Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Alexander Zaitsev, l’asso di Vladivostok

(Riccardo Moneta)
Alexander Nikolayevich Zaitsev era nato a Vladivostok nel 1935. Qualcuno ricorda forse il Gambetto Zaitsev della Difesa Grunfeld, ma non tutti associano questo gambetto al giocatore giusto, dal momento che di giocatori con questo cognome ne abbiamo avuti anche altri nella storia degli scacchi.

1.d4 Cf6 2.c4 g6 3.Cc3 d5 4.h4, eccolo il Gambetto Zaitsev. Evidentemente il Bianco vuole cercare di vincere in poche mosse. E la specialità di Alexander Zaitsev era proprio quella di vincere velocemente, di realizzare miniature brillanti. L’audacia non gli mancava ed era abile nel punire debolezze di apertura dei suoi avversari.

Ecco tre esempi:

Gaiduk – A.Zaitsev
Vladivostok 1958


B.Rochlin – A.Zaitsev
1954


A.Zaitsev – Genin
1964


Al contrario di tanti giocatori, Zaitsev non è stato un bambino prodigio. Ha iniziato a giocare a scacchi all’età di 14 anni, quando la zia gli regalò un libro. A 18 anni era ancora quello che oggi chiamiamo in Italia “prima categoria nazionale”. Ma aveva del talento. Gli occorreva recuperare, rincorrere i suoi già noti quasi-coetanei Tal, Spassky e Polugaevsky. Lasciò la scuola, si buttò sui libri, analizzò migliaia di partite studiando anche 14 ore al giorno. Collezionava libri di scacchi. Giocava per corrispondenza.

Vivere a Vladivostok, nell’estremo oriente dell’URSS, era un altro svantaggio: laggiù non c’erano grossi circoli né grandi maestri o troppi maestri con i quali poter lavorare e dai quali poter imparare. Non si perse d’animo, Alexander, e quasi senza l’aiuto di nessuno divenne maestro e poi maestro internazionale e poi grande maestro.

Nel 1953 vinse il campionato giovanile della RSFSR, nel 1954 il campionato della regione di Primorsky, nel 1956 il Campionato di Vladivostok, nel 1958 il Campionato della RSFSR. Nessun dubbio: era lui l’asso di Vladivostok! Batté sorprendentemente nel 1958 il maestro I.Estrin col punteggio di 3,5 a 2,5; l’anno successivo superò V.Simagin con lo stesso punteggio, e questo gli valse la notorietà.

Ormai lontano dalla sua Vladivostock, nel 1965 ottenne il titolo di maestro internazionale e due anni dopo, col primo posto al Chigorin Memorial di Sochi (pari merito con Simagin, Krogius, Spassky e Shamkovich), conquistò quello di Grande Maestro. Nella finale del campionato sovietico del 1968 divise il primo posto (12,5/19 con 6 vittorie e 13 patte, imbattuto – cosa insolita per lui) con Lev Polugaevsky, perdendo lo spareggio sempre col punteggio di 2,5 a 3,5.

Chessmetrics lo collocava al 21° posto nel mondo nel 1969. Il Memorial Rubinstein del 1971 (5° posto p.m. con 8/15) è stato il suo ultimo torneo.

A Zaitsev non interessava troppo il risultato, e gradiva sempre affrontare avversari più forti di lui. Indipendentemente dall’avversario giocava in modo audace, spesso troppo rischioso. Ai suoi ammiratori piacevano le sue partite perché erano straordinariamente belle, sovente contraddistinte da sacrifici e combinazioni che mostravano un talento notevole. Altra sua caratteristica era la rapidità nel muovere, anche in posizioni complicate. Teneva un diario, dove a volte si rimproverava quella eccessiva velocità che talora lo portava ad imprecisioni o errori. Spesso l’orologio del suo avversario segnava  un tempo di riflessione che era addirittura il doppio o il triplo del suo!

Su articoli della stampa sovietica si leggeva che purtroppo Zaitsev fin dall’età di 3 anni soffriva di problemi ad una gamba, zoppicava visibilmente e la malattia andava aggravandosi col passare degli anni. Fu così che nel 1971 Alexander decise di tentare un’operazione per ridurre la zoppia e il dolore, ma l’intervento non ebbe successo e una trombosi lo portò alla morte il 31 di ottobre.

Così lo ricordò il suo omonimo, amico e Grande Maestro Igor Zaitsev, del quale abbiamo parlato in ““Deviazione” da Igor Zaitsev“.

Nella mia memoria rimarrà sempre una persona brillante, allegra, ottimo e colto conversatore, grande conoscitore di storia. Nei suoi giudizi era incline al paradosso e spesso dava valutazioni inaspettate. Rivedendo le sue partite, ci si accorge della freschezza del suo pensiero e della sua sete dell’insolito”.

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