Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Aleksandr Fedorovich Ilyin Zhenevsky, lo scacchista che morì due volte

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(Riccardo M.)
Il 3 settembre del 1941 moriva per la seconda volta lo scacchista russo Aleksandr Fedorovich Ilyin, più noto a tutti col doppio cognome di Ilyin Zhenevsky. Nella immagine di copertina è con la moglie Taisiya Vyazovskaya.
Poco più di due anni prima era morto a Nizza, si sospetta assassinato, suo fratello Fjodor Fedorovich Ilyin, a sua volta più noto col cognome di Raskolnikov, proprio come il personaggio del romanzo “Delitto e castigo” di Fjodor Dostoevskij. Ma perché ho scritto “per la seconda volta”? Un passo alla volta!

Anzitutto devo dire che scrivo di lui (e del fratello Fjodor, di tre anni più grande) perché mi è parso che le movimentate due vite meritassero qualcosa in più delle striminzite tre righe che forzatamente poterono dedicargli A.Chicco e G.Porreca nel loro lontano “Dizionario Enciclopedico degli scacchi”.

Spiccata era la somiglianza fisica dei due fratelli Aleksandr e Fjodor, ma il carattere era un po’ diverso, anche se Fjodor ebbe un’influenza determinante sulla formazione umana e politica di Alexander: molto più calmo ed equilibrato, proprio come un riflessivo giocatore di scacchi, fu il nostro Aleksandr … e per fortuna!

Si scrisse che Aleksandr sarebbe nato il 16 novembre (secondo altre fonti il 28) del 1894 a San Pietroburgo in una nobile famiglia, quella dell’ammiraglio della flotta Fyodor Ilyin. Altre fonti parlano invece della famiglia di Antonina Vasilyevna Ilyina, figlia del Generale di Artiglieria V.M. Ilyin. Antonina Ilyina, che era commessa in una enoteca, avrebbe pertanto dato il suo cognome ai due figli, il cui padre pare esser stato Fjodor Alexandrovich Petrov, ex prete già vedovo che, come raccontò lo stesso figlio Fjodor, sarebbe morto suicida nel 1907, tagliandosi la gola.

Insomma, Aleksandr e Fjodor erano come due alfieri apparentemente dello stesso colore, ma in fondo piuttosto diversi, ma ancor più in fondo ancor più uguali viste le loro propensioni e la loro vita avventurosa e girovaga. In una lettera, Fjodor, convinto comunista, scrisse di essere stato da sempre fortemente ateo, benché battezzato col rito ortodosso, di non pregare mai e di non essere mai entrato in una chiesa. Anche Aleksandr Ilyin già nel 1902, a 18 anni, era membro attivo del partito comunista.

Fjodor Ilyin Raskolnikov

Aleksandr studiò dal 1904 nella scuola “Principe di Oldenburg” e poi dal 1907 nella “Vvdensky”, a San Pietroburgo. Nel 1909, a 14 anni, già leggeva le opere di Karl Marx e quelle di suo genero, lo scrittore cubano Paul Lafargue (1842-1911), che aveva sposato Laura Marx.

Nel febbraio del 1913, espulso dalla scuola per attività rivoluzionarie o forse a seguito di una semplice assemblea non autorizzata, fu mandato dalla madre a studiare in Svizzera, a Ginevra. E a Ginevra trascorse dei giorni anche un personaggio poi molto noto, Vladimir Ilyich Lenin (1870-1924), che da anni già lavorava per l’abbattimento del regime zarista e la sua sostituzione con un regime socialista. I due si conobbero e, come raccontò poi Aleksandr, ebbero a trascorrere del tempo insieme. “Vladimir Ilyich  mi invitò a visitarlo vicino a Cracovia, dove viveva in quel momento”.

