Miguel Illescas Córdoba: l’uomo che ha insegnato a pensare alle macchine
GM Miguel Illescas (Eva Parey, El correo)
(Massimo Cecchini)
Passeggiare per Barcellona è sempre un’esperienza multisensoriale: i colori di Gaudí, la frenesia della Ramblas, il profumo della paella. Ma in mezzo al ritmo di questa città moderna e cosmopolita si nascondono storie più silenziose, legate non all’arte o all’architettura, bensì al pensiero strategico.
Una di queste storie porta un nome inciso su una semplice targa, in un angolo discreto della città: Miguel Illescas, un nome familiare solo agli appassionati di scacchi, ma destinato a incuriosire chiunque ami le storie di talento e intelligenza.

Miguel Illescas Cordoba è nato il 3 dicembre 1965 proprio a Barcellona e oggi festeggia i suoi 60 anni.
Non si tratta soltanto di un grande campione, ma di una figura che ha attraversato mondi apparentemente distinti — quello sportivo, quello scientifico-tecnologico e quello educativo-pedagogico — diventando un ponte tra la mente umana e quella artificiale. La sua storia offre una straordinaria occasione per riflettere su come la passione per gli scacchi possa trasformarsi in filosofia di vita e, al tempo stesso, in laboratorio di innovazione.
Fin da bambino Illescas dimostrò un talento fuori dal comune: a soli 12 anni vinse il titolo di campione di Catalogna, un traguardo che anticipava una carriera costellata di successi.
Parallelamente al gioco, si appassionò all’informatica, una combinazione allora insolita ma destinata a rivelarsi profetica. Gli scacchi e la programmazione hanno molto in comune, in entrambi i casi si tratta di imparare a pensare in modo logico, strutturato, ma creativo.
Col talento e il duro lavoro ottenne il titolo di Maestro Internazionale nel 1985 e già l’anno successivo quello di Grande Maestro, consacrandosi come il più forte giocatore spagnolo della sua generazione. Per diversi anni, il suo nome fu sinonimo di eccellenza negli scacchi iberici. Il suo massimo rating FIDE, raggiunto nel luglio del 1996, fu di 2640 punti Elo, che lo collocava al 26º posto nel mondo. In quegli anni, in cui il panorama scacchistico era dominato da giganti come Kasparov, Karpov, Kramnik, Ivanchuk, questo risultato lo fece conoscere a livello internazionale.
Gli anni Ottanta e Novanta furono per Illescas un periodo di piena affermazione. I suoi principali risultati testimoniano una carriera di rigore e costanza:
- Las Palmas 1987 e 1988 – due vittorie consecutive che rivelarono la maturità del giovane catalano;
- Oviedo 1991 e Pamplona 1991/92 (ex aequo con Leonid Judasin);
- Leon 1992 – secondo posto dietro Boris Gulko;
- Chalkidiki 1992 – terzo, dietro Kramnik e Joel Lautier;
- Zonale di Lisbona 1993 – vittoria che gli aprì le porte dei cicli mondiali;
- Wijk aan Zee 1993 – secondo posto dopo Anatolij Karpov;
- Linares 1994 e zonale di Linares 1995, due successi che lo consacrarono in patria;
- Madrid 1996 – primo a pari merito con Veselin Topalov;
- Pamplona 1997/98 e 2003 (ex aequo con Luke McShane ed Emil Sutovskij).
A livello nazionale, Illescas ha scritto una pagina indelebile nella storia degli scacchi spagnoli, conquistando per otto volte il titolo di campione di Spagna (un record): nel 1995, 1998, 1999, 2001, 2004, 2005, 2007 e 2010. In altre occasioni arrivò secondo: nel 2011 giunse a pari merito con Alvar Alonso, ma con uno spareggio tecnico peggiore, e nel 2013 a pari punti con Julen Arizmendi, Oleg Korneev e David Antón, quando il titolo andò a Ivan Salgado.

La carriera di Illescas non può essere letta solo attraverso i risultati individuali. Egli è stato, prima di tutto, un uomo di squadra: ha partecipato a dodici Olimpiadi degli scacchi, dal 1986 al 2014, totalizzando +43 =63 –19, pari a un 59,6% dei punti. La sua prestazione più brillante la ottenne alle Olimpiadi di Torino del 2006, dove, in terza scacchiera, realizzò 7 punti su 9 (cinque vittorie e quattro pareggi, nessuna sconfitta), con una performance di 2754 Elo. Questo risultato gli valse la medaglia di bronzo individuale e un posto d’onore nella memoria degli appassionati italiani che lo videro all’opera in quell’occasione. Ha preso parte anche ad altre competizioni a squadre, come i campionati europei.

