I nobili Caetani e gli scacchi

(Roberto C.)
Qualche mese fa abbiamo raccontato qualcosa sui Torlonia, questa volta lo faremo per la famiglia Caetani; non allarmatevi, non di tutta la famiglia ma solo di quelli che, a nostra conoscenza, hanno avuto a che fare poco o tanto con il nobil gioco.

Caetani, o Gaetani o Cajetani, è un’antica famiglia nobiliare originaria della città di Gaeta (Caieta).

In tutto il patriziato romano la famiglia Caetani era tra quelle che negli anni a cavallo tra XVIII e XIX secolo avevano subito sul piano patrimoniale i colpi più duri. Apparteneva alla nobiltà feudale e nel Trecento aveva detenuto una specie di sovranità militare su Roma, installata in un quartiere che ebbe centro e capo la torre delle Milizie acquistata dagli Annibaldi. Carica di antichità, resa insigne dal fatto di aver dato tre papi alla Chiesa (Gelasio II e Bonifacio VIII per appartenenza diretta alla famiglia, Paolo III Farnese perché figlio di una Caetani), imparentata nel corso dei secoli con numerose altre dinastie aristocratiche d’ogni parte d’Italia, proprietaria di vastissimi possedimenti sia nello Stato pontificio che nel Regno di Napoli[1].

E per quanto inerente il gioco degli scacchi non si può che iniziare da Michelangelo (Roma, 20 marzo 1804 – 12 dicembre 1882), 13º duca di Sermoneta e 3º principe di Teano, politico e letterato, grande studioso della Divina Commedia che…

Michelangelo Caetani

… ‘nientepopodimenoché’ – ci pare proprio il caso di dirlo – due giorni dopo la breccia di Porta Pia e la presa di Roma del 20 settembre 1870 presiedette la Giunta provvisoria per gestire la fase amministrativa della città per il passaggio dallo Stato pontificio alla nuova capitale del Regno d’Italia!

Michelangelo era ‘Vivace, intelligente e curioso d’ogni cosa[2] e, bene o male, si dilettava anche nel gioco degli scacchi; riportiamo le parole di Serafino Dubois e altre notizie apparse su alcune riviste dell’epoca.

Dalla sua prima moglie, la contessa polacca Callista Rzewuska (1810-1842), ‘giovane, bella, intelligente, grande musicista e dotata di un eccezionale memoria[3], ebbe due figli, Ersilia ed Onorato.

Grazie soprattutto all’influenza del Duca Caetani, dopo la morte della prima moglie divenuto entusiasta del giuoco, la passione si attaccò perfino agli abatini dell’Accademia Ecclesiastica sita in Piazza della Minerva dove è ancora presente. Io ci andava di tanto in tanto, solo o col mio mecenate Duca Caetani, col quale si può dire che io facessi allora vita comune essendo quasi tutto il giorno con lui ”.

Nel 1844: “Quando il Duca Caetani non andava in casa Orsini, passava generalmente la serata al Caffè in Piazza di Pietra, schermendosi con Albini, col presidente Pieri, con l’Egisti o con Pico assistito per lo più da me” e in riferimento al Caffè della Minerva: “Con l’andar del tempo varî giuocatori di forza cominciarono a frequentare questa società la quale comprendeva il Duca Massimo, il Duca Caetani, il marchese De’ Cinque, il Cav. Alessandro Ciccolini, il Conte di Pianzano; il nobile Prosperi Buzzi e qualche altro membro dell’aristocrazia romana”.

Fautore del 1° Torneo Nazionale di scacchi del 1875 , “Questo nobile signore prototipo del tradizionale Patrizio Romano, alla rara coltura dell’intelletto accoppia la squisita cortesia del cuore, largheggiando modesto ed affabile…”.

Margherita è il nome della seconda moglie di Michelangelo.

La seconda Duchessa di Sermoneta, Margherita Knight, flebile personcina, appassionata giuocatrice di scacchi, che pareva, dando il braccio all’alta persona del Duca, una cannuccia che sosteneva una quercia faceva egregiamente gli onori del suo thè, discutendo in senso liberale le questioni del giorno e parlando inglese cogli inglesi, un cattivo italiano cogli italiani[4].

Probabilmente una sorellastra di quel Charles Allanson Knight (1814-1879), conosciuto dal Dubois a Frascati, e fratello di quel Frederick Knight (9 May 1812 – 3 May 1897), deputato del Parlamento inglese, “all’epoca ospite assiduo dei circoli romani, soprattutto l’estate quando veniva a passare qualche settimana in seno alla sua famiglia da vari anni stabilita a Roma, contro il quale Dubois prevalse di misura[5]. Nel 1872 Michelangelo, cieco e quasi settantenne, rimase vedovo per la seconda volta e “Fu fortunato a trovare una terza moglie in una vecchia conoscenza che risaliva niente meno che al 1852, l’inglese Harriet Ellis Howard (in famiglia, Enrichetta)”.

Dopo tre matrimoni e tre mogli straniere, torniamo ai suoi due figli: Ersilia (Roma, 12 ottobre 1840 – 22 dicembre 1925), archeologa e prima donna ad entrare nell’Accademia dei Lincei nel maggio 1879 ed Onorato (Roma, 18/1/1842 – 2/9/1917) che aveva questi titoli nobiliari: Principe di Teano, Duca di Sermoneta, di S. Marco, Marchese di Cisterna Nobile romano, di Velletri, Patrizio napoletano, Signore di Ninfa, di San Donato e di Bassano. Due dei tanti aristocratici: “Le opposte tendenze fra liberali e clericali si manifestarono anche nella nobiltà romana, divisa in bianca e nera, la prima più legata alla nuova Corte, l’altra ancora legata alle manifestazioni religiose in San Pietro. Ma anche per loro non mancavano le occasioni di ritrovo e contatto: come gli incontri al circolo della Caccia o degli Scacchi, la passeggiata per il Corso, la sfilata delle carrozze al Pincio, o gli incontri culturali nel salotto di donna Ersilia Caetani, sua sorella[6];

Di Onorato ne ha scritto così il Comm. Cesare Bernieri, presidente dell’Accademia Romana Scacchi: “E soltanto in principio di quest’anno che a Roma si suona a raccolta per riunire sotto la bandiera dell’Accademia i giuocatori che stanno a gruppi in tre e quattro caffè diversi. Giovanni Tonetti che è ancor lontano dal pensare ad un seggio in Campidoglio e può concedere una parte della sua febbrile attività alla causa degli scacchi apre le vaste sale della sua abitazione ai convegni dei chiamati al nuovo consorzio. Molti hanno risposto all’appello e le sedute nelle quali si discute il nuovo Statuto sociale non sono poi troppo tumultuose. Le adesioni allo Statuto approvato raggiungono la cinquantina. Alla presidenza è eletto il Tonetti. L’Accademia porta la sua sede in una sala del caffè della Minerva. Nella seduta d’inaugurazione, il 1 di giugno, si elegge per acclamazione a Presidente d’ onore della società S.E. il comm. De Sanctis ministro della Pubblica Istruzione ed a vice-presidenti onorarii il marchese Forcella e Don Onorato Caetani oggi Duca di Sermoneta.” ed ancora “Essendo imminente il torneo di Livorno si apre una sottoscrizione per concorrere al torneo stesso con risultati abbastanza soddisfacenti. E qui comincia un periodo veramente fiorente per l’Accademia. Le scacchiere sono tutte in attività dal crepuscolo alla mezzanotte. Generosa e spontanea in altrettante L. 300 perveniva quella di Don Onorato Caetani duca di Sermoneta.[7]

Ancora al Caffè della Minerva: “Volendosi poi attirare nel seno della rinnovata Società l’elemento aristocratico, si penso di nominare Vice-presidente d’onore il Principe di Teano, noto scaccofilo” ed è cosa risaputa che il Duca Caetani “sorresse per molto tempo le sorti (economiche) dell’Accademia Romana[8].

Anche lui, come il padre, si dilettava degli scacchi ed aiutava gli scacchisti romani. Per ora, anche per questa famiglia ci fermiamo qui ma sull’argomento riscriveremo ancora. Noblesse oblige.


[1] CAETANI Enrichetta, Il Salone di casa Caetani in Alcuni ricordi di Michelangelo Caetani, duca di Sermoneta: raccolti dalla vedova e pubblicati pel suo centenario, Firenze: S. Landi, 1904
[2] DE CESARE Raffaele, Balzac e Manzoni e altri studi su Balzac e l’Italia, Vita E Pensiero, Milano 1993
[3] DE CESARE Raffaele, Op. cit.
[4] CAETANI Enrichetta, Op. Cit., 1904
[5] Zavatarelli F., Dubois, Quarant’anni di vita scacchistica, Messaggerie Scacchistiche, 2017
[6] https://www.comune.roma.it/pcr/it/newsview.page?contentId=NEW151067
[7] Il quinto torneo scacchistico italiano nazionale, Roma, 1886
[8] L’Alfiere di Re, Anno I, n.5, 15 Maggio 1921, p.58

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