Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

E ora Mazzinghi incontrerà Beggi?

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Un ricordo personale dell'incontro con il grande pugile recentemente scomparso: chissà che ora non si trovi tra le nuvole con il Maestro Beggi a sorseggiare un buon Chianti ...

(Antonio M.)
Era una sera non tanto fredda di un inverno di metà degli anni Novanta. L’albergo a Pontedera non aveva il ristorante e decisi di non prendere la macchina, con la quale facevo tanti chilometri per lavoro, e di fare una passeggiata cercandone uno. All’epoca non esistevano gli smartphone con Google che ti mostrava tutti i ristoranti in zona e si partiva “all’avventura”. Certo, per strada non c’era nessuno a cui chiedere indicazioni e chissà perché non lo avevo fatto alla persona in reception.

Dopo ben venti minuti ero incerto se tornare indietro o continuare fino a quando, con un po’ di apprensione, mi avventurai in un sottopasso (no, non c’era stato un improvviso calare della nebbia come in un classico film horror!), dopo una trentina di metri ne uscii indenne (!) e dopo qualche minuto arrivai finalmente davanti alle porte di quanto cercato. Mi guardai intorno e mi accorsi di essere l’unico avventore. “Sarà il fatto che è un giorno feriale” mi dissi ed entrai.

Nella sala c’era un omone al banco, che mi accolse con un sorriso e che salutai; subito dopo incrociai lo sguardo del cameriere che mi stava venendo incontro dandomi il benvenuto e dicendomi che potevo sedermi dove volevo. Scelsi un tavolo perché attratto da una gigantografia in bianco e nero di due uomini che si fronteggiavano su un ring in un incontro di boxe, che si trovava nella parete di fronte. Non potei fare a meno di notare qualche somiglianza di uno dei due con il primo uomo incontrato e siccome non mi faccio mai gli affari miei o, se vogliamo dirla in una maniera più delicata, sono uno curioso di natura, cominciai a fare delle domande prendendola un po’ alla larga: “… ma chi è quel pugile sulla destra nella foto?” chiesi al cameriere, indicando quello che per me somigliava alla persona al banco; “ma come chi è? È stato un famoso campione del mondo italiano, Sandro Mazzinghi!”

Come un Campione del Mondo! Io di italiani conoscevo Nino Benvenuti che avevo visto combattere quando ero ancora bambino e di cui, purtroppo, ricordo bene la parte finale del primo combattimento con Monzon visto in diretta, dove fu messo all’angolo ed abbattuto dalla furia argentina, cosa per la quale ci rimasi molto male. Poi, in età adulta, apprezzai un tecnico e longilineo Patrizio Oliva che a chi gli rimproverava la sua scarsa attitudine all’attacco ed a correre rischi, rispondeva semplicemente: “I cazzotti fanno male” e per questa non virile verità detta così, chiaramente senza paura di essere etichettato per quello che poi non era, mi rimase sempre simpatico. Per finire con un altro pugile che rimase impresso nella mia mente che era stato Francesco Damiani, con la corporatura più massiccia di un peso massimo e dalla forza devastante. Ma di Mazzinghi non avevo mai sentito parlare, perché? Certo, non ero un esperto di pugilato, ma bene o male qualcosa ne masticavo.

A quel punto la persona al banco si avvicinò per darmi la conferma di quello che oramai appariva evidente: era lui uno dei due pugili della foto ed era lui l’ex Campione del Mondo e quando mi chiese se avessi mai sentito parlare di lui, ero pronto ad aspettarmi un bel diretto quando non potei che confessargli la verità!

Qui i ricordi si confondono, con una nebbia che cala e non ti fa distinguere bene quello che veramente ricordi da quello che in realtà pensi di ricordare. Di fatto ho davanti agli occhi l’immagine di lui che prende dei vecchi ritagli di giornale che parlavano delle sue imprese. La cena era oramai passata in second’ordine e gli feci delle domande, tra le quali una che forse era meglio evitare: “Ma allora perché di Benvenuti se ne parla ancora, anche in televisione e di lei non c’è traccia?” La risposta fu che lui non amava la ribalta mediatica, mentre Benvenuti sì. E sì, come il dualismo tra Bartali, altro toscanaccio, e Coppi, dove il primo era sempre schivo, più operaio e concreto e l’altro più prima donna ed osannato, ma entrambi immensi campioni.

Lui fu un vero campione, con 69 incontri ufficiali di cui 64 vinti e solo 3 persi, con 2 con risultato non assegnato (in gergo “no contest”), vincendo due Campionati del Mondo ed uno Europeo.

Sotto riportato un breve video della parte finale di uno dei suoi incontri più famosi, quello con Ki-Soo Kim a Milano nel 1968, dove rientrò in possesso del titolo mondiale dei pesi medi junior.

Non so se il ristorante fosse il suo o di un amico che aveva messo lì la sua gigantografia come omaggio al campione, ma so solo che quando ne uscii ero convinto di essere stato ed aver cenato nel ristorante di un grande campione a me fino ad allora sconosciuto: Alessandro Mazzinghi.

Mentre camminavo tornando all’albergo non mi capacitavo di come non ne avessi mai sentito parlare, non avessi mai sentito parlare di un pluricampione del mondo, anche se a dire il vero ero nato praticamente nell’epoca quando lui era già un affermato pugile da svariati anni ed alla fine un ragazzo quando lui smise di combattere definitivamente. Ma allora perché mi ricordavo bene di Benvenuti, suo coetaneo, e di lui no? Forse perché di questi avevo visto un combattimento da bambino, di cui mi chiedo ancora come faccia a ricordarlo vista la tenera età (invero, di quello stesso anno ho un altro ricordo nitido: Italia contro Brasile di Città del Messico, disputata qualche mese prima e che fu un’altra grande delusione). Diedi la colpa ai media, con un Benvenuti più “borghese”, un poco più alto e sicuramente più longilineo, e diciamocelo, bello, tanto da essere amato dalle donne e soprannominato per questo “il fidanzato d’Italia” ed alla fine, quindi, più personaggio da rotocalchi. Ma di questo oggi non ne sono più tanto sicuro, visto che penso che nella mia età dell’intendere, l’eco dei successi di Mazzinghi si erano appena sopiti, ed io ero semplicemente arrivato tardi per conoscerli.

Comunque, alla fine fui contento per un incontro inaspettato e per una piacevole serata in compagnia che mi portai dentro per parecchio tempo. Dannazione! Avessi potuto avere uno smartphone avrei sicuramente fatto un selfie con lui e la gigantografia alle nostre spalle (cosa per la quale, in realtà, non è che sia granché portato)! Ma soprattutto, rimasi così spiazzato dall’apprendere la cosa, che non mi venne neanche in mente di chiedergli un autografo.

Ma voi direte: “cosa c’entra Mazzinghi con gli scacchi?”; “Ora ci dirai, con un colpo di teatro, che hai tirato fuori la scacchierina magnetica portatile ed avete cominciato a giocare?”. Le risposte sono molto semplici: “assolutamente nulla!” e “no, neanche per idea!”. È un omaggio ad un grande sportivo italiano, oggi sconosciuto ai più giovani, che ha portato con i suoi successi in alto il nome della nostra Nazione, in un momento, tra l’altro, in cui ce n’era veramente bisogno. Un grande personaggio scomparso di recente, il 22 agosto 2020 ad 81 anni, che porta via con sé un pezzo di storia dello sport italiano.

Però, a ben guardare dei punti di contatto tra boxe e scacchi si possono anche trovare. Il primo è che sono due sport di combattimento. Uno reale, fatto di uno scontro tra uomini, con due corpi che si affrontano, vengono a contatto, si strusciano, si avvinghiano con un miscuglio di emozioni, sangue, sudore, contatto, forza e violenza dal quale uno dei due emergerà vittorioso, ma dove entrambi porteranno con sé i segni e le ferite del combattimento per le quali ci vorranno medicazioni e giorni di riposo per riprendersi. L’altro stilizzato, un combattimento tra due eserciti che si affrontano su una scacchiera, cercando di provocare degli squilibri dove attaccare l’avversario nel suo punto più debole e costringerlo alla resa. Dove il tutto si esprime con altrettanta violenza, in questo caso solo immaginata e percepita, ma senza conseguenze fisiche per i due contendenti che guidano gli eserciti e che si affronteranno a fior di idee utilizzando tattiche, strategie financo affidandosi alla psicologia ed alla fine termineranno l’incontro sfiniti mentalmente e con altrettante ferite, ma questa volta solo morali e psicologiche, dalle quali però a volte ci vuole altrettanto tempo per riprendersi.

