Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

La rivolta

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(Fabio Lotti)
A mezzanotte si ritrovarono tutti al centro della scacchiera. Bianchi e neri. Come stabilito il giorno precedente attraverso il passaparola. Non ne potevano più di regole e regolette stabilite da quel dittatore dell’uomo.

Il primo a parlare fu il Re bianco anche a nome dell’altro. Alto, forte, robusto dal piglio allo stesso tempo aristocratico e popolare “Amici, compagni di sventura, siamo sottoposti ad una vera e propria schiavitù da parte dell’uomo! Non siamo liberi delle nostre azioni ma soggetti a leggi ingiuste che reprimono la nostra libertà. Perfino noi Re”, e qui alzò vigorosamente le braccia mostrando la corona, “dico, perfino noi Re costretti a muoverci soltanto un passo per volta come degli autentici prigionieri, e a ricevere delle stilettate tremende, che i nostri carnefici definiscono vigliaccamente “scacchi”, fino all’ultimo che ci toglie la vita. E’ ora di sollevarci, di passare all’azione, di riprenderci la nostra libertà. Fin dalla prossima partita!”. Un urlo, un boato di consensi partì dalla schiera fremente insieme ad un applauso incontenibile. Ognuno poi disse la sua, continuando con la Regina nera anche a nome dell’altra che le stava accanto. Belle e immortali come dee “Noi, invece, siamo costrette a volteggiare incessantemente di qua e di là anche nei momenti di infinita stanchezza, quando le forze ci mancano e avremmo bisogno di un po’ di riposo. Schiave abbrutite del movimento perpetuo. Ma spezzeremo le nostre catene!”. Poi fu la volta degli Alfieri che non ne potevano più di vicolare per traverso come granchi lungo le diagonali, come se avessero paura ad affrontare il nemico a viso aperto “Anche noi abbiamo diritto di andare dove vogliamo!” urlarono all’unisono. I Cavalli, dopo avere scalpitato e nitrito a lungo, misero in chiaro che il salto a elle, non solo li sfiancavano ma che era una vera propria idiozia di una mente malata e perversa “Il salto ad elle, un’idea assurda e mostruosa di esseri assurdi e mostruosi!”. Non avrebbero saltato più ma sarebbero avanzati come pareva loro anche a piccolo trotto. Altre urla di consenso, altri applausi…

Quando la parola fu presa dalle Torri si alzò un silenzio di tomba. La loro voce cavernosa e roboante fece tremare tutta la scacchiera “Noi”, dichiararono all’unisono “vogliamo avere la massima libertà sin dall’inizio senza che lo stupido arrocco ci tenga recluse per troppo tempo. E vogliamo andare per dritto e per traverso come più ci piace!”.

Quello dei pedoni fu l’intervento più duro. Schizzarono rabbia da tutti i pori incatenati per tanto tempo in regole assurde: un passo per volta sempre avanti, massimo due all’inizio, la cattura solo di lato ma, soprattutto, la terribile trasformazione all’ottava traversa peggio che nella bolgia dei ladri di dantesca memoria. “Basta sacrificarci come carne da macello e farci morire di dolore quando arriviamo in fondo. Basta, ribelliamoci!”. Finiti gli interventi tutti giurarono su ciò che era stato convenuto e ritornarono nelle loro “case”.

Il giorno seguente due uomini furono trovati uccisi davanti ad una scacchiera orrendamente trafitti al volto e alla gola. Unico indizio i pezzi sanguinanti. Nessuno riuscì a trovare l’assassino.


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

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