Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Quando la posizione sovrasta il materiale: la battaglia di Salamina

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Caruana-Nakamura LCC2016

(Ivano Pedrinzani)
Ci sono momenti nella Storia, così come nella vita di ognuno di noi, che rappresentano punti di svolta, avvenimenti dei quali, al momento del loro verificarsi, cogliamo sicuramente la valenza momentanea, ma che solo a campo lungo, noi, o altri dopo di noi, riusciamo ad inquadrare nella loro effettiva importanza.


Che’ alcun degl’Immortali
Di Tantalo la pietra
Alle argolliche posse
Dura prova inegual, di noi rimosse
(traduz. Borghi)

Così il contemporaneo Pindaro canta la battaglia di Salamina, paragonando l’immane sciagura che rischiarono i Greci (ovvero il pericolo della schiavitù) alla rupe di Tantalo (la rupe incombente, uno dei supplizi del Re di Lidia), per rimuovere la quale non bastavano gli sforzi umani.

 Il 23 settembre del 480 a.C. la flotta greca infligge una pesante sconfitta alla flotta di invasione dell’imperatore persiano Serse che, dopo quel giorno, probabilmente capì che non avrebbe più conquistato la Grecia. I Greci cantarono il mantenimento della loro libertà, gli Storici, vista l’incommensurabile eredità e quindi l’influenza che la cultura greca ha lasciato al mondo occidentale come noi lo conosciamo, meditarono, invece, su come, nel caso di diverso epilogo a Salamina, l’eventuale dominazione persiana sulla Grecia avrebbe potuto cambiare l’evoluzione della nostra civiltà.  


Anche nella vita di uno scacchista, mutatis mutandis, ci sono delle partite che rappresentano una svolta, quelle in cui si afferma una propria supremazia che da quel momento non sarà più messa in discussione… almeno fino al momento in cui all’orizzonte non comparirà un nuovo antagonista ad approfittare del nostro inevitabile declino.

Oggi noi tutti consideriamo Caruana sicuramente il più forte giocatore USA, ma è sempre stato così? Quando abbiamo avuto la definiva certezza di tale supremazia?

Caruana passò alla Federazione USA nel giugno del 2015 e all’epoca erano tre i giocatori a stelle e strisce nei primi dieci del mondo: lo stesso Caruana, Nakamura e So, distanziati tra loro da pochissimi punti Elo. Caruana veniva dall’apoteosi del Sinquefield 2014 con la più grande performance di un giocatore nella Storia, ma il periodo di appannamento successivo al cambio di Federazione aveva fatto a molti storcere il naso quando, alle Olimpiadi, nel settembre del 2016, era stato schierato come prima scacchiera (peraltro con buoni risultati). Anche qui bisogna arrivare ad una data, il dicembre del 2016, al London Chess Classic, allorché la Caruana – Nakamura si concluse in un’apoteosi di calcolo combinatorio e dimostrazione di comprensione del gioco che non ammise più repliche. Anche in questo caso i commentatori si prodigarono a tessere le lodi su di una bellissima partita, ma non tutti colsero la definitiva affermazione di una supremazia che non sarebbe più stata messa in discussione.

Entrambi gli eventi, sia quello storico di cui noi tutti siamo figli, sia quello scacchistico, fortunatamente meno impattante fuori dal nostro mondo, furono segnati da un preciso sfruttamento delle forze disponibili e dal loro utilizzo in una precisa situazione del campo di battaglia che fosse questa la baia antistante l’isola di Salamina (Grecia) o – come vedremo – la scacchiera di Londra dopo il sacrificio di Donna.


Ma andiamo con ordine: sono passati esattamente 10 anni dalla battaglia di Maratona (era l’agosto o forse il settembre del 490 a.C.), allorquando Davide sconfisse Golia. Atene, una città che all’epoca contava più o meno 140.000 abitanti, pressoché da sola, aveva sconfitto l’esercito dell’Impero Persiano, un impero che si estendeva dall’Indo all’Egitto e con una popolazione compresa tra i 20 e gli oltre 30 milioni di abitanti. Dario il Grande è costretto a ritirarsi e a rinunciare al suo piano di vendicarsi dell’aiuto della polis greca alle colonie ribelli. Nel 486 a.C. l’imperatore Dario, mentre meditava la vendetta solo ritardata da una rivolta in Egitto da domare, muore all’età di 36 anni e gli succede il figlio Serse. Serse ha solo una idea in testa: ripartire là dove si era fermato il padre.

Fonte http://www.mappagrecia.it/

Il nuovo imperatore studia con i suoi generali le “partite” precedenti e i punti di forza del suo avversario; l’obiettivo è portare l’immenso esercito persiano a dilagare in Tessaglia e Beozia, asservire Atene, scendere lungo l’istmo di Corinto e mettere a ferro e fuoco il Peloponneso.  Ogni cosa va studiata, ogni errore compiuto precedentemente deve essere analizzato. Per l’esito negativo della campagna di Dario vengono individuati due fattori:

1) la tragedia che nel suo tragitto aveva decimato la flotta, incorsa in una disastrosa tempesta durante la circumnavigazione del promontorio del Monte Athos, zona sempre sferzata da forti venti (quel passaggio pericoloso era stato pagato  con l’affondamento di 300 triremi e la morte di oltre 20.000 uomini);

2) la difficile marcia che aveva dovuto affrontare la fanteria, in parte costretta anche ad essere trasportata via mare e, quindi, limitata per numero. Le soluzioni trovate sono incredibili, frutto di un’accurata (come diremmo noi scacchisti) preparazione casalinga e aventi anche lo scopo di dimostrare al mondo intero la potenza e la ricchezza dell’impero persiano: l’esercito di oltre un milione di uomini avrebbe marciato tutto via terra passando dalla Lidia alla Tracia e da qui alla Macedonia per scendere quindi nella penisola greca. Per l’unico tratto di mare non aggirabile fu ideato quello che è rimasto nella storia come il ponte di barche sull’Ellesponto, là dove il tratto di mare si restringeva a sette stadi (1200 mt): 674 navi tenute insieme da gomene e disposte su due bracci obliqui per assecondare la corrente. Sulle corde, tese tramite argani dalle rive, furono sistemate fascine e poi terra pressata; ai bordi uno steccato per evitare la paura degli animali alla vista del mare. Erodoto descriverà il passaggio delle truppe su tale meraviglia ingegneristica come un’incredibile parata scenografica.                     

Per la flotta che doveva invece assicurare le riserve e gli approvvigionamenti per la fanteria una volta che, superata la Macedonia, si fosse addentrata in zone al più neutrali (Tessaglia e Focide) o dichiaratamente nemiche (la zona di Delfi e l’Attica), si doveva pensare come evitare il promontorio del Monte Athos e i suoi mari in continua tempesta. Fu data vita ad una ulteriore ciclopica opera di ingegneria, il cosiddetto Canale di Serse ovvero lo scavo di un canale che tagliasse l’istmo (il primo venendo da oriente delle tre propaggini della penisola Calcidica). Un canale secondo stime moderne che doveva essere lungo 2 km, largo almeno 25 mt e profondo 15 metri. L’opera, dichiaratamente sproporzionata come ammise anche Erodoto, aveva ovviamente ulteriori scopi: continuare la guerra psicologica del pre- partita, dimostrando al mondo la potenza dell’Impero

E i greci?

Dopo la vittoria di Maratona gli Ateniesi, scampato il pericolo e incensati perché da soli avevano sostenuto e fermato l’avanzata Persiana, avevano riavviato i loro commerci e il pericolo più incombente che vedevano erano i continui atti di pirateria dei vicini di casa Egineti che infestavano il mare tra l’Attica e il Peloponneso. Pochi intuiscono che il vero pericolo tornerà da Oriente. Temistocle, fra loro, arringa la folla per convincerla a impegnare l’inattesa ricchezza proveniente dalla scoperta di un filone di argento sul monte Laurion, non per suddividerlo tra i cittadini, come era consuetudine, ma per dare vita al più imponente piano di potenziamento della flotta da guerra mai visto. E lo fa cavalcando la paura degli Egineti che rovinano il commercio, mentre lui pensa in realtà ai persiani.


