Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Due problemi di Arturo Ferrari (1886-1910)

La morte di Chatterton (Henry Wallis, 1856)

(Riccardo Moneta)
Arturo Ferrari. Questo giovane giocatore e problemista di Ferrara, morto suicida a 24 anni nella sua città, non lo si sarebbe forse potuto ricordare oggi se non avesse di lui scritto il suo concittadino e amico Carlo Borgatti su “L’Italia Scacchistica”.
Noi lo ricordiamo appositamente nell’anniversario della sua morte, tragicamente avvenuta il 20 giugno di 125 anni fa.

Ed iniziamo proprio da due suoi problemi che all’epoca furono assai apprezzati (come dimostrano i premi ricevuti). Purtroppo il carattere modesto e timido di Arturo Ferrari fece sì che la maggior parte delle sue composizioni restassero inedite alla sua morte. Fu il Borgatti ad interessarsene, a raccoglierli e a farli pubblicare. Temo che oggi siano diventati nuovamente introvabili o quasi.

La sua specialità erano i “matti in due mosse”.

Osservando d’acchitto la prima posizione, ho pensato ad uno scherzo: forse i pezzi Bianchi e Neri non si affrontavano un tempo sulla scacchiera da Sud a Nord, ma da Ovest ad Est o viceversa? E invece no, tutto regolare e il matto in due mosse il Bianco lo ha attraverso nientemeno che …

Arturo Ferrari 1907
“L’echiquier francais”, seconda menzione onorevole

1.Ag1!


Un’altra predilezione del Ferrari erano evidentemente gli alfieri ai margini della scacchiera, su lunghe diagonali. Come nel successivo problema, nel quale il matto si ha con …

Arturo Ferrari, 1904
“Leisure Hour”, primo premio

1.Df8!


Leggiamo adesso come il Borgatti parlava di Arturo Ferrari e notiamo, tra l’altro, come nelle sue parole siano presenti i sentimenti e lo stile di un’epoca ormai lontanissima:

“ … mentre tutta Ferrara elegante dall’Ippodromo di Piazza d’Ami si riversava per gli odoranti giardini nel Corso Giovecca, e guizzanti file di automobili e di carrozze infiorate davano alla città un aspetto insolito di vita e di piacere, laggiù da una modesta casa della festante Giovecca partiva non avvertita una ferale detonazione…

il dottor Arturo Ferrari, ventiquattrenne appena, aveva chiesto alla rivoltella la soluzione dell’enimma ultraterreno! Povero Arturo! Ti tenne fra le sue spire il pensiero ossessionante di tuo padre prima di te suicida o sorbisti il lento veleno onde spegnevasi il giovane Werther, che tanto amavi in Goethe e in Massenet? Fu atroce delusione, furia improvvisa, ricorso atavico, spina d’amore? Mistero! Egli è passato fra noi come fugace meteora senza chiarirci l’arcano dell’anima sua, sparì senza aver confidato mai ad alcuno i dubbi e le torture della mente e del cuore, seppellendo seco il mistero della sua vita e della sua morte.

Di carattere gaio e di modi gentili, Egli era dotato di straordinario ingegno, e per la sua semplicità e per quella elegante arguzia con cui sapeva illeggiadrire tutti i suoi discorsi, era ricercato e tenuto caro dagli amici e dai conoscenti. Amava molto la musica ed ogni altra manifestazione artistica, ma più di tutto amò il giuoco degli Scacchi, nel quale si distinse, giovanissimo ancora, sia nelle partite che nei problemi”.

Arturo Ferrari. Un nome ai nostri tempi quasi sconosciuto, una delle migliaia di figure minori, di appassionati, che hanno contribuito e contribuiscono a sostenere nella sua mitica navigazione secolare il vascello italiano degli scacchi.

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