Aleksandr Ilyin descrisse quei giorni della sua vita nel libro “Записки советского мастера” (“Appunti di un maestro sovietico”), che Botvinnik avrebbe definito “piccolo e meraviglioso libro”. Aleksandr restò a Ginevra circa 16 mesi, a studiare presso la Facoltà di Scienze Naturali e la Facoltà di Scienze Sociali della locale Università, e quei mesi bastarono a fargli conoscere perfettamente la lingua francese e a farlo innamorare della città, a tal punto che volle scegliere quale suo secondo cognome quello di “Zhenevsky”, o “Genevsky”, che appunto significa “di Ginevra”.

Nel frattempo batteva a scacchi quasi tutti quelli che incontrava e che lo sfidavano: era fortissimo! Nella primavera del 1914 vinse il Campionato di Ginevra. Tornò per le vacanze estive a San Pietroburgo proprio nei giorni in cui stavano precipitando gli avvenimenti in Europa a seguito del celebre assassinio, a Sarajevo il 28 giugno del 1914, dell’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando.

Il successivo primo agosto la Germania dichiarava guerra alla Russia dello zar Nicola II. Aleksandr Ilyin Zhenevsky non poté tornare a Ginevra, ma nel febbraio del 1915 partì come volontario e andò a difendere Varsavia dall’assalto delle truppe tedesche. Avvelenato dal gas nemico, fu ricoverato una prima volta in ospedale e salvato; in seguito i polacchi gli avrebbero conferito l’onorificenza chiamata “Croce di Anna”.

L’ufficiale F.F.Ilyin (Raskolnikov) e il guardiamarina A.Ilyin Zhenevsky, Pietroburgo, 1915

Recuperata la salute, non esitò a tornare in servizio nel luglio del 1915, al comando di un battaglione russo. Nei pressi di Piaski fu di nuovo ferito, stavolta molto più gravemente: era pressoché morto, ma i compagni riuscirono a salvarlo portandolo via per tempo dal campo di battaglia: aveva le gambe paralizzate, in parte anche le braccia, e una grave commozione cerebrale. Ma sopravvisse miracolosamente. In ospedale si scoprì che a causa del trauma aveva perso l’udito. Più tardi ci si accorse che aveva perduto anche la memoria. Sembra che avesse dimenticato tutto anche degli scacchi, perfino la disposizione iniziale dei pezzi e i loro movimenti!

Per sua fortuna capitò sotto le cure di un valente professore polacco e pian piano, dopo quasi un anno di trattamenti, recuperò quasi completamente e poté iniziare quella che potremmo chiamare la sua seconda vita dopo la scomparsa della prima e della memoria della prima. Gli rimase soltanto, da allora, uno spasmo nervoso, che fu descritto anche da Botvinnik: a volte Aleksandr prendeva d’improvviso a sfregarsi rapidamente le mani, sputando al contempo sopra la sua spalla sinistra.

Nel 1916 Aleksandr Ilyin, di nuovo in buona salute, tornava nella sua San Pietroburgo, cui nel frattempo avevano cambiato il nome in Pietrogrado dal momento che l’altro “suonava” troppo “tedesco”. Lì, per nulla spaventato dalle trascorse disavventure belliche di Polonia, si unì ben presto al movimento rivoluzionario e fu a capo del battaglione che con lanciafiamme e armi chimiche diede l’assalto, fra il 7 e l’8 novembre del 1917, al Palazzo d’Inverno, uno splendido edificio che per 185 anni era stato la residenza ufficiale degli Zar di Russia.

7/8.11.1917, rivoluzionari socialisti e bolscevichi a Pietrogrado

Nel frattempo il fratello Fjodor, anch’egli laureato alla scuola “Principe di Oldenburg” e poi arruolatosi in marina, era stato (luglio 1917) fra gli organizzatori dell’ammutinamento della fortezza marina di Kronstadt, quindi nel dicembre 1918 venne catturato dai britannici della Royal Navy mentre era al comando del suo cacciatorpediniere Spartak e, arrestato, finì per essere scambiato dopo un anno e mezzo con dei prigionieri di guerra inglesi. Quindi tornò al suo servizio in marina, essendo stato nominato comandante della flotta baltica.

Ma torniamo ad Aleksandr, che nel 1920 si trasferì a Mosca, dove seguitò a dividere la sua vita fra politica e scacchi e dove organizzò il primo importante torneo di scacchi fra sovietici. Questo torneo, che raccolse tutti i migliori del tempo (Alekhine, Blumenfeld, Levenfisch, Rabinovich, Romanovsky, Zubarev) e che vide Aleksandr stesso giocare e giungere 9°-10° su 16 partecipanti, fu in seguito riconosciuto come l’effettivo primo campionato di scacchi sovietico. Ilyin Zhenevsky avrebbe poi partecipato ad altri otto campionati dell’URSS (i primi sette, quindi il nono e il decimo), ottenendo i migliori piazzamenti nel 1923 (7°) e nel 1925 (6°).

Sempre nel 1920 Aleksandr divenne commissario dell’Amministrazione centrale dell’Accademia di istruzione superiore russa, ed ottenne l’inclusione degli scacchi in alcuni programmi scolastici.

Nel 1921 Aleksandr fu console in Lettonia e successivamente fu consigliere dell’ambasciatore sovietico in Francia e poi in Cecoslovacchia, a Praga, dove conobbe, e ne divenne amico, un giovanissimo Salo Flohr (1908-1983), il quale, perduti i genitori durante la prima guerra mondiale, si era trasferito lì con il fratello dalla natìa Horodenka (attuale Ucraina) e si guadagnava la vita giocando a soldi nei bar e caffè della città.

Intanto anche Fjodor Ilyin Raskolnikov aveva intrapreso la carriera diplomatica, e fu prima in Afghanistan, poi in Estonia, in Danimarca ed infine in Bulgaria.

Negli anni ’20 il movimento scacchistico in URSS cresceva molto rapidamente. I risultati del lavoro di Aleksandr Ilyin, e di chi gli fu intorno, sono stati enormi, inimmaginabili per un appassionato di altra parte del mondo di qualunque tempo. Pensate che nell’archivio di Stato di San Pietroburgo sono stati rinvenuti alcuni documenti. Tra questi una nota, pare firmata dallo stesso Aleksandr Ilyin, che forniva alcune statistiche: il 1° giugno 1925 (poco tempo dopo il torneo di Mosca di cui tra poco e in un prossimo articolo) si potevano contare nella sola città di Leningrado ben 226 circoli e 7190 giocatori di scacchi. Insomma, chiunque volesse, poteva andare a giocare a scacchi a due passi da casa!

Alla spinta iniziale di Aleksandr Ilyin fece seguito l’intervento decisivo, nell’intera URSS, di un noto uomo politico e giurista di quel tempo, Nikolaj Krylenko (1885-1938), che fu direttore, dal 1924 fino alla morte, della celebre rivista “64”.

Aleksandr Ilyin nel 1925, al 1° torneo internazionale della città di Mosca, sconfisse l’allora campione del mondo Josè Raul Capablanca e quindi ottenne il titolo onorifico di “Maestro dello sport dell’Unione Sovietica” grazie ai suoi notevoli risultati. Fu un torneo fortissimo quello del 1925 vinto da Bogoljubov su Lasker, basti considerare che due grandi giocatori quali Duz Chotimirsky e Samisch giunsero appena penultimi con appena 6 punti su 20. Ilyin “Genevsky”, decimo con 10,5 punti, ebbe la soddisfazione di battere, oltre Capablanca, anche altri due mostri sacri dell’epoca quali Romanovsky e l’americano Marshall.

Capablanca non dimenticò facilmente quella partita con Ilyin Zhenevsky, e nella sua biografia curata da Miguel Sanchez si legge che dopo aver perso quella partita egli si rivolse ad Hans Kmoch affermando “Ho giocato come un pazzo, e non voglio aggiungere altro”.

Nel 1926 e 1929 Ilyn Zhenevsky vinse il Campionato di Leningrado (ex San Pietroburgo) e nel 1932 divenne campione della Transcaucasia. Prende il suo nome questa variante della difesa Olandese: 1.d4,f5 2.c4,Cf6 3.g3,e6 4.Ag2,Ae7 5.Cf3,0-0 6.0-0,d6 7.Cc3,De8

Alexander Ilyin Zhenevsky è il secondo, seduto, da destra; il primo seduto a destra è Vyacheslav Ragozin

Aleksandr Ilyin Zhenevsky era una “penna” considerevole. Scrittore e giornalista, fu capo-redattore delle pubblicazioni “Foglio di scacchi” e “Scacchi in URSS” e lavorava sulla “Pravda” e sulla “Krasnaya Gazeta”. Tra i suoi libri di scacchi, i più degni di nota sono “Psicologia dell’errore” e la raccolta di partite del match Alekhine-Capablanca del 1927.

Nel 1927 fu anche pubblicato il suo libro “Alla conquista del potere, memorie del 1917“, un lavoro di rilievo, soprattutto per gli storici.

Nel 1932 sposò la pittrice, cantante, ballerina della “Leningrad Music Hall” e giocatrice di scacchi Taisiya Vyazovskaya. Era un amore che i contemporanei che li conobbero definirono “straordinariamente grande e sincero”.

Negli anni ’30 Aleksandr Ilyin Zhenevsky lavorò presso l’ambasciata dell’URSS a Parigi e poi a Praga. Da qui organizzò il match tra il “vecchio” amico Flohr e il campione sovietico Botvinnik (conclusosi sul 6 a 6). La vita di Salo Flohr, ebreo, e della sua famiglia, era però in pericolo in quegli anni e fu proprio grazie all’aiuto di Aleksandr che Flohr sarebbe riuscito nel 1939 a mettersi in salvo, trasferendosi a Mosca.

Anche il fratello Fjodor si dedicava intanto al giornalismo, alla letteratura e al teatro: fu caporedattore della rivista “Molodaya Gvardiya” e scrisse l’opera teatrale “Robespierre”.

Ma Fjodor Raskolnikov, non essendo uno scacchista, non aveva forse ben valutato il fatale errore che commise il 17 agosto del 1939, quando, entrato coraggiosamente in conflitto con Stalin e invano richiamato in patria dall’ambasciata di Sofia, inviò la lunga e celebre “Lettera aperta di Raskolnikov a Stalin”, che conteneva parole durissime contro il nuovo dittatore: “…. Stalin, il tuo “socialismo”, che ora ha trionfato, è tanto lontano dal vero socialismo, come la tirannia della tua dittatura personale non ha nulla in comune con la dittatura del proletariato ….  Tu hai coltivato una politica senza moralità, senza onestà, senza amore per l’umanità. …. Che cosa hai fatto della costituzione, Stalin? Tu hai screditato il socialismo, sopprimendo il malcontento con il terrore”. E Fjodor concludeva così: “… Prima o poi, il popolo sovietico ti metterà sul patibolo come traditore del socialismo e della rivoluzione, come il vero nemico del popolo, l’organizzatore della carestia e dei falsi giudiziari”.

Il successivo 12 settembre, a poche settimane da quella lettera, Fjodor Ilyin Raskolnikov terminava i suoi giorni cadendo dalla finestra di un albergo di Nizza, verosimilmente assassinato.

Da quel momento anche la carriera di Aleksandr Ilyin Zhenevsky ebbe un arresto. Tuttavia da mali peggiori lo riparò l’ammirazione di un personaggio politico importante come Vjačeslav Molotov, che lui aveva conosciuto nel lontano 1912. La sua vita continuò quindi a Leningrado, dov’era nato, e fra il 1939 e il 1941 lavorò nella sezione bibliotecaria di una casa editrice, avendo nel frattempo dovuto lasciare incarichi collegati al Commissariato Popolare per gli Affari Esteri.

Ma si avvicinava la seconda guerra mondiale e nell’agosto del 1941 venne decisa l’evacuazione della popolazione di quella tormentata città. Aleksandr e la moglie Taisiya il 1° settembre prendevano posto sul piroscafo Simferopol, lungo quella che venne chiamata appunto “La Strada della vita”, una strada d’inverno ghiacciata che sarebbe servita non solo ad evacuare gli abitanti di Leningrado ma anche a rifornire di tonnellate di cibo e benzina coloro che erano rimasti.