Torniamo al London Chess Classic: il parterre è come al solito di eccezione. Di fatto, a parte i due top player appena usciti dalle fatiche del mondiale (Carlsen e Karjakin), vi sono i primi 10 giocatori del mondo: Caruana (n. 2 del mondo secondo la classifica Elo), So (n.5 del mondo) che sta attraversando un momento di forma strabiliante, Nakamura (n. 9 del mondo). I tre giocatori americani sono divisi da soli 44 punti Elo. Caruana è in ripresa, So deve chiudere il 2016 come il suo anno d’oro, Nakamura come sempre il più combattivo e imprevedibile. Per i tre si tratta di un torneo nel torneo: non è tanto chi avrà l’Elo più alto a fine torneo, o chi si classificherà primo in una competizione dove si sa già che le patte la faranno da padrone (tutto sommato comunque alla fine saranno “solo” 30 su 45 incontri), ma chi dimostrerà di poter essere l’uomo su cui puntare per la scalata al trono mondiale.

A conclusione tutto il podio sarà americano con So primo a 6 punti (3 v, 6 =, 0 s), Caruana secondo a 5,5 (2 v, 7 =, 0 s), Nakamura terzo a 5 (3 v, 4 =, 2 s). Nakamura si conferma come l’uomo delle partite decisive, ben 3 vittorie ma anche 2 sconfitte ma, ahimè, proprio contro i due giocatori dallo stesso passaporto. Sarà comunque la Caruana – Nakamura, giocata al sesto turno, giovedì 15 dicembre 2016, a rimanere nella mente di ognuno di noi.

Caruana-Nakamura al London Chess Classics 2016 – Foto di Lennart Ootes


Ci fermiamo qui e facciamo un nuovo salto indietro di 2500 anni.

Temistocle
Di Ernst Wallis et al – own scan, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11587213

E’ il 481 a.C. e l’esercito persiano marcia verso la Grecia. Le polis greche, da sempre in conflitto tra loro, vista la comune minaccia, rispondono all’invito di Temistocle e si riuniscono a Corinto per far fronte contro il nemico. Trentuno polis si uniscono in una symmachia (alleanza militare). Le operazioni di terra vengono affidate agli Spartani, la flotta agli ateniesi di Temistocle, Atene è infatti l’unica città che negli ultimi anni ha impiegato molto del suo budget per rafforzare la flotta e che oggi dispone di 180 trireme rispetto alle 380 della flotta complessiva greca così come riportato da Erodoto (dopo Atene le flotte più numerose erano quelle di Corinto con 40 triremi e di Egina con 30). E’ indubbiamente un grande successo diplomatico considerato che molte delle polis presenti alla riunione erano in quel momento in lotta fra loro. Il piano è abbastanza semplice: considerata la grande disparità di forze in campo l’esercito di terra cercherà di bloccare l’avanzata persiana alle Termopili, a pochi chilometri da Delfi, in Focide. Si tratta di uno stretto passaggio, in una gola impervia, dove il numero potrebbe essere non determinante. Contemporaneamente la flotta greca ingaggerà quella persiana a Capo Artemisio per impedire che la flotta nemica circumnavighi a nord l’isola Eubea e prenda alle spalle i difensori delle Termopili. Sappiamo tutti come finì: il contenimento a Capo Artemisio di fatto funziona ma i persiani, forse per un tradimento, trovano un passaggio montano per aggirare il blocco alla Termopili. Lo spartano Leonida, che comanda i difensori alle Termopili, resosi conto dell’ineluttabile epilogo, manda via i soldati delle città alleate e rimane con poche centinaia di Spartani ad immolarsi per dare tempo ai Greci di riposizionare le proprie difese.