Ma è nel 1997 che Miguel Illescas entra nella storia degli scacchi e dell’informatica.
Quell’anno, IBM organizzò la rivincita tra il campione del mondo Garry Kasparov e il suo supercomputer Deep Blue. Il match, giocato a New York, ebbe una risonanza mondiale nei media e nella comunità scacchistica internazionale, diventando simbolo di un’epoca: per la prima volta nella storia una macchina sconfisse il campione del mondo in un match con regole da campionato del mondo, a cominciare dal tempo di riflessione: 40 mosse in due ore, poi 20 mosse in un’ora e, se necessario dopo la 60ª, 30 minuti a testa.
Illescas, grazie alla sua doppia competenza di informatico e grande maestro di scacchi, fu chiamato da IBM per collaborare al progetto e rinforzare il team, composto essenzialmente da ingegneri. Il suo ruolo? Dare alla macchina una “mente scacchistica”. Fino ad allora, i programmi di scacchi si basavano quasi esclusivamente sul calcolo: enumerare varianti, valutare materiale, sommare punti. Ma mancava la comprensione dei concetti posizionali, la parte più umana e raffinata del gioco.
Illescas, insieme ai colleghi Nick de Firmian e John Fedorowicz, costruì per Deep Blue una libreria di aperture completa e adattiva, capace di variare fra una partita e l’altra per rispondere allo stile di Kasparov. Inoltre, operò per tradurre gli scacchi in linguaggio macchina allo scopo di creare una struttura di conoscenze strategiche: più di tremila concetti vennero incorporati nel software di Deep Blue. «Abbiamo insegnato alla macchina», spiegò in un’intervista, «che un Cavallo al centro controlla otto case, ma in un angolo solo due. È come mettere Messi in porta». Con questa battuta, Illescas sintetizzava la sfida intellettuale del progetto: trasformare un algoritmo in un giocatore con una “personalità posizionale”. Questo era infatti il principale handicap del supercomputer: nel 1996, l’anno della prima sfida Deep Blue / Kasparov, vinta dall’uomo per 4 a 2, la versione utilizzata era già a buon livello; i suoi 256 processori, che lavoravano in parallelo, avevano creato apprensione al genere umano. Il supercomputer aveva dimostrato, nella prima partita, di essere quasi imbattibile nelle posizioni aperte e molto complicate, dove il calcolo preciso delle varianti risulta decisivo, mentre, secondo Kasparov, la macchina non era capace di trattare le posizioni chiuse, dove non ci sono minacce dirette a breve termine.
Fin dalla sua presentazione, la rivincita del 1997 si caricò di un forte significato simbolico al quale IBM aggiunse ulteriore pepe ponendo sulla bilancia il proprio prestigio tecnologico. Un pizzico di nazionalità, rappresentato dalle due bandierine – russa e americana poste sul tavolo di gioco – fece il resto. Deep Blue sconfisse Kasparov per 3,5 a 2,5, ma più che la vittoria tecnica, quel risultato rappresentò un punto di svolta culturale. IBM raggiunse il proprio obiettivo scientifico e mediatico, poi abbandonò il progetto. Ma per Illescas, quell’esperienza segnò una tappa fondamentale.

Infatti, l’esperienza di Deep Blue accese i riflettori sul giocatore spagnolo, la sua reputazione crebbe come analista e preparatore, tanto che nel 2000, Vladimir Kramnik lo scelse come secondo (insieme a Evgeny Bareev e al francese Lautier) per il match del campionato del mondo PCA contro Garry Kasparov, organizzato dalla Brain Games Network del GM Raymond Keene. Kramnik, che aveva sempre deluso nei confronti testa a testa, riuscì nell’impresa grazie a una preparazione meticolosa, basata su solide difese e una profonda analisi psicologica del rivale. Illescas ebbe un ruolo decisivo proprio in questa dimensione strategico-mentale. Fu confermato nel team di Kramnik anche nei match successivi: nel 2004 a Brissago, nel Canton Ticino, contro l’ungherese Péter Lékó, e nel 2006 a Elista, in Russia, contro il bulgaro Veselin Topalov. Curiosamente, Topalov, avversario di Kramnik, aveva nello staff un altro spagnolo, Francisco Vallejo Pons, segno della vivacità scacchistica iberica.

Illescas comprese già prima di questi successi che la vera partita da vincere non era più sulla scacchiera, ma nella formazione delle nuove generazioni. Così, nella seconda metà degli anni ’90, all’apice della sua carriera scacchistica, fondò a Barcellona la EDAMI – La Escuela de Ajedrez de Miguel Illescas (https://www.edami.com/la-escuela-edami), una realtà innovativa che combina tradizione e modernità, strutturata in modo flessibile per ogni esigenza, con corsi in presenza, online e lezioni individuali.

La scuola, che collabora con circa 60 istituti della città e conta oltre 2.000 studenti, è diventata un punto di riferimento per chi crede che gli scacchi possano insegnare concentrazione, disciplina, resilienza e capacità di gestire il fallimento; in una parola un modello di educazione basata sul gioco.
Illescas vede negli scacchi un laboratorio di vita:
«Gli scacchi sono una scuola di pensiero; ti insegnano a prendere decisioni. Con ogni mossa, devi prendere una decisione. Molte volte la posizione è sbagliata, ma devi giocare comunque, proprio come nella vita. Spesso non sei sicuro di cosa succederà; c’è incertezza. Prendi una decisione intuitivamente; non puoi calcolare tutto. Penso che sia uno strumento fantastico per insegnare agli studenti come affrontare i problemi, come risolverli da soli, con concentrazione e disciplina, come gestire il fallimento, ma anche il successo, perché capisci che a volte hai vinto per fortuna perché avevi perso. Capisci che puoi imparare qualcosa da ogni sconfitta, o che devi imparare se vuoi migliorare”. [nota]
NOTA: [testo spagnolo dell’intervista del 6 ottobre 2019 : “Yo creo que el ajedrez es una escuela de pensamiento, enseña a tomar decisiones. En cada jugada tienes que tomar una decisión. Muchas veces la posición es mala pero tienes que jugar igualmente, como en la vida. Muchas veces no tienes claro lo que va a pasar, hay incertidumbre, tomas una decisión de forma intuitiva, no puedes calcularlo todo. Creo que es una herramienta fantástica para enseñar a los alumnos a enfrentarse a los problemas, a hacerlo solos, con concentración, con disciplina, a gestionar el fracaso, pero también el éxito, porque entiendes que a veces has ganado por suerte porque estabas perdido, entiendes que puedes aprender algo de cada derrota o que tienes que aprender si quieres mejora…”] Link alla fonte.
Oltre alla scuola, Illescas dirige il portale Ajedrez21 e la rivista Peón de Rey, l’unica pubblicazione specializzata di scacchi in lingua spagnola, punto di riferimento per gli appassionati. In questi ruoli, si conferma un divulgatore e imprenditore culturale, capace di mantenere viva la passione scacchistica in un’epoca dominata dal digitale.

Illescas è anche un ottimo divulgatore: ha all’attivo numerose pubblicazioni, in spagnolo e in altre lingue (ma sfortunatamente non in italiano), e in collaborazione con altri autori. Per chi fosse interessato, i suoi libri possono essere facilmente acquistati in rete.
Nel 2004 la FIDE riconobbe ufficialmente il valore didattico e tecnico del suo lavoro conferendogli il titolo di FIDE Senior Trainer, il più alto grado internazionale per un allenatore.
Guardando oggi alla carriera di Miguel Illescas, si resta colpiti non solo dai risultati, ma dalla coerenza della sua visione. In un’epoca in cui gli scacchi digitali, i motori d’analisi e l’intelligenza artificiale dominano la scena, Illescas appare come una figura anticipatrice, un mediatore tra il pensiero intuitivo e quello algoritmico. Nei suoi scritti e nelle sue conferenze, insiste su un punto: la tecnologia non deve sostituire il pensiero umano, ma potenziarlo. Gli scacchi, in questo senso, restano una palestra ideale.
Non a caso, il suo insegnamento è diventato una filosofia educativa: “Ogni mossa è una decisione. E in ogni decisione, impari qualcosa su te stesso.”
Sessant’anni dopo la sua nascita, Miguel Illescas continua a vivere e insegnare a Barcellona, con la stessa curiosità del ragazzo che a dodici anni muoveva i primi pezzi in un circolo di quartiere.Le sue partite – alcune disputate contro otto campioni del mondo, dal leggendario Smyslov a Kramnik – rivelano una mente lucida e coraggiosa. Ma le sue vittorie più importanti non sono solo quelle annotate sulle scacchiere dei tornei, ma anche quelle ottenute nelle aule scolastiche e nei laboratori digitali, dove gli scacchi diventano un linguaggio dell’intelligenza, di crescita personale e collettiva.
Concludo questo articolo presentando, tra le tante gemme della sua carriera, una partita molto istruttiva, giocata alle Olimpiadi di Torino 2006, dove un Illescas maturo e sereno mostrò tutta la sua maestria posizionale: equilibrio, precisione, controllo del tempo — qualità che, in fondo, riassumono tutta la sua filosofia di vita.
Feliç aniversari Miguel
Massimo Cecchini è nato a Vigevano (PV) nel 1966. Dopo il conseguimento della laurea magistrale in Economia, ha ripreso a cimentarsi nei tornei e al termine del 2008 ha conseguito la 1^ categoria nazionale. Istruttore FSI dal 2006, ha insegnato e insegna il gioco alle giovani generazioni. Da sempre appassionato della storia di questo gioco.