Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Scacchi e preparazione fisica

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I presidenti federali Zichichi e Palladino, i primi storici fautori del connubio scacchi e scienza

(Renato Tribuiani)
Approfitto dell’ospitalità di “UnoScacchista” per commentare un articolo de “LINKIESTA” del 7 settembre 2019, inviatomi da alcuni istruttori di scacchi, miei lontani allievi, dal titolo: “Corsa e sollevamento pesi: nessuno lo immagina, ma è il modo migliore per prepararsi a un torneo di scacchi … un campione, durante un match, consuma le stesse calorie (circa 6 mila) di Roger Federer…”

In risposta, inviai loro semplicemente un brano di un’intervista a Fabiano Caruana, riportata integralmente su Schach n. 5, 2017, (ma curiosamente, il brano non apparve nelle contemporanee riviste Chess, Europe Echecs, Torre e Cavallo…).

Farò qualcosa per il mio Fitness…”
Quali sport pratica?
Una certa quantità: allenamento ad alta intensità, uso di sovraccarichi (Gewichtheben), corsa e Yoga “.

L’articolo di LINKIESTA conclude: “E allora la soluzione è una sola: allenarsi come un maratoneta” (sic!).

Per completare la risposta, mi collego brevemente al recente intervento dell’amico Monteleone, che tratta della non rilevante differenza di rendimento alla scacchiera di un anziano, rispetto ad un giovane.

Innanzitutto, il primo non è più soggetto a irruente “passione” e alle relative motivazioni ed usa la propria intelligenza cosiddetta “cristallizzata”, cioè la maggiore esperienza, in maniera economica e funzionale.

Il secondo, invece, specie quando motivato agonisticamente, raccoglie prontamente tutte le risorse della propria intelligenza cosiddetta “fluida”, di stampo creativo, ma talora inutilmente dispendiosa.
Ergo, l’anziano possiede maggior controllo sugli stati emotivi fattori di ansia, compensando, in parte, la minore freschezza.
Fra l’altro, secondo lo psicologo e guru della nutrizione del cervello, Patrick Holford, un giovane sano elabora un pensiero alla velocità di 320 millisecondi. Le persone con declino della memoria correlato all’età, di 498 millisecondi. Le persone anziane di età analoga che praticano attività fisica e curano l’alimentazione, di 396 millisecondi. (The Alzheimer’s Prevention Plan, Piatkus Books Ltd, 2005).

Viktor Korchnoi, un esempio di longevità scacchistica

Conclusioni

“LINKIESTA” conclude correttamente, riportando il parere di un neurologo, secondo il quale non è la mera applicazione mentale alla scacchiera (mediamente 4 ore) a provocare l’abnorme dispendio energetico (esclusivamente glucosio ed eccezionalmente corpi chetonici), ma bensì è lo stato innaturale di ansia e stress che per taluni soggetti sensibili si protrae ininterrottamente per tutta la durata di un torneo, neppure col sollievo del riposo notturno, spesso alterato da “risveglio precoce”, comune forma di insonnia.

Praticamente, tali soggetti, riconoscibili in sala torneo per l’andatura meccanica e sguardo alieno da mutanti, accusano metabolismo generale accelerato, almeno mediamente del 25 percento di VO2 Max, praticamente come se camminassero speditamente giorno e notte senza tregua.
Il consumo calorico di un’ora di cammino si aggira su 150 kcal. circa. Basta moltiplicare tale cifra per il numero delle ore attive, aggiungere il metabolismo basale, l’impegno mentale, l’eventuale inappetenza da stress, il bisogno ripetuto di svuotare le visceri e si toccano facilmente i limiti di dispendio calorico riportato.
Durante il riposo o attività a bassa intensità come camminare, i muscoli ottengono ATP dall’ossidazione di substrati prelevati dal sangue, in massima parte acidi grassi liberi (75 per cento) e una quota minore, ma necessaria, di glucosio (“I grassi bruciano al fuoco degli zuccheri“ !) ed ecco spiegata la perdita di peso.

La soluzione

Innanzitutto è raccomandabile sostenere l’organismo con l’attività fisica, una corretta alimentazione e il giusto riposo, comunque necessari, non tanto per recuperare dal normale stress agonistico, ma per conservare il benessere in generale. Inoltre, per tutti coloro che avvertono eccessivo disagio nervoso ed emotivo, a fronte di eventi agonistici particolari, sarà utile ricorrere a soluzioni preventive, ad attività distensive quali: meditazione, yoga, training autogeno, etc., tutte tecniche adoperate dagli agonisti, costituzionalmente sani, a tutti i livelli.