Il lungo viaggio dell’armata persiana

E’ il momento più difficile per i Greci con l’Attica e tutta la Grecia centrale ormai indifese. Si decide l’evacuazione di Atene con gli abitanti che via mare vengono portati a Egina e Salamina (di lì a poco Atene sarà infatti saccheggiata), mentre i capi greci si riuniscono nuovamente. Data per persa Atene, il nuovo piano prevede il blocco terrestre nel sud dell’istmo di Corinto per impedire che i persiani conquistino Corinto e dilaghino nel Peloponneso verso Argo e Sparta. La flotta, che ha abbandonato l’Artemisio, dovrà, invece, posizionarsi a est dell’Argolide per tentare di impedire sbarchi diretti nel Peloponneso. Il piano, di fatto, accetta la perdita definitiva di Atene. Temistocle non può accettarlo, minaccia il ritiro della flotta ateniese che come abbiamo visto pesa quasi per il 50%, rendendo pertanto impossibile il piano B. Si raggiunge un compromesso: l’esercito di terra si posiziona come previsto sull’istmo di Corinto, la flotta, invece di andare direttamente a sud di Egina, si addentrerà prima nello stretto di Salamina ovvero nello specchio di mare ristretto che divide Atene e l’antistante isola. L’idea di Temistocle, che può contare complessivamente su meno di 400 trireme rispetto alle 1000 dei persiani, è quella di scontrarsi in territorio ristretto, davanti ad Atene. In pratica anche Temistocle, come Caruana, pur in quel momento di forte inferiorità di fuoco, per scelta o meno, ritiene di potersela giocare se il campo sarà ristretto… ovvero se si giocherà su sole tre traverse.

L’imponente flotta persiana intanto pregusta la sicura vittoria stante la disparità di materiale presente sulla scacchiera. Saputo che Temistocle ha portato le sue navi nella stretta baia di Salamina, giunta notizia (diffusa ad arte) che la flotta greca stia scappando per mettersi in salvo, Serse, invece di proseguire subito verso il Peloponneso, decide di seguirla per annientarla. L’imperatore è talmente sicuro che manda parte della flotta (gli alleati egiziani) a circumnavigare Salamina per chiudere ogni via di fuga alla flotta avversaria, mentre il grosso la segue per arrivare allo scontro. Serse si fa anche costruire una sorta di trono sul monte Egaleo, che domina centralmente quello specchio di mare, per godersi lo spettacolo.

Salamina: la probabile disposizione delle flotte. Si gioca su tre traverse!

Le fasi della battaglia non ci vengono raccontate da un “PGN” facilmente analizzabile con un motore come accadrebbe per una partita a scacchi, ma da fonti diverse e non sempre concordanti. Oltre al racconto dello storico Erodoto, posteriore di circa mezzo secolo (che peraltro non dà una visione di insieme ma si sofferma su singoli momenti della battaglia) e sul quale avanza qualche dubbio Plutarco, abbiamo la descrizione del poeta Eschilo ne “I Persiani”, ateniese che partecipò alla battaglia, sulla cui narrazione però possono ovviamente pesare, oltre alle comprensibili valutazioni di parte, anche naturali esigenze artistiche.

E’ un dato di fatto che nel momento in cui Temistocle ingaggia la battaglia, pur con un forte deficit di materiale, è riuscito comunque a volgere a suo favore tutte le altre condizioni. Il braccio di mare è largo meno di due chilometri ed è molto corto (si giocherà su “poche traverse”); la forte brezza che si incanala nello stesso come ogni giorno all’alba rende meno agevole governare le navi; le triremi greche appaiono più agili come può esserlo un pezzo leggero negli scacchi; i marinai greci, dato il posizionamento delle flotte, “vedono” di fronte a loro Atene, la patria da riconquistare. Le possenti navi persiane soffocano nella ristrettezza di spazio e anzi, dopo il primo scontro, quando la prima fila persiana indietreggia, la stessa finisce per scontrarsi con le altre navi amiche. I vascelli ormai in procinto di affondare e non più governabili aumentano la confusione mentre il mare inizia a ricoprirsi di relitti e uomini che affogano. La ritirata della prima linea persiana rende impossibile l’avanzata della seconda e terza linea, molti vascelli finiscono per incagliarsi, altri finiscono per scontrarsi tra loro. In un gigantesco effetto domino la fuga delle prime navi coinvolge quelle successive e la ritirata disordinata, la pesante sconfitta, diventa ineluttabile. Alla fine circa 300 navi persiane furono distrutte contro le 40 greche.

Dopo la pesantissima sconfitta di Salamina Serse decise di tornare in patria, mentre l’esercito persiano, guidato dal generale Mardonio, sarà definitivamente sconfitto a Platea. I greci hanno salvaguardato la loro libertà.


Guardiamo ora l’epilogo della Caruana – Nakamura riprendendo il filo là dove lo abbiamo lasciato, alla 19ma mossa.

Lo scacchismo USA ha un nuovo indiscusso n.1 e Caruana si appresta a reclamare il diritto di affrontare Re Magnus.

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