Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Libri a babordo, tribordo e prua (4)

(Fabio Lotti)
Continuo con questo viaggetto tra le mie letture e i miei ricordi, ora in prima ora in terza persona, dove non mancano certo gli scacchi…


Dovunque mi giri trovo dei libri. Non c’è niente da fare. E’ una passione nata sin da ragazzo quando, dopo averne combinate di tutti i colori in quel mio piccolo paese di Staggia, me ne andavo nella classica soffitta a leggere e declamare come un grande attore.

Georges Simenon (Jack de Nijs/ANEFO)

Talvolta rileggo certi libri per cercare di carpire qualcosa di nuovo. Ultimamente i racconti di Georges Simenon relativi all’Agenzia O composta da quattro personaggi che si occupano di casi insoliti: Émile, capo carismatico dai capelli rossi e fumatore accanito; Torrence ex ispettore di Maigret ottimamente in carne; Berthe la segretaria “paffuta”, carina e affabile; Barbet ex borseggiatore che si occupa di lavori non proprio corretti.

Saremo di fronte a situazioni pazzesche, scherzose, umoristiche, stravaganti. Sembra quasi di vedere Simenon che si diverte come un matto a infilare i suoi personaggi in vicende comiche e grottesche, perfino paradossali. Non esistono giornate calme e placide per i nostri dell’Agenzia O. Giornate noiose. Quando meno te lo aspetti ecco che arriva qualcosa a riaccendere l’entusiasmo del magnifico quartetto. Come quello di una strana lettera di un tizio senza firma che chiede di essere liberato da un sequestro in un luogo che ignora, dando solo alcune indicazioni! Oppure l’arrivo di un uomo che irrompe nell’ufficio, muove le labbra, vacilla, stringe le mani al petto colpito a morte da un proiettile balbettando “Il ne…Il negro…”. Tanto per portare un paio di esempi.  Personaggi vivi con le loro concrete caratteristiche fisiche e umorali, che si danno da fare, scrutano, indagano, deducono ma a volte in difficoltà di fronte a certi momenti incongrui e inaspettati. Racconti estrosi, frizzanti. Racconti di classe.

Da non perdere i libri di Maurizio De Giovanni che addirittura mi ringraziò (incredibile) con una mail alla mia recensione del suo primo libro  Il senso del dolore, Fandango 2007! Ecco come iniziavo il commento “L’acquisto di un libro dipende da molti fattori: il nome dell’autore, la lettura di una recensione, il consiglio di un amico ecc…Talvolta anche dal semplice stato d’animo. Come nel presente caso. Una giornata triste, una copertina con un volto triste ed un titolo triste: Il senso del dolore di Maurizio de Giovanni, Fandango 2007. Che tristezza! Non potevo che acquistarlo…” Ed ecco come terminavo “Il romanzo si svolge per storie parallele. Stile pacato, lineare, attento ai dettagli, senza troppi sobbalzi a tenere bilanciato un ritmo lento e doloroso. Spunti sul regime fascista che tendeva a coprire i lati oscuri della società “Nessun delitto, solo sicurezza e benessere di regime: così era sancito per decreto”. Qualche insistenza di troppo nel definire i contorni del commissario. Meglio se più sfumati. Un buon libro da leggere. Che avrà senz’altro un seguito. Ci potete scommettere.” Scommessa vinta tanto che il nostro Maurizione De Giovannone è diventato da tempo famoso non solo in Italia. Ultimo suo parto da non perdere, nel momento in cui scrivo, L’orologiaio di Brest, Feltrinelli 2025, dove possiamo ritrovare, come sempre, al di là del ben costruito intreccio giallistico, il suo meraviglioso dono “di scendere con la solita delicata profondità nell’animo di ogni singolo personaggio.”

Per gli appassionati del connubio “Storia e morti ammazzati” consiglio il libro di Patrizia Debicke L’oro dei Medici, TEA 2018, ambientato nel 1597 a Firenze. In breve al centro della storia è il rapimento dei figli del granduca di Toscana Ferdinando I per ottenere un compenso astronomico dai banchieri più potenti del momento.

Libro complesso, ricco di personaggi e avvenimenti storici. Ricco di spunti sulla vita, gli abbigliamenti, le cerimonie, i fasti signorili, sui più piccoli dettagli tesi a ricostruire l’atmosfera del tempo. Ricco di dubbi, assilli,  momenti di intimità, pathos, tensione, tradimento, paura e morte (ci saranno diversi uccisi e un suicidio). Capitoletti ora brevi ora più ampi a creare un certo ritmo della narrazione attraverso una scrittura che sa essere competente nella ricerca storica e gradevolmente leggera nella finzione.

Ogni tanto riprendo in mano anche certi racconti che mi avevano colpito nella mia incasinata gioventù come, per esempio, La Mandragola di Niccolò Machiavelli, per ritornare un po’ indietro nel tempo e sorridere. Siamo a Firenze nel 1504. Abbiamo Callimaco che si innamora di Lucrezia moglie di Messer Nicia. Come fare per “abbordarla”? Occorre convincere lo sciocco marito che per avere figli bisogna che la mogliettina beva una pozione di mandragola! Solo che il primo ad avere rapporti con lei morirà…

Ligurio, amico di Callimaco, trova una brillante soluzione: a morire sarà un semplice garzone nelle vesti, però, dello stesso Callimaco! Mentre Lucrezia viene convinta da frate Timoteo a consumare il rapporto.

Una storia davvero divertente, brillante, ironica e satirica che mi ha fatto ritornare in mente un film degli anni Sessanta di Alberto Lattuada con Rosanna Schiaffino (Lucrezia), Philippe Leroy (Callimaco), Jean-Claude Brialy (Nicia) e, soprattutto, il grande Totò nelle vesti di frate Timoteo. Che goduria!

Per quanto riguarda gli scacchi spesso mi butto su La parola ai campioni del mondo di Jakov Estrin, Prisma editori 1993. Un bellissimo ripasso partendo da Wilhelm Steinitz per terminare a Garry Kasparov. Un excursus formidabile di grandi campioni e personaggi particolari ognuno dei quali ha dato il suo fondamentale contributo all’evoluzione degli scacchi. Momenti di vita, di scontri, di idee, di modi diversi di preparare, iniziare e condurre una partita con eclatanti esempi. Una goduria.

Un libretto che mi ha colpito è stato Buckle: ritratto di un dilettante di Venanzio Landi, Messaggerie Scacchistiche 1994. Ovvero la storia di un “dilettante per eccellenza tanto ricco di un geniale talento quanto restio a fare degli scacchi il proprio interesse principale. Andersson lo definì il più forte avversario da lui incontrato.” Tra l’altro nel 1843 riuscirà a vincere, seppure con il vantaggio di un pedone e del tratto, il grande Staunton! Una vita intensa, ricca di viaggi, di continui studi, di scontri che rimane impressa nella mente. Ne fu colpito addirittura anche Charles Dickens che ce lo presenta così “Mi trovavo a cena con Buckle, un uomo che ha letto ogni libro che sia mai stato scritto, un vero pozzo di conoscenze. Prima di esplodere in un’ondata di sapere, ha l’abitudine di chiudere un occhio e di raggrinzire il naso, così che sembra sempre che ti stia inquadrando nel mirino per assestarti un colpo formidabile. Poi ti guarda di nuovo, e prende di mira un’altra cosa. Tu sei così, sempre dietro a rincorrerlo faticosamente, con le tue gambe che annaspano nell’aria.” Un bel personaggio, una bella lettura.

Ogni tanto rivisito con attenzione Paul Morphy partidas completas di Rogelio Caparrós, Ediciones Eseuve 1993, cercando di carpire in qualche modo i segreti del grande campione attraverso le sue partite.

Qualche volta mi becco il libro di Catherine Jaeg black & white PASSION en noir et blanc, una serie di fotografie di grandi campioni sorpresi negli atteggiamenti più disparati tra smorfie, sorrisi, momenti di dubbio, indecisione, sospetto, estrema concentrazione e altri vari che ce li rendono più umani e vicino a noi. Quello che mi colpisce di più, soprattutto attraverso le foto di altri libri, sono gli occhi di Mikhail Nechemjevic Tal. Lo sguardo bruciacaselle incorniciato col passare degli anni su un volto mefistofelico (si sente odore di zolfo) fa riemergere dal mondo fiabesco visioni di Orchi cattivi, di Mangiafuoco terribili. Occhi scuri, profondi, capaci di bucare il futuro, di prevedere al di là di ogni capacità umana. Era una furia scatenata, una forza tremenda della Natura, un vulcano in eruzione, una foresta in fiamme. Con lui i sacrifici scoppiavano sulla scacchiera come petardi impazziti. Su questo fenomeno piombarono i più disparati giudizi. Se un Petrossian era sicuro che poteva fare miracoli con il suo indomito coraggio, c’era un Kortschnoi che lo considerava solo un Maestro di “grande routine privo di originalità e innovazione “. Se un Ivkov era convinto che “il più grande genio è Tal, il più complesso è Tal“ c’era subito uno Smyslov sicuro che i suoi successi non dipendevano dalla sua abilità ma da un sacco di trucchi, espedienti e artifici. Bronstein lo adorava ed Euwe arrivò perfino ad affermare che egli era più forte dello stesso Alekhine in fatto di abilità combinative. D’altra parte Bobby Fischer definiva il suo gioco “unsound“ come a dire oscuro e fallace e Taimanov dichiarò apertamente che se un giocatore così avventuroso avesse vinto per la seconda volta il massimo titolo sovietico lui avrebbe smesso di giocare a scacchi (promessa poi non mantenuta). Chi può infine dimenticare il sarcastico consiglio di Botvinnik “Se tal sacrifica un pezzo prendilo. Se lo do io controlla le varianti. Se lo dà Petrossian non lo accettare“ dove tutta la creatività dei suoi sacrifici veniva ridotta a pura e semplice temerarietà. Mentre sfoglio con devozione le foto dedicate alla sua vita, alla sua carriera agonistica sono colpito dagli occhi. Sì gli occhi. Anche quando il male ha ormai devastato il suo volto rendendolo simile ad un teschio vivente, gli occhi mantengono intatto il loro fascino, il loro mistero.

Insomma giallo e scacchi per il sottoscritto un binomio indissolubile!


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

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4 pensieri su “Libri a babordo, tribordo e prua (4)

  1. Un grazie a Uberto, a Zenone e a tutti i lettori. Il mio motto è “Leggete e moltiplicatevi!”

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