Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Distruzione e deviazione (sacrifici di …)

Alexander Kuindzhy

(Riccardo Moneta)
Accadde nell’aprile del 2022 qualcosa che non sarebbe dovuta accadere. Sfogliando un quotidiano (1) alla ricerca di aggiornamenti sulla insensata guerra in Ucraina, mi apparve l’ennesima triste notizia: oltre alle migliaia di famiglie annientate da questa criminale invasione, era stato attaccato e distrutto dall’esercito russo anche il piccolo museo di Mariupol, e le sue opere erano state danneggiate o addirittura saccheggiate.

Nel museo di Mariupol erano conservati alcuni celebri quadri di Arkhip Ivanovič Kuindži (Mariupol 1841-San Pietroburgo 1910), che è stato forse il più grande paesaggista mondiale della seconda metà dell’Ottocento, antesignano dell’Impressionismo. A lui fu dedicato lo stesso museo, inaugurato nel 2010. Alcuni suoi dipinti valgono (valevano?) milioni di dollari. “Era il Dio dell’illusione della luce, e non c’era artista uguale a lui nel realizzare questo miracolo della pittura”, disse di lui un pittore suo contemporaneo, Ilja Repin. Dio purtroppo non fa miracoli tutti i giorni, e gli orrori assurdi delle guerre non risparmiano nemmeno quelli che Repin chiama ‘i miracoli della pittura’.

Ma -direte voi- dov’è il collegamento con gli scacchi? Il collegamento c’è, e per due buone ragioni.

La prima ragione è che Arkhip Kuindzhi conosceva assai bene il gioco degli scacchi: era solito incrociare i pezzi nell’appartamento di San Pietroburgo del famoso scienziato Dmitrij Mendeleev (ne è testimonianza una fotografia del 1882), il siberiano inventore della “tavola periodica degli elementi”. Quelle non erano affatto partite fra due qualunque ‘spingipedoni’, dal momento che sembra Mendeleev sia stato capace di sconfiggere un giorno anche il grande Mikhail Chigorin. Dopo questa vittoria Mendeleev, scherzosamente, si proclamò “campione del mondo”. In realtà, come  ricordava Oleg Pustovoit in un articolo del 2009 su Donbass.NAME, il grande chimico russo giocò con Chigorin 13 partite vincendone soltanto una. L’autore sottolineava comunque come D.I. Mendeleev e A.I. Kuindzhi fossero dei “… giocatori di scacchi molto forti; entrambi avevano un’eccezionale intuizione e comprensione del gioco: erano dei veri “artisti” degli scacchi”.  

Un dipinto di A.Kuindzhi: “Dopo la pioggia”, 1879

La spiccata preferenza del pittore per i paesaggi rurali non deve meravigliare: Arkhip, che perse entrambi i genitori da bambino, faceva il pastore da ragazzo per guadagnarsi da vivere.

La seconda ragione consiste nel particolare che, leggendo il nome di Arkhip Ivanovič Kuindži (spesso lo si trova scritto anche ‘Kuindzhi’), subito mi è apparsa un’altra opera, scacchistica stavolta e di un giocatore di uguale cognome, ovvero Alexander Anatolevich Kuindzhi, vivente, nato l’8 aprile del 1942, ovvero esattamente 80 anni prima della distruzione del museo dedicato al suo illustre omonimo (la foto che lo ritrae sotto il titolo appartiene all’Archivio nazionale olandese ed è dell’agosto del 1961, come la successiva, n.d.a.).

Alexander Anatolevich Kuindzhi lo ricordano in pochi qui in Italia, forse con l’eccezione di qualche partecipante a Condino (Brescia), nel 2009, del 19° Campionato mondiale Senior, nel quale Alexander si classificò al 16° posto. Era stato un altro Campionato mondiale a lanciarlo, nell’ormai lontana estate del 1961: quello Juniores svoltosi a L’Aja, quando, rappresentando l’URSS, vinse la medaglia di bronzo dietro Bruno Parma e Florin Gheorghiu, da lui entrambi battuti nello scontro diretto. Kuindzhi in quel mondiale batté altri nomi che sarebbero poi diventati piuttosto noti, quali Calvo e Westerinen, ma lasciò i punti decisivi perdendo con l’ultimo classificato, un certo Thomson, e pattando col penultimo, Kinmark. L’allenatore di Kuindzhi era addirittura il grande Yuri Averbach. Le riviste dell’epoca parlarono di lui come del miglior giocatore d’attacco del torneo, descrivendolo anche come “un giovane estremamente affascinante, ma una persona particolarmente silenziosa”.

Arkhip Ivanovich Kuindzhi: “The Autumn slush”

Le tracce di Alexander Kuindzhi purtroppo si perdettero rapidamente, appunto come “una granita in autunno”, e soprattutto non fu più mandato a giocare all’estero, cosicché il suo ritiro totale dalle competizioni avvenne ben presto, nei primi anni ’70, ed è stato determinato in primis dal lavoro, che non gli consentiva la possibilità di una carriera scacchistica. Il suo massimo Elo fu di 2435 (che può corrispondere all’incirca ad un 2600 dei nostri giorni). Alexander riprese a giocare nel 2008, a 66 anni, e oggi ancora si diverte con gli scacchi: a luglio 2022 ha partecipato a Mosca al Memorial Sveshnikov, un Rapid per veterani. Il punteggio Elo è adesso di 2048, ma ricordiamoci della sua bella età…

Alexander Kuindzhi

E soprattutto dobbiamo ricordarci di una combinazione di Alexander Kuindzhi, un bellissimo “sacrificio di deviazione” che all’epoca apparve su tutti i giornali e riviste, anche da noi in Italia (ad esempio fu presentato dal maestro Mario Monticelli nella sua rubrica del “Corriere della Sera”). Infatti io non l’ho dimenticato e ve lo ri-mostro con piacere.

Tamaz Georgadze – Alexander Kuindzhy
Tbilisi 1973

Questa è la posizione, che già ad un primissimo sguardo appare tesissima e lì lì per esplodere. E invece è già esplosa: “les jeux sont faites” …

La Torre nera in g5 è inchiodata e due volte attaccata: non la si può difendere oltre. Cosa fare al posto del Nero? Fuggire col Re in g7? Provare De1+? Calma, signori, molta calma. Infatti, se il Re Nero ha dei problemi, quello Bianco ne ha di peggiori, anzi è spacciato perché, come mirabilmente dimostra Kuindzhi, il Nero ha il matto in 3 mosse!

Bravo Alexander! Semplice e spettacolare! Esattamente come certe tele, in pari tempo minimaliste e drammatiche, del mitico Arkhip Kuindzhi.

nota (1): “Il Manifesto”, 3 aprile 2022, articolo di Giorgio Villani

Arkhip Kuindzhi: “Lago Ladoga”, 1871
Arkhip Kuindzhi: “Tramonto rosso sul Dnepr”, 1905 – il quadro fa parte di quelli trafugati nel marzo 2022 dal “Museo Kuindzhi” di Mariupol

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