Uno Scacchista

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Paolo Benvegnù, addio al poeta dello stupore

Paolo Benvegnù (2024, Mauro Talamonti)

(Uberto Delprato)
Oggi non parlo di scacchi. Vi parlo di un artista che ci ha lasciato, improvvisamente, quattro mesi fa. Un artista che mi ha accompagnato nell’ultima ventina d’anni con le sue canzoni, le sue poesie in musica e che, in un certo senso, è diventato una parte del mio mondo artistico. Sto parlando di Paolo Benvegnù, che se n’è andato il 31 dicembre scorso, all’improvviso, senza darsi il tempo per compiere 60 anni.

Paolo Benvegnù @ La Darsena, Castiglione del Lago 05.07.08 (© Giulia Delprato)

L’avevo visto dal vivo la prima volta a Castiglione del Lago, ricordo ancora la data: il 5 luglio del 2008. Ci ero andato trascinato da mia figlia Giulia, già una sua grande fan nonostante il pubblico di Paolo non fosse esattamente formato da giovanissimi. Rimasi sorpreso e ammaliato dalla qualità della musica che ascoltai quella sera, in bilico tra la complessità dei testi e la brillantezza compositiva, tra la apparente follia dell’interprete e la solidità del gruppo musicale. Una miscela affascinante che, nella sequenza dei primi quattro brani di quello che poi scoprii essere il suo disco “Le Labbra“, mi fece scoprire una dimensione nuova della musica italiana.

Dopo quel concerto ho riscoperto non solo la sua opera prima da solista, “Piccoli fragilissimi film“, ma anche la musica degli Scisma, il suo primo gruppo. Ho scritto “opera da solista”, ma Paolo si è sempre definito il portavoce del gruppo musicale “i Paolo Benvegnù”, a sottolineare come quello che lui scriveva (e, accidenti, se scriveva bene!) era completato ed arricchito dai musicisti che lo accompagnavano, in particolare Luca “Roccia” Baldini, che ha suonato con lui praticamente sempre.

Luca Roccia Baldini @ Sonar, Colle Val D’Elsa 13.12.14 (© Giulia Delprato)

Benvegnù è stato sempre osannato dalla critica, che vedeva in lui un esponente viscerale e colto della scena “indie” italiana, qualunque cosa questo termine voglia dire. In realtà “Paolone” è sempre stato sull’orlo del successo commerciale senza mai raggiungerlo. Per fortuna, verrebbe voglia di dire, anche se alla fine bisogna pur sempre sbarcare il lunario e la vita dell’artista di talento ma con poco successo col passare degli anni cominciava a pesare.

La personalità di Paolo si riflette nelle sue canzoni che racchiudono luce ed ombra, ottimismo e cinismo, sempre alla ricerca di articolare emozioni, di rappresentare il sentimento dello stupore di fronte alla vita e alla purezza del sentire animale, di raccontare la complicazione dell’abbandono all’altro.

Paolo Benvegnù @ Brancaleone, Roma 18.10.13 (© Giulia Delprato)

Ho molti ricordi dei tanti concerti di Benvegnù a cui ho assistito, concerti durante i quali Paolo si concedeva generosamente al pubblico, al punto, talvolta, di continuare a suonare e cantare dopo la fine del set ufficiale, come fece in una serata magica al parco dell’Eur a Roma.

Poi, in dieci anni, quattro dischi sempre di grande qualità (“Hermann“, “Earth Hotel“, “H3+” e “Dell’odio dell’innocenza“), assieme a tante collaborazioni, contaminazioni teatrali e cover di sue canzoni da parte di grandi artisti, prima fra tutti l’inarrivabile Mina, che aveva scelto la sua “Io e Te” per il suo album “Caramella” del 2010.

Quasi a conclusione di un mio personale cerchio, l’ho visto per l’ultima volta in un altro Castiglione, stavolta Castiglione d’Orcia, il 18 agosto 2022. Un set a metà tra la rivisitazione di alcuni suoi brani degli anni precedenti e molte cover di brani New Wave degli anni ’80, riuscite benissimo e raccolte nel disco “Delle inutili premonizioni – Vol. 2“. Ma il motivo per cui ricordo con emozione quella serata è la conversazione che ho avuto con lui prima del concerto, quando gli ho ricordato dell’intervista che gli fece mia figlia 10 anni prima per Radio Bombay. Bene, Paolo la ricordava benissimo e le volle scrivere un biglietto di saluto che, ovviamente consegnato a Giulia ormai londinese, conservo tra i tesori della mia memoria, assieme all’abbraccio che diede alla figlia Anna e al saluto alla compagna Letizia prima di salire sul palco, quasi a mostrare, finalmente, di aver acquisito quella serenità che gli era spesso mancata.

