Libri a babordo, tribordo e prua (3)
(Fabio Lotti)
Continuo con questo viaggetto tra le mie letture e i miei ricordi, ora in prima ora in terza persona, dove non mancano certo gli scacchi…
Davanti a me, proprio nel mio piccolissimo studio, ecco qualche titolo: Un gioco crudele, Dalia rossa, Carne e ossa, Il coltello nella schiena, Morte al telefono, Il morto che non riposa, La stanza dei morti, Le donne del club omicidi, La villa dei delitti e così via tanto per dare un’idea sulla personale “passione” per i morti ammazzati siano essi infilati nel classico giallo, noir o thriller che dir si voglia. Passione nata negli anni Cinquanta quando nel mio piccolo paese di Staggia veniva ogni tanto a farci visita il cosiddetto “pulmino della cultura popolare” provvisto di libri di vario genere da dare in prestito, per cercare di interessare in qualche modo alla lettura noi ragazzacci di strada. Io diverse puntatine ce le facevo (di nascosto per non essere considerato un secchione) anche perché trovavo sempre qualcosa che stuzzicava la mia curiosità.

Ed è proprio su questo pulmino polveroso che ho fatto il mio primo incontro con Edgar Allan Poe e Gli assassinii della Rue Morgue, pubblicati dalla BUR con una copertina grigiognola che metteva tristezza solo a guardarla. E il primo impatto con Dupin è stato ambivalente. Troppo sofistico, troppo arzigogolato, troppo matematico! E nello stesso tempo così intrigante, così complesso, così inquietante! Mamma mia bella, me lo divorai in quattro e quattr’otto senza capirci un granché. In seguito lo avrei adorato e nello steso tempo strozzato. Comunque da lì nacque questo interesse per il giallo in generale che mi ha permesso di buttar giù anche qualche mio esile gialletto.
Aggiungo una discreta passione per l’arte che se uno vive per parecchi anni a Siena (ci siamo trasferiti in questa splendida città per motivi di lavoro quando avevo diciannove anni, ed in seguito ho preso alloggio a San Rocco dove attualmente vivo) non può farne a meno. Dunque non può fare a meno di visitare i suoi splendidi monumenti (in primis il Duomo) e di conoscere i suoi artisti e i loro capolavori: Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Ambrogio Lorenzetti, il Beccafumi ecc…che sono pilastri riconosciuti della storia dell’arte. Ad un certo punto fui preso da una vera e propria fissazione con le opere dei grandi pittori che, tra l’altro, mi hanno spinto a sistemare nel soggiorno della mia casa due gigantografie di Van Gogh e Gustav Klimt. Mi ricordo il giovin Lottino ammaliato soprattutto dagli Impressionisti, dai colori delle loro opere, dalla bellezza della natura ma anche da quella di belle giovinette, il sole che splende rigoglioso, la ammaliante vita parigina. Preso, poi, dalle loro vite, gli inizi difficili, le fatiche, i primi riconoscimenti, il prestigio, la gloria insieme ai momenti di solitudine e sofferenza. Serate passate insieme a Monet, Manet, Degas, Renoir, Pissarro ma anche ad altri di scuole diverse. Che serate!

Non mancano per tutta la casa libri per ragazzi, libri per i miei nipotini Jonathan e Jessica. Racconti, fiabe, fumetti, volumetti divertenti come Il diario di una schiappa o quelli di Peratoons ricchi di incredibili battute. Un viaggio a ritroso nel tempo quando erano piccoli e ascoltavano incuriositi le storie che leggevo e facevo leggere, cercando di insegnare l’andamento e il tono più preciso. Ho sempre in mente i loro volti, le loro espressioni quasi incantate. I loro sorrisi. Ora sono cresciuti e “attaccati” soprattutto al “benedetto” telefonino…
Libri a babordo, tribordo e prua dove non mancano certo gli scacchi. Basti pensare ai volumi che compongono I miei grandi predecessori di Garry Kasparov, Ediscere 2006, che ogni tanto rileggo per rivivere certi momenti di vita e di lotta drammatica sulle scacchiere.
Qualche volta mi metto a guardare anche i miei piccoli parti scacchistici, li prendo, li sfoglio lasciandomi guidare dai ricordi, dalle ore passate per cercare di costruirli nella maniera migliore con il cuore che batteva a mille. Qualcuno mi ha criticato perché ho sfruttato troppo i giudizi dei Grandi Maestri, ma era il minimo che potevo fare essendo un semplice Maestro per corrispondenza! Contento, tra l’altro, di avere superato le mille copie vendute per ogni lavoro.
Un mio libro, scritto insieme al Maestro Mario Leoncini che mi ha passato la notizia, è stato addirittura citato da Albrecht Classen dell’University of Arizona nel suo “Chess in Medieval German Literature: A Mirror of Social-Historical and Cultural, Religious, Ethical, and Moral Conditions1”. Ecco la citazione a pag. 20 “Mario Leoncini and Fabio Lotti (Chi ha ucciso il campione del mondo?: scacchi e crimine [Rome:Prisma, 2004]), have followed this tradition and continue to utilize the chess game as an excellent metaphor for life at large and society in specifics.” Davvero una bella soddisfazione che desidero condividere con i lettori del blog.
A proposito dell’amico Maestro Mario Leoncini ricordo il suo All’ombra della Torre-Scacco al Re- Settecento anni di scacchi a Siena, Tipografia Senese 1994. Una bella storia dell’evoluzione scacchistica della città corredata da molte foto di giocatori che vorrei citare: Valerio Zorzi, Nona Gaprindashvili, Claudio Bettalli, Marco Bettalli, Marco Gorelli, Mario Cortigiani, Antonio Imperiale, Luigi Barbafiera, Mario Leoncini, Lorenzo Ciardi, Gianfranco Giovannelli, Partini, Karadshesh, Chicco, Paradisi (di questi quattro mi sfuggono i nomi, perdonatemi!), Giuseppe Marconi, Giovanni Garzia, don Paletti, Roberto Magari, Alessandro Patelli e il sottoscritto. Il tutto corredato di molte partite. Il lavoro di Mario fu poi ripreso e ampliato attraverso Ottocento anni di scacchi a Siena per il Gruppo Editoriale L’Espresso nel 2012 con l’introduzione di Alessandro Patelli. E, sempre di Mario, non dimenticatevi La grande storia degli scacchi, Le due Torri 2020!

Un libro che consiglio vivamente di leggere è L’amore non è un arrocco – Capire la vita grazie agli scacchi di Raul Montanari, Baldini e Castoldi 2024.
Libero, sincero, onesto, appassionante e appassionato. Leggero, di una leggerezza allo stesso tempo colta e naturale. Tutto teso alla scoperta dei misteri che si celano dietro al mondo delle sessantaquattro caselle e della vita. Ecco in stringata sintesi il succo del libro.
Che cosa c’entra l’autore con gli scacchi? Solo “la storia tragicomica di una vocazione fallita” come lui stesso ci fa sapere. Voleva diventare un giocatore professionista ma senza riuscirci. E allora ripiegò sulla letteratura. Mica male…
Negli anni gli scacchi lo hanno aiutato non solo nel loro ambito naturale ma a “prendere decisioni più razionali, imparare ad analizzare le situazioni della vita come se fossero posizioni sulla scacchiera, essere obiettivo nei giudizi, formulare piani ingegnosi per risolvere i problemi e così via.” Per lui ogni partita è “l’esplorazione di un mondo sconosciuto” che “ti mette in contatto con dimensioni come il coraggio, la paura, il caso, la minaccia, il sollievo, la fantasia, la fiducia, la sconfitta, il tempo e altre ancora.” Insomma gli scacchi come la vita.
Riporto i titoli dei trentatré capitoli tanto per dare un’idea di quello che ci possiamo trovare, tra cui diverse battute di grandi campioni: gli scacchi sono per persone intelligenti. Forse; non esiste la fortuna negli scacchi…ma sarà vero?; come se leggessi un libro; meglio avere un piano sbagliato che non avere nessun piano; prima della meta c’è il viaggio; la cosa più difficile è vincere quando si è in una posizione vincente; non basta essere un bravo giocatore: bisogna giocare bene la partita; la minaccia è più forte della sua esecuzione; il trucco decisivo per analizzare una situazione complicata; giocare a scacchi con un piccione; pensa sempre che il tuo avversario farà la mossa migliore; il giocatore esperto è avvantaggiato; l’intuito; concentrarsi solo sulle scelte che vale la pena di considerare; ogni mossa pone una domanda; il tempo vince su tutto; il momento giusto; l’obiettività di giudizio; all’attacco! (con un sommesso elogio della difesa); lo strano caso del dottor Talento e della signora Determinazione; io non gioco secondo le regole, così sorprendo gli avversari e li batto!; si impara più in fretta e meglio da un bravo maestro; questione di stile; nessuno può battere un computer. Per forza: gioca con un uomo; la mossa perfetta? Non va bene per te; le donne e gli scacchi; l’albero e la foresta; sacrificio; vivere la crisi; pensa ad altro; saper perdere è più difficile che saper vincere; saper vincere è più insidioso che saper perdere; credici sempre fino in fondo.
Un bel po’ di roba su cui riflettere…

