Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Il gomito di Damiano

(Riccardo Moneta)
Il gomito di Damiano”! Ne avete mai sentito parlare? Presumo di sì. Tale denominazione mi ha sempre incuriosito, una curiosità probabilmente stimolata dai miei studi classici. Stiamo trattando della bizzarra difesa 1.e4 e5 2.Cf3 f6?! cui può seguire 3.Cxe5 e poi eventualmente Dh5+.

Gomito di Damiano! Avevo escluso fin da subito che potesse trattarsi di un giocatore di scacchi che, avendo “alzato il gomito” un po’ troppo, si era inventato una strabiliante quanto improbabile variante d’apertura. Escludevo pure che si trattasse della malattia di un giocatore di tennis, l’epicondilite (o “gomito del tennista”), fastidiosa infiammazione lenta a guarire.  Ed anche escludevo che la denominazione potesse derivare, come hanno di certo pensato alcuni, da una figura simile all’articolazione umana che quelle due prime mosse venivano a configurare sulla scacchiera.

Pertanto mi misi a caccia di notizie più precise. E mi misi sulle tracce di Adriano Chicco, lo storico di scacchi genovese che non poteva non essersi interessato anche di questa curiosità. Era quella la via giusta, ed un giorno finalmente mi apparve il pezzo chiarificatore dell’inimitabile Chicco. Era sul numero di dicembre 1959 de “L’Italia Scacchistica”.

Io credo che, a parte il nostro Roberto Cassano e forse Adolivio Capece o Santo Daniele Spina e qualcun altro raro appassionato collezionista o storico, non siate in molti a disporre di quel numero della gloriosa rivista di ormai 60 anni fa. Pertanto abbiamo deciso di riportare qui integralmente quell’articolo così particolare e di così rilevante interesse storico/linguistico, chiedendo perdono a tutti i lettori stranieri che ci seguono con affetto e ai quali questi approfondimenti semantici potrebbero apparire inutili ed oziosi quanto poco comprensibili. Eccolo:


“Tutti sanno che Pedro Damiano [1], farmacista in Odemira nel Portogallo, divenne celebre per un libro, scritto in lingua spagnola ed italiana, intitolato “Libro da imparare a giocare a scacchi” e pubblicato a Roma nel 1512 in prima edizione. Ma pochi forse ricorderanno che egli divenne famoso per il suo gomito: strano motivo di celebrità, giacché questa parte del corpo normalmente non ha particolari attrattive, e, ad ogni modo, parrebbe più adatta a ricordare un famoso bevitore (con relative alzate di gomito) che non un grande scacchista.

La prima menzione di questo straordinario gomito si ritrova nella traduzione italiana del Ruy Lopez [2], pubblicata a Venezia nel 1584 da Cornelio Arrivabene [3]. Il capitolo VII di quest’opera è così intitolato: “Vero modo di saper giuocare il giuoco del Gomito, con gli avvertimenti de gli errori, che fece il Damiano nel notare il modo di giuocarlo, e ancora perché si chiama del Gomito”. La parola Gomito (che, come è evidente, voleva indicare semplicemente un Gambitto) venne poi ripetuta dal Lolli [4] e dal Ponziani [5], i quali diffusero in tutta Italia la strana denominazione.

Esattamente tre secoli dopo, Centurini [6] e Vansittart [7] indagarono sui motivi di questa singolare trasformazione. Nel testo originale del Ruy Lopez si leggeva “… en Espana de llaman el juego del Gambito del Damian …”; perché mai lo stampatore veneto avesse tradotto “Gambito” con “Gomito”, era cosa che appariva incomprensibile: e, infatti, Centurini e Vansittart non trovarono altra spiegazione, se non la trascuratezza dello stampatore, o l’ignoranza del traduttore, “cui forse era duro masticare tanto il Gambito quanto il Gomito” (così il Vansittart).

In questo coro di accuse, ci permettiamo di levare una voce in difesa di quel povero stampatore; e a ciò siamo indotti da una recente constatazione che dobbiamo a Gaspare Gozzi [8]. Proprio leggendo la sua “Gazzetta Veneta”, infatti, ci è balenato un lampo di luce, che spiega l’errore dell’Arrivabene.

Il Gozzi, come è notissimo, era veneto al cento per cento, essendo figlio di un nobile veneto e di una Tiepolo, ed avendo vissuto sempre a Venezia e a Padova. Orbene, il Gozzi (dalla prosa vivace e spigliata, specchio fedele del linguaggio corrente) usa costantemente la parola “gòmbito” (con l’accento sulla “o”) per indicare appunto quella parte posteriore dell’articolazione cubito-omerale che noi chiamiamo più spicciativamente “gomito”.

Ecco alcuni esempi: “Il maestro gli trasse dal corpo la figuretta che vi era, e legattale alle polpe delle braccia sopra il gòmbito, la tenea salda”… “Senz’altro pensiero, fuorché quello di dare dei gòmbiti nello stomaco o degli urti nei fianchi altrui”; “La fatica di levare molte volte il gòmbito l’avea sì pesto e renduto spossato, che dormiva come un ceppo”; e, infine, questo impagabile proverbio: “Tanto dura a lungo il dolore d’un marito morto, quanto una doglia nel gòmbito”.

Lo svarione di Cornelio Arrivabene riceve, così, una facile spiegazione. Quando egli si imbatté nella parola gambìto, per lui priva di senso, credette che fosse adoperata per errore invece di gòmbito, parola veneta che aveva un ben chiaro significato. Si affrettò, quindi, a … correggerla, e stampò senz’altro varie copie con gòmbito. Senonché, quando la stampa era già iniziata, qualche ignoto purista dovette fargli osservare che gòmbito era una forma dialettale, che in buon italiano era resa da gomito; ed in seguito a questa segnalazione l’Arrivabene adottò, nelle altre copie, quest’ultimo termine.

Così apparve, nel mondo scacchistico, il famoso “gomito di Damiano”: originato non tanto da un errore di stampa, quanto da un errore di interpretazione, aggravato dalla pedanteria di un ignoto purista del XVI secolo”.


E, adesso che vi siete divertiti abbastanza fra gomiti, gòmbiti e gambìti, direi che è ora di tornare alla scacchiera con tanta buona volontà di giocare, studiare e imparare ancora: coraggio e … olio di gomito!


Note:

[1] Pedro Damiao (1480-1544) fu un farmacista e scacchista portoghese di origini ebraiche. Riparato in Italia nel 1496, mutò da noi il suo cognome in Damiano.

[2] Ruy Lòpez de Segura (1530-1580) fu commerciante e monaco cristiano spagnolo, giocatore fortissimo, ottimo teorico (cultore della partita spagnola) e autore di numerose opere letterarie.

[3] Cornelio Arrivabene fu un editore, attivo in Venezia fra il 1577 e il 1598.

[4] Giambattista Lolli (1698-1769) fu giocatore e scrittore di scacchi, esponente, con Ercole Del Rio e col Ponziani, del noto “Trio Modenese”.

[5] Domenico Lorenzo Ponziani (1719-1796) fu sacerdote e teorico di scacchi, autore nel 1769 del “Giuoco incomparabile degli scacchi sviluppato con nuovo metodo”.

[6] Luigi Centurini (1820-1900) fu assessore al Comune di Genova e teorico di scacchi, abile soprattutto nel campo dei finali.

[7] Cyril Bexley Vansittart (1852-1887) fu un diplomatico e scacchista inglese, trasferitosi dal 1860 a Roma, dove fondò una banca.

[8] Gaspare (o Gasparo) Gozzi (1713-1786) fu un giornalista e letterato veneziano, in specie critico teatrale.

About Author

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri di più da Uno Scacchista

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere