Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Questo Mondiale è un pastrocchio mondiale

Scacchi a Varanasi, Uttar Pradesh (geosmin_photography)

(Riccardo Moneta)
Questo … titolo è un poco apocalittico e lo si potrebbe considerare esagerato per le sole cose scacchistiche. Ma in effetti ciò che in generale sta accadendo nel mondo nel corso degli ultimi due anni fa rabbrividire, altro che pastrocchio (*)!

Guerre interminabili e senza alcun senso tranne quello della violenza, dell’odio o della brama di sopraffazione, di conquista territoriale e di potere; strepitii di capi di Stato pazzoidi, razzismo, stupri e delitti efferati, regimi dittatoriali sempre più retrivi e irrispettosi dei diritti dei cittadini (e delle donne in particolare); acuirsi dell’enorme problema climatico e quindi della fame e della povertà, esaltazioni di sciocchezze di penosi influencer o street artist …  Il tutto con all’orizzonte quella Intelligenza Artificiale che può essere la soluzione a quasi tutto oppure (lo saprà soltanto chi rimarrà) la fine di tutto.

Miseri e insignificanti appaiono pertanto gli eventi o i non eventi che appartengono all’universo scacchistico internazionale, ma ne parlo lo stesso perché questi sono (per fortuna) i contenuti del Blog che mi ospita e perché almeno nel caso degli scacchi si possono trovare degli aggiustamenti con un minimo di buon senso, di giusta fantasia e di buona volontà.

Vengo al tema del post, in verità per me non nuovo. Sta per iniziare in Canada il “Torneo dei Candidati”, anticamera del Mondiale. Fino a qualche giorno fa non si sapeva con certezza il nome della località che lo avrebbe ospitato, segnale evidente che l’incertezza sta divenendo destino ricorrente dei Mondiali di scacchi. Chissà per quale arcano motivo -mi chiedo-  gli scacchisti hanno in genere difficoltà ad immaginarere regole molto più semplici per un Campionato del mondo, e cioè un sistema completamente diverso da quello che insiste a propinarci la FIDE, che preferisce ostinarsi a restare aggrappata ad uno sfibrante e monocorde match per il titolo fra il Campione in carica ed uno sfidante che emerge da un Torneo dei Candidati cui accede (con colpi bassi vari e con un regolamento contorto) una ristrettissima cerchia di Grandi Maestri.

E’ un sistema arcaico, elitario, fuori dal tempo, che poteva in parte essere condivisibile in anni in cui i più geniali fra i G.M. erano davvero pochi ed erano di gran lunga più forti rispetto alle “seconde linee” del loro tempo. La distanza fra il n. 1 e il n. 100 una volta era abissale (nel 1950 un match sarebbe terminato all’incirca 9 a 1), mentre oggi i “top ten” non possono fare a meno di impegnarsi a fondo anche contro il numero 100 delle classifiche Elo. E’ un fatto naturale ed è ciò che accade più o meno in ogni sport (si guardino i risultati dei tornei di tennis in questo periodo).

Ecco perché da un vero torneo ‘mondiale’ non possiamo tener fuori oggi quelle che un tempo erano lontane “seconde linee” e che ora sono arrivate ad una stretta incollatura dai “top ten”. I tempi sono profondamente cambiati, noi siamo invecchiati ma la FIDE e un po’ tutto il movimento scacchistico sono rimasti purtroppo attaccati a visioni di pseudo-eroiche sfide medioevali, che appaiono perfino poco democratiche.

In particolare la sconcezza dei tornei organizzati in extremis da singole federazioni al fine di favorire l’Elo di un proprio giocatore e spingerlo di astuzia fra i “Candidati” è veramente fastidiosa. Abbiamo già avuto un “campione-del-mondo-per-caso”, il cinese Ding Liren, che è da poco riapparso in (fragile) circolazione dopo quel match del marzo 2023 con Nepomniachtchi. Al buon Ding venne a suo tempo preparato il tappeto di rose rosa dalla sua Federazione. Visto che la cosa ha avuto successo, è stato adesso il turno di Francia ed India rispettivamente con i loro Firouzja e Gukesh …

L’India ci aveva provato con Gukesh, ma era stata anticipata dalla Francia, che aveva organizzato un torneino a quattro, con 3 G.M. ben distanti dal loro Firouzja (circa 250 punti Elo). Una vergogna. In questo caso la FIDE non ha chiuso gli occhi, non omologandolo per l’Elo. Poi in extremis l’ex iraniano si è iscritto all’Open di Rouen, centrando ugualmente il bersaglio. Ed anche Gukesh ha rastrellato, nel torneo “messo su in fretta e furia” (come scrive Uberto) dalla Federazione indiana, i punti sufficienti per arrivare al bastevole secondo posto nel FIDE Grand Prix, approfittando dei contemporanei risultati non positivi di Anish Giri e dell’assenza di Wesley So dagli ultimi tornei dell’anno.

E così Firouzja e Gukesh sono ora piazzati fra i Candidati, e sicuramente nemmeno si meravigliano di esserlo, mentre il bravissimo uzbeko Nodirbek Abdusattorov, che nel 2024 appare in splendida forma mondiale come quasi nessun altro, il mondiale se lo vedrà col binocolo, ovvero su qualche sito internet. Ingiustizia enorme.

Così fan tutti”, dirà qualcuno. “Se queste sono le regole, è normale che accada”, diranno altri. Ebbene, qui da biasimare -è vero- è chi s’inventa certe regole e poi non si corregge opportunamente, ovvero la FIDE, ma permettetemi di biasimare anche chi ne vuole approfittare dando un calcio vigoroso a qualcosa che dovrebbe restare al di sopra di tutto nello sport: la sportività. E’ evidente che la sportività è un concetto che appartiene al passatissimo remoto (e nemmeno a tutti), mentre oggi a comandare sono purtroppo classifiche, denaro, sponsor, mass media, perfino influencer, street-artist e sfacciataggine. Eh già, accade nel calcio e nella politica, lo stiamo vedendo, e quindi perché nel loro piccolo gli scacchi dovrebbero esserne esenti?

Si dice “fatta la regola, si trova l’inganno”. No, non sempre è completamente così allorché le regole non vengono create per i troppo furbi. Con altro tipo di formula per il Mondiale, nessuna federazione nazionale mai penserebbe di organizzare tornei-truffa e giochini astuti per dare una mano al proprio Ding Liren o ai propri Firouzja e Gukesh eccetera.

Ebbene, una Federazione nazionale può aiutare un suo giocatore quando pensa che, entrando fra gli 8 o 10 Candidati, può ragionevolmente avere speranze di giungere alla finale mondiale. Ma se la FIDE finalmente organizzasse (faccio solo un esempio, eh?) un mega-torneo valido per il titolo mondiale a sistema svizzero, con 64 o con 72 giocatori e con 16 o 18 turni, poche Federazioni darebbero spintarelle a un loro G.M. numero 100 o 120 al mondo per farlo entrare in maniera truffaldina fra quei 64 o 72 partecipanti, dal momento che probabilmente quel numero 100 o 120, pur bravo, difficilmente poi vincerebbe il torneo mondiale, anzi ciò potrebbe esporre quelle stesse Federazioni a brutte figure. E’ questo solo uno dei vantaggi che un diverso sistema di mondiale apporterebbe, ovvero quello di ridurre al minimo i tornei-truffa o similari.

Altri vantaggi sarebbero quelli dati dallo spettacolo di tantissimi contendenti al mondiale tutti insieme, tutti alla pari ai nastri di partenza in un’amplissima piazza, e quello di sapere tante diverse nazioni con almeno un loro rappresentante fra gli aspiranti al titolo mondiale. Questo spettacolare “Torneo  Mondiale” (dispiegato su circa 3 settimane) verrebbe seguito con maggior attenzione e partecipazione da tanti appassionati-tifosi di ogni parte del mondo, e poi nominerebbe non un candidato finalista ad un match, bensì coronerebbe direttamente il nuovo Campione del mondo.

Ulteriore vantaggio: non ci sarebbero troppe giornate con patte più o meno aride, come sovente inevitabilmente accaduto in passato (ovvio: ogni giorno la partita di un match è una soltanto!). Ve lo ricordate, sì, il Carlsen-Caruana di Londra 2018 con il deprimente 0-12-0? In un torneo mondiale, invece, i colpi di scena sarebbero all’ordine del giorno, con una classifica interessante ed emozionante che probabilmente muterebbe ogni turno fino all’ultimo.

