Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Il Pievano della Val di Pesa

(Riccardo Moneta)
Avvisiamo anzitutto i tanti nostri lettori che ci seguono dall’estero (da ogni parte del mondo, anche grazie alla funzione “google-translate” di cui gode il Blog), che dell’antica novella che qui riportiamo sarà impossibile ricavare una discreta traduzione in quanto la lingua italiana ai tempi dell’autore (XIV secolo) era piuttosto, come potrete intuire, differente da quella moderna.

[Henry Holiday (1883): Dante incontra Beatrice al ponte Santa Trinita (Firenze 1283)]

Vi parlo oggi di Franco Sacchetti, che è da annoverare fra i poeti e novellieri “minori” nell’Italia del secolo XIV°. Il Sacchetti nacque a Ragusa, l’attuale Dubrovnik, intorno al 1330 da un padre fiorentino di nobile famiglia guelfa (Benci da Uguccione), che faceva il commerciante e viveva tra Venezia e la Dalmazia. Anch’egli viaggiò di frequente in giovane età e ciò gli fu fondamentale per trarre motivi per le sue novelle. A partire dal 1375 circa si stabilì a Firenze e ricoprì numerose cariche civili e politiche in Toscana. Vi morì (a San Miniato) nel 1400.

Era una persona autodidatta, semplice e prudente, scrupolosa, ricca di senso della giustizia e di una fede profonda e tuttavia pratica più che dogmatica. Con le medesime caratteristiche si presentano tutte le sue novelle, sia nei temi sia nei personaggi, sovente divertenti e burleschi e permeati da accenti di saggezza e buon senso. Franco Sacchetti scrisse anche dei graziosi componimenti per musica e un vivace poemetto giovanile dal curioso titolo: “La battaglia delle belle donne di Firenze con le vecchie”.

Nell’opera del Sacchetti, e in quella di vari suoi contemporanei come Giovanni Villani, si ritrovano non di rado citazioni e aneddoti sul conterraneo Dante Alighieri, il quale, pur deceduto da appena pochi decenni, già aveva lasciato dietro di sé l’aura di “sommo poeta” e di colui che al meglio aveva rappresentato ad inizio XIV° secolo il vero spirito comunale di Firenze e un baluardo al lusso sfrenato e alla corruzione dei costumi della classe politica e dei cittadini.

Dei circa trecento racconti che costituivano “Le Novelle”, che è l’opera principale del Sacchetti, purtroppo ce ne restano oggi soltanto 223, ed alcuni anche incompleti.

Ebbene, in una di queste 223 novelle si parla anche di uno scacchista, per la precisione di un pievano (pievano è il prete che regge una pieve) fortissimo giocatore. E’ un piacere presentarla qui ad “UnoScacchista”:

Novelle di Franco Sacchetti

“A S. Giovanni in Soana in Valdipesa, eravi un Pievano molto piacevole uomo, e grande giuocatore a Scacchi. Spesse volte giuocava per passare il tempo con uno gentiluomo de’ Giandonati. Il Piovano, o che ne sapesse di più, o come si fosse, delle sei volte le cinque gli dava Scaccomatto. E quello de’ Giandonati non che si confessasse averlo avuto, ma spesse volte dicea averlo dato a lui. Avvenne per caso, che un dì fra gli altri giuocando, e terminandosi il giuoco, il Prete si recava a dargli lo Scaccomatto al centro dello Scacchiere. Il Gentiluomo disse “non farai, anzi il darò a voi”. Eccoti avuto Scaccomatto dal Pievano, in mezzo dello Scacchiere. Il Gentiluomo vergognoso, e sdegnato, non la volea consentire. Il Pievano, veggendo questo, corre alla Campane, e suona a martello. Come il popolo sente a suonare, ognuno s’affolla. Giunti alla Pieve, fannosi al Pievano “Che è, che è?”. Dice il Pievano “Voglio, che voi il veggiate, e siate testimonj, ch’io gli ho dato Scaccomatto, e in mezzo allo Scacchiere”. I Contadini cominciano a ridere, e dicono “Messer lo Piovano, fateci pure scioperare”, e vannoci con Dio.

E così sta per lo spazio di un mese, che poi interviene un’altra volta questo caso, e il Pievano suona a martello. La gente corre; ma non tanti, quanti la prima volta. E il Pievano mostra loro come gli ha dato Scaccomatto in mezzo dello Scacchiere. I Contadini s’incominciano a scornare, e dolere, dicendo “Voi la potete ben sonare, che noi non ci vegnamo più”. Il Pievano disse “che avessero pazienza, perocché meritavano di venire a trarre un uomo del suo errore”.

Avvenne per caso, che ivi a due mesi volendo una Femmina di questo Pievano fare bucato, si appese il fuoco nella sua Casa in Cucina e fu su la Compieta. Il Pievano subito suona la Campana a martello. I Contadini erano per li Campi, chi con la vanga, e chi con marra, essendo già l’ora di uscire d’opera. Chi si getta la vanga, e chi la marra in collo, e vannossene verso le loro Case, dicendo “e’l Prete la potrà ben sonare; se giuoca a Scacchi, ed elli si giuochi; meglio sarebbe ch’egli attendesse a dire le òre, e gli altri benefizj”.

E così non si curando costoro del suonare a martello, la Casa in gran parte arse. La mattina vegnente, come la voce va per lo popolo, si dice “la Casa del Pievano essere arsa”. Chi si duole, e chi dice, “ben gli sta”. Venne una gran brigata verso la Chiesa, dove il Pievano stava tristo, e afflitto, e dice a costoro “io l’ho ben potuta sonare anche per traverso, sonala ben che Dio t’aì, ch’io ho la mala Pasqua, bontà di voi, che non m’avete soccorso”. Allora quelli, che v’erano tutti, dissero ad una voce: “Noi credevamo, che voi giucasse a Scacchi”. Il Pievano rispose, “io giuocava ben ora a Scacchi col fuoco, ma elli mi ha dato Scaccomatto, e mi ha lasciato deserto”. Dal che comprenderete quanto a quel Gentiluomo dispiaceva il dover perdere col Pievano”.

P.S.: Avete capito tutto, sì? Diversamente, potrete rivolgervi a: Sacchetti sig. Franco, al suo numero di Firenze alle …. ore 12,00 dei soli giorni di festa religiosa. Ricordatevi però che non usa WhatsApp!

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