Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Salvador Dalì: “Il gioco degli scacchi sono io”

Amanda Lear: “La mia vita con Dalì”, ed. 2023

(Adolivio Capece)
Recita ‘Wikipedia’: ‘Salvador Dalì, spagnolo (Figueres 11 maggio 1904 -23 gennaio 1989), pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer, sceneggiatore. Abile pittore e virtuosissimo disegnatore, è celebre principalmente per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste e dadaiste’.

Dalì si era appassionato di scacchi sin da giovane, ma quasi nessun articolo o testo ne parla, anche se molti citano la sua affermazione (“Il gioco degli scacchi sono io”) riportata in un libro di Marcel Duchamp.
Solo qualcuno ricorda un gioco di scacchi venduto in un’asta per 23 mila dollari. Era il gioco che Dalì si era fatto costruire con i pezzi in argento plasmati a modello delle dita delle sue mani e di quelle di sua moglie Gala: i pollici rappresentavano i pedoni, per meglio identificare gli altri pezzi sulle dita vennero applicati i relativi simboli.
Sembra che l’artista lo abbia commissionato nel febbraio 1971, probabilmente sull’onda della grande vittoria di Bobby Fischer a Las Palmas, successo che poi avrebbe portato l’americano alla sfida mondiale con Boris Spassky.

Ricordiamo che nel 1940 Dalì aveva dipinto “Two Pieces of Bread, Expressing the Sentiment of Love” (“Due pezzi di pane esprimono il sentimento dell’amore”) in cui oltre ai due pezzi di pane e ad alcune briciole aveva inserito un pedone del gioco degli scacchi.

Ma Dalì sapeva giocare a scacchi? Una preziosa testimonianza in tal senso ci giunge dal volumetto ‘La mia vita con Dalí’, scritto da Amanda Lear, modella, cantante, personaggio televisivo anche in Italia, showgirl poliglotta che credo sia nota a tutti o quasi i nostri Lettori; il volumetto, originariamente uscito in Francia nel 1984 poi nel 1987 in Italia per i tipi di Costa&Nolan, è stato ripubblicato da Il Saggiatore.
Scrive la Lear, parlando di una partita cui assistette tra Dalì e Marcel Duchamp:
Dalì fece una partita con Duchamp. Anziché proteggere il re e la regina, li mosse subito. Quella tattica contraria alla logica del gioco e al buon senso fece innervosire il suo avversario che non riusciva a capire quell’azione suicida. Dalí mi aveva sconfitta diverse volte giocando in quel modo. Diede del filo da torcere a Duchamp, che tuttavia resistette e vinse.”

Duchamp e Dalì si erano conosciuti nel 1933; tra i due nacque poi un vero rapporto di amicizia. Dalì aveva una casa a Port Lligat, piccolo centro abitato del comune di Cadaqués, e Duchamp ne affittò una vicina, così trascorsero molte estati a giocare a scacchi, come mostrano le fotografie scattate da sotto un tavolo trasparente.
Come abbiamo riportato in un precedente post, a Cadaqués (provincia di Girona), cittadina litoranea nel nord-est della Spagna, viveva Enrique Irazoqui, noto perché nel 1964 fu scelto da Pasolini per interpretare la figura di Gesù Cristo nel film “Il Vangelo secondo Matteo”.
E a Cadaqués passarono le vacanze molti artisti famosi, per esempio Picasso, Miró, John Cage, oltre appunto a Duchamp e Dalì.
Praticarono tutte le forme di arte e ne inventarono di nuove. E durante i loro soggiorni, nei caffè vicini al mare, giocavano a scacchi grazie proprio ad Enrique Irazoqui, che organizzava gare e tornei.

Anche Amanda Lear giocava a scacchi. Lo scrive lei stessa nel citato volumetto ‘La mia vita con Dalí’: abbiamo già visto la frase ‘Dalí mi aveva sconfitta diverse volte giocando in quel modo’, ma poi Amanda aggiunge: “Dopo la siesta e il lavoro Dalí riceveva i suoi ospiti: un potenziale acquirente, alcuni giornalisti, alcuni fotografi, dei ragazzi che andavano in giro per Port Lligat. Spesso ero io a intrattenerli mentre lui finiva un angolino di cielo o si cambiava. Fu così che una delle rare volte in cui Marcel Duchamp venne a trovarlo ma lui non c’era, dopo essermi accorta che la nostra conversazione languiva in attesa che Dalì arrivasse, gli proposi una partitina a scacchi, a cui lui giocava spesso. Duchamp vinse nel giro di pochi minuti.”

Ma quali erano i rapporti tra Amanda Lear e Dalì? Una vecchia foto ritrae Amanda Lear e Salvador Dalí sul ciglio di una conca circondata dal mare, come sul bordo di una piscina naturale: per l’occasione furono pronunciate le parole “musa”, “amante”, “compagna”.
In realtà la Lear, nata (forse) a Saigon, francese naturalizzata britannica, fu amante di Salvador Dalì per 16 anni.

Amanda Lear aveva iniziato come modella all’inizio degli Anni Sessanta, distinguendosi per una certa androginia, che colpì anche Salvador Dalì, per il quale posò spesso e con cui intrecciò una relazione.
Incontrò l’eccentrico pittore surrealista spagnolo a Parigi.
Dalí non fu colpito solo dallo sguardo di Amanda, ma anche dall’affinità spirituale: lei stessa da allora ha descritto il loro stretto rapporto non convenzionale come un “matrimonio spirituale”.
Dalí aveva sposato Gala, dopo aver convissuto con lei a partire dal 1929, nel 1934 con una cerimonia civile. Nel 1958 si risposarono con rito cattolico.
Il matrimonio fu aperto (Gala ebbe diversi amanti) e raramente fu sessuale.
Amanda Lear accompagnò lui e sua moglie per circa quindici anni, trascorrendo ogni estate con loro, ed ha descritto il loro stretto rapporto non convenzionale a tre appunto come un “matrimonio spirituale”.

In particolare a Port Lligat Dalí passava le estati insieme alla moglie e ad Amanda Lear: negli anni dal 1965 alla fine degli anni Settanta, anni in cui Amanda – che prima di diventare cantante e presentatrice televisiva era una studentessa di Belle Arti a Londra – seguirà Dalí nei luoghi del jet set internazionale: Parigi, Barcellona, Madrid, New York.

Ricordiamo infine la foto (qui sopra) di Robert Discharges, “Duchamp e Dalí che giocano a scacchi sul set del film A Soft” e concludiamo riportando quanto dice l’IA (intelligenza artificiale) digitando “Dalì scacchista”:

*Dalí era affascinato dagli scacchi e li utilizzava come fonte di ispirazione per le sue opere surrealiste.
*Gli scacchi compaiono in diverse opere di Dalí, sia come soggetti che come elementi simbolici.
*Dalí non abbandonò la sua carriera artistica, ma integrò gli scacchi nel suo mondo creativo.
*Il Teatro-Museo Dalí a Figueres, in Spagna, ospita diverse opere che riflettono la passione dell’artista per gli scacchi.

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