L’avevo già in passato esternato questo mio pensiero sul mondiale, ma ci tengo a ripetermi. Del resto il ripetersi è un’italica abitudine: siamo circondati dagli stessi opinionisti politici che da decenni tutti i giorni ci propinano le stesse identiche considerazioni sullo stesso quotidiano o ci propinano gli stessi faziosi ospiti sulla stessa rubrica televisiva, quindi … mi perdonerete senz’altro!

E’ poi fondamentale che il Campionato del mondo di scacchi si svolga tutti gli anni, senza soste, come accade per la più parte degli sport, senza dar tempo all’interesse del pubblico di raffreddarsi.

Insomma, io vedo il mega-torneo annuale di Campionato mondiale come unica soluzione per ovviare alle varie polemiche su furberie o su patte e soprattutto per richiamare ovunque, e al top della potenzialità nel mondo, l’interesse per il gioco ad ogni livello (e non solo ai livelli più alti o a quelli dei lettori affezionati di un blog) e per tentare di avere giocatori di tante nazioni diverse intorno agli stessi tavoli nella stessa occasione, il che non fa affatto male allo sport ed anzi richiama il motto stesso della FIDE “gens una sumus”.

I giorni dedicati ad un Campionato del Mondo dovrebbero evidentemente avere un obiettivo fondamentale, oltre a quello di eleggere un valido e meritevole Campione del Mondo (che non per forza deve essere il più forte giocatore in assoluto in circolazione!): questo obiettivo è la massima diffusione del gioco degli scacchi in ogni luogo del mondo, perché diffusione significa riuscire a raggiungere popolazioni e classi sociali meno fortunate che, come succedeva nell’Ottocento e come succede ancora in larga parte della Terra, ne sono state e ne sono, solitamente e per ovvi motivi, ancora in larga parte escluse.

Ecco, dobbiamo prima di tutto uscire dal concetto che un mondiale di scacchi sia il mondiale degli ‘addetti ai lavori’, ovvero dei grandi maestri, maestri e della stampa specializzata, perché il mondiale dev’essere il momento dello spettacolo per tutti, in primis per neofiti, principianti e sportivi in genere. E lo spettacolo, per essere anche televisivo, per essere anche partecipazione, per essere davvero alla portata di tutti, non può assolutamente essere relegato ad uno o più matches. Bisognerebbe capire una cosa fondamentale: ad un torneo “mondiale” non ci si dovrebbe semplicemente “qualificare”, si dovrebbe “partecipare”, e il più largamente possibile.

immagine da X, autore ignoto

Invece, cosa accade oggi? Accade che con l’attuale sistema la Federazione cinese e la FIDE si sono inventate due anni fa un ‘candidato’, Ding Liren, che successivamente pescò il jolly, prima nelle qualificazioni (al di là dei suoi indiscussi meriti) e poi addirittura vincendo il match non (!) contro il Campione in carica, che nel frattempo aveva deciso di ‘abdicare’ (!), bensì contro il vice-campione uscente, uscito vincitore dai famosi “Candidati”.

A me sinceramente tutto questo curioso balletto suona abbastanza male. Ci manca solo, adesso, che qualcuno fra Firouzja o Gukesh vinca il prossimo torneo dei Candidati e poi giochi e vinca il match mondiale non (!) contro l’incoronato dal destino Ding Liren (che nel frattempo potrebbe essersi ritirato anche lui dal gioco attivo o dal mondiale) ma contro un altro Candidato individuato non si sa bene come e da chi e magari all’ultimo momento.

Tutto ciò mentre un grande, e pienamente maturo, giocatore come Abdusattorov non avrà quest’anno la possibilità di vincere il titolo mondiale perché non è neppure ammesso al Torneo dei Candidati. Mi sapete dire in quale altro sport al NUMERO 4 del mondo (lo è oggi Abdusattorov, 4!) è PRECLUSA la possibilità di competere per aspirare a diventare in QUELLO STESSO ANNO Campione del mondo? In ben pochi sport, immagino.

Il ‘pastrocchio’ mondiale non ha limiti, dal momento che in giro c’è qualcuno che considera (o crede) che il vero campione del mondo sia ancora Magnus Carlsen, visto che il norvegese non ha finora mai perso nessun match con chicchessia.

A voi, tutto ciò continua a piacere? Beh, a me niente affatto. La FIDE non mi pare stia godendo ottima salute, e se continua (lei ed altri) di questo passo potrebbe anche disintegrarsi ed essere sostituita da organizzazioni diverse sostenute da nazioni, sponsor e media diversi. Spero non accada, ma ai nostri turbolenti e difficili giorni può davvero accadere di tutto. Potrebbe anche accadere che il Mondiale di scacchi sparisca o si frazioni in ‘mondialini’ differenti con regole più disparate, al servizio di despoti danarosi dall’infinito e divisivo potere.

E’ questo che vuole l’appassionato di scacchi? Se è questo, allora mi arrendo. Ma vorrei davvero credere che forse si sia ancora in tempo per invertire le pericolose rotte (e non soltanto negli scacchi …). Buona fortuna in ogni caso!


(*) Pastrocchio in enciclopedia Treccani:  [adattam. di voce veneta (pastròcio), affine a pasticciopastocchia], fam., settentr. – Pasticcio (in senso proprio e fig.), intruglio, disegno o scritta confusi e quasi indecifrabili, e sim.

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10 pensieri su “Questo Mondiale è un pastrocchio mondiale

  1. Tutto sta andando a ramengo, condivido l’amarezza dell’autore.
    I “giochini’ stanno svilendo e mortificando gli scacchi.
    Pratiche da azzeccagarbugli che sono tollerate perché quotidianamente nella vita di assistiamo a tali comportamenti in ogni ambito.
    Non sono l’eccezione.
    Io sono invece per un tabellone tennistico , match dagli ottavi, i primi quindici per Elo e il campione in carica. Questo perché i match mi affascinano e credo che nella lotta tra due personalità si incarni il senso profondo del gioco.
    Non mi addentro nelle possibilità pratiche di tale competizione , ma ogni match non potrà certo concludersi con delle rapidi o ancora peggio con l’armageddon. Il rischio reale è che il finale si trasformi un un obiettivo, facendo perdere di importanza il percorso , le partite .
    Ampio seguito, analisi , approfondimenti, località che offrono la loro disponibilità , atmosfera …e questo in un periodo che festeggerebbe il campione ogni 4/5 anni, un evento eccezionale, non la quotidianità , non il susseguirsi di campioni in serie dove l’unico interesse sarebbe il quante volte…essere campioni per me deve essere eccezionale .
    Ma di questi campioni così lontani mi cruccio poco, invece mi fa star male questa vicina riduzione dei tempi delle partite, open spalmati di due giorni, 5/6 turni, un’ora per finire la partita a testa …qui, a mio parere, non ci sono più gli scacchi , c’è un altro gioco che gli ha rubato il nome , la storia, i campioni .
    Non è un venire incontro alla praticità , agli impegni delle persone, è un cedere di schianto alla bellezza di perdersi in emozioni creatrici in cambio di una “snella” “a spasso dei tempi ” “giovane ” cagata pazzesca .

  2. Guerre interminabili scatenate da odio, brama di sopraffazione, follia di dittatori, eccetera eccetera. Ma non dimentichiamo che dietro tutto ciò ci sono e ci sono sempre stati i fabbricanti di armi che approfittano, provocano e rinfocolano i conflitti.
    Ce ne sono anche in casa nostra di guerrafondai e sono anche al governo

  3. Il torneo dei candidati sembra fatto apposta in maniera ambigua per far entrare i giocatori che “serve” far entrare, e il formato stesso del torneo sembra veramente poco entusiasmante.

    Sul campionato del mondo 1vs1 invece credo che il duello, per quanto si rischi il caruana carlsen a livello di poche emozioni, rimane comunque molto affascinante e andrebbe secondo me modificato più nel formato che nella partecipazione di più persone: troppe partite (questo consente ai giocatori di non rischiarsela perché tanto “ci stanno altre 12/13 partite”) e troppo tempo a giocatore (in un mondo scacchistico in cui si fanno tornei a tempo lungo di 60’+15” non puoi proporre 120 minuti a testa per le prime 40 mosse! Tra l’altro in un mondo in cui stockfish li ha già preparati per le prime 20 mosse).

    1. troppo tempo a giocatore? Troppe partite? una prospettiva molto vicina al pensiero di una slot machine, di un gratta e vinci, di un videogioco sul telefono. Il gioco ha enormi potenzialità di emozione, profondità, analisi, progettazione, etcc.. proprio perché ci dovrebbe essere il tempo per pensare, approfondire, ideare e magari creare. E proprio questa la prospettiva che mi fa paura, riduzione dei tempi, riduzione delle partite, riduzione delle emozioni lunghe a favore di una scarica di adrenalina.

