Titolo deciso agli studi?

Tra poche ore inizerà lo spareggio per il titolo di campione del mondo tra Carlsen a Karjakin. Mesi di preparazione, settimane di partite e poi tutto si gioca tutto in poche ore, forse anche in pochi minuti.

E’ evidente che la soluzione dgli spareggi a cadenze rapid, blitz e (diononvoglia) partita Armageddon non soddisfa nessuno, ma… cosa si potrebbe fare e perchè alla fine non si fa nulla?

Gli scacchi sono un gioco (o uno sport, fate voi, ma d’ora in poi lo chiamerò solo gioco), in cui il pareggio è un risultato non solo possibile, ma anche probabile se le parti giocano perfettamente. Ma è anche un gioco in cui la patta è un risultato a cui si può puntare scientificamente e non un risultato a cui si arriva solo se non si è riusciti a vincere.

Risulta quindi difficile fare dei paragoni con gli sport che, per necessità di risolvere situazioni di parità in un incontro diretto, hanno dovuto trovare una soluzione: tempi supplementari e calci di rigore nella pallanuoto e nel calcio (che ha provato anche il terribile “golden goal” e l’altrettanto orrendo “silver goal“), tempi supplementari a oltranza nel basket, gioco ridotto con regole speciali nel tennis, margine di almeno due punti nella pallavolo, giudizio degli arbitri nella boxe e molti altri casi che non sto citando.

Nei casi di più scontri (o di campionati) si è scelto di dare valore maggiore ai gol fuori casa (calcio), al numero di vittorie o migliori piazzamenti (sport motoristici), ma negli scacchi non si è mai arrivati ad una soluzione univoca, nè nei tornei (i criteri di spareggio sono sempre diversi) nè negli incontri diretti.

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Immagine da http://designportfolios.philau.edu/

Nella storia si è passati a incontri per designare il campione del mondo con formati diversissimi: incontri ad oltranza (ovvero fino a raggiungere un prederminato numero di vittorie), incontri in cui il campione manteneva il titolo in caso di pareggio, incontri in cui il titolo viene assegnato con partite a cadenza più rapida (come oggi a New York). Alcuni ricorderanno addirittura il caso in cui un match del torneo dei Candidati (tra Smyslov e Hubner nel 1983) fu deciso alla roulette (!) oppure per il numero di vittorie con il Nero (tra Spasski e Portisch nel 1980 – un nonsense in un match).

Pochi invece conosceranno un aneddoto raccontato da Tal nella sua autobiografia “La vita e le partite di Mikhail Tal”.

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il suo match di semifinale del Torneo dei Candidati del 1956 contro Bent Larsen era in parità dopo 9 partite e nelle regole non era definito nessun metodo di spareggio in caso di (ormai) altamente possibile risultato finale di 5 a 5. I giocatori (e i loro teams) non stavano riuscendo a mettersi d’accordo e, esasperato, l’arbitro Wilfried Dorazil fece la seguente assurda proposta: “Faremo così: Larsen e Tal si metteranno ai miei lati e daremo a ciascuno di loro un osso di pecora. Poi faremo entrare il mio cane. Il giocatore verso il quale si dirigerà sarà il vincitore“. La proposta fu incredibilmente accettata.

Per fortuna di tutti (soprattutto della storia degli scacchi), Tal vinse la decima partita (splendida) sulla scacchiera.

Oggi, ovviamente,  in molti hanno avanzato proposte alternative a quello applicato a New York. Oltre chi suggerisce il mantenimento del titolo da parte del campione in caso di parità (“Se vuoi diventare campione, devi battere quello precedente”), alcuni propongono coppia di partite a oltranza con cadenza lenta, altri partite a oltranza a cadenza lenta ma con assegnazione del titolo alla prima vittoria (“Bravo, e chi organizzerebbe un match senza una data di conclusione fissata?“).

Fra tante, due proposte mi sembrano  interessanti: la prima suggerisce di giocare sì uno spareggio rapid/blitz/armageddon ma PRIMA delle 12 (o quante sono) partite a cadenza lenta. In questo modo, tutti (giocatori e spettatori) sanno l’esito in caso di parità, eliminando così la possibilità di manfrine che puntano al pareggio da parte di ENTRAMBI i giocatori (come è successo nella dodicesima partita a New York). A me pare un’ottima proposta, se non fosse che temo sia abbastanza possibile (e noiosissimo) per giocatori di questo livello giocare e ottenere 12 patte di fila.

Yasser Seirawan, invece, dal sito Chessbase argomenta sulla illogicità di assegnare il titolo giocando partite a cadenze rapid e blitz, quando è evidente che sono un gioco diverso, tanto che esistono il Campionato del Mondo Rapid e il Campionato del Mondo Blitz. Diciamo che un paragone potrebbe essere quello in cui la Coppa del Mondo di Calcio venisse decisa giocando i primi 90 minuti in 11 contro 11 (calcio), poi 30 minuti in 8 contro 8 (calciotto) e infine 15 minuti in 5 contro 5 (calcetto), con ulteriori 5 minuti in 5 contro 5 e vittoria a chi non dà il calcio di inizio in caso di parità. Seirawan propone quindi una singola partita secca con assegnazione del titolo al Nero in caso di patta.

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Immagine da https://nickbentleygames.wordpress.com/

La proposta di Seirawan ha i suoi meriti, ma secondo me ha lo stesso enorme difetto di altre soluzioni a partita secca: perchè pareggiare con il Nero dovrebbe essere un risultato tale da garantire la vittoria? Specialmente con giocatori talmente preparati da sapere bene come addormentare le posizioni e sfruttare le inevitabili forzature del Bianco.

A mio parere, se proprio serve uno spareggio in un match, vorrei che fosse giocato sulla base del gioco normale, anche se con modalità “ridotte”. Insomma, qualcosa che sia più simile al tie-break del tennis (che in forma compatta mantiene le stesse regole del tennis) che ai calci di rigore (che non riassumono affatto l’essenza del calcio, trattandosi di sfide 1 contro 1).

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Cosa propongo? Facciamo giocare ai due sfidanti quattro partite ad uno stadio avanzato e in posizioni complesse o in posizioni dove serve ottima tecnica (non però posizioni di Chess960 o Scacchi Fischer). Posizioni che potrebbero essere il risultato in una partita normale oppure dei veri e propri studi e che quindi richiedono tecnica, abilità di calcolo e capacità difensive, con un risultato da conquistare. Diamo 30 minuti a testa per giocare l’uno contro l’altro le quattro posizioni (equilibrando i vantaggi calcolati da un computer se le posizioni fossero vincenti o perdenti) e vediamo come finisce.

Ancora patta? Bene diamogli altre quattro posizioni complesse ma con 5 minuti a testa. Ancora patta? Andiamo avanti a oltranza con posizioni da giocare con 3 minuti a testa (simulando in pratica un sempre più severo zeitnot, condizione realistica per il gioco degli scacchi).

Come dite? Non ci sono abbastanza posizioni da far giocare? Le posizioni sono difficilmente comparabili come difficoltà? C’è il rischio che qualcuno conosca le posizioni di partenza in anticipo? Sono moderatamente fiducioso che ci sia una soluzione a tutto ciò, utilizzando al meglio computer e magari facendo sorteggiare le posizioni tra le (diciamo) centomila generate.

E poi, scusate, pensate davvero che UnoScacchista possa risolvere con un post il problema dello spareggio nei match per il titolo di Campione del Mondo?

Buono spareggio a tutti. E se avete idee e commenti, pubblicate!

6 thoughts on “Titolo deciso agli studi?

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  1. Ecco la mia proposta, molto semplice.
    Gli organizzatori hanno bisogno di un calendario certo; bene, diamoglielo. E credo che anche gli spettatori lo preferirebbero.
    Rapid, blitz e armageddon non mi piacciono; sarebbe come se a due atleti specialisti sui 10.000 metri piani (e che avessero vinto ciascuno lo stesso numero di gare nel corso dell’anno) si facesse disputare uno spareggio correndo sui 100 metri piani: un’assurdità.
    Soluzione? Un match su 18 partite (non è semplice per nessuno puntare su 18 patte), quindi teoricamente di un terzo più lungo dell’attuale formula. In caso di 9 a 9 il titolo resta al campione in carica.
    Per disincentivare le patte si può fortemente tarare il premio complessivo ai giocatori sulla base delle singole vittorie ottenute. Così (ad esempio) se io pattassi 17 partite di fila e poi fossi sconfitto nella diciottesima non solo perderei il titolo, ma non porterei a casa nemmeno un dollaro o quasi.

    1. Mi sembra una buona alternativa, con i pregi della semplicità e della tradizione. Lascerei però fuori dalla discussione la parte economicai: la borsa per i perdenti è sempre esistita e poi si entrerebbe in ragionamenti non legati al gioco e alla competizione.
      Le critiche sono sempre le solite (circolate anche ieri): perchè il campione dovrebbe avere questi privilegi? Non basta che lui stia lì ad aspettare che gli altri si scornino nel Torneo dei Candidati? Anche il vantaggio di poter puntare al match patto?
      Usando il tuo parallelo, troveresti giusto che tra i due atleti specialisti sui 10.000 metri piani arrivati a pari merito fosse proclamato vincitore quello che aveva vinto l’anno prima?

      1. Sull’ultimo punto: se i due atleti arrivano entrambi 4 volte primi, una volta secondi e una volta terzi, e quindi nella classifica di fine anno totalizzano entrambi (poniamo) 48 punti, ebbene sì, perché no? Mica gli possiamo organizzare uno spareggio!

  2. A me viene in mente un metodo, forse bislacco, per incentivare l’agonismo ( e di conseguenza l’attenzione degli appassionati che, non dimentichiamolo, sono i “pagatori ultimi” di tutto il meccanismo). Garantita una borsa minima dignitosa ad entrambi i contendenti, si mette in palio un premio aggiuntivo (e significativo) per ogni partita, assegnabile però solo in caso di vittoria dell’uno o dell’altro. Che ne pensate?

      1. Certo i soldi sono una buona motivazione, ma suona un po’ come una resa di principio.
        Il suggerimento RIccardo e di altri di lasciare il titolo al campione uscente in caso di patta in un match da almeno 18 partite al momento mi pare la soluzione più lineare. Poi si possono pensare meccanismi di incentivazione, ma di fronte alla prospettiva di diventare Campione del Mondo (titolo che esso stesso ha un valore economico), non potranno mai avere un vero impatto sull’atteggiamneto dei giocatori.
        Giocare su 18 partite con un giorno di riposo ogni 4 di gioco significa un match che dura 3 settimane, poci più di adesso dove c’è un giorno di riposo ogni due di gioco. Nulla di impossibile.

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