Paolo Benvegnù @ Siena, Piazza S. Francesco 26.08.10 (@ Giulia Delprato)

Era così Paolo, generoso ai limiti dell’ingenuità e, anche per questo, benvoluto da tutti. Quando, dopo molti piazzamenti, l’anno scorso vinse finalmente la “Targa Tenco” per il miglior album dell’anno con la sua ultima opera, il bellissimo “È inutile parlare d’amore“, tutti hanno gioito per lui e con lui, immaginando che finalmente, alla soglia dei 60 anni, il vento stesse cominciando a soffiare nella direzione giusta per un artista della sua bravura.

Ho visto con profonda commozione Paolo partecipare su Rai3 alla puntata di “Via dei Matti nº 0” del 30 dicembre 2024, ospite di Stefano Bollani e Valentina Cenni: se anche la Rai aveva deciso di mandarlo in onda, voleva dire che il vento era davvero cambiato ed era finalmente arrivato il momento di raccogliere, oltre ai consensi, anche il successo da tempo meritato.

Invece il momento era arrivato, ma quello di lasciarci. La notizia, terribile, si è diffusa in un lampo sui social e tra i fan: Paolo Benvegnù ha chiuso il suo viaggio sulla terra poche ore dopo quell’apparizione in televisione, nella mattinata del 31 dicembre. Difficile resistere alle lacrime di fronte a una tale crudeltà del destino.


In suo ricordo sono state scritte pagine e pagine di affetto e di amore, si sono organizzate serate, ci si è riuniti, si è parlato, ci si è sfiorati. Non so per quanto tempo il suo ricordo rimarrà vivo. Mi auguro per molto, ma so bene che la vita va avanti e tutto svanisce. Riprendo volentieri le parole scritte in suo ricordo da Andrea Scanzi, suo amico da sempre “Se lo conoscevate, piangetelo. Se non lo conoscevate, scopritelo. In entrambi i casi, ascoltatelo.” Ecco, ascoltatelo, magari iniziando proprio dall’ultimo capolavoro, quel “È inutile parlare d’amore” che racchiude molto della sua poetica, della sua visione della vita e della sua immensa capacità di scrivere grandi canzoni.

Vi lascio con il testo dell’ultimo brano del disco, che si chiude con una piccola sinfonia di archi… e di rimpianto. Ascoltatela, se potete.


Alla disobbedienza

In tutto quello che è perso
In tutto ciò che non c’è
In tutto quello che vedi
In tutto ciò che vedo in te

Sei nell’ombra come la rugiada che si forma al buio
L’incoscienza, il desiderio, fiori stretti nell’acciaio

In tutto quello che è assente
In tutto ciò che invece c’è
In tutto quello che è essenza
E nell’essenza che c’è in te

Ogni tuo mistero è una sorgente da cui voglio bere
Perché tutto il bene vuole sempre tutto il …

E anche andare a tempo per trovare all’infinito il mare

Solo tu, la luce e l’ombra
Solo tu, la luce e l’ombra
Solo tu, la luce e l’ombra
Solo tu, la luce e l’ombra

Guardami negli occhi per mandarmi a memoria
Siamo senza soldi, senza scarpe, senza Dio e senza gloria
E non rimane altro che pensare a immaginare è divertente

Quanto è inutile parlare d’amore
Com’è stupido parlare d’amore
Quanto è inutile parlare

In tutto quello che hai visto
In tutto ciò che non vedrai
In tutto quello che hai scritto
In tutto ciò che inventerai

La ragione è come la visione
In ogni sguardo una rivelazione
Tra possibile e impossibile
Conquistare il tempo per cercare all’infinito il mare

Solo tu, la luce e l’ombra
Solo tu, la luce e l’ombra
Ci sei solo tu, la luce e l’ombra
Solo tu, la luce e l’ombra


Ciao, Paolo.

Paolo Benvegnù (2024, Antonio Viscido)

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