  4. Sono quasi sempre d’accordo con gli articoli di Moneta, ma qui devo prendere le distanze da queste critiche al presente, confrontato con una mitica era d’oro che non credo sia mai esistita.

    Le regole per i Candidati sono scritte male uno o due posti sarebbero dovuti andare ad altre persone, ma gli indispensabili ci sono, e se Abdusattorov è il fenomeno che promette di essere non avrà difficoltà a qualificarsi alla prossima occasione, per Elo o in altre vie.

    Bassezze e furberie potrebbero essere limitate, ma nei tempi andati era meglio? Io sono troppo giovane per ricordare, ma nei miei libri di storia scacchistica leggo di patte strategiche fra connazionali, di un Karpov che poté disputare un intero ciclo mondiale quasi nel salotto di casa, di Campioni del Mondo che imponevano clausole capestro ai potenziali sfidanti, della scissione di Kasparov per questioni principalmente di quattrini e altre amenità.

    Tra l’altro appunto la secessione di Kasparov diede alla FIDE l’occasione di organizzare il Mondiale che l’articolo auspica, questa lotta fra dozzine e dozzine di GM. I risultati ciascuno può giudicarli da sé, io mi limito a osservare che i cosiddetti Campioni usciti da tali tornei non vengono nemmeno più annoverati nella numerazione ufficiale. Sarebbe diverso con un sistema svizzero rispetto all’eliminazione diretta? Io non credo che l’esito cambierebbe di molto.

    Mi congedo con un messaggio da recente visitatore di in un paese in via di sviluppo: per la maggioranza dell’umanità gli ultimi due-tre decenni sono stati tempi di miglioramento e progresso e solo una minoranza vorrebbe tornare al passato anche recente. Siamo noi occidentali ad essere in crisi, ma dovremo adattarci ai tempi e guardare all’esempio di popoli oggi più energici e ottimisti.

    1. Ti ringrazio del commento Irish (non so chi tu sia) e della tua generale stima per i miei post. Voglio solo precisare che non ho scritto da nessuna parte che nei tempi andati gli scacchi “mondiali” erano meglio di oggi, semmai tutt’altro (ai tempi di Capablanca, Alekhine e Botvinnik era ben peggio). La mia era solo una critica al secolare sistema del “match”. Con te condivido una posizione critica sull’Occidente; non so se riesco a rendere l’idea, ma per me l’Occidente oggi si comporta un po’ come una squadra di calcio che, siccome sbaglia due rigori di seguito, di seguito si adagia, si distrae e si fa due autogol. Per il resto non è mai esistita una “mitica età dell’oro” ed è fuor di dubbio che oggi si vive molto meglio e molto di più rispetto a 70 anni fa; tuttavia è altrettanto vero che almeno una parte del nostro mondo, cioè l’Europa, ha avuto dopo la seconda guerra mondiale il più lungo periodo di (relativa) pace e di crescita della sua storia, e che oggi determinate tensioni politico/sociali stanno riaffiorando e minacciose ombre si stanno nuovamente delineando.

    1. Grazie Antonio! Mi fa piacere il sostegno totale così decisamente espresso, ancor più da parte di lettori che non conosco personalmente.

  5. Caro Riccardo condivido appieno il tuo bellissimo articolo. Da sempre il Campionato del Mondo di scacchi ha avuto regole bizzarre, basti pensare a quando addirittura esistevano due campioni del mondo in contemporanea! E non parliamo di moltissimi anni fa: era tra il 1994 e il 1996 con Karpov e Kasparov, il primo gareggiante per la Fide, il secondo per la Pca. Incredibile, no?!
    Come sottolinei tu, quel che oggi manca è la sportività, sportività non tanto dei giocatori, sempre impegnati invece in competizioni leali e corrette a mio avviso, quanto delle organizzazioni, delle federazioni legate piuttosto ad un mondo sempre più materialista che per farti sopravvivere ti lega a classifiche, sponsor, etc.
    Certamente lo sport Scacchi potrebbe e dovrebbe avere più risonanza in generale e maggiormente se parliamo di Campionato del Mondo, ma per far ciò bisogna invertire la rotta disegnando nuove sensate regole, insomma bisogna risolvere questo pastrocchio!

    1. Ringrazio per queste belle parole di commento la nostra campionessa Rita Gramignani!

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