Una goduria il sacrificio in “g2”!

(Riccardo M.)
Brrrrr… !! Un brivido di goduria. Incommensurabile goduria! Capitava ogni volta in cui arrivavo ad ottenere una colonna aperta per la mia torre battente sulla casa g2, oppure su quella g7, in pratica sull’arrocco avversario.

Devo dire che 9 volte e tre quarti su 10 giocavo Txg2+ o Txg7+, anche se non ero certo di un bel nulla. E che 9 volte e tre quarti su 10 restavo, dopo poche mosse, con una torre di meno (per un pedone) e con un pugno di mosche. Fa niente.

Quello che a volte conta negli scacchi non è il risultato, ma il bel gesto. Ed accarezzare la tua torre in g1 o in g8, volteggiarla lieve in aria tra pollice ed indice, posteggiarla su g7 o g2 in sostituzione di quel tonto di pedone avversario, mettere i suoi bastioni al cospetto del re nemico, immolarsi per la gloria, beh, questo è quasi il massimo della bellezza. Una vera bellezza! Oppure non siete d’accordo? Se non siete d’accordo, ricordatevi di ciò che diceva Voltaire: “Chiedete al rospo che cosa sia la bellezza e vi risponderà che è la femmina del rospo”.

Almeno una volta nella vita, però, alla bellezza ho saputo unire la praticità, dando un matto indimenticabile. Eccovi la posizione di partenza della mia combinazione:

lepeshkin-kosterin-trud-1963
Qui Riccardo M. immagina una bella combinazione

Senza pensarci (date le premesse) nemmeno un solo secondo, qui muovo con sicurezza ed eleganza: 1. … Txg2+! 2 Rxg2 Tg8+ 3. Rh1 Dg5!! (Aah!! Niente male, vero?) e il bianco abbandona. Infatti c’è in ogni modo una vagonata di matti in due:
Se 4. Cxg5 Cxf2++ (o anche 4. … Cg3++ 5. Rg1 Cxe2 matto) 5. Rg1 Ch3 matto ;
Se 4. Tg1 Dxg1+ 5. Cxg1 Cxf2 matto oppure 5. … Cg3 matto.

Troppo bello per essere vero, eh? Sento infatti la mano di mia moglie scuotermi una spalla: “Ehi, ti sei addormentato? Ti è caduto per terra il libro”.
Lo raccolgo e ritrovo il segnalibro alla pagina 656. Leggo:
“U.R.S.S., torneo Trud, 1963, partita Lepeshkin-Kosterin. L’attacco coordinato dei pezzi sulla colonna “g” e sulla grande diagonale bianca conduce Kosterin ad una combinazione bellissima”.

Kosterin?? E chi era costui? Ivan o Vitalji? Forse mia moglie vorrebbe disilludermi e convincermi che sognavo e che la realtà è un’altra? No. Troppo semplice. Può non essere così come sembra. Infatti so bene che a volte (lo sosteneva perfino il grande Albert Einstein, uno che di scacchi se ne intendeva) “la realtà è una semplice illusione, sebbene molto persistente”.

Ed io oggi vorrei tornare a illudermi.

[Immagine di apertura “Voltaire at a Chess Table” (Jean Huber ca.1770)]

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