Rudolf Spielmann, l’ultimo poeta del Gambetto
(Adolivio Capece)
“Gioca l’apertura come un libro, il medio gioco come un prestigiatore ed il finale come una macchina” e “Un buon sacrificio non è necessariamente corretto ma lascia l’avversario sbalordito e confuso”. Sono due insegnamenti che rivelano lo spirito con il quale Spielmann affrontava i suoi avversari.
“Spielmann si merita pienamente l’appellativo di nuovo romantico, poiché mira ad una riabilitazione del gioco con un ritorno allo stile dei maestri antichi, pur non trascurando necessariamente quei principi di Steinitz che sono diventati una parte indispensabile della tecnica. I suoi modelli sono Anderssen e Chigorin. Spielmann è l’ultimo poeta della Partita di Gambetto, in modo particolare del Gambetto di Re”.
Così Richard Reti nel suo ‘Maestri della scacchiera’ (Prisma Editori, traduzione di Carmen Floridia).
Spielmann fu soprannominato “L’ultimo cavaliere del Gambetto di Re” (“The Last Knight of the King’s Gambit”) perché almeno nella prima parte della sua vita scacchistica giocò spessissimo questa apertura.
Quanto all’origine del soprannome ci sono due versioni: la prima è che sia stato Tartakower a utilizzare quella dizione in un testo che però è andato perso, la seconda è che sia stato il risultato di un errore (di Du Mont o di uno scrittore precedente) che ha combinato osservazioni su Spielmann effettuate dallo stesso Tartakower e da Reti. In ogni caso, “L’ultimo cavaliere” è stato associato sempre al nome di Spielmann, tanto che Gideon Stahlberg scrisse: “Sempre ‘cavaliere senza macchia e senza paura’, egli pareva amare la lotta ed il rischio fine a se stessi. Spielmann ha lasciato una traccia che verrà ricordata negli annali come unica e di estrema importanza. Non per caso, nonostante i suoi altalenanti risultati, egli era uno dei più popolari Maestri. Il suo gioco coraggioso ed immaginativo contribuì all’interesse per i grandi tornei…”.
Scrisse il libro “L’arte del sacrificio negli scacchi”. Nella presentazione si legge:
«Una delle distinzioni essenziali operate da Spielmann è quella fra ‘pseudo-sacrifici’ e ‘sacrifici reali’. I primi sono così chiamati perché la cessione di materiale è solo apparente: in realtà è calcolabile la sua sicura riconquista, con gli interessi o addirittura con il matto. Nei secondi, invece, la limitata visione analitica umana non arriva a trovare né una confutazione né una conferma della bontà del sacrificio, ma un giudizio obiettivo sulla posizione consente di capire se l’offerta era giustificata o meno.»
Avvocato? No, scacchista
Spielmann nacque a Vienna (Impero Austro-Ungarico) il 5 maggio 1883 (alcuni dicono 1884) da famiglia di fede ebraica. Il suo nome era Rudolf, con la ‘f’ finale, non con ‘ph’: va specificato perché alcune volte fu usato Rudolph, per esempio da da Jack Spence nella sua trilogia di Spielmann con Rudolph sulla copertina e Rudolf sulla pagina del titolo. Al contrario, il libro del 1996 di Schiller su Spielmann aveva Rudolf sulla copertina e Rudolph sulla pagina del titolo. Tuttavia, in tutti i libri, le firme, ecc., lo stesso Spielmann ha sempre usato Rudolf, e non c’è alcuna giustificazione evidente per l’uso di Rudolph.
Era il secondo dei sei figli di Moriz Spielmann e Cäcilie Neustädtl. Moriz Spielmann era di Nikolsburg, oggi nota come Mikulov, ed era arrivato a Vienna negli anni ’70 dell’Ottocento.
Moriz, come critico letterario, giornalista ed editore guadagnava appena abbastanza per sfamare la sua famiglia. Tuttavia, lui e la moglie Cäcilie incoraggiarono i talenti artistici dei loro figli al meglio delle loro capacità.
Il maggiore, Leopold, era un prodigio della musica e una volta da bambino si presentò persino alla famiglia imperiale. Le sorelle di Rudolf, Melanie, Jenny e Irma, divennero attrici.
Ma il destino del fratello minore di Rudolf, Edgar, fu tragico: molto colpito dalla morte prematura della madre, si tolse la vita nel 1917. Anche Melanie morì giovane, nel 1927, all’età di 42 anni, a causa di una grave malattia.
Rudolf ebbe un curriculum scolastico di tutto rispetto che lo condusse alla laurea in giurisprudenza, per cui divenne avvocato, ma la laurea rimase incorniciata senza concrete applicazioni.
Apprese gli scacchi all’età di quattro o cinque anni dal padre e se ne appassionò subito, per le infinite possibilità creative che il gioco forniva; ancora Reti scriverà di lui: “Imparò a giocare da bambino e venne esibito in pubblico come un prodigio” aggiungendo poi con una punta di ironia: “Ma divenne in seguito Grande Maestro”.
Non esercitò mai la professione di avvocato, fu sempre ‘professionista’ degli scacchi. In quanto ebreo negli Anni Trenta del Novecento dovette fuggire dal suo paese natale e si rifugiò prima a Praga, poi nei Paesi Bassi e infine nel 1939 in Svezia, a Stoccolma, dove morì in povertà il 20 agosto 1942 (secondo alcuni il 2 o 22 agosto).
Dal punto di vista scacchistico entrò nell’élite internazionale nel 1905, grazie al terzo posto nel torneo a Scheveningen vinto da Marshall, secondo l’olandese Benjamin Leussen.
Tra il 1925 e il 1930 Spielmann ebbe il suo periodo aureo.
Dagli articoli sui giornali durante i tornei in cui giocò, si legge che gli piaceva stare seduto al bar a sorseggiare una birra, di cui era gran bevitore, e guardare le ragazze.
Tra gli aneddoti che lo riguardano ce ne è uno relativo alla sua grande concentrazione mentre giocava: scrisse R.Fauber che durante un torneo uno spettatore distratto lasciò cadere un fiammifero acceso sui pantaloni di Spielmann che presero fuoco! Ma lui non se ne rese conto fino all’intervento degli Arbitri che accorsero per spegnere la fiamma …
Lontano dalla scacchiera era un uomo timido e modesto. Euwe disse che era “Molto gentile e un po’ incline a lamentarsi”. La ‘lamentela’ di Spielmann è svelata da Fred Reinfeld in “Winning Chess” (New York, 1960): “si lamentava ad alta voce chiedendosi perché ogni avversario giocasse le partite migliori sempre proprio contro di lui.’
Panoramica agonistica
Vediamo ora una panoramica dei suoi successi, tenendo presente che giocò ben 120 tornei vincendone 33. E si deve anche considerare che combatté con avversari di altissimo livello, i suoi (quasi) coetanei Rubinstein, Capablanca, Nimzovitsch, Alekhine; contro il cubano, ad esempio, fu uno dei pochissimi ad avere uno score in parità. Vediamo: contro Capablanca +2, =8, -2, contro Alekhine, +2, =10, -4, contro Rubinstein +12,=8,-15, contro Lasker +0,=3,-1 e contro Réti +12,=14,-14.
Soltanto contro Nimzovitsch Spielmann ebbe raramente successo; in questo caso il punteggio è +4, =12, -12.
Nel 1909 vinse un torneo a sei giocatori a Stoccolma, poi fu terzo alla pari con Duras a San Pietroburgo dietro Lasker e Rubinstein.
A fine 1910 vinse alla pari con Schlechter il Torneo Trebitsch a Vienna.
Una grande vittoria Spielmann la colse nel gennaio 1912: la sua predilezione per il Gambetto di Re e per le partite dalle vertiginose combinazioni tattiche gli permise di ottenere un autentico trionfo ad Abbazia, in quello che venne chiamato il “Torneo del Gambetto di Re” (accettato: era l’apertura obbligatoria) davanti a Duras e con Reti terzo e nel quale per la cronaca giocò anche il nostro Stefano Rosselli del Turco.
Nel febbraio 1912 è secondo alla pari con Nimzowitsch a San Sebastian, torneo vinto da Rubinstein, con più indietro Tarrasch, Marshall e altri sette Maestri.
In maggio è secondo a Pistyan ancora dietro Rubinstein, ma davanti a Marshall, Duras, Schlechter ecc.
Nel marzo 1913 vince a Vienna nel torneo del Giubileo, davanti a Tartakower, Reti, Schlechter, ecc. In giugno vince a Budapest, ancora davanti a Tartakower.
In aprile gioca una simultanea a Passau . Vediamo una partita.
Rudolf Spielmann – H. Strassl
Passau, 21 Aprile 1912, simultanea
Partita Viennese
Il 1914 è un anno in cui cominciano a spirare venti di guerra.
Spielmann comunque in aprile vince a Baden davanti a Tartakower e Schlechter e subito dopo vince alla pari con Cohn un quadrangolare con Teichman e Mieses.
A metà luglio è al via nel prestigioso torneo di Mannheim, che però a causa dello scoppio del primo conflitto mondiale fu interrotto il 2 agosto: al momento della sospensione ai primi 3 posti c’erano Alekhine con 9.5 su 11, Vidmar con 8.5 e Spielmann con 8, poi Breyer, Marshall e Reti con 7.
Una miniatura dal torneo “sospeso” di Mannheim 1914.
Spielmann – Flamberg
A fine 1914 Spielmann giocò ancora a Vienna, dove si piazzò terzo alla pari con Reti: il torneo fu vinto da Schlechter, secondo il viennese Arthur Kaufmann.
Quattro anni da militare
Durante la prima guerra mondiale, Spielmann prestò servizio nell’esercito austro-ungarico interrompendo l’attività per quasi cinque anni.
Dopo la guerra riprese la sua vita da giocatore di scacchi professionista.
Tuttavia cambiò il suo stile e cercò di migliorare il suo gioco posizionale, perché, sebbene ritenesse di poter battere chiunque con il suo gioco d’attacco, il suo amore per il rischio lo portò ripetutamente a brutti risultati.
Riprese dunque a giocare nel febbraio 1919 partecipando a un quadrangolare a girone doppio che Bogolyubov vinse davanti a Selesniev, con Spielmann e Reti a chiudere alla pari la classifica.
In aprile Spielmann andò a Copenaghen in Danimarca, fermandosi per due giorni. Fece due esibizioni simultanee, allo Studenterforeningen (Students’ Chess Club) e, il giorno seguente, all’Industriforeningen (Industrial Union Chess Club).
I suoi risultati furono rispettivamente +19 –5 =6 e +19 –2 =6.
Poi eccolo a Stoccolma per un altro quadrangolare, questa volta a girone quadruplo: Spielmann vinse nettamente, superando nell’ordine Rubinstein, Bogolyubov e Reti.
E poi ancora a Stoccolma in novembre: torneo esagonale, girone triplo, vinto da Bogolyubov, con Spielmann secondo e terzo Reti.
Un periodo negativo
Fra il 1920 e il 1923 Spielmann attraversò un periodo con risultati mediocri. In agosto 1920 lo troviamo nel grande torneo di Göteborg: il torneo fu vinto da Reti e tra i 14 partecipanti ci furono giocatori del calibro di Rubinstein, Bogoljubov, Tartakower, Tarrasch; Spielmann si classificò undicesimo, ma anche Nimzowitsch, dodicesimo, non andò bene.
Ai primi di dicembre ancora una prestazione negativa a Berlino, dieci giocatori, torneo vinto da Breyer davanti a Bogolyubov e Tartakower: Spielmann è ultimo! Ma poi si riprende e a Stoccolma prima vince un quadrangolare a girone quadruplo mettendo in riga Rubinstein, Bogolyubov e Reti, poi è quarto nel torneo vinto da Bogolyubov davanti a Nimzowitch e al campione svedese Anton Olson.
Nel 1921 è impegnato in una serie di match: vince con Dyckoff, pareggia con Maier, batte di misura Tartakower e spazza letteralmente dalla scacchiera Reti.
A proposito di match va detto che nel corso della sua carriera ne giocò 47, vincendone 31 e pareggiandone 12.
Così nel 1921 come torneo gioca soltanto a Triberg in dicembre, ancora in un quadrangolare a girone quadruplo vinto da Rubinstein, in cui è secondo alla pari con Bogolyubov, mentre quarto è Selesniev.
Nell’aprile 1922 si piazza al secondo posto (in compagnia di Alekhine) al megatorneo di Pistyan, vinto da Bogolyubov, dove si lascia alle spalle Grunfeld, Tartakower, Euwe, Tarrasch, Reti, Saemisch e altri. Poi in settembre vince (ex aequo con Grunfeld) a Innsbruck il Congresso della Federazione Bavarese (6 giocatori).
Anche il 1923 non va benissimo; in agosto gioca a Scheveningen un torneo ‘a squadre’ in cui dieci giocatori olandesi affrontarono dieci giocatori ‘stranieri’ giocando ciascuno contro tutti gli altri: fra l’altro poi questa formula entrerà ufficialmente nell’uso proprio con il nome della cittadina. Conclude l’anno con il terzo posto nel torneo di Vienna (Memorial Schlechter) vinto da Tartakower con Reti secondo.
Nel 1924 gioca solo a Merano in febbraio: il torneo è vinto da Grunfeld, Spielmann è secondo, terzo Rubinstein. Nel resoconto del torneo pubblicato da L’Italia Scacchistica si legge che “Spielmann ha giocato con il solito slancio e le sue partite riuscirono tutte interessanti”.
Ricordiamo che la classifica fu chiusa da Stefano Rosselli del Turco e Luigi Miliani. Rosselli nella sua cronaca scrisse “In questa compagnia io e Miliani non potevamo fare di più, ma troppe sviste hanno rovinato partite buonissime ed alcune anche vinte”.
‘Basta con 1.e4, aprirò di Donna’
E poi finalmente ecco gli anni in cui Spielmann avrebbe celebrato i suoi più grandi successi: al torneo di Semmering del 1926 arrivò primo davanti ad Alekhine, Vidmar e Nimzovitsch, poi a Berlino 1928 fu terzo dietro Capablanca e Nimzowitsch e a Carlsbad 1929 arrivò secondo a pari merito con Capablanca, mezzo punto dietro Nimzovitsch, ma davanti a Rubinstein, Euwe, Vidmar e Bogoljubov.
Stahlberg scriverà: “Le combinazioni erano per Spielmann l’Alfa e l’Omega del gioco … In effetti, per parecchio tempo rifiutò i concetti del gioco posizionale … La sua magnifica vittoria del 1926 a Semmering, davanti ad Alekhine e Nimzovitsch, ed il suo grande successo al torneo di Carlsbad tre anni dopo, dove Nimzowitsch conquistò il primo posto e Spielmann divise il secondo con Capablanca (che batté nell’incontro diretto) furono il risultato del suo cambio di stile e del suo repertorio di aperture”.
E, a proposito del grande torneo di Carlsbad del 1929, una delle tante sensazioni, forse quella che colpì di più, fu la rinuncia di Spielmann alla sua amata 1.e4, a favore della apertura di Pedone di Donna (1.d4). Un cambiamento inatteso e repentino, che sembra sia avvenuto dopo aver visto Reti ottenere una rapida e schiacciante vittoria proprio avendo aperto con 1.d4.
Torniamo a Semmering 1926: Spielmann fu primo assoluto davanti a giocatori come Alekhine (già avviato verso la conquista del titolo mondiale), Vidmar, Tartakower, Rubinstein, Nimzovitsch, Reti, Grunfeld e così via.
Leggiamo su L’Italia Scacchistica: “Rodolfo (!) Spielmann è uno dei Maestri più conosciuti, giacché ha preso parte a quasi tutti i grandi tornei che si sono giocati nell’ultimo ventennio; è il giocatore più ineguale forse di tutto il mondo, capace di essere rispettivamente primo e ultimo in due tornei consecutivi. I suoi successi finora più clamorosi sono stati i primi premi guadagnati uno al Torneo di Gambetti di Abbazia 1912 e l’altro al torneo di Teplitz-Schonau 1922 mentre il suo più grande insuccesso, pure altrettanto clamoroso, fu il torneo di Karlsbad 1925 dove egli rimase perfettamente ultimo su 18 competitori. Egli ama le partite complicate ed è il giocatore che più spesso accetta giuochi aperti non temendo l’alea di una sconfitta.”
Grazie alla clamorosa vittoria a Semmering, seguita poi da un ulteriore primo posto in un torneo minore a Vienna, si parlò di un possibile incontro di Spielmann con Capablanca con il titolo mondiale in palio: ma poi però per definire il possibile sfidante fu deciso di organizzare un torneo a New York nel 1927 con Capablanca e altri cinque giocatori.
Da notare che la scelta dei partecipanti, guidata dallo stesso Capablanca, lasciò fuori alcuni dei giocatori di maggior rilievo, a cominciare da Lasker, da Rubinstein e da Richard Reti (che aveva batturo Capablanca a New York 1924); furono invitati Alekhine, Nimzowitsch, Vidmar, Marshall e Spielmann.
Ma il torneo a girone quadruplo non andò bene per Spielmann che arrivò soltanto quinto, con una sola vittoria contro il sesto ed ultimo classificato, Marshall, due sconfitte e due patte contro Alekhine e Nimzowitsch e quattro patte contro Vidmar, quarto classificato.
Per la cronaca New York confermò che l’unico sfidante attendibile per il cubano era Alekhine (secondo classificato dopo lo stesso Capablanca).
Nel 1928 Spielmann tra vari tornei giocò un piccolo torneo internazionale a Dortmund. Era tra i due o tre favoriti, ma perse una miniatura contro il vincitore Reti e giunse oltre metà classifica con due soli successi contro Alfred Van Nuss e Adolf Kraemer.
Alla fine del 1929, dopo l’ottimo secondo posto di Carlsbad alle spalle di Nimzowitsch, vinse ancora a Vienna alla pari con Kmoch. Poi praticamente non riuscì più a vincere.
Nel 1930 giocò a San Remo piazzandosi a metà classifica.
Nel 1934 prese parte al torneo di Maribor dove vinse quella che probabilmente è stata la partita più corta di tutta la sua carriera.
Rudolf Spielmann – B. Stupan
Maribor, 1934
Difesa Siciliana
Una sconfitta determinante
Ma poi i suoi risultati peggiorarono e perse diverse partite contro la giovane generazione emergente.
Particolarmente disastrosa fu una sconfitta in dodici mosse contro Botvinnik, allora non ancora ventiquattrenne, nel torneo di Mosca del 1935: Spielmann seguì ciecamente una raccomandazione (errata) di G. Rejfirzh, prese un Pedone in apertura con la Donna (quasi un ‘pedone avvelenato’) e la Donna venne intrappolata.
Spielmann abbandonò dopo aver pensato a lungo: poteva continuare restando con un pezzo in meno (dopo 12…Da3 13.Tc3,Cc2+) ma l’austriaco a quel punto era troppo amareggiato per proseguire.
Botvinnik – Spielmann
Mosca, febbraio 1935
Subito dopo, Spielmann fu chiamato da Euwe per un match che all’olandese servì come allenamento in vista del mondiale con Alekhine.
Nello stesso anno apparve anche il suo libro “Richtig Opfern!” (L’arte del sacrificio negli scacchi – la traduzione italiana fu opera del Maestro pisano Pier Luigi Beggi).

Fu la prima trattazione sistematica dei vari metodi di sacrificio negli scacchi e, allo stesso tempo, l’esposizione da parte di Spielmann del suo credo come giocatore d’attacco.
Ma ormai era chiaro che Spielmann aveva superato il momento più aureo della carriera. Prossimo alla cinquantina, aveva perso i capelli ed il suo fisico si era appesantito, forse anche per il forte consumo di birra, la sua bevanda preferita.
La presa del potere da parte dei nazionalsocialisti nel 1933 lo aveva trasformato in un rifugiato.
Dopo aver cercato sicurezza in Olanda, viaggiò da lì alla Cecoslovacchia, dove era fuggita anche la sua famiglia. Visse come apolide senza un passaporto valido “in una squallida … pensione (una specie di rifugio per i senzatetto)” a Praga.
“Ciò che è triste” –scrisse- “è che non solo sono stato espulso dall’Austria, la mia patria, ma ho anche perso l’opportunità di muovermi liberamente.
Quasi tutti i paesi che hanno una vita scacchistica al loro interno hanno chiuso i confini agli emigranti e ai rifugiati. Ora non posso entrare in nessuno di loro con il mio inutile passaporto austriaco.”
Un periodo oscuro
Poi quando, nel marzo del ’38, l’Austria venne annessa al Reich germanico per gli ebrei austriaci il futuro diviene fosco. Il fratello di Spielmann viene imprigionato e finirà i suoi giorni in un campo di sterminio, la sorella sopravviverà con la mente sconvolta dagli orrori cui aveva assistito e morirà suicida nel 1964,
Senza alcun mezzo e prevedendo il minacciato arrivo dei nazionalsocialisti, inviò il 10 dicembre 1938 un appello disperato a Ludwig Collijn, un appassionato e mecenate svedese di scacchi, suo amico. Collijn si rivelò un generoso benefattore e aiutò Spielmann a fuggire in Svezia; ma, poco dopo l’arrivo di Spielmann, Collijn morirà e Spielmann si ritrovò senza mezzi di sostentamento se non le sue capacità scacchistiche.
Venne assistito da Gideon Stahlberg e visse in una piccola stanza.
Nel 1939 riuscì a vincere, ex aequo con Flohr, il torneo di Goteborg, per poi vincere con il 100 % dei punti due piccoli tornei svedesi e battere Karlin in match nel 1941.
Tuttavia, i membri filo-nazisti della Federazione Scacchistica Svedese non sopportavano Spielmann perché era ebreo.
Seguì ora un capitolo oscuro. Spielmann sperava di raggiungere l’Inghilterra o gli Stati Uniti e sperava di racimolare i soldi per il viaggio oltremare giocando partite di esibizione e scrivendo rubriche di scacchi e un’autobiografia, Memories of a Chess Master, che si dice gli fosse stata commissionata.
A Spielmann fu promesso che per i suoi manoscritti e il lavoro sulla sua vita avrebbe ricevuto i mezzi di cui aveva bisogno per poter emigrare in America. … Spielmann scrisse instancabilmente, diede tutti i suoi appunti e il manoscritto a coloro che gli avevano dato l’incarico e che fino a oggi sono rimasti sconosciuti e fu da loro liquidato e alla fine non seppe più nulla di loro.
Fino a oggi è rimasto un enigma cosa sia successo alla sua opera inedita, a chi e dove sia stata venduta, anche se molte delle tracce sembrano portare negli Stati Uniti.
Il 15 giugno 2002, Gerald Braunberger chiese: “Secondo il noto libro di Fink/Ehn, Rudolf Spielmann scrisse le sue memorie durante il suo ultimo soggiorno in Svezia (1939-1942). Il manoscritto non fu pubblicato allora, ma sembra che sia arrivato negli Stati Uniti durante o dopo la seconda guerra mondiale. Le mie domande sono: cosa è successo al manoscritto, chi ne è il proprietario oggigiorno e se ci sono progetti per una pubblicazione?”
Tre giorni dopo, il 18 giugno 2002, ricevette da Werner Berger la seguente risposta:
“Il mio progetto attuale più importante è pubblicare un diario di scacchi di Rudolf Spielmann dei suoi primi anni, tradotto in inglese, con 69 delle sue partite del periodo 1900-1905 con le brevi introduzioni che aveva scritto per esse.
Il manoscritto finale di questo libro è ora in fase di dattilografia e spero che entro un anno sarà disponibile come terzo volume della mia serie Caissa Limited Editions.”
Contrariamente a questo annuncio di Dale Brandreth, il “diario di scacchi” non fu mai pubblicato e l’enigma sul manoscritto dell’autobiografia di Spielmann è rimasto irrisolto.
In effetti, Spielmann sembra essere stato derubato dei frutti del suo lavoro, il che, secondo Ehn, “deve aver accelerato di molto la sua fine”.
Le ultime ore
Disperando della sua pubblicazione, con l’imminente invasione dei tedeschi e derubato di tutto ciò che possedeva e quindi di tutte le sue possibilità di fuga, il grande maestro viennese divenne introverso e depresso.
Secondo i suoi parenti più prossimi, che subito dopo la guerra si recarono a Stoccolma per scoprire cosa fosse successo, sembra che, di fronte a questa situazione disperata, si sia chiuso nella sua stanza e qualche tempo dopo sia letteralmente “morto di fame”.
A quanto pare, dunque, sembra che nell’agosto del 1942 Spielmann si sia chiuso nella sua stanzetta di Stoccolma e non ne sia uscito per almeno una settimana.
Il 20 agosto, i vicini chiamarono la polizia per controllare come stava. I poliziotti entrarono e trovarono Spielmann morto: secondo una versione dell’epoca era morto di inedia e di stenti.
Un’altra versione, al contrario, racconta che venne trovato quasi in fin di vita e ricoverato in ospedale, dove gli venne riscontrata una forma avanzata di morbo di Parkinson e dove poi morì pochi giorni dopo.
Questa versione è riportata anche in una nota a piè di pagina del libro di Ehn: “Secondo la versione svedese Rudolf Spielmann soffriva di una specie di morbo di Parkinson, che peggiorò molto verso la fine. … il suo certificato di morte dichiarava come causa ufficiale del decesso “ipertonia e cardiosclerosi”.