Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Marostica, l’allestimento del Museo degli Scacchi

Sala America-Africa, sezione USA

(Claudio Mori)
Momenti dal parto del Museo degli Scacchi tra le mura del Castello scaligero di Marostica. Una gestazione pantagruelica e travagliata.
Quattro sale restituiscono relitti all’uomo e alla sua voglia di giocare con essi. Sono scacchi che trattengono ciò che per natura sfugge, il tempo. Danno nomi alle guerre, agli amori. Sono come lettere inviate alle generazioni future, come quando Anna di Francia scrisse alla figlia Susanna: “Impara a giocare a scacchi e usali se vuoi essere una donna di grande intendimento”.

Ingresso – La grande scacchiera in marmo 244 x 244 cm e pezzi in bronzo di Arman e Boisgontier. Sullo sfondo, a destra, una delle scacchiere verticali ancora da appendere. Solo indicati con fogli di carta pannelli esplicativi, scritte e immagini in via di produzione.
(Foto di Monica Ruggeri Longo)


All’ingresso del Museo scacchiere verticali riportano alla partecipazione di folle alle sfide epiche tra campioni di scacchi. E ai loro piedi, per contrasto, una enorme scacchiera orizzontale allinea gli astratti pezzi in bronzo del Nouveau Réalisme di Fernandez Arman e di George Boisgontier.

Nella sala Europa, sulla destra, ci sono la geografia e la storia di un continente, a partire dalle battaglie vittoriose contro gli arabi, che lasciarono in dono il dolce veleno degli Shah, degli scacchi, fino agli attuali tormentati giorni. Gli scacchi di Leonardo parlano del Rinascimento, i Régence dell’Illuminismo, gli Staunton del positivismo industriale e scientifico, le porcellane di Natalia Danko dell’utopia rivoluzionaria, le lamiere segnaletiche di Francesco Garbelli e gli stracci di Enrico Baj del disorientamento moderno, i tragicomici disegni di A. Paul Weber di potenti prossimi al collasso.

Sala Europa, Sezione Italia – Gli scacchi segnaletici di Francesco Garbelli e, a destra, bastone da passeggio con incorporato un set di scacchi.
(Foto di Monica Ruggeri Longo)

Sala Europa, Sezione Francia – Gli scacchi in resina su vetro acrilico di Victor Vasarely e, sulla destra, Pique-Sable e scacchi di Dieppe.
(Foto di Monica Ruggeri Longo)

Sala Europa, Sezione Orologi – Tredici orologi da un Fattorini del 1909 ai recenti orologi digitali.
(Foto di Monica Ruggeri Longo)


Sulla sinistra dell’ingresso altre due sale. Una è dedicata all’America, dove sbarcarono gli scacchi insieme ai fermenti culturali europei. Dove il dadaismo di Marcel Duchamp, di Man Ray, di Max Ernst ridisegnò il Nuovo Mondo.

Sala America-Africa, Sezione America Latina – Al centro il set in pelle dell’uruguaiano Carlos Musso.
(Foto di Monica Ruggeri Longo)


Nell’ultima si ritorna alle origini, all’Asia e all’India da dove gli scacchi erano partiti per invadere il globo, gioco di guerra tra intelletti. Là dove ci sono re protetti da baldacchini a dorso di elefanti nelle loro armature, lancieri e arcieri, una grande teca allinea simboli di distruzione, i Bundesform nazisti accanto agli Scacchi Italia fascisti, e simboli di resistenza all’orrore e di speranza nel futuro come i set per i feriti di guerra grandi come portafogli, come i pezzi scavati nel legno in campi di sterminio. Mostrano le loro ferite, le crepe, le parti monche e irridono a quei restauratori che li vorrebbero perfetti, incorruttibili, come la vita non è.

Sala Asia, Sezione Guerra – Gli scacchi in ceramica raku di Graziella Bibo.
(Foto di Monica Ruggeri Longo)


Gli scacchi raccolti a Marostica non sono muti, a differenza di altri rinchiusi in luoghi solitari da imbalsamatori tormentati da un’ossessione dalla quale non riescono a liberarsi. Ma, da soli, non ce la fanno a raccontare. Perché hanno bisogno di un Museo, che è un alfabeto. Non solo teche, ma anche acquisizioni, comunità, cultura, eventi, promozione, ricerca, scambi. Dipenderà dai fondi necessari e da una gestione autonoma e intelligente, se mai ci saranno. Altrimenti sarà solo un’esposizione, cioè il resto di niente. Un’incognita.


 

Claudio Mori, giornalista

 

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2 pensieri su “Marostica, l’allestimento del Museo degli Scacchi

  1. Grazie. Mi scuso per il ritardo nella risposta. Dire museo è facile, realizzarlo e gestirlo è tutt’altra cosa. L’annuncio della realizzazione del museo da parte dell’Amministrazione comunale di Marostica risale al maggio 2022. Al momento non è stata data notizia della costituzione di un comitato di gestione, né della creazione di una fondazione per sviluppare tutte le attività che un museo richiede. Si vedrà. Speriamo bene. Le sale saranno comunque inaugurate il 16 maggio prossimo. La collezione di scacchi Giovanni Longo, e i set di alcuni altri donatori, avranno finalmente una casa aperta a tutti.

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