Tal & Fischer in Bled 1961

(Topatsius)
Bled “luogo degli scacchi”, oggi come ieri, come nel 1961. Bled “il bivio”. Il torneo di Bled dell’ottobre 1961 fu grande e indimenticabile per più di un motivo; fu soprattutto il torneo della riaffermazione di Mikhail Tal e della definitiva esplosione di Robert Fischer.

Tra i grandi di allora mancava forse solo il neo-campione del mondo, Botvinnik, che da poco si era inaspettatamente ripreso quel titolo mondiale che Tal gli aveva tolto l’anno prima. Ma sappiamo che in quei giorni del match mondiale Tal non stava bene fisicamente, e pertanto a Bled il “mago di Riga” veniva quasi considerato il co-campione. E poi ci aveva pensato la moglie a rincuorare Mikhail per la perdita del titolo mondiale: “Sai che il prossimo Torneo dei Candidati si giocherà alle Antille? Se tu fossi ancora campione, forse non avresti mai visto le Antille!”.

Ma perché ho chiamato Bled “il bivio”? Perché, a parte l’assenza di Botvinnik e la presenza dei non più giovanissimi Keres e Najdorf, a Bled giocarono due futuri campioni del mondo (Petrosian e Fischer), c’era forse il migliore slavo di sempre (Gligoric) e alcuni emergenti che avrebbero brillato assai negli anni sessanta, come Portisch e Parma, neo-campione mondiale dei giovani. Insomma, Bled fu una specie di spartiacque fra il vecchio e il nuovo mondo e, soprattutto, segnò la vera esplosione di Robert Fischer, che avrebbe vinto di certo il torneo se non avesse trovato un Tal, venticinquenne, nella massima forma della carriera e molto sicuro di sé.

Un aneddoto testimonia la grande fiducia che in quei giorni aveva Mikhail Tal. Verso la fine del torneo l’argentino Najdorf gli chiese quale fosse stata la sua migliore partita a Bled. Tal rispose: “Te ne posso citare quattro, quelle contro Olafsson, Donner e Parma”. E Najdorf, ovviamente: “Ma queste sono tre, e la quarta?”. “La quarta è quella, che devo ancora giocare, contro di te!”.

Un altro aneddoto narrava di come piacesse a Tal scherzare durante i tornei: ogni mattina lasciava le sue scarpe fuori della porta della camera dell’albergo di Bled, quasi a voler far credere agli avversari che lui fosse in stanza a preparare la partita del pomeriggio; in realtà era sempre a fare lunghe passeggiate lungo i sentieri del meraviglioso lago. Qualcuno diceva di averlo visto recarsi anche sull’isolotto di Bled, alla Chiesa di S.Maria Assunta, dove da secoli c’è quella che chiamano “la campana dei desideri”. Pare che se si tira la fune per tre volte, un nostro desiderio verrà esaudito … chissà qual era quello di Mikhail? Probabilmente Tal non fu il solo giocatore di Bled a tirare (fra una trappola e l’altra …) quella fune.

Ma una nuova stella si profilava formidabile all’orizzonte sul lago di Bled. Era quella del giovane americano, appena diciottenne ma già quattro volte campione statunitense, Robert Fischer. Fischer aveva conquistato il titolo di Grande Maestro tre anni prima, al torneo interzonale di Portoroz 1958. Aveva abbandonato la scuola per dedicarsi interamente agli scacchi (“la mia professione sono gli scacchi”, diceva a Bled) e qui in Jugoslavia, dove ormai era di casa ed era stimatissimo, dove firmava i suoi autografi in serbo-croato, seppe mostrare una fortissima personalità unita ad un gioco di straordinario livello per un ragazzo della sua età.

Oltre tutto alla sera, in un night di Bled, aveva piacevolmente intrattenuto i presenti e gli scacchisti, dirigendo un’orchestrina e cantando del “rock’n’roll”: “Smyslov, che di musica se ne intende, ha asserito che ho una discreta voce”, disse Bobby.  

E all’inizio del torneo, secondo turno, uscì la sorpresa: Fischer batté Tal! Si pensi che Fischer aveva perso contro Tal al torneo dei Candidati di Bled/Zagabria 1959 tutte e quattro le partite giocate, ma qui dimostrò di saper approfittare al massimo dell’unico momento di sbandamento che il lèttone ebbe durante l’intero torneo. Accadde che Tal alla sesta mossa rifletté stranamente per ben 55 minuti e poi, quando si alzò, si accorse che con 6….Cf6? aveva invertito l’ordine delle mosse in quella variante della Siciliana. Fischer non gli diede scampo, prese decisamente l’iniziativa e seppe anche giocare per il divertimento della platea, vincendo superbamente la partita con un bel sacrificio di Donna. Nel suo “My 60 memorable game”, Bobby avrebbe poi scritto: “Io non sono convinto che Tal realmente pensasse di aver giocato sbadatamente, ma probabilmente è proprio la 6…Cf6? la mossa che perde la partita”.

Fischer e Tal a Bled ‘61, immagine da ChessNetwork

Al sesto turno quasi una standing ovation accompagnò la vittoria di Fischer sull’ucraino Efim Geller. L’americano, dopo 10 dei 19 turni, era da solo in testa al torneo, ma ciò non gli impedì di restare con i piedi per terra e nelle interviste con la stampa risultò convinto della propria forza ma anche modesto: “ora forse potrei incominciare a sognare il primo posto”.

