Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

“Ingegno e non sorte” è responso di Alfonso

(Riccardo Moneta)

‘Alfonso a scachi è propenso
A sfidar la morte
Pur senza compenso,
Poiché “ingegno e non sorte”
E’ responso d’Alfonso… ’

Mah!? Di chi e di che cosa si sta così parlando? Di Alfonso, sì, ma quale di preciso?
E allora prima di tutti si deve ovviamente parlare del Re Alfonso X (1221-1284). Alfonso è un nome quasi predestinato per gli scacchi, lo sapete? Vediamo perché.

Alfonso X “il Saggio” Re di Castiglia e di Leon è un Re assai famoso nella storia spagnola e in quella degli scacchi. Eppure non mi sembra che poté vantare grossi successi né in politica né in economia. Ma quanto a promotore di arti e scienze superò tutti gli altri Stati del suo secolo. E per gli scacchi fu di gran lunga al primo posto: un mecenate.
UnoScacchista ne parlò qui (Scaccobollo – SPAGNA 1965 – Alfonso ‘El Sabio’) con il nostro ‘storico’ Roberto Cassano.

Tuttavia Re Alfonso X “El Sabio” non fu il primo “Alfonso” ad occuparsi di scacchi, dal momento che venne, dopo l’anno 1070, di molto anticipato dal suo predecessore Re Alfonso VI di Castiglia e Leon, il quale regnò fra il 1065 e il 1109.

Era accaduto che qualche anno prima il papa Alessandro II avesse vietato ogni gioco d’azzardo, e fra codesti erano compresi anche gli scacchi.
Senonché, valutando la evidente differenza presente fra il gioco degli scacchi e quello dei dadi (le carte ancora non esistevano a quel tempo), in molti si diedero da fare per aggirare la condanna papale.
Tra questi, appunto, il Regno di Castiglia e Leon, che non solo riabilitò gli scacchi ma che li inserì addirittura fra le cosiddette “discipline cavalleresche”, su suggerimento (secondo alcune fonti) di un tal Pedro Alfonsi (… e dalli!), medico personale del Re.

Qualcuno qui chiederà: “che sono ‘ste discipline cavalleresche”? Apro perciò una breve parentesi.
Ebbene, saprete senz’altro che la cavalleria, nata intorno all’anno Mille e poi in auge con le Crociate, trascinava con sé non soltanto gli aspetti peculiari della battaglia, ma anche quelli delle tradizioni olimpiche dell’antica Grecia.
Era particolarmente florida in Spagna. E così i cavalieri medioevali iberici si cimentavano nelle “discipline cavalleresche” quali equitazione (ovviamente) e poi nuoto, tiro, pugilato, caccia, i salti in lungo e in alto, per finire con alcune tradizioni locali quali il gioco della ‘quintana’ e il ‘lancio della pietra’, che sembra sia ancor oggi praticato in alcuni territori della Spagna del sud.
Ecco quindi che, grazie al positivo ‘responso’ di Alfonso VI di Castiglia e Leon, anche gli scacchi entrarono a far parte di tali apprezzate discipline.

Assai più tardi la terra di Spagna sfornò un altro buon Alfonso, il presbitero Alfonso Cerón (Granada 1535?-Gerona?), scritto a volte ‘Giròn’, cui dobbiamo il manuale di scacchi ‘De latrunculorum ludo’ o ‘Del juego del Ajedrez’, che fu pubblicato in Italia nel 1673.
Alfonso Cerón è celebre anche per essere stato uno dei quattro partecipanti a quello che viene ritenuto il primo torneo internazionale della storia degli scacchi, sponsorizzato nel 1575 dal Re Filippo II di Spagna.
Si giocò nei pressi di Madrid, a El Escorial, località oggi nota per le sue bizcochelas, dei dolci preparati con cioccolata, rosso d’uovo e (naturalmente!) pan di spagna: una delizia!
Due spagnoli contro due italiani. Prevalsero questi ultimi con Leonardo da Cutro davanti a Paolo Boi e a Ruy Lopez de Segura. Solo quarto fu il nostro Alfonso Cerón,, ma gli avversari erano senza dubbio i più forti giocatori del secolo.

Insomma, erano spagnoli e italiani coloro che tenevano in alto il vessillo degli scacchi in quei tempi lontani, non c’erano indiani e cinesi, e non c’erano neppure russi.
E quindi non poteva mancare anche un Alfonso italiano, che arrivò il secolo successivo e rispose al nome di Alfonso Litta (Milano 1608-Roma 1679), un nome tuttavia sconosciuto ai più e che, come leggiamo sull’Enciclopedia Treccani, “…. fu commissario generale dell’esercito pontificio, vice legato e governatore di varie province, Arcivescovo di Milano dal 1652 …. e cardinale dal 1664”.

La famiglia Litta era notoriamente appassionata di scacchi e nel loro stemma campeggiava una scacchiera.
La passione di Alfonso Litta per gli scacchi era quindi all’epoca conosciuta, tanto è vero che a Milano, quando lui arrivò nel 1652 per prendere possesso dell’arcidiocesi, per accoglierlo in maniera originale il percorso fu addobbato con vari riferimenti scacchistici; alla fine venne appesa ad una colonna una scacchiera sulla quale campeggiava la scritta “Ingegno, non sorte”, a confermare che, così come avviene negli scacchi, l’Alfonso milanese aveva raggiunto quella carica non per fortuna ma a seguito delle sue capacità: “in me vis sortis nulla sed ingenium”.

Alfonso Litta, 19.9.1608-28.8.1679

Questa “chicca” storica ci giunge nientedimeno che da un altro nostro collaboratore, il poliedrico impareggiabile Adolivio Capece, che ne accennò in un articolo dal titolo “Scacchi, i santi in gioco”, apparso su “Avvenire” nel 2010.

Di Alfonso Litta non conosco partite a scacchi, ma … c’è un’altra particolarità che merita di essere conosciuta.
Chi di voi si ricorda di quando si poteva giocare a scacchi anche fumando al tavolo da gioco? Ebbene, forse l’arcivescovo Alfonso prese spunto dall’aver avuto qualche fastidio del genere davanti alla scacchiera, dal momento che non perse tempo per emanare un editto (così si legge sull’Archivio storico diocesano della Chiesa di Milano):

“… Sull’abuso del prender tabacco anche tra gli ecclesiastici, che poco ricordevoli della compositione e gravità che richiede il di lor stato lo prendono indifferentemente senza alcun riguardo di luogo, tempo, o persona, né contenti di pigliarlo nelle piazze et altri luoghi publici, arrivano a segno, che lo pigliano nelle Chiese medesime anche nel tempo de Divini Officij e con ogni sorte di publicità: cosa veramente lorda e brutta et a molti stomachevole, et altre tanto disdicevole alla di loro conditione, quanto aliena della modestia ecclesiastica et servitio di Dio”. Facendo riferimento ad un decreto del Sinodo XXXIV (1650), poteva essere comminata a chi trasgrediva una multa di 10 scudi e la sospensione ‘a divinis’.

Passarono altri due secoli e mezzo prima di leggere sul quindicinale “L’Alfiere di Re” (anno I, n.16, 1° novembre 1921) una notizia su di un altro Re di nome Alfonso, ovvero Re Alfonso XIII di Spagna (1886-1941) impegnato nel gioco degli scacchi. Lo potete vedere anche nella immagine di apertura.

Ecco quanto scriveva il periodico palermitano:
Come alcuni giornali anche non scacchistici hanno riportato, il Re Alfonso XIII di Spagna prese parte al torneo nazionale spagnuolo testé giocato a Madrid. L’“American Chess Bulletin riporta anzi una fotografia (pubblicata anche da un giornale illustrato di Milano) in cui il sovrano gioca col colonnello Golmayo, il quale però ne ebbe presto ragione eliminandolo dal Torneo. Il colonnello Golmayo è l’attuale campione spagnolo”.

Per la precisione l’avversario di Re Alfonso fu il cubano-spagnolo Manuel Golmayo y de la Torriente (1883-1973), fratello di Celso Golmayo Torriente e figlio di Celso Golmayo Zùpide, tutti valenti scacchisti. Fra il 1902 e il 1928 Manuel Golmayo vinse quel  campionato di Spagna del 1921 (lo avrebbe vinto 6 volte in tutto).

Questa partita, che sarebbe stata giocata il 15 maggio del 1921 e che è documentata dalla fotografia che vedete, è citata anche da altri più moderni testi, ad esempio così da M.Fox in “The complete chess addict”: “Re Alfonso XIII si Spagna prese parte a un torneo negli anni Venti e fu messo fuori combattimento da un suo colonnello”.

Tuttavia una fonte iberica (la ”historiadelajedrezespanol”) in rete parla semplicemente di una partita amichevole fra i due, con Golmayo che concesse al Re il vantaggio di un Cavallo e con Re Alfonso che avrebbe vinto dopo 23 sole mosse. “Sua maestà era preciso e forte” avrebbe in seguito detto Golmayo. Ma forse questa è un’altra partita ancora? Dov’è la verità? Mah!

In quella celebre foto, pubblicata anche dal sito iberico, il colonnello Manuel Golmayo è a sinistra, vestito da militare, e Re Alfonso XIII a destra; i due seguiti da numerosissimi spettatori. Nella classifica di campionato riportata dalla stessa fonte non c’è traccia del nome di Re Alfonso, il che lascia pensare in effetti ad una partita amichevole che precedette o più probabilmente seguì il torneo.
E’ certamente da segnalare il tavolo da gioco che si può ammirare nella fotografia, un vero e proprio tavolo d’onore su cui, come potete notare, si sono affrontati Manuel e Alfonso, “un’opera ammirevole in mogano, donata da Sua Maestà la Regina Doña Cristina al campione di Spagna”.

Per concludere con tempi un po’ più recenti e qualche certezza in più, sapete che anche tra le campionesse spagnole c’è stata un “Alfonso”? Sì, si tratta di Beatriz Alfonso Nogué (1968-2019), catalana, che divenne campionessa di Spagna nel 1990. E poi abbiamo avuto campione assoluto spagnolo il G.M. Alfonso Romero Holmes (anche lui catalano, classe 1965) nel 2008. Né l’uno né l’altra sono mai stati -è chiaro- Re, Regina o cardinale, ma oggi ugualmente li cito volentieri su questa mia ‘democratica’, e repubblicana, paginetta storica.

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