Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Asimov: fra 100.000 anni soltanto gli scacchi saranno uguali!

4 min read

(Adolivio Capece)
Chi non conosce, almeno di nome, Isaac Asimov, lo scrittore forse più celebre e prolifico nella storia della fantascienza?
Asimov nacque a Petrovici (Russia) il 2 gennaio 1920 per cui quest’anno è stato celebrato il centenario della nascita.

Era un grande appassionato di scacchi: in A Memoir, Autobiographyscrisse: “Le sconfitte negli sport fisici non mi hanno mai creato problemi, ciò che mi disturba sono le sconfitte a scacchi”.
Un suo aforisma recita “Nella vita, a differenza degli scacchi, il gioco continua dopo lo scacco matto.
Morì a New York, dove fin dal 1923 la sua famiglia si era trasferita, il 6 aprile 1992.

Asimov fu in un certo senso precursore degli ‘scacchi tridimensionali’ che poi furono ideati per la serie ‘Star Trek’: nel racconto breve ‘A Perfect Fit’ descrisse infatti un gioco di scacchi che prevedeva l’uso di otto scacchiere impilate una sull’altra.

Ma il suo romanzo in cui gli scacchi sono protagonisti è ‘Paria dei cieli’ (titolo originale ‘Peeble in the sky’), tanto che Asimov vi inserì una intera partita.

Scritto nel 1949, è l’ultima parte della Trilogia dell’Impero: Asimov ipotizza che il personaggio principale, Schwartz, sia proiettato di oltre centomila anni nel futuro e si ritrovi sulla Terra nell’anno 827 dell’Era Galattica dove incontra Grew, che diventa sua guida in quel mondo completamente nuovo e sconosciuto; l’Impero comprende più di duecento milioni di pianeti!

Praticamente tutto è completamente cambiato, soltanto una delle antiche usanze dell’umanità è rimasta immutata: gli scacchi!

Scrive Asimov (riprendiamo dalla edizione degli Oscar Mondadori, 1988, cap. 11, pag. 124):

“… A parte i nomi dei pezzi, gli scacchi non erano cambiati: erano proprio come Schwartz li ricordava e questo lo confortò … Grew parlò a Schwartz delle variazioni che il gioco aveva subito. C’erano gli scacchi a quattro mani, in cui ogni giocatore aveva una scacchiera che toccava le altre ad angolo mentre una quinta occupava lo spazio al centro ed era detta Terra di Nessuno … C’erano le varietà popolari, in cui le posizioni di partenza dei pezzi venivano decise dal lancio dei dadi (una specie di Fischer Random – NdR) … Ma il gioco base, originale e immutabile, era lo stesso.”

Viene spontaneo notare che Asimov scrivendo che ‘il gioco base degli scacchi  “originale e immutabile” era sempre lo stesso dopo più di centomila anni’ dimostra che doveva davvero amare molto gli scacchi…

Ma proseguiamo nella nostra breve sintesi.

Tra Grew e Schwartz inizia una lunga serie di partite. Schwartz, che non aveva una conoscenza approfondita della strategia e della tattica degli scacchi, all’inizio le perse quasi tutte; poi le cose cambiarono (anche perché Schwartz era stato sottoposto ad un trattamento mentale, che cominciava a dare i suoi frutti) e le sconfitte si fecero meno frequenti.

Poco a poco Grew si fece lento e cauto, prese l’abitudine di fumare la pipa fra una mossa e l’altra e finalmente dovette rassegnarsi a perdere in modo sempre più smaccato ed umiliante.

Ad un certo punto Asimov riporta dalla prima all’ultima mossa una intera partita!

Schwartz mentre gioca interroga il suo avversario sulle condizioni della Terra e dell’umanità, senza distrarsi dal gioco, così vince in poche mosse con una discreta combinazione finale.

La partita è graziosa ed è stata veramente giocata, nel 1924 nel Campionato dell’Unione Sovietica.

Grew – Schwartz, ovvero Boris Verlinsky – Grigorij Levenfish
Campionato URSS, Mosca, Settembre 1924

Ricordo qui che Isaac Asimov fu anche una delle prime persone ad aver parlato di “programmi” scacchistici (da: ‘Domani – 71 sguardi su un futuro migliore’, ‘L’importante è giocare’, di I.Asimov, edizioni Interno Giallo)

Leggiamo insieme:

“… Anche se non sarà mai possibile analizzare fino in fondo gli scacchi, molti programmi basati su principi generali permettono al computer di giocare in modo eccellente. Una volta che una persona abbia imparato a muovere i pezzi, può mettersi subito a giocare e, naturalmente, farsi sconfiggere dal computer.

I giocatori umani possono però trarre profitto dai propri errori e questo possono farlo meglio giocando con un computer piuttosto che con un’altra persona.

Il computer, dopotutto, non si stanca, non si irrita, non insulta l’avversario e non ha fretta di andarsene perché ci sono altre faccende che lo aspettano. Lo si può usare quando si vuole e al livello scelto dall’utente. Alla fine il giocatore umano imparerà a vincere e a quel punto nel computer potrà essere inserito un programma più complesso: la macchina diventerà così un avversario più agguerrito e la strategia del giocatore migliorerà ulteriormente”.

Di Isaac Asimov, il cui corpo fu cremato e le cui ceneri furono disperse per sua esplicita volontà, porta oggi il nome (“5020-Asimov”) un asteroide scoperto nel 1981 e che orbita tra Marte e Giove. Fra 100.000 anni anche lui ci sarà ancora!

1 thought on “Asimov: fra 100.000 anni soltanto gli scacchi saranno uguali!

  1. Bell’articolo su Isaac Asimov uno dei miei scrittori preferiti che è stato in grado di prevedere il futuro e di immaginare una società in cui c’era la convivenza tra esseri umani e robot scrivendo le tre e leggi della robotica nel 1942, laureato in fisica è stato anche un buon insegnante e ha scritto un libro che è stato utilizzato come testo scolastico nei paesi anglosassoni . Il fatto che poi fosse anche un appassionato di scacchi ne da una immagine ancora più interessante. Grazie per questo articolo e per gli altri che vengono pubblicati quotidianamente che leggo sempre con grande interesse. Il binomio scacchi – cultura è importante per dare profondità al nobil giuoco.

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