Tengo spesso a portata di mano 57 storie di scacchi- il meglio in cinque anni di Soloscacchi di A.A. V.V. Messaggerie Scacchistiche 2014.
57 storie di scacchi. 57 storie di luoghi, persone, ricordi, sentimenti. 57 storie di vita. I grandi campioni (Capablanca, Pillsbury, Lasker…) miraggio e miracolo per tutti noi ripresi nel loro stupendo percorso, ma anche figure meno note, vissute ai margini dei trionfi e riportate con amorevole cura alla luce, giocatori “rubati”, strappati via dalla morte in giovane età, donne, ovvero “nonne” allo sbaraglio tra le sessantaquattro caselle con l’imperituro fascino femminile, scacchisti partigiani e scacchisti ebrei, il mitico Che, il mitico Ho Chi Minh, gentiluomini dei tempi andati, l’automa di Mälzel che inebriò le folle fra Settecento e Ottocento, campioni che non ce la fecero per un pizzico di sfortuna ad arrivare al gradino più alto. Ancora rievocazioni personali di autori viventi con quel pizzico di tremore e nostalgia del tempo che passa, gli incontri che hanno segnato una svolta o lasciato un’impronta indelebile nell’animo, il tenero ricordo di una persona cara scomparsa, gli scacchi e la poesia uniti in un unico abbraccio.
E poi racconti e racconti: il triste futuro del “nobil giuoco” senza Maestri umani, gli scacchi e il carcere, Ciro che muove e Ciro che muore sull’asfalto con la scacchiera nello zaino talvolta conforto alla ingrata solitudine, un’amicizia, una fuga, un biglietto con un matto in due mosse e la rabbia che si trasforma in sorriso, il ricordo del nonno scacchista che salva una vita, il giocatore di strada in un paese lontano per aiutare e sostenere bambini sfortunati e tanto, ma tanto altro ancora. Tutto quanto espresso con potenza di stile e fantasia, la preparazione dello studioso e la felicità dell’innamorato che tira fuori i motivi più belli. Storie di amici, di cultori, di appassionati dove gli scacchi sono cervello, cuore e sentimento. Semplice umanità. Qui trovo spesso nomi appartenenti naturalmente al blog di Soloscacchi ma anche al presente e questo mi fa davvero piacere. Li cito attraverso i loro cognomi: Bagnoli, Berni, Cecchelli, Colosimo, Delprato, Lamagna, Lotti, Eden, Menato, Messa, Messina, Moneta, Pasin, Pili, Pollini, Rogers, Sericano, Tatai, Trabattoni, Vinciguerra, Zaninotto.
Un grazie e un abbraccio a tutti!
Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.



Grazie Maestro della citazione e grazie per le perle letterarie che regali. Se è l’ultimo tuo pezzo prima di Natale è un bel dono, se non lo è l’ex Giovin Colosimo aspetta, con gli altri lettori del blog, l’ultima strenna, con i tuoi soliti “titoli” sanguinolenti… dobbiamo fare i regali agli amici!
Ultimo letto “Strada chiusa” di Leigh Russell, Mondadori Big 2025. Il prossimo articolo, che non credo esca in questo mese, sarà una specie di indovinello per i lettori. Spero che piaccia.
Grazie Fabia con te è sempre un intelligente e simpatico ritrovarsi anche solo da spettatori. Evviva il nostro!
È vero,abbiamo case piene di libri! Ti ringrazio,babbo,per avermi trasmesso l’ amore per la lettura oltre ad una grande curiosità.Sempre un piacere leggerti!
Avere una figlia così è un privilegio…