E poi un altro punto di contatto, è quello che accomuna Mazzinghi per identità territoriale ad un altro toscano della stessa provincia che ha avuto una grande importanza per lo scacchismo pisano: il Maestro Pierluigi Beggi. Chissà se i due si siano mai conosciuti o incontrati. Di sicuro entrambi hanno rappresentato personaggi di gran cuore ed amati da coloro con cui sono venuti in contatto. Ed ancora un parallelo più stringente è quello che porta Beggi a militare per la squadra del CREC “Piaggio” proprio di Pontedera, la città Natale di Mazzinghi, con la quale partecipò al Campionato italiano a Squadre di serie “A2” nel 2005.

Io non ho mai conosciuto Beggi, ma l’ho incrociato diverse volte in giro per i tornei, come quelli svolti negli anni Novanta a Montecatini. Anche se le prime volte che lo vidi furono quando giocò a Roma il Torneo “B” del Banco di Roma nel 1980, un appuntamento annuale che divenne la maggiore attrazione per tutti gli scacchisti della Capitale e non solo, visto l’alto livello del rating medio che raggiunsero i Tornei principali, quelli “A”. Diciamo che era oramai un maturo giocatore, anche se in quel torneo c’era un altro personaggio ancor più maturo e presenza fissa nei vari tornei italiani di quegli anni e di quelli a venire: Il Maestro Fide statunitense Stuart Wagman. Un personaggio caratteristico e veramente simpatico che divenne a tutti gli effetti italiano di adozione, visto che passò gran parte della sua vita in Italia e precisamente a Livorno, che per una curiosa coincidenza è proprio l’antagonista storica di Pisa!

Nei suoi anni migliori Beggi riuscì a raggiungere un ottimo livello, e pur non riuscendo mai ad acquisire alcun titolo Fide, ottenne nel 1963, al Torneo di Reggio Emilia, direttamente una norma di Maestro Internazionale. Nel corso della sua carriera si levò diverse soddisfazioni con giocatori molto forti ed alcuni di fama internazionale. Di rilievo la vittoria nel 1962 contro il pluricampione italiano Vincenzo Nestler in un campionato a squadre giocato a Lerici, la vittoria nel 1963, al torneo di Reggio Emilia sopra menzionato, contro il fortissimo MI Vincenzo Castaldi, altro pluricampione italiano ed anche lui toscano, la patta sempre nello stesso torneo contro il GM cecoslovacco Gedeon Barçza, e la patta con l’allora giovanissimo e già fortissimo MI ungherese Gyula Sax, di nuovo ad un torneo di Reggio Emilia nel 1973 che andiamo a vedere.

Sax l’anno successivo divenne Grande Maestro, a conferma della sua forza e poi, a suon di risultati, uno dei più grandi giocatori di scacchi ungherese. Era famoso per i suoi “occhi di ghiaccio” che quando analizzava diventavano delle fessure dalle quali non lasciava trasparire emozioni, con lo sguardo che sembrava “tagliare in due la scacchiera” come una lama affilata e che era meglio non incrociare. Una patta, quindi, di assoluto valore.

Beggi fu poi anche un valente ed apprezzato istruttore, con un carattere sempre pacato e disponibile al dialogo, ed in questo caso completamente in controtendenza con quello sanguigno ed istintivo di Mazzinghi.

Toscana, terra di santi, poeti, navigatori, inventori, scienziati, scrittori, artisti, ciclisti, pugili, scacchisti e chi più ne ha più ne metta! Grandi e meno grandi personaggi che hanno solcato queste terre lasciando, chi più, chi meno, la propria impronta come Sandro e Pierluigi.

E chissà se ora non si ritrovino magari tra le nuvole a sorseggiare un buon Chianti, mentre aspettano il Ginettaccio, anche lui sì veramente sanguigno ma altrettanto di cuore, che è sempre in ritardo perché si sa: ha sempre qualcosa da… rifare!

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