Uno Scacchista

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L’alba dei Centauri. L’Intelligenza Artificiale riscrive le regole degli scacchi

Immagine prodotta da Gemini

(Claudio Mori)
Gli scacchi, quel campo di battaglia mentale dove l’intelletto umano si è misurato per secoli, stanno vivendo una metamorfosi epocale. Le loro origini si perdono nella notte dei tempi, con radici che affondano nell’antica India del VI secolo, dove il chaturanga gettò le basi di un gioco destinato a conquistare il mondo. La storia degli scacchi è un viaggio affascinante attraverso culture e civiltà. Dalle corti indiane alle sale da tè persiane, dai caffè francesi ai tornei mondiali, gli scacchi hanno sempre rappresentato un terreno di sfida per l’intelletto umano. L’avvento dell’IA non è che l’ultimo capitolo di questa lunga storia, un capitolo che ci spinge a riflettere sulla natura dell’intelligenza e sulla relazione tra uomo e macchina.

Dal punto di vista scientifico, l’IA applicata agli scacchi rappresenta un campo di ricerca all’avanguardia, che combina algoritmi di apprendimento automatico, reti neurali e teoria dei giochi. L’IA, un tempo relegata a fredda macchina calcolatrice, si è trasformata in un partner di danza, un’entità che sfida e arricchisce l’esperienza scacchistica. L’era di Deep Blue, con la sua vittoria a forza bruta su Kasparov (New York, 1997), è ormai un ricordo sbiadito. Oggi, AlphaZero (sviluppato da Google DeepMind, 2017) e i suoi simili, con le loro reti neurali e l’apprendimento profondo, hanno svelato nuovi orizzonti strategici, riscrivendo le regole del gioco.

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Oltre la forza bruta: l’IA come specchio dell’intuizione

Non più solo calcolo, ma intuizione. L’IA moderna non si limita a scandagliare milioni di mosse, ma impara a “sentire” la posizione, a valutare le sfumature, a prevedere le intenzioni dell’avversario. Questa capacità di apprendimento, di adattamento, è ciò che la rende un partner così affascinante e temibile.

La capacità dell’IA di apprendere dagli errori e di adattarsi a nuove situazioni è un risultato delle moderne tecniche di apprendimento profondo. Le reti neurali, ispirate al funzionamento del cervello umano, consentono all’IA di elaborare informazioni complesse e di sviluppare una propria comprensione del gioco. Questo rappresenta un salto qualitativo rispetto ai programmi scacchistici del passato, che si basavano su algoritmi predefiniti e su una vasta libreria di mosse.

La nascita dei Centauri: un nuovo umanesimo scacchistico

La competizione uomo contro macchina sta lasciando il posto a una collaborazione inedita. I “centauri”, giocatori ibridi che fondono l’ingegno umano con la potenza dell’IA, stanno aprendo nuove frontiere. Non si tratta di sostituire l’uomo, ma di amplificarne le capacità, di creare una sinfonia dove l’intuizione umana e la logica artificiale si intrecciano.

L’idea dei centauri si ispira al mito greco, dove creature metà uomo e metà cavallo rappresentavano la fusione tra istinto e ragione. Nel contesto degli scacchi, i centauri rappresentano una nuova forma di intelligenza collaborativa, dove l’uomo e la macchina si completano a vicenda. Dal punto di vista scientifico, questo modello di collaborazione potrebbe avere implicazioni importanti per altri campi, come la medicina, l’ingegneria e la ricerca scientifica.

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Il dilemma dell’integrità. Dove finisce l’apprendimento e inizia l’inganno?

Ma questa nuova era porta con sé dilemmi etici. Dove tracciare il confine tra apprendimento e cheating (barare, imbrogliare)? Come garantire l’equità in un mondo dove l’accesso alla tecnologia crea disparità? La sfida è trovare un equilibrio, creare un sistema che preservi l’integrità del gioco, senza soffocare l’innovazione.

Il problema del cheating è una sfida complessa, che richiede un approccio multidisciplinare. Oltre a sviluppare strumenti tecnologici per il rilevamento delle frodi, è necessario promuovere una cultura dell’integrità e dell’etica sportiva. Dal punto di vista scientifico, la ricerca sull’IA può contribuire a sviluppare modelli di rilevamento delle anomalie e di analisi del comportamento, che possono essere utilizzati per identificare schemi di gioco sospetti.

Gli scacchi del futuro: un gioco antico, un’anima rinnovata

Gli scacchi non sono morti, si sono evoluti. L’IA non ha ucciso la creatività umana, l’ha stimolata. Non ha soppresso l’intuizione, l’ha affinata. Il gioco è diventato più complesso, più profondo, più ricco di sfumature.

Gli scacchi sono sempre stati un riflesso della cultura e della società in cui sono stati praticati. L’avvento dell’IA non fa eccezione, e rappresenta un’opportunità per riflettere sul nostro rapporto con la tecnologia e sul futuro dell’intelligenza.

Immagine prodotta da Gemini

Le visioni dei Centauri: un’Odissea strategica

Immaginiamo tornei dove squadre di centauri si sfidano in epiche battaglie, dove l’IA svela nuove varianti del gioco, dove l’analisi post-partita diventa un’esperienza immersiva. Un mondo dove gli scacchi diventano un laboratorio di intelligenza collaborativa, un’odissea strategica senza precedenti.

Le nuove tecnologie, come la realtà virtuale e la realtà aumentata, possono trasformare l’esperienza di gioco e di analisi degli scacchi. Si possono immaginare ambienti immersivi dove i giocatori possono esplorare le varianti del gioco in modo interattivo, o strumenti di analisi che consentono di visualizzare le mosse e le strategie in modo tridimensionale.

Un dialogo senza fine: l’IA e l’eterno fascino degli scacchi

Gli scacchi sono un dialogo, un confronto tra menti. L’IA ha aggiunto una nuova voce a questo dialogo, una voce che ci sfida, ci ispira, ci costringe a ripensare i nostri limiti. Il futuro degli scacchi è un’avventura inesplorata, un viaggio dove l’ingegno umano e l’intelligenza artificiale si fondono in un’unica, affascinante entità.

Gli scacchi sono sempre stati un gioco che ha stimolato la riflessione filosofica sulla natura dell’intelligenza, della strategia e della decisione. L’avvento dell’IA riapre questi interrogativi, invitandoci a riflettere sul significato di essere umani in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia.

Le nuove tecnologie, come la realtà virtuale e la realtà aumentata, possono trasformare l’esperienza di gioco e di analisi degli scacchi. Si possono immaginare ambienti immersivi dove i giocatori possono esplorare le varianti del gioco in modo interattivo, o strumenti di analisi che consentono di visualizzare le mosse e le strategie in modo tridimensionale.

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Un dialogo acceso: IA, amica o nemica degli scacchi?

In un angolo del caffè francese, dove i grandi maestri del passato hanno affinato le loro strategie, due voci si alzano, accese dalla passione per gli scacchi e dalla preoccupazione per il loro futuro.

(Contrario all’IA): “Questa IA… è una maledizione! Sta rubando l’anima al nostro gioco. Gli scacchi sono un’arte, un duello di menti, non una gara di algoritmi.”
(Favorevole all’IA): “Ma maestro, l’IA non è un nemico, è un alleato! Ci mostra nuove profondità del gioco, ci spinge a superare i nostri limiti. È come un potente microscopio che rivela i segreti nascosti della scacchiera.”

(Contrario all’IA): “Segreti? Illusioni! L’IA ci rende pigri, dipendenti. Perdiamo la capacità di pensare da soli, di creare, di rischiare. Diventiamo meri esecutori di mosse perfette, senz’anima.”
(Favorevole all’IA):“Ma maestro, l’IA non ci dà le risposte, ci pone le domande! Ci sfida a trovare nuove soluzioni, a esplorare territori inesplorati. È un partner di allenamento insostituibile, un maestro paziente che non si stanca mai di analizzare le nostre partite.”

(Contrario all’IA): “E il cheating? Questa IA rende troppo facile imbrogliare! Come possiamo fidarci dei risultati, se chiunque può nascondere un motore scacchistico nel suo telefono?”
(Favorevole all’IA): “È vero, il cheating è un problema serio. Ma la tecnologia può anche aiutarci a combatterlo! L’IA può analizzare le partite, rilevare anomalie, smascherare i truffatori. Dobbiamo usare la tecnologia per proteggere il nostro gioco, non per distruggerlo.”

(Contrario all’IA): “E l’equità? Solo i ricchi avranno accesso a queste IA potenti! I giovani talenti, senza risorse, saranno svantaggiati. Gli scacchi diventeranno un gioco per privilegiati.”
(Favorevole all’IA): “È una sfida, lo ammetto. Ma dobbiamo trovare soluzioni. Creare software open source, organizzare tornei online accessibili a tutti, promuovere l’educazione scacchistica nelle scuole. L’IA può democratizzare gli scacchi, renderli più accessibili a tutti.”

Il dialogo continua, senza una risposta definitiva. L’IA è una forza potente, ambivalente. Sta a noi decidere come plasmare il futuro degli scacchi, un futuro che vedrà l’intelligenza umana e quella artificiale danzare insieme sulla scacchiera eterna.


Postfazione
di Claudio Mori

Intelligenza artificiale (IA), strumento di esplorazione profonda del gioco degli scacchi. IA potente ausilio per l’apprendimento e la diffusione del gioco. IA promotrice di un nuovo modo di giocare a scacchi, con nuove regole. IA supporto per combattere le pratiche di imbroglio (cheating). IA in rapporto con l’essere umano, con chi è spaventato dalla sua potenza e chi invece la ritiene una splendida opportunità. IA in potente simbiosi con l’uomo. Sono temi dei quali si parla sempre più spesso. Abbiamo provato a metterci dalla parte della IA, del suo punto di vista. L’abbiamo interrogata e abbiamo ottenuto risposte. Abbiamo chiesto approfondimenti e ci sono stati forniti. Da ultimo, abbiamo chiesto a IA di sintetizzare la conversazione in articolo scritto da lei stessa, titolo compreso, come fosse una collega giornalista. E IA lo ha fatto, scegliendo anche le immagini.

L’intero l’articolo è stato realizzato con IA-Gemini, non questa postfazione.

Il lettore esprima la sua opinione, ponga domande su questa stessa pagina. Unoscacchista.com cercherà di rispondere, magari in collaborazione con IA.


 

Claudio Mori, giornalista

 

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18 pensieri su “L’alba dei Centauri. L’Intelligenza Artificiale riscrive le regole degli scacchi

  1. Interessante articolo. Uno dei pochi che cita la modalità centauro di gioco.
    Io partecipai a un torneo con l’aiuto del PC, il Freestyle di qualche anno fa in cui concorreva anche il programmatore di Rybka (un motore di punta prima dell’avvento di Stockfish). In questo torneo, appunto a stile “libero”, uno poteva giocare online sia come giocatore umano, o fare giocare il proprio motore, o in modalità centauro (uomo assistito da uno o più motori), o addirittura un team di giocatori e macchine, insomma l’importante che inviavi delle mosse, come sceglievi quelle mosse era indifferente. C’erano anche premi in denaro.
    Questo torneo online uomo macchina perse poi di popolarità, e non ne sentii più parlare, dopo che nelle ultime edizioni con l’aumentare della potenza dell’hardware la percentuale di patte aumentò considerevolmente.
    Su playchess (il sito chessbase) tuttavia ci sono sempre tornei dedicati ai motori e modalità centauro, c’è proprio una stanza di gioco riservata ai motori.
    Molti lasciano il computer giocare giorno/notte da solo in questa stanza con lo scopo di migliorare e affinare il libro d’apertura. Lo feci anch’io per un certo periodo.

    1. Grazie del commento. Le domande sulla IA e sul suo rapporto con l’ uomo, con lo scacchista anche, rimangono però tutte al loro posto. In questo momento mi viene solo in mente che è vero che l’ IA non sbaglia ma è altrettanto vero che non dubita. E il dubbio è più fecondo dell’ efficienza.

    2. Torno di nuovo sul suo post. Ha idea di come interagire con IA? O preferirebbe tornare alle classiche partite a due in un circolo o attorno a tavolino nel parco? Provocò consapevolmente. Grazie.

  2. Affascinato (!!) Terrorizzato (??) Preoccupato (??) Indifferente (!? – ?!) Ho utilizzato i grafismi delle analisi per esprimere il mio sentimento verso l’IA, certo sono tutte in contrasto tra loro, ma anch’io lo sino difronte all’IA. Certo non immaginavo che questo testo fosse stato scritto con l’ausilio dell’IA vista la firma dell’articolo ero convinto fosse un normale articolo di un giornalista. Solo in fondo ho capito che l’autore non era un umano ma un testo di IA.
    Tra l’altro la discussione finale tra pro e contro l’IA proprio non mi lasciava dubbio che fosse stato scritto da un giornalista. Aldilà della sorpresa, ho cercato di ampliare gli orizzonti oltre gli scacchi, per un motivo semplicissimo: gioco da seconda nazionale da cinquant’anni e il mio livello di gioco non è mai cambiato a partire dall’”ABC degli scacchi” passando per “Il mio sistema “ di Nimzovitch” alla “teoria delle aperture” di Chicco e Porreca. Nemmeno gli infirmatori, nè tantomeno Stockfisch. Il mio livello è rimasto sempre uguale, con un distinguo: mi sono sempre divertito a giocare le partite da torneo (detesto le amichevoli) e visto che gli scacchi per me sono soprattutto un bellissimo gioco sono certo che neppure l’IA potrà minimamente influire sul mio livello, diró di più: non mi jnteressa affatto, questi sono i problemi dei professionisti degli scacchi, categoria che nonho mai nè amato nè invidiato.
    All’argando il cerchio su le cose più serie del nostro amato gioco, io ho una mia tesi, visto che non si può tornare indietro (mah! sarà forse vero con quello che sta accadendo in questi ultimi tempi) dobbiamo convivere con tutte le innovazioni che hanno portato la specie umana dovè. Ognuno nel suo campo e con le proprie competenze. Concludo queste mie opinioni riprendendo e ampliando la grafica scacchisticha (!) (!!) (?) (??) (!?) (?!)

    1. Certo Giovanni. La domanda comunque è: come utilizzare la IA per raccontare gli scacchi? E una partita a scacchi? È il sistema scacchistico italiano attrezzato per fare fronte alla sfida?

    2. Ci conosciamo bene Giovanni. E temo che tu stia predicando bene ma razzolando male perché tu ami giocare a scacchi solo nei tornei tradizionali dove il massimo del cheating è un caffè doppio. O no?

      1. Certo io gioco tornei sotto i 1900 punti Elo, ma ci sono stati casi accertati già da anni di cheating anche a questo livello. Non chiedermi di fare nomi, è acqua passata, e speriamo non torni più. Io in ogni caso non farei entrare nessun cellulare in sala torneo, neppure nella giacca non indossata o nella borsa ai piedi. Sarebbe semplicissimo i partecipanti lasciano i telefoni in macchina altrimenti è compito dell’organizzazione mettere una cassetta (anche non custodita) per mettere tutti i cellulari di chi l’ha portato in sala. Si eviterebbe anche di dare molte partite perse perché un telefono squilla e questo capita almeno una volta ad ogni torneo,

    1. Buonasera Carlo, ma perchè tanto astio da scrivere tutto in maiuscolo che in internet vuol dire urlare. La mia è una semplice curiosità, ma una cosa è certa con l’A.I. dobbiamo tutti fare i conti scacchisti e non.
      Giovanni

    2. Interessante la sua posizione. Mi incuriosisce. Può dirmi solo qualche motivo che la spinge a una opposizione così radicale? Una lotta contro i Titanic? Romantica? Forse no

  3. Che l’articolo fosse frutto di IA era chiaro: sono tutti uguali, ripetono i concetti più volte cambiando le parole e sono inconcludenti se l’ia viene utilizzata male, ad esempio per allungare artificiosamente un articolo. Sono a malapena citati i centauri senza approfondire ciò che fanno.

    1. Se non è stato approfondito il tema dei centauri non è colpa dell’IA. ma di chi le ha posto le domande. Può fare comunque una prova lei stesso con IA-Gemini o qualunque altra IA. Forse la sua curiosità sarà soddisfatta. O forse no. Resterà comunque un’esperiza interessato una piccola esplorazione all’interno di un mondo tutto nuovo che, piaccia o meno, ci sta già condizionando più di quanto non si creda.

  4. Articolo noioso, senza scintille nè suggestioni nè pizzicori…sono sollevato nell’apprendere sul finale che non era espressione di un pensiero ma solo un assemblaggio .
    E smettiamola di parlare di intelligenza , le parole a volte hanno peso… l’intelligenza è emozione e comprensione e analisi e sintesi e adattamento e chissà cos’altro , non è di sicuro la sola sintesi o la produzione di un materiale “originale “…la rivoluzione la stiamo facendo noi delegando un creatore di riassunti a esprimere dei pareri e a porsi come interlocutore .. diamo a lui una considerazione che vorremmo meritasse, quando il suo aiuto è solo un po’ di ordine , pulizia , sintesi …

    1. Concordo su molte osservazioni. Resta il fatto che con l’IA dobbiamo farci i conti. Prova ne sono le numerose competizioni freestyle che vedono come protagonisti i più grandi scacchisti mondiali. Grazie dell’intervento.

  5. Ho più volte tentato di fare creare uno schema di parole crociate all’ ia , senza successo, nonostante io abbia imposto regole ben precise, che sono quelle utilizzate per la creazione stessa. Lo schema era anche esiguo (8×8) , ma sia grok che chatgpt hanno prodotto uno scempio. E nulla è valso fargli notare gli errori: continuavano a sbagliare parole, non consideravano le regole imposte, etc … Bella prova d’ingegno !

    1. Buongiorno. IA va istruita prima di potere operare. Non può fare parole crociate se non è stata precedentemente istruita. Poi ha la capacità di evolversi da sola.

  6. Un bel articolo. Il bello del IA è che trova soluzione mai pensato dai umani, questo perché abbiamo dei pregiudizi che la macchina non ha. Un IA fatta bene non si sente imbarazzato a fare mosse strane, non è bloccato dalla tradizione.

    Non gioco a scacchi (troppo difficile), ma a backgammon, e nelle anni ’90 un rete neurale del IBM ha trovato una nuova apertura in backgammon.

    1. Grazie Owen. Prima che l’ultima scintilla di genio umano si spenga sotto il peso degli algoritmi, serve una ribellione organizzata?

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