Perdere la Trebisonda

(Roberto C.)
Ser Megollo Lercari, console della Repubblica di Genova a Trebisonda [1], venne pesantemente offeso durante una partita a scacchi con un giovane di nome Zenzero, un favorito del comneno Giovanni, sire di Trebisonda, il quale non vedeva di buon occhio i genovesi, soprattutto perché commercialmente molto attivi nel Mar Nero.

(Tutte le foto: fonte Wikipedia)

Non avendo ricevuto le scuse richieste per l’offesa subita rientrò a Genova e, con l’aiuto dei suoi numerosi familiari ed il permesso del comune, armò due galee e tornò indietro deciso a vendicarsi. Sbaragliate le navi nemiche fece razzie nei villaggi costieri ed iniziò a perseguitare i prigionieri tagliandogli naso e orecchie che, dentro appositi vasi, rinviò indietro al comneno Giovanni tramite un vecchio e i suoi due figli ai quali aveva risparmiato il trattamento; questi, ricevuto il macabro dono, chiese immediatamente tregua e mercè [2] venendo a patti con Lercari e consegnandogli Zenzero; al giovane greco, che in lacrime chiedeva clemenza, Lercari risparmiò la vita dopo avergli detto: “Genoesi mai incrudeliscono contra donne”, facendo riferimento a presunti legami intimi con il sire di Trebisonda.

Le gesta di Ser Megollo vennero immortalate nel “bacile di Lercari”, un grande piatto d’argento del diametro di 53 cm., splendido esempio dell’arte del Rinascimento, che fu pagato ben 200 ducati; una somma davvero importante per quel tempo al punto che il Lercari lo ricordò nel suo testamento del 1583.

L’ornamento del piatto, cesellato dall’argentiere portoghese Antonio de Castro nel 1565 [3], è straordinariamente ricco: ben undici sono le scene con episodi della vita di Megollo Lercari [4] ; quella raffigurata al centro del magnifico bacile, uno dei pezzi più pregiati della Fondazione Giorgio Cini di Venezia [5], ricorda proprio quella partita a scacchi giocata da uno dei più risplendenti esempi dell’indipendenza genovese.

Quelle imprese vennero realizzate anche in altre opere d’arte: l’affresco di Giovanni Carlone nella villa del doge Giovan Battista Lercari a Sampierdarena ed il ciclo di affreschi del genovese Luca Cambiaso nel palazzo Lercari-Parodi [6] di strada Nuova a Genova, l’odierna via Garibaldi, nel centro storico di Genova, il cui portale è retto da due telamoni (giganti) con nasi mozzi, opera di Taddeo Carlone, che rievoca a monito dei passanti quell’atroce vicenda.

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[Se ti interessa, puoi partire da qui per conoscere molte altre curiosità e aneddoti, attraverso una guida turistica ai luoghi degli scacchi in Italia]


[1] Trebisonda, città della Turchia e capoluogo dell’omonima provincia, è situata sulla costa nord-orientale turca affacciata sul Mar Nero. Nel periodo medievale, la città fu capitale dell’Impero di Trebisonda (1204-1461).

[2] Serra, G., La Storia dell’antica Liguria e di Genova, Torino 1834, vol. 2 p. 504-505

[3] Commissionato dal nobile genovese Franco Lercari con atto datato 5 novembre 1565.

[4] È certo che un Megollo (corruzione genovese – attraverso la forma intermedia Menegollo – del nome Domenico) Lercari viveva effettivamente a Genova nei primi decenni del Trecento, esercitando la mercatura (e insieme la pirateria) a Pera, a Trebisonda e nel Mar Nero, tutti elementi che rendono credibile la sua vicenda.

[5] La Fondazione Giorgio Cini di Venezia, è stata istituita dal conte Vittorio Cini in memoria del figlio Giorgio, morto a soli trent’anni in un incidente aereo il 20 aprile 1951. Situata nell’Isola di San Giorgio Maggiore, è un centro d’arte e di cultura noto in tutto il mondo; conserva fondi, archivi e oggetti di inestimabile valore.

[6] Il palazzo Lercari-Parodi, in via Garibaldi 3 nel centro storico di Genova, fu fatto erigere a partire dal 1571 da Franco Lercari ed acquistato dalla famiglia Parodi nel 1845; il 13 luglio del 2006 è stato inserito nella lista tra i 42 palazzi iscritti ai Rolli di Genova divenuti in tale data Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

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