Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

(Riccardo Moneta)
1.d4 d5 2.c4 e5!?. Tutti sapete, anche i principianti e anche se non lo avete mai giocato, che questo è il Controgambetto Albin. Quando ero giovane mi chiedevo che  significato avesse la denominazione di “Controgambetto Albin”. Mi pareva che Albin fosse una località, più che un nome e un cognome. Poi lessi di Adolf Albin e allora mi domandai da dove provenisse il maestro.

In effetti poteva esser facile intuirlo per Adolf, parola che svela probabili origini tedesche e che deriva dalle parole “atha” (di nobile stirpe) e “wulf” (lupo). Ma Albin? Per me, che sono stato un ammiratore del grande maestro sloveno Albin Planinc, Albin era soltanto un nome. Oggi è invece facile scovare come “Albin” possa essere sia un nome (maschile, Saint Albin si festeggia in Francia il 1° marzo), e come tale è diffuso prevalentemente in Svezia e in Francia, sia un cognome, e come tale lo si trova più spesso sempre in Svezia e in Francia, ma anche in alcune regioni della Russia, in Ungheria, Romania e perfino in Tanzania. Esistono alcune decine di famiglie con cognome Albin anche in Italia, in prevalenza nel nord della Penisola. Albin è quasi certamente un cognome di origine latina, risalente ad Albinus, ovverosia bianco.

La verità è questa: Adolf Albin nacque il 14 settembre 1848 in una famiglia aristocratica di Bucarest, i cui antenati erano emigrati il secolo precedente dalla Germania e diretti verso l’Ucraina, nella città di Zhytomyr (dove tutt’oggi vive una cospicua minoranza polacca), ma che in seguito si spostarono nuovamente, stabilendosi appunto in Romania.

Il giovane Albin seguì e completò gli studi universitari a Vienna, quindi tornò a Bucarest dove in un primo tempo divenne direttore della società Fronthier Printing House.

E’ curioso notare come l’editore Albin (che all’età di 20 anni imparò il gioco degli scacchi ma che non era un giocatore e si limitava a conoscere benino le regole) abbia pubblicato un proprio libro intitolato  Theory and Practice of Chess, mentre altri riferiscono del titolo in lingua rumena, ovvero “Amiculŭ Joculu de Scachu Teoreticu si Practicu“. Si trattò del primo libro in assoluto di scacchi in rumeno, e perciò divenne molto popolare in Romania e fece avvicinare al gioco tante persone.

Adolf Albin divenne in seguito un socio del magnate ebreo Bethel Henry Strousberg, noto a Bucarest come il “re delle ferrovie“. Albin era in particolare il suo interprete. Gli affari di Strousberg andarono bene per un po’ di tempo. Adolf mise su famiglia ed ebbe tre figli. Si trattò di anni fortunati per il nostro, ma non durarono a lungo in quanto nel 1875 il magnate finì in bancarotta e lui si ritrovò senza lavoro.

Cosa fare? Adolf ebbe l’idea di trasferirsi con la famiglia a Vienna, la città dove aveva studiato fino a pochi anni prima e dove aprì un negozio. Ma i proventi dell’attività col tempo non bastavano ad una persona che era abituata ad un più alto tenore di vita. E così decise di abbracciare anche gli scacchi, visto che aveva iniziato a frequentare con grande passione, e pure con successo, il Café Central di Vienna, uno dei principali “Caffè-Scacchi” d’Europa. Eh, già, in quegli anni poteva accadere anche questo miracolo: di imparare il gioco a 20 anni, di giocare il primo torneo a 40 e, nonostante ciò, di diventare un nome piuttosto celebre fra gli scacchisti di tutto il mondo.

Nel 1890 (quindi a 42 anni), Adolf Albin debuttò in un torneo internazionale: si trattava del 1° Memorial Ignaz Kolisch. Giunse ottavo su 11 partecipanti. L’esperienza fu utile e vinse i due successivi tornei minori cui prese parte. Grazie a queste due vittorie, il suo nome iniziò ad essere conosciuto. A Dresda 1892 fu appena 11° su 18 (7 punti), ma sconfisse il vincitore Tarrasch.

L’estro e la poliedricità di Albin sono confermate nel 1892 da un episodio di cui parlano Chicco e Porreca nel loro “Dizionario Enciclopedico” e del quale non sono in grado di dirvi di più: “compose una commedia scacchistica in un atto che fu rappresentata a Norimberga”.

La fama di Albin varcò l’oceano e nel 1893 venne invitato al torneo internazionale di New York, dove si classificò sorprendentemente al secondo posto, preceduto soltanto da Emanuel Lasker.


Questa la classifica di New York 1893: 1.Lasker p.13/13! 2.Albin 8,5  3.Delmar, Lee e Showalter 8  6.Hanham 7,5  7. Pillsbury 7, ecc… . Inattesa fu la sconfitta di quest’ultimo e di Showalter contro Albin.


Nello stesso anno giocò un match contro Albert Hodges, maestro di Nashville, uomo d’affari e dilettante negli scacchi che tuttavia sarebbe stato nel 1894 campione degli Stati Uniti. Il match terminò in parità, 4 a 4.

Fu poi organizzata nel 1894 una sfida fra Jackson Showalter ed Albin, e l’americano ne uscì vittorioