Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

UnoScacchista a Kyiv (5 anni fa)

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Foto di Uberto Delprato

(Uberto D.)
E’ passato molto tempo da quando vi ho raccontato di uno dei miei viaggi tra lavoro e scacchi. Recentemente la pandemia ha bloccato qualunque possibilità e, adesso che si ricomincia a sperimentare un po’ di presunta normalità, ecco questa maledetta guerra. Ho pensato, quindi, di riprendere alcune foto di un mio breve soggiorno a Kyiv di 5 anni fa. Il collegamento con l’attualità è evidente e voluto.

Sono foto di una Kyiv estiva, inondata dal sole, con le strade, le chiese e i parchi affollati di persone. Ricordo perfettamente la sensazione di passeggiare attraverso una città felice: gruppi di ragazzi, giovani coppie con bambini… momenti di un pacifico fine settimana per una comunità fiduciosa nel futuro che la aspetta.

So che sembrano parole retoriche, specialmente scritte in questi momenti bui, ma fu proprio questo che mi colpì. So bene che si tratta solo una serie di immagini colte in pochi giorni, ma ero tornato proprio con l’impressione di una città equilibrata, vitale e piena di ottimismo.

Vedere oggi le foto di Kyiv e delle altre città ucraine sotto i bombardamenti fa male al cuore, ma vedere le immagini dei posti in cui si è stati di persona colpisce ancora di più.

Ecco allora il mio breve racconto per immagini, descritto con poche parole e organizzato proprio nella sequenza con cui l’ho vissuto. Ci sono anche, un po’ di sfuggita, gli scacchi ma è chiaro che il soggetto di questo racconto è la città; noterete che ho scelto quasi sempre foto con molte persone nell’inquadratura.

Venite con me, se vi va.


Siamo appena atterrati all’aeroporto internazionale Kyiv-Boryspil. Come sempre, quando non vado di fretta preferisco prendere i servizi pubblici per raggiungere la mia destinazione e l’autobus che collega l’aeroporto alla stazione centrale è l’ideale per cominciare a capire come è organizzata la città.

Questa è la prima immagine che vedo una volta fuori dal Terminal. Quanti volti riconoscete?

2 sport, 6 Campioni del mondo. Uno di loro, oggi, è il sindaco di Kyiv (Foto di Uberto Delprato)

E’ una bellissima giornata e, dopo essere passati vicino ad alcuni palazzoni tipici dei quartieri periferici, attraversiamo il maestoso Dnepr e entriamo in città. Eccoci alla Stazione Centrale.

La stazione centrale di Kyiv (Foto di Uberto Delprato)

Marciapiedi vuoti, poca gente che transita sul ponte sopra i binari… un ricordo molto diverso dalle scene che ho visto nelle foto e nei video dei giorni scorsi.

Molti treni in partenza e arrivo nella stazione centrale di Kyiv nel 2017 (Foto di Uberto Delprato)

Un breve trasferimento in bus verso l’albergo, che è vicino al Parco Mariinskij. Da qui comincia la visita della città, scendendo verso Majdan, la grande piazza-simbolo della capitale ucraina. Ci sono molti bei palazzi lungo la strada che percorro sotto un sole caldo ma non opprimente. La piazza è chiusa al traffico e ci sono molte famiglie che passaggiano lentamente parlando e gustando bibite e gelati.

Panoramica di Majdan Nezaležnosti (Foto di Uberto Delprato)

La piazza è molto bella, ma per la mia visita ho in mente come prima cosa di scendere verso il porto fluviale e poi di risalire verso la zona alta della città con la фунікулер, la funicolare di Kyiv. C’è molta gente in fila, e l’attesa permette di apprezzare le belle decorazioni della stazione.

La stazione della funicolare che dal porto sul Dnepr porta verso il parco vicino al Monastero dorato di San Michele (Foto di Uberto Delprato)

Il Monastero dorato di San Michele è magnifico, con il celeste dei suoi muri esterni in tono con il colore del cielo e in contrasto con le cupole dorate. La cattedrale e il monastero, in stile barocco ucraino, vennero demoliti dalle autorità sovietiche negli anni ’30, e ricostruiti dopo l’indipendenza dell’Ucraina del 1991.

Il Monastero dorato di San Michele (Foto di Uberto Delprato)

Fuori dal monastero c’è una piccola rappresentazione teatrale (di cui ovviamente non capisco nulla). Dopo qualche minuto passato ad osservare attori e spettatori, mi avvio verso il campanile, attraverso il quale esco dal complesso per avviarmi in direzione della non lontana Cattedrale di Santa Sofia.

Il complesso del Monastero dorato di San Michele (Foto di Uberto Delprato)

Il complesso della Cattedrale di Santa Sofia, patrimonio dell’UNESCO, comprende un campanile visitabile e non mi faccio scappare l’occasione di vedere il monumento più simbolico del cristianesimo ucraino da una prospettiva diversa dalla solita. Qui i colori dominanti sono il bianco e il verde, compreso quello del parco attorno agli edifici.

La Cattedrale di Santa Sofia (Foto di Uberto Delprato)

Per completare la visita delle principali chiese del distretto di Podil, dovrei andare verso la Cattedrale di Sant’Andrea, con i suoi colori verdi e le sue guglie eleganti. Purtroppo è in restauro e posso solo ammirarla dall’esterno, per cui mi limito a una passeggiata tra bancarelle e negozi.

Il parco antistante la Cattedrale di Sant’Andrea, che si vede sullo sfondo (Foto di Uberto Delprato)

Ripassando davanti a Santa Sofia mi dirigo verso la cosiddetta “Porta d’Oro di Kiev”, una ricostruzione di una delle porte delle mura della città, che oggi contiene un museo. Avevo immaginato di vedere “La grande porta (Nella capitale Kiev)” che ispirò Mussorgsky per uno dei suoi brani di “Quadri di un’esposizione”. Invece mi sbagliavo: quel brano era ispirato a un quadro che rappresentava il progetto per la grande porta di Bogatyr, che poi non venne mai realizzata, rimanendo, appunto, un quadro.

La Porta d’Oro di Kiev (Foto di Uberto Delprato)

Di ritorno verso Majdan, passo vicino al Teatro dell’Opera e decido di fare un giro largo e di provare a passare per la sede della Federazione Scacchistica Ucraina, che è però chiusa. Colgo l’occasione per visitare un’altra cattedrale della città, quella di San Vladimiro. Comincio a pensare che ci sia una decisione concordata da qualche autorità, perché ogni cattedrale ha un diverso colore dominante, in questo caso il giallo.

La Cattedrale di San Vladimiro (Foto di Uberto Delprato)

Eccomi infine su Chreščatyk, lo stradone principale del centro di Kyiv. E’ una strada larghissima, circa 100 metri e lunga un chilometro e mezzo che porta fino a Majdan. E’ chiusa al traffico nei fine settimana e, specialmente a quest’ora del pomeriggio, è una delle mete favorite degli abitanti di Kyiv. E’ qui dove mi sono innamorato della città, dei suoi ragazzi, delle giovani famiglie, dei suonatori di strada, dei colori della sera.

Il sole scende lungo Chreščatyk, la strada principale di Kyiv (Foto di Uberto Delprato)

E’ estate e il pomeriggio si allunga in una serata fresca e con luce fino a tardi. Majdan Nezaležnosti si arricchisce di suoni ed effetti luminosi che giocano con le fontane e in tanti indugiano all’aperto per una chiacchierata, una birra, un gelato…

Majdan Nezaležnosti affollata di sera. I giochi di suoni e luci sono sempre affascinanti (Foto di Uberto Delprato)

Nulla di speciale, si potrebbe dire, ma non mi aspettavo così tante persone. La situazione politica ed economica dell’Ucraina non era semplice neanche nel 2017 e mi ero preparato ad un’atmosfera più tesa e comunque meno rilassata. Invece…

Si gioca anche a scacchi a Majdan Nezaležnosti (Foto di Uberto Delprato)

… si gioca anche a scacchi, ovviamente! Ecco, mi aspettavo di vedere più giocatori nei parchi durante la mia visita, ma almeno vedere finalmente una scacchiera ha colmato una certa mancanza.

Il Parco della Gloria Eterna (Foto di Uberto Delprato)

La mattina successiva è dedicata alla sponda del Dnepr, dove si trova il “Parco della Gloria eterna”, dedicato ai caduti delle varie guerre di indipendenza dell’Ucraina. Pochissimi i visitatori, forse anche perché, vista la tensione crescente tra ucraini e russi, questo luogo non è esattamente il più tranquillo della città e ci sono stati in passato alcuni incidenti.

La cittadella di Pečerska Lavra (Foto di Uberto Delprato)

Continuando verso sud, la visita della cittadella di “Pečerska Lavra”, in italiano “Monastero delle Grotte di Kiev”, assorbe molto del mio tempo, con i suoi tanti edifici e giochi di colore tra bianco e oro. Seguo anche una breve processione di religiosi ortodossi che esce dal monastero e si dirige verso il vecchio giardino di Lavra.

Il Monastero delle Grotte di Kiev visto dal vecchio giardino di Lavra (Foto di Uberto Delprato)

Continuando a camminare verso sud nella parte della città che costeggia il fiume, si staglia sull’orizzonte in maniera sempre più chiara la gigantesca Statua della Madre Patria. E’ una realizzazione impressionante, in titanio, alta più di 60 metri e posta sopra un basamento di circa 40 metri.

Il Monastero delle Grotte di Kiev davanti alla Statua della Madre Patria (Foto di Uberto Delprato)

Inserita in un parco disseminato di monumenti e installazioni tese a ricordare e magnificare il passato bellico (e, retoricamente, eroico) dell’Ucraina, rivedere oggi quelle immagini getta un’ombra di ulteriore sconforto. E non riesco a sorridere neanche al ricordo del motivo per il quale la spada della “Madre Patria” è così incongruamente corta rispetto alla figura intera e allo scudo. La ragione è una di quelle che credevo avrei potuto sentire solo in Italia: l’altezza complessiva del monumento non doveva superare quella della guglia più alta del Monastero di Pečerska Lavra…

La statua della Madre Patria (Foto di Uberto Delprato)

Rientrando verso Majdan per completare la visita, passo di nuovo attraverso il parco Mariinskij e costeggio l’omonimo palazzo, che è la sede di rappresentanza del Presidente dell’Ucraina. Majdan Nezaležnosti mi accoglie di nuovo con le grida festose dei bambini e una luminosità nell’aria che continua ad affascinarmi.

Di ritorno verso Maidan, cosa di meglio del fresco della fontana? (Foto di Uberto Delprato)

Alla fine di questa visita, cosa resta nella memoria a distanza di cinque anni? E che valore ha in questi giorni di tensione? Resta il rimpianto. Il rimpianto di una città e di abitanti vivaci, vivi, positivi che ho visto in giornate di luce. Le immagini di oggi sono tutt’altro e non solo a causa del cielo nuvoloso e delle basse temperature. E’ cambiato tutto e l’energia che quelle persone, in particolare quei ragazzi, stavano riversando nei loro progetti per il futuro è adesso forzatamente diretta verso la difesa, la resistenza, la guerra.

Una differenza che mi colpisce nel profondo, specialmente se penso a quanto quelle persone sono state costrette a sacrificare e se mi domando quanto noi italiani saremmo in grado di sacrificare in situazioni simili. Le parole e la retorica sembrano sufficienti quando la guerra è lontana, ma come reagiremmo, come reagirei se ce la trovassimo in casa?

“Il cosacco vincitore”, opera dal significato allegorico molto evidente (Foto di Uberto Delprato)

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