‘Alles wissen stammt aus der erfahrung’ ( I. KANT)
(‘Tutto il sapere consiste nell’esperienza’)

Approfitto ulteriormente dell’ospitalità di “UnoScacchista” per scusarmi del carattere di “ovvietà “ che esprimo nei miei interventi, dettati non tanto dalla trascorsa carriera di insegnante di Educazione Fisica e di allenatore, i cui studi e applicazioni si basano su presupposti bio-medici, ma comunque comuni a molti miei colleghi.
La mia disinvoltura di “divulgatore” in campo scacchistico è corroborata dal livello di esperienza magistrale che mi consente di interpretare i contenuti tecno-agonistici del gioco e abbinarli, grazie alla personale pratica, ai corrispondenti principi scientifici.

Ulteriore sicurezza mi proviene dall’aver frequentato il prestigioso “Supercorso” di specializzazione del CONI, riservato ad insegnanti di Educazione Fisica, ammessi per esami e titoli specifici (con iter di studio sulla falsariga dei prestigiosi corsi per Maestri dello Sport, ai quali si deve lo straordinario balzo in avanti dello sport, in generale).
Il titolo conseguito mi autorizzava all’innovativo ruolo di efficace “tramite” tra la scienza e la pratica, tra il laboratorio e il campo, nel mio sport d’elezione, il Rugby.
Dopo una breve, deludente esperienza come collaboratore al centro Studi e ricerche scientifiche applicate della relativa Federazione, mi  lasciai convincere, dal vulcanico Presidente Alvise Zichichi, a ricoprire lo stesso ruolo nella federazione scacchistica  italiana.

Nolite dare sanctum … neque mittatis margaritas …

Dopo normali attività di routine, quali corsi per istruttori riservati a docenti scolastici e non, o di accompagnatore-coach delle squadre nazionali giovanili ai campionati europei e mondiali, etc., ricevetti nel 2009, l’inaspettato invito (grazie all’influenza del dottor Maurizio Sgroi, medico sportivo nutrizionista della FSI nonché docente all’università di Tor Vergata), da parte del professor Marco Valenti, medico,  presidente della Facoltà di Scienze Motorie all’Università di L’Aquila, a recarmi in sede per organizzare un corso di scacchi.

Il dottor Sgroi, medico sportivo nutrizionista, sembra ammonire dei rischi causati da eccessivo dispendio calorico nello scacchista!

Il prof. Valenti, tesserato Fsi, fra l’altro compagno di liceo del CM dottor Nicola Pienabarca, non intende fermarsi ad un semplice corso divulgativo, ma progetta addirittura di preparare gli scacchi a diventare uno sport curricolare all’interno della Facoltà e promette di accelerare la stesura dei documenti protocollari di intesa tra l’Universita’ e la FSI. Mancano solo le firme dei rappresentanti ufficiali dei due Enti… incredibilmente, la proposta cade nella più completa indifferenza!

Era lecito, come ripeteva Zichichi, fantasticare sulla possibilità che adolescenti scacchisti, potenzialmente avviati a prevedibili successi decidessero di iscriversi dopo la maturità alla facoltà di Scienze Motorie? Tale facoltà (a cui si accede per concorso a numero chiuso e valuta attentamente i crediti sportivi) consente un ampio ventaglio di impiego professionale, dall’insegnamento scolastico, alla direzione di istituzioni sportive, a funzioni di consulenza sportiva specifica, come nei corsi per istruttori di scacchi (finalmente sostituendo lo scrivente ormai esausto). Non ultima, l’attività di torneo viene incoraggiata, non più considerata uno svago, ma coerente aggiornamento professionale!

Qualche anno dopo, la FSI aderisce all’iniziativa SNAQ del CONI che offre supporto tecnico-scientifico alle federazioni interessate, per interventi ai vari corsi per istruttori-allenatori. Tutti i docenti CONI coinvolti, che conosco personalmente, sono particolarmente preparati e brillanti, ma del tutto ignari delle problematiche psico-tecniche degli scacchi! Uno tra questi, consapevole del problema, suggerisce ai docenti tecnici della FSI di trasformare in proprio le ineccepibili informazioni relative alle contrazioni muscolari nella pallavolo o nel basket, a favore delle sinapsi negli scacchi!
Una attenta psicologa della Scuola dello Sport di Roma, sensibile per cultura alle valenze negli scacchi, ebbe ad esclamare: “Incredibile, dovrebbero gli altri sport attingere alla ricchezza psico-agonistica degli scacchi e non viceversa!”.

Dovremmo smetterla infine, noi scacchisti, di piatire per uno strapuntino alle Olimpiadi tradizionali. Sappiamo bene che gli scacchi sono uno sport, anzi, il re degli sport. Rimanga imperturbabile nel suo regale isolamento: ibi manebit optime!
Lasciamo pure che gli “altri” continuino ad ignorarlo. Infatti …

COSA SI INTENDE PER SPORT (CONSIGLIO D’EUROPA, RODI 1992)
Qualsiasi forma di attività FISICA (sic!) che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali o il conseguimento di risultati nel corso di competizioni a tutti i livelli.

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