Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Tre raccontini scacchistici

Birretta fresca?

(Fabio Lotti)
[Nota della redazione] In questa estate infuocata, un po’ di brividi sono sicuramente i benvenuti. Il nostro Fabio ci offre tre brevi racconti “ghiacciati”, da gustare sotto l’ombrellone o durante le pause di una passeggiata in montagna.

L’infame partita

Appena letto il nome dell’avversario un vento gelido le aveva avvolto il cuore. Era lui. Proprio lui. Aveva deciso, si era preparata e ora lo aveva davanti alla scacchiera in quel torneo della sua città. Con il cognome da sposata e i cambiamenti dovuti all’età non l’aveva certo riconosciuta. Erano passati anni, tanti anni…

Giocatori di scacchi (Gianfranco Gasperi)

Lo vedeva un po’ diverso, sovrappeso, il naso ancor più prominente, la testa calva con qualche capello spelacchiato ai lati. Gli stessi occhi, però, falsi e viscidi. Anche la partita, l’infame partita era la stessa…

Sì, proprio le stesse mosse iniziali come segnate dal Destino! Un brivido le percorse la schiena, strinse le labbra in un misto di rabbia e di paura. Se la ricordava l’infame partita, le era rimasta impressa come un marchio di fuoco…

Era lui, proprio lui che le aveva insegnato, bambina, quel gioco così bello. Lui, amico stretto di famiglia, così affettuoso, così gentile, pieno di premure. Ora un dolce, ora un gelato, ora un abbraccio…

Fino al momento terribile, dopo quella tremenda, infame partita. Le aveva sorriso, si era avvicinato, l’aveva accarezzata con uno sguardo diverso, cattivo. Chiuse gli occhi e scosse la testa per scacciare le immagini successive…

Poi si fece coraggio, li aprì fissandoli su di lui come una sfida al passato. E fu proprio in quel momento che i loro sguardi si incontrarono. Un attimo fugace, la stessa partita, le stesse mosse. Egli strinse gli occhi intento a frugare nella memoria, poi li spalancò insieme alla bocca come di fronte ad una apparizione inaspettata…

Spalancò la bocca ma non ebbe il tempo di dire una parola che si udì uno sparo ed un buco nero si aprì sulla sua fronte.


Solitudine

Si sentiva solo. Non ricordava come era successo. Nella mischia qualcosa o qualcuno lo aveva staccato dai suoi compagni. Era accaduto così veloce e all’improvviso…

Ora tutto era fermo e immobile come bloccato da un mastice invisibile. Nessuno si muoveva. E silenzio. Un terribile silenzio che metteva angoscia. Girò lo sguardo lungo quel campo sterminato e subito arrivarono i ricordi di tanti scontri, di tante battaglie che lo avevano visto anche protagonista. Come quella volta…

Gli venne spontaneo un breve sorriso. Come quella volta che era riuscito ad arrivare al punto giusto della trasformazione! E allora si era sentito forte e invincibile! Che gioia! Che orgoglio per i suoi compagni!…

Certo c’erano state anche dure, fragorose sconfitte ma almeno tutti vicini, tutti insieme allacciati in un unico abbraccio e votati al sacrificio. Ora invece si sentiva inutile, di peso, senza forza e senza speranza, destinato ad una triste fine…

Il pedone isolato dette un ultimo, commosso sguardo ai suoi compagni lontani prima di cadere trafitto dal nemico.


Anche gli scacchi hanno i loro problemi

Non è vero che tutto fila liscio sulla scacchiera. A vederli da lontano i pezzi sembrano tranquilli, bene allineati, felici e contenti. Ma se tanto tanto vi avvicinate di soppiatto la notte, quando parlano fra di loro, allora la vostra sensazione cambia di colpo.

Chess Pieces (Debbie DeWitt)

Il Re è stufo di fare i soliti quattro passettini mentre la bella consorte, la Regina, spadroneggia in lungo e in largo. Qualche volta non sa nemmeno dove vada. È un po’ geloso anche se cerca di nasconderlo. E poi gli scacchi se li deve beccare solo lui, delle punture micidiali come colpi di stiletto che affondano nel petto e stordiscono per un bel po’. Li facessero a qualcun altro!

I Cavalli non ne possono più di quel salto a bischero che devono compiere. Un salto a elle? Ma a quale cervello bacato è venuta in mente una simile, balorda idea? Nessun equino che si rispetti salta a quel modo, basta guardarne uno in carne ed ossa per rendersene conto. Le cose devono cambiare, altrimenti se ne staranno lì dove sono e non si muoveranno di un passo.

Gli Alfieri mugugnano, costretti ad andare di traverso come granchi, loro pronti a guardare in faccia il nemico e a contrastarlo di fronte. Si sentono espropriati in parte del loro coraggio, della loro onorabilità.

Anche le Torri con i vocioni cavernosi dicono la loro. Belle grosse, forti, quando passano dritte e veloci fanno un macello. Ma all’inizio della partita urlano e scalpitano, perché non vogliono restare ai margini della contesa invocando un veloce arrocco.

La Regina sbuffa e risbuffa, tutta quella libertà d’azione la mette in ambascia, la fa sentire più responsabile degli altri. E poi che fatica correre sempre da tutte le parti! E deve andare qui e deve andare là, a difendere o attaccare, mentre il suo compagno di vita se la cava con qualche passetto. Una volta ha sognato perfino di essere un pedone che se ne va lemme lemme sulla scacchiera.

I pedoni, poi, sono incazzati neri. Si sentono carne da macello, costretti ad andare sempre avanti, mai che possano ritirarsi e se uno di loro rimane isolato tutti a dargli addosso. Una vita d’inferno, soprattutto per quelle terribili trasformazioni in ottava traversa peggio che nella bolgia dei ladri. Uno stravolgimento doloroso del corpo, uno stirarsi terribile delle giunture che mette angoscia solo al ricordo. Maledetto destino!

Non è vero che tutto fila liscio sulla scacchiera. Eh sì, anche i pezzi degli scacchi hanno i loro problemi…


P.S. Invito Uberto a far conoscere il suo bel racconto “Simmetria quasi perfetta“.


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

About Author

6 pensieri su “Tre raccontini scacchistici

  1. Mi rattrista molto pensare alla sorte del pedone isolato,quasi quasi non lo gioco più! Poi sono commosso anche dalle lamentele dei pedoni che spesso sacrifico per tentare di dare matto. Quasi quasi mi sento in colpa a giocare a scacchi

  2. Mi piace in particolare ‘la solitudine”.
    Ispirato da “la sentinella” di Fredrich
    Brown?

Rispondi a patrizia debickeAnnulla risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri di più da Uno Scacchista

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere