Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Evviva! Abbiamo un nuovo mondiale e avremo il “Campione Totale”!

(Riccardo Moneta)
Sì, evviva, un nuovo Mondiale! Il treno degli scacchi avanza e non ha paura di nulla: all’orizzonte, tra alcune nubi in verità, ci aspettano i nuovi campioni del XXI secolo. Evviva?! Beh, le opinioni non sono del tutto concordanti.
Intanto potete leggere qui del nuovo formato per un nuovo Campionato del Mondo. Si giocherà Blitz, Rapid e (ci siamo arrivati) Fast Classic (45’+30’).

In questo (attenzione!) semi-serio ed extra-temporale post odierno permettetemi di usare la denominazione di “Campione Totale“, che mi piace particolarmente anche se è imprecisa.

Càspita, che novità! Pur avendo noi letto tutti quanti di corsa, e quindi dovendo approfondire meglio ogni aspetto, eccoci intanto con le primissime impressioni di due esperti giocatori, scelti non a caso, che ho incontrato ieri sera in un elegante e ottocentesco locale di Berlino. Siamo davanti ad una scacchiera dai bordi d’argento con splendidi pezzi in legno di ebano e bosso; a fianco tre boccali di birra proveniente dalla Abbazia di Weihenstephan e alcuni numeri di una recente pubblicazione scacchistica, la Schachzeitung der Berliner Schachgesellschaft.

Con me ci sono il tedesco Roebut Fischer e l’inglese Anthony Williams. 

Riccardo:
Amici miei, stasera propongo di lasciare un attimo da parte le nuove varianti di apertura proposte da Ludwig Bledow sull’ultimo numero della Schachzeitung e parlare invece delle novità mondiali. D’accordo? Anthony, ti vedo perplesso, tu cosa pensi, in prima battuta, di quello che a me piace chiamare il futuro … “Campione Totale”?

A.Williams:
Come disse Clint Eastwood: ‘Non mi tornavano i conti’, dopo aver fatto secco un nemico mentre contava i cadaveri degli altri. Campione Totale significa ‘di tutte le discipline’ e qui manca quella definita classica. Un totale che non è totale. Vabbè, questo è il trend.

Riccardo:
E tu, Roebut?

R.Fischer:
Non sono del tutto d’accordo con l’amico Anthony: 45’+30” è ormai diventato il nuovo “Classico”.

A.Williams:
Vabbè, sotto a giocare rapidi che manca poco tempo, e almeno a qualificarci facciamo ancora in tempo!

Riccardo:
Sei piuttosto scettico Anthony. E un po’ lo sono anch’io. Forse entrambi la pensiamo un po’ come il tuo trisavolo Elijah Williams, quello che volentieri si addormentava davanti alla scacchiera …

A.Williams:
Sì, ognuno può dire quello che vuole, e la FIDE può cambiare le carte in tavola a suo piacimento, ma definire classica una partita che, se si raggiungono le quaranta mosse, durerà poco più di un’ora a giocatore, è un insulto all’intelligenza di ogni appassionato di scacchi. Diciamo che, per quanto mi riguarda, se proprio una cosa positiva si può vedere, è che almeno non mi addormenterò sulla scacchiera!

R.Fischer:
Io ho cominciato a giocare con 150’+0” per 40 mosse con 60’+0” per ogni 20 mosse successive e sospensione dopo 5 ore di gioco. Oggi il “classico” è 90’+30” per tutta la partita, con 2 partite al giorno. Non lo considererei un insulto all’intelligenza, ma una normale evoluzione storica.

A.Williams:
Di questo passo 90′ + 30″ diventerà uno standard anche per i Campionati del Mondo (con l’aggiunta di altro tempo a finire sempre con i 30″ a mossa). Per le prime 40 mosse si arriva a 110′, quasi le due ore che sono diventate lo standard dopo le due ore e mezza di quando iniziammo noi a giocare. Diciamo una via di mezzo accettabile, soprattutto per il problema di non poter più sospendere a causa dell’avvento dei motori scacchistici sempre più potenti. Poi per i tornei Week end si è arrivati a togliere i minuti successivi alle 40 mosse per evidenti problemi di tempo, ma ancora siamo in una sfera di accettabilità. Dimezzare questi ultimi tempi e volerli forzatamente far passare come scacchi standard, questo sì che per me è un insulto alla nostra intelligenza. Infatti, sono definiti “Fast Classic“, ma se sono Fast, non possono essere Classic.
Qui ci vogliono imbrogliare con la semantica e indirizzare le scelte in base ai voleri e desideri dei più influenti, cioè degli sponsor. Di sicuro, ai livelli più alti, si avrà un detrimento della profondità dei piani di gioco, delle combinazioni più spettacolari che verranno effettuate più a sensazione che con la precisione del calcolo. Per noi, il vantaggio è che si andrebbe incontro alla nostra mancanza di tempo da dedicare agli scacchi, quindi non tutti i mali vengono per nuocere.

Riccardo:
Lo sapete che io ho smesso di giocare proprio perché hanno eliminato la procedura della sospensione dopo la quarantesima mossa? A me piaceva tergiversare sulla scacchiera, evitare attacchi di matto e non abbandonare anche con tre pedoni in meno solo per il gusto di arrivare a scrivere la “mossa segreta” e chiuderla nella busta che mi consegnava l’arbitro. Ci sono riuscito ben 32 volte! Era un rito insostituibile, emozionante! Come pure era emozionante la riapertura della busta al mattino successivo. Che ne sanno questi giovani di oggi come Ludwig Bledow, che ne sanno di certe sensazioni irripetibili?

R.Fischer:
Mah, vi vedo un po’ troppo critici … Io potrei dire che, così come la sospensione è stata eliminata per evitare l’uso dei motori, anche la riduzione del tempo cerca di contenere il rischio di cheating.

Riccardo:
Questo obiettivo è giustissimo. Roebut, secondo te stiamo assistendo ad una vera e propria evoluzione epocale del modo di intendere il gioco degli scacchi?

R.Fischer:
Al netto di questioni economico-politico-organizzative (qualunque organizzatore privilegia tempi brevi), l’attenzione si continua a spostare dalla ricerca della “verità” delle posizioni alla ricerca del giocatore più “efficace”. In conclusione direi che dall’arte, dalla ricerca e dalla bravura, si sta andando ormai verso la forza e l’agonismo.

A.Williams:
Diciamo che, alla fine, i tornei rapidi sono i soli che oggi riesco a giocare, quindi, in un certo senso, per me va bene così. Come si dice? “Non si può avere la moglie ubriaca e la botte piena“.

R.Fischer:
Vabbèh, Anthony, però non puoi ragionare su un andamento generale e arrivare a conclusioni sulla base della tua convenienza personale.

A.Williams:
E sennò come potrei altrimente riuscire a vedere i lati positivi di questo nuovo sistema? Siamo arrivati alla rivoluzione: dai 90′:30″ + 15′:30″ si è passati ai soli 90′:30″ per giocare due partite al giorno; siamo arrivati poi ai 60’+30″ per poter giocare tre partite al giorno e ora approdiamo sui 45′:30″ volendo ancora definire “Scacchi Classici” quest’ultimi! Il prossimo step sarà arrivare a 30′:30″ per poter giocare quattro partite al giorno? Il vantaggio sarà che, per poter diventare Maestro Fide, devi fare un torneo di nove turni e così potrai farlo in un bel week-end!
Insomma, il concetto di base è la deriva degli Scacchi definiti Classici verso un accorciamento del loro tempo di riflessione sempre più marcato, cosa che snatura in qualche modo l’essenza del nostro gioco (questo chiaramente è un mio parere).
Poi vogliamo divertirci? Giocare d’istinto senza pensare? Testare la nostra capacità di  prendere decisioni rapidamente o di capire al volo le posizioni? Allora ben vengano i tornei a cadenza rapida, ma non spacciamoli per quelli a cadenza classica. Certo, tutto cambia nella vita, e se negli Scacchi si decidesse di utilizzare cadenze rapide anche per la modalità classica, allora non resterà che, obtorto collo, accettare le nuove regole e adeguarsi cercando di cogliere gli spunti positivi, come la possibilità, per chi non ha molto tempo, di poter giocare più spesso.

Riccardo:
Perdonami, Anthony, quindi per tornare alla riforma  del Mondiale, secondo te un futuro “Campione Totale” non potrà mai essere considerato come il Vero Campione alla stessa stregua di tutti quelli incoronati in passato? Lo riterresti un po’ come il campione di una particolare specialità?

A.Williams:
No, assolutamente no. Sarà il Campione del Mondo di questa nuova variante degli scacchi, ma non potrà essere paragonato ai Campioni del passato. Diciamo che, dal mio punto di vista, neanche Carlsen può essere equiparato, visto che almeno un Mondiale lo ha vinto agli spareggi Rapid. Insomma, nel match con Caruana tutte le partite Classiche terminarono patte e poi Carlsen prevalse in quelle Rapid. Alla fine, Carlsen ha vinto un mondiale Classico oppure un mondiale Rapid? Certo, le regole variano e tutto cambia, ma in questo caso lui vinse in maniera netta giocando Rapid. E’ pur vero che con le vecchie regole (il campione in carica restava tale in caso di match pari) in questo caso niente sarebbe cambiato. Ma, insisto, stiamo parlando di due sport diversi.

Riccardo:
… Oppure due discipline diverse di uno stesso sport. Nello sport dell’atletica leggera, ad esempio, esiste un campione mondiale od olimpico dei 10.000 metri come pure uno degli 800 metri o dei 100 metri. Roebut, cosa dici tu?

R.Fischer:
Io direi che ai Mondiali di calcio anche l’Italia di Riccardo mi pare abbia una volta vinto ai rigori proprio contro noi tedeschi. Cambia allora qualcosa? No. Ha vinto comunque.  Il punto è -badate bene- che questo nuovo Tour non sostituisce il Mondiale classico, è solo un altro formato.

A.Williams:
Però è un poco diverso fra scacchi e calcio, perché nel calcio non esiste un campionato mondiale di calci di rigore, mentre negli scacchi esistono i mondiali Blitz e Rapid. E in ogni caso, per me vincere un titolo calcistico ai calci di rigore lascia quell’amaro in bocca che ha una vittoria a metà. La vittoria ai rigori non ti dà il sapore e il gusto di una vera vittoria, finisce per risultare -questa è almeno la mia impressione- quasi un dato statistico da segnare sugli annali dello sport.

Riccardo:
Adesso però si sta facendo tardi, che ne dite se ci facciamo qualche partitella blitz, dai! Sapete che gli orologi sono stati inventati anche per questo?

A.Williams:
Volentieri, però devi sapere che noi non giochiamo assolutamente con le vostre regole italiane. Qui a Berlino non vogliono infiltrazioni del pensiero del signor Dubois, pensiero che appartiene ad un’epoca che in Europa è ormai tramontata.

Visto che significa avere un giocatore troppo forte come Serafino Dubois? Che noi italiani siamo invidiati e ostacolati, noi che siamo (come ci ricordano alcuni uomini politici circa ventiquattro volte al giorno …) la culla della civiltà, dell’arte e del sapere! Comunque fa niente, io mi adeguo e gioco lo stesso.

Sia con Fischer sia con Williams non vado oltre un significativo e tennistico 0-6. Mi basta, abbandono. Potrei dire che … l’ho fatto apposta per evitare il tie-break? Cos’altro aggiungere? Li saluto, li ringrazio per la piacevole chiacchierata e per la lezione tecnica, e li lascio con la loro stupenda scacchiera, i loro pezzi e la loro Schachzeitung der Berliner Schachgesellschaft, a giocare senza orologio perché ancora … non è stato inventato l’orologio!

E come concludere adesso, amici miei? Cosa ne pensate voi lettori? Il treno degli Scacchi, da Ludwig Bledow a Magnus Carlsen, si sta muovendo dall’ultima stazione e l’eterno percorso storico del nostro gioco si arricchirà di nuove puntate, di nuove esperienze, giuste o sbagliate che siano. La favola continua. Riflettiamo. Una cosa è probabile: dovremmo divertirci tutti quanti più che in tanti altri mondiali del passato, o almeno lo spero. E forse dovremo rimpiangere un po’ meno i tempi delle “regole italiane”, della “mossa in busta” e delle riviste cartacee come quelle di Ludwig Bledow e di Serafino Dubois. Evviva il Campione Totale!

About Author

1 ha pensato a “Evviva! Abbiamo un nuovo mondiale e avremo il “Campione Totale”!

  1. Orribile, d’altra parte piace al pubblico e agli sponsor. Inoltre, alla fine, il più forte vincerà comunque. Per quanto mi riguarda, fra tempi di riflessione da “caffé” e sistema Elo con cui, arrivati all’apice conviene smettere di giocare, preferisco fare altro che disputare tornei.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri di più da Uno Scacchista

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere