Chess Tweet: Jan Timman, il giocatore che avrei voluto essere
Jan Timman ad Amsterdam nel 1976 (H. Peters/ANEFO)
(Antonio Monteleone)
Nei sogni da ragazzini spesso si fantastica su chi si vorrebbe essere da grandi. E quando si cresce, altrettanto spesso, ci si lascia andare a sogni a occhi aperti, prendendo le parti di chi vediamo come quasi inarrivabile e dirci tra noi e noi: “Se dovessi scegliere un’altra identità, vorrei essere lui”.
Riconducendo il tutto alla nostra comune passione io, ancora ragazzino, trovai in Nimzowitsch il mio primo idolo, per poi virare su Alekhine, che strano saltando a piè pari giocatori come Capablanca e Lasker per citarne solo due, per passare a Botvinnik e arrivare poi a Fischer. Insomma, tutti giocatori che mi avevano affascinato ognuno per alcune caratteristiche peculiari, ma pur sempre tutti accomunati dal fatto di essere dei grandissimi.
Ma il tutto avveniva sui libri, e con un certo distacco per personaggi oramai storici e altri scomparsi dalla scena scacchistica, come purtroppo Fischer che interruppe la sua carriera scacchistica prima che io entrassi in questo mondo.
Alla fine degli anni Settanta, il giocatore che aveva messo un solco tra lui e gli altri, fu Anatoly Karpov all’epoca quasi invincibile. Ricordo la mia ammirazione per un giocatore che vinceva quasi tutti i tornei e di cui facevano notizia più le sue pochissime sconfitte che le sue innumerevoli vittorie.

Fino a quando, a me, non apparse lui: Jan Timman. Olandese, alto, longilineo, di bella presenza e, come di moda all’epoca, con una montagna di capelli lunghi che a lui stavano benissimo. Quella faccia sorridente e quella provenienza che ti facevano fantasticare su qualcosa di proibito, come la famosa marijuana e l’hashish che in Olanda erano state legalizzate, per non parlare di altre caratteristiche peculiari della città di Amsterdam! Insomma un ragazzo con l’atteggiamento del ribelle che tanto piaceva a noialtri ragazzi, rispetto a molti altri scacchisti più compassati e seriosi.
Beninteso, io all’epoca e poi nel proseguito della mia vita terrena, non ho mai fumato neanche una sigaretta, ma la curiosità rimaneva e anche la voglia d’immedesimazione. E sì, perché Timman si dimostrò essere anche un fortissimo giocatore, a lungo anche il secondo nel rating mondiale tanto da essere considerato la risposta europea allo strapotere sovietico e per questo etichettato “The Best of the West”. Quindi, se devi scegliere, è meglio immedesimarsi con uno scacchista bello e forte piuttosto che…
In quei periodi mi aspettavo sempre qualcosa di grande da lui, anche perché spesso chi vince sempre comincia a starti un poco sulle scatole, e stai lì quasi ad aspettare che qualcuno lo faccia cadere. E il momento arrivò.
Difficilmente si è visto in quel periodo Karpov travolto in questa maniera! E non si poteva non amare Timman che rappresentava tutto quello che non si era, dal punto di vista scacchistico… e non solo!
Sì, molti li ho ammirati, alcuni quasi idolatrati, ma solo di uno avrei voluto acquisire le sembianze: lui, Jan Timman.