Due giorni dopo, mentre giungevano presso il molo di Novaya Ladoga, alla foce del fiume Volkhov, apparvero in cielo i bombardieri della Luftwaffe. Il frammento di un ordigno colpì in pieno Ilyin, tranciandogli una gamba. La moglie cercò di aiutarlo e riuscì a raggiungere l’ospedale, ma qui Alexander Fedorovich Ilyin-Zhenevsky si spense, stavolta per sempre, senza aver ripreso conoscenza. Sopraffatta dal dolore, Taisiya si suicidava dopo appena quattro giorni.

Lungo il canale Staroladozhsky alla foce del fiume Volkhov, nei pressi di Nuova Ladoga, una zona di edifici e cantieri sorta sul finire del XVIII secolo per ospitare depositi di vino e cibi, ed oggi parzialmente abbandonata. Qui trovò la sua “seconda morte” il nostro Aleksandr Ilyin Zhenevsky

Nel 1978 fu eretto un monumento sulla tomba di Taisyia e Aleksandr nel cimitero di Novaya Ladoga.

Il nome di Aleksandr Fedorovich Ilyin Zhenevsky è presente nel “libro della memoria” degli atleti di Leningrado che hanno dato la vita per la Patria. A partire dal 1988 ogni anno si tiene a Novaya Ladoga un torneo di scacchi denominato “Memorial Ilyin Zhenevsky”.

Il maestro internazionale ucraino Fedir Bohatyrchuk, professore di anatomia e radiologo, trasferitosi ad Ottawa (Canada) nel 1948, uno che odiava i comunisti e che non nascose mai di aver collaborato con i nazisti, così si esprimeva su Aleksandr Ilyin: “Si poteva discutere con lui di ogni argomento, anche quello più scivoloso, senza nessuna paura, perché lui era un comunista che aveva un volto davvero umano”.

L’opinione di Bohatirchuk era condivisa da tutti coloro che ebbero la fortuna di conoscerlo: “Era come un angelo, una persona incredibilmente degna di stima”, scriveva Mikhail Botvinnik nel suo “Ritratti”.

E a quell’uomo così rispettabile e onesto UnoScacchista ed io avremo il piacere di dedicare, più in là, un secondo articolo.

Ilyin Zhenevsky e la moglie Taisiya Vyazovskaya

Fonti:
ruchess.ru, e3e5.com, spbdnevnik.ru (A.Morozov), shashimat.org, volhovogni.ru, spbtombs-walkeru.narod.ru, chessmateok.com, fedy-diary.ru, L’Italia Scacchistica.

2 thoughts on “Aleksandr Fedorovich Ilyin Zhenevsky, lo scacchista che morì due volte

  1. Una di quelle vite incredibilmente avventurose, che solo gli sconvolgimenti subiti dall’Europa nella prima metà del ‘900 potevano creare. Se la si guarda, è simile alle tantissime vite di tanti scienziati, uomini politici, militari, professionisti e semplici cittadini che in tutta Europa vissero (o furono costretti a vivere) incredibili situazioni e difficoltà, oggi per noi inimmaginabili. Tra gli scacchisti della Russa rivoluzionaria ricordiamo le vicende di Alekhine e Bernstein, solo per citarne due tra i più famosi. Non vorrei sbagliarmi, ma non fu proprio Alexandr Ilyn Genevsky a dare il nome alla “Variante del Dragone” della Difesa Siciliana? Mi sovviene questo alla memoria, ma non ne sono sicuro!

  2. Luca, ti ringrazio molto per questo intervento (mi fa piacere ogni tanto leggere qualche commento sul Blog anziché su Facebook, che io non seguo).
    Per la Difesa Siciliana, no, a chiamare così la “Variante del Dragone” fu l’ucraino Fjodor Duz-Chotimirsky.

    Un cordiale saluto.

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