Fischer non vinse quel torneo solo perché trovò un Tal formidabile, forse all’apice della sua carriera, ma Bled entrò nel fantastico curriculum di Bobby Fischer in quanto riuscì a compiere un’impresa particolare, quella di ottenere 3,5 punti su 4 contro i 4 assi sovietici: Tal, Keres, Petrosian e Geller. Un risultato eccezionale se solo pensiamo, ad esempio, che nessuno degli otto giocatori jugoslavi presenti (4 GM e 4 MI) riuscì a vincere una sola partita (delle 32) ai sovietici. Forse Fischer avrebbe battuto anche Keres, ma l’abile ed esperto Paul, che aveva già perso contro l’altro statunitense presente (Bisguier), messo sull’avviso dall’avanzare dello schiacciasassi americano, con lui giocò in maniera prudente, come mai aveva fatto, riuscendo a strappare un faticoso pareggio. A proposito di pareggi: patte finirono tutte le partite fra scacchisti sovietici. Credo non fosse la prima volta.

Tal innestò tuttavia la quarta marcia nella seconda metà di torneo, inanellando una serie di spettacolari vittorie, e prima dell’ultimo turno sopravanzò Fischer di mezzo punto, approfittando anche di due patte dell’americano contro i due fanalini di coda, gli slavi Germek e Udovcic. Nel turno conclusivo un altro slavo, Ivkov (futuro “re delle patte”) costrinse Fischer a dividere la posta, mentre Tal demolì la “Siciliana Najdorf” di Najdorf, mantenendo la promessa fatta pochi giorni prima all’anziano argentino.

Trionfava ancora una volta quindi il romantico gioco di Tal, temerario e ardito, quasi incredibile in un fisico minuto e gracile come il suo. Ipnotismo? Qualcuno lo pensò, qualcun altro lo disse e l’americano ex-ungherese Pal Benko si mise addirittura un paio di occhiali neri quando gli capitò di affrontarlo l’anno successivo. Smyslov ebbe l’ardire di affermare che il gioco di Tal fosse tutto un trucco. Gligoric diceva: “Tal sconcerta i suoi avversari con tratti e sacrifici insoliti; lui stesso forse non li analizza fino in fondo. Poco importa, anche se la combinazione non è esatta, stanchezza e mancanza errore di tempo compenseranno l’eventuale errore”. Ma a Bled, in un modo o nell’altro, Tal apparve, a parte la svista contro Fischer, quasi irresistibile.

Tal vinse così a Bled con 14,5 punti, ma Fischer, con i suoi 13,5, risultò l’unico imbattuto del torneo, un risultato notevole per un ragazzo di 18 anni posto di fronte a maestri di grande valore. Ricordo la presenza, fra gli altri, del tedesco Darga, del cecoslovacco Pachman, dell’olandese Donner, dell’ungherese Portisch, degli jugoslavi Gligoric (ottimo terzo classificato pur avendo perso all’ultimo turno contro Petrosian), Parma, Matanovic e Trifunovic (altro “re delle patte”, che qui ne ottenne ben 15 e che fu sconfitto solo da Fischer).

In una intervista dopo il torneo di Bled, Fischer affermò che dedicava almeno cinque ore al giorno allo studio degli scacchi e di aver iniziato a preparare un libro che avrebbe avuto ad oggetto le sue migliori 50 partite. In realtà le partite sarebbero state poi 60, e uscì il suo “My 60 memorable games” soltanto nel 1969. Nel volume si trovano ben quattro sue partite di Bled, quella di nero con Gligoric e tre di bianco con Geller, Tal, e Trifunovic. E’ sempre affascinante andarle a rivedere, leggere i suoi lucidi e chiari commenti e scoprire le grandi doti e l’ingegno del campione americano. Una curiosità: nonostante le imprese a Bled di Tal e Fischer, non fu una partita di uno dei due a vincere il premio di bellezza, che invece fu assegnato ad Ivkov per la sua contro Portisch. Il ventottenne Borislav Ivkov nel torneo ebbe alti e bassi, e batté un record, quello della riflessione più lunga su una singola mossa: un’ora e trentacinque minuti per la undicesima della sua partita (perduta) contro Tal.

Gli scacchi nel 1961 parevano a un bivio: il gioco piuttosto pragmatico, freddo, di Botvinnik e della sua generazione stava per subire colpi decisivi: dopo l’assalto, parzialmente respinto, di Tal, molti già preconizzavano Fischer ai vertici del mondo. Ma negli anni Sessanta avremmo ancora avuto due passi intermedi per la storia del gioco, i passi che la tradizionale scuola sovietica riuscì a compiere sul trono più alto grazie al buon lavoro e alle indubitabili qualità di Petrosian e di Spassky.

Nel 1961, avendo qualche anno in meno di Tal e di Fischer, non potevo che subire il fascino del loro atteggiamento verso gli scacchi, il loro gioco vigoroso e ricco d’immaginazione e coraggio, qualcosa che forse non si era mai visto prima e che avrebbe oscurato perfino la classe cristallina di Capablanca e Alekhine e pertanto dato una spinta considerevole, mai avuta prima, alla diffusione degli scacchi nel mondo. In ciò fu protagonista principale proprio l’americano, che con le sue imprese fu capace di toccare corde nascoste nell’opinione pubblica e nei mass media internazionali.

Ci volle un po’ di tempo, però, per vedere Fischer raggiungere il vertice del mondo, nel 1972 come tutti sappiamo, mentre Tal nel Torneo dei Candidati 1962 a Curacao (vinto da Petrosian con mezzo punto su Geller e Keres) subì un’altra e definitiva delusione nel suo poco fortunato cammino mondiale, giungendo ultimo. Fischer & Tal: due campioni che hanno lasciato una firma immortale nella storia del nostro gioco.

 

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