Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Gedeon Barcza, “Cavaliere di Caissa”

(Riccardo Moneta)
Di Gedeon Barcza vi avevo già parlato qualche anno fa, in “Barcza non basta ma non guasta“. Nel secolo scorso Barcza è stato per un quarantennio una delle colonne dello scacchismo ungherese. Eccelleva in tutti i campi: era un forte giocatore, un eccellente insegnante, un ottimo scrittore e giornalista, una persona di elevata e poliedrica cultura: studiò matematica, fisica, giurisprudenza ed economia (in ciò seguendo le orme del padre, che era insegnante di latino e greco).

Nacque il 21 agosto del 1911 a Kisújszállás, visse a lungo Debrecen prima di trasferirsi nel 1936 a Budapest, dove si sposò nel 1941 con un’insegnante, Banyai Erszebet. Ebbero ben quattro figli, ma esagerare non dispiaceva a Gedeon, dal momento che vinse ben otto volte il campionato ungherese di scacchi (1942, 1943, 1947, 1950, 1951, 1955, 1957, 1958) e prese parte a sette edizioni delle Olimpiadi (1952, 1954, 1956, 1958, 1960, 1962, 1968). Fu pure campione olimpico per Corrispondenza (1949-1952).

Dopo il 1945 lavorò al dipartimento dell’istruzione del consiglio comunale di Budapest. Negli anni ’50 furono pubblicati moltissimi suoi articoli sulla celebre rivista “Magyar Sakkelet”.

Conquistò il titolo di maestro nel 1936, di maestro internazionale nel 1950 e di Grande Maestro nel 1954. Abbandonò il gioco vivo nel 1972. Morì il 27 febbraio del 1986. Nel 2012 gli fu concesso, postumo, dalla Federazione ungherese, il titolo di “Cavaliere di Caissa”.

La sua fama è collegata all’apertura cui per tutta la vita fu fedele e che giustamente porta il suo nome: 1.Cf3 e 2.g3 (Apertura Barcza). Tali mosse iniziali lascerebbero pensare ad un giocatore ispirato dalla prudenza e dal gioco di posizione. E invece non fu così, o almeno non fu soltanto così. Ve lo dimostro con due spezzoni di partita nei quali Gedeon Barcza rivela le sue notevoli capacità combinative.

Barcza – Varnusz
Campionato di Ungheria, 1958

Barcza deve pertanto neutralizzare questa chance difensiva del suo avversario. Lo fa brillantemente, così:


Gromek – Barcza
Varna 1956

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