Lampi di Lipsia

(Riccardo M.)
Siamo a Lipsia, anno 1953. Lipsia, o Leipzig, è un “Luogo degli scacchi” (eh, sì, ormai conosco quasi a memoria tutte le 221 località che abbiamo trattato nei due volumi del 2015). Eccone la prefazione del nostro Claudio Sericano:

“Il 5 di maggio del 1723 venne eletto, undici mesi dopo la morte di Johann Kuhnau, il nuovo direttore musicale della chiesa di San Tommaso a Lipsia. Il posto era ambito, ma la mancanza di fondi condizionò la scelta. Lo stimato Telemann, il più famoso musicista di Germania, preferì l’offerta di Amburgo. Il prescelto, un ventottenne di Eisenach, non parve essere una soluzione apprezzata, come scrive il consigliere comunale Platz: “dal momento che non si poteva ottenere di meglio, si doveva accettare una soluzione mediocre”. Il nome del nuovo “Tomaskantor” era Johannes Sebastian Bach”. Lipsia, da sempre città di cultura, diede i natali a vari uomini d’ingegno: nel 1646 al grande scienziato e filosofo Gottfried Wilhelm von Leibnitz, nel 1813 a Richard Wagner, nel 1844 a Friedrich Nietzsche (nato nel vicino borgo di Rocken) e nel 1865 a Jacques Mieses, lo scacchista che vinse più premi di bellezza”.

I più grandi tornei di scacchi di Lipsia? Furono quello del 1877, vinto da Louis Paulsen davanti ad Anderssen e Zukertort; poi quello del 1879, vinto da Englisch davanti a Louis Paulsen; infine quello del 1888, vinto da Tarrasch davanti al “sorprendente” Lipke e a Teichmann.

A Lipsia si svolsero anche le Olimpiadi del 1960, che videro il trionfo incontrastato di una fenomenale URSS, che poteva schierare: Tal, Botvinnik, Keres, Korchnoi, Smyslov e Petrosjan, una squadretta niente male, o forse la più forte nazionale di tutti i tempi. I sovietici vinsero con ben 5 punti di vantaggio sugli USA di un giovane Robert Fischer e con 7 sulla Jugoslavia.

Ed ora veniamo ai “lampi” di Lipsia, che non sono le veloci e potenti locomotive delle ferrovie tedesche (la “Deutsche Bahn“) e neppure i lampi delle biciclette sfreccianti improvvise dopo il tramonto in Karl Tauchnitz Strasse e nel parco Clara Zetkin, sotto la debole e rossastra illuminazione dei lampioni pubblici. E non sono, per fortuna, neppure i lampi delle sepolte baionette delle truppe napoleoniche e russo-prussiane della battaglia di Lipsia del 1813, ricordata come la più sanguinosa della storia.

Il nostro invece è un “lampo” solo, del 1953, e proviene dal campionato nazionale di scacchi (regolare, non blitz) della DDR, turno nove. Ne fu attore, col nero, un tal Koch, peraltro piuttosto misterioso. Ecco la posizione:

Uhlmann - Koch
W.Uhlmann-B.Koch, Lipsia 1953

Wolfgang Uhlmann, ben 8 volte campione di Est Germania fra il 1955 e l’85, è stato un forte ma piuttosto monocorde giocatore: contro 1.e4 ha sempre e soltanto utilizzato la difesa francese, mentre col bianco non ha mai utilizzato l’apertura di Re (come vediamo anche qui).

E per giunta qui, nella posizione del testo, Uhlmann irreparabilmente sopravvaluta il proprio attacco, avendo appena triplicato, con 25.Tag1 (??), i pezzi pesanti sulla colonna “g”. Mal gliene incoglie in quanto il timoniere dei Neri, il navigato Berthold Koch (per il resto misterioso, insisto), non si lascia sfuggire l’occasione per la decisiva “strambata”: 26. … Txh2+ e 0-1, in quanto l’Uhlmann abbandona senza purtroppo darci la soddisfazione di attendere la continuazione 27.Rxh2 Dh4+ 28.Rg2 Ah3+! 29.Txh3 Txf2+ 30.Rh1 Dxh3 matto.

Tra l’altro il risultato di questa partita è stato decisivo per la classifica finale, che ha visto in vetta W.Unzicker e L.Schmitt con p.9 su 13, davanti proprio al Koch (8,5), a Uhlmann, L.Hermann e L.Rellstab (8). Lampi di Lipsia!

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