa anzi; ma per la lotta nei tornei occorre riposo ed animo sgombro da preoccupazioni, specie quando nel caso della Benini, si tratta di lottare per il titolo mondiale.”
Anche per la Benini, Castaldi nel suo articolo inserì una foto:

Castaldi proseguì così:
“Vincitore del campionato italiano del 1936, io ho mantenuto una posizione di preminenza negli scacchi italiani per quasi venti anni. La mia posizione è andata indebolendosi perchè nuovi giovani sono venuti alla ribalta. E tra questi, due sono stati soci del circolo fiorentino: Porreca e Scafarelli, entrambi ora residenti a Napoli. Di Scafarelli particolarmente voglio parlare, perchè più a lungo ha abitato a Firenze e perchè più vicino lo sento alla tradizione di Rosselli, che è diventata ora la mia. Giovanissimo venne al circolo (forse aveva 10 anni) e partecipò ad un piccolo torneo che io vinsi perdendo solo la partita con lui. Qualche anno dopo, fattosi assiduo, divenne uno dei maestri italiani più in vista. Mentre io sono un giocatore avventato, che rischia volentieri tutto su un attacco violento, egli è invece un giocatore solidissimo e in partite di tornei nazionali o internazionali ha perso pochissime volte, inframezzando serie lunghissime (perfino una quarantina di partite) senza sconfitta: appena Scafarelli avrà conseguito la laurea in ingegneria può darsi che la professione gli permetta di ritornare ai tornei, con risultati che dovrebbero essere ottimi.”
Purtroppo per il movimento scacchistico italiano questo buon auspicio non si avverò; dopo un buon torneo ad Hoogovens nel 1962 dove si piazzò secondo e al 25° Campionato Italiano che si svolse a Napoli nel 1964 dove si classificò 4°-5° ex-aequo con 6,5 punti (+4 =5 -2), smise per anni di fare tornei e quando riprese a giocare negli anni novanta, spesso nei tornei a squadre, il tempo anche ai migliori giocatori aveva richiesto il suo tributo.
“Purtroppo in Italia, siamo tutti dilettanti e tutti abbiamo più o meno pesante, un lavoro che ci assorbe. Purtroppo per modo di dire, perchè il lavoro ci procura i mezzi di vita e ciò è, senza dubbio molto importante. Però nei paesi dove il gioco degli scacchi è enormemente diffuso i migliori che da tale gioco traggono il loro sostentamento, naturalmente sono più preparati e facilitati in grado quindi, di superarci nei tornei. Anche i maestri internazionali non hanno comunque vita facile con noi: però dobbiamo contentarci, in tali tornei delle piazze d’onore.”
E ora veniamo alla parte dell’articolo a maggior valenza tecnica scacchistica. Chi ha già letto il mio precedente articolo si starà domandando il perchè questa foto viene riproposta. E’ molto semplice, alla luce del nuovo documento che ho acquisito, questa partita viene spiegata da Castaldi in tutte le sue valenze, e per agevolare i lettori ho inserito un diagramma con le mosse dettate dal giocatore protagonista di questa partita che assegnò il titolo di campione d’Italia del 1959 (per il suo miglior punteggio Sonneborn-Berger rispetto a Nestler).
Ridiamo per l’ultima volta la parola a Castaldi:
“Come si giocano i tornei? Nella foto ci sono tutti gli elementi di una partita di torneo: sul tavolino due cartellini col cognome dei contendenti e l’orologio a doppio quadrante, il terribile orologio. Quando si è fatta la prima mossa si preme un pulsante che ferma il nostro quadrante e mette in moto quello dell’avversario. Dobbiamo fare 40 mosse in due ore e mezza: noi scriviamo le mosse in un quadernetto (alla mia destra nella foto) e ciò serve di controllo. La lancetta dei minuti, quando passa sulle undici, solleva una bandierina, che poi lascia cadere al mezzogiorno. Quando la bandierina cade la terza volta (l’orologio parte alle 12.30: il controllo di due ore e mezzo risulta sulle 3) se non abbiamo fatto la quarantesima mossa si è perduto per il tempo, qualunque sia la posizione. C’é un tabellone a sinistra con i risultati ufficiali, già convalidati dal direttore del torneo e, alle mie spalle, la macchina del caffè espresso. Ne abbiamo bisogno perchè, è strano a dirsi, ci calma i nervi. Il giocatore in questo caso (Rimini, agosto 1959) sono io. L’avversario ha appena fatto la mossa che io credevo di avergli impedita e questo mi convince che è forte e che io rischio di perdere e l’avversario osserva la mia faccia un po’ arrossata e stravolta. Ma c’è la fortuna, una volta tanto dalla mia parte! Benchè io abbia giocato finora piuttosto svelto l’espressione dell’avversario mi impedisce di giocare d’impulso la mossa che volevo e ho visto il pericolo: fra poco farò la mia mossa (il caso ha voluto che la foto sia stata scattata proprio ora, distraendomi e costringendomi a pensare di nuovo), invece di quella pericolosa e forse perdente che stavo per fare, giocherò la mia più bella mossa del torneo che, dopo averla pensata, m’appare ora semplicissima, forte e quasi immediatamente decisiva. Se la scrivo, qualunque “schiappino” troverà che l’avrebbe giocata anche lui. Ma non è vero! Io stesso l’ho trovata quasi per caso. Il miglior elogio in tutto il torneo me l’ha fatto il mio avversario, dopo la partita dicendo a chi gli chiedeva notizie, “solo Castaldi avrebbe potuto trovare quella mossa”. Il che non è naturalmente vero, ma suona bene alle mie orecchie e quindi ci credo. Vedete la posizione sulla fotografia?

Per coloro che si intendono di scacchi, ecco la mossa ed il seguito
1.b4! (non 1.Td1, c4! ed il nero domina) cxb4 2.axb4 Cb6 3.Ta6! Td8 4.Txa7 Td1 5.Ta1 Txf1 6.Txf1 Dxb4 7.Dc7 e il nero abbandona. 1-0
Che bellezza, vero? Voglio dire non le mosse in sé, ma la strana algebra che le contraddistingue. Ve l’immaginate un articolo tecnico, con due pagine così scritte? Cave Canem! Per un giocatore di tornei deve essere tutto semplicissimo. Per fortuna non è necessario giocare tornei. Ed ora penso proprio di smettere anch’io. Sono 26 anni che mi faccio vincere dalla smania di lottare nei tornei e penso che sia abbastanza. Ho giocato 9 campionati italiani, e ne ho vinti 7. Fra questi il primo ed ora l’ultimo. Scafarelli e Bruzzi prendano pure il mio posto e mantengano alta la bandiera fiorentina.” Vincenzo Castaldi.
Di seguito l’intera partita Castaldi-Siveri del 1959:
Antonio Felice, nato a Ravenna nel 1956, vive a Firenze. Impara il gioco durante il match Spassky-Fischer del 1972. Dal 1978 si dedica agli scacchi a tavolino conquistando la Prima Categoria Nazionale poi, per motivi di lavoro, passa al gioco per corrispondenza ottenendo il titolo di Maestro e nella Finale del 53° Campionato Italiano ASIGC si classifica 4° assoluto imbattuto. E’ un collezionista di oltre mille volumi. Gioca on line e dal 2016 è Maestro Internazionale Arena, titolo rilasciato dalla FIDE.
Articolo eccellente.
Complimenti all’amico Antonio Felice!
Mi rammarico che nessuno abbia mai scritto un libro su Vincenzo Castaldi, come su Rosselli Del Turco o Enrico Paoli, vere pietre militari del movimento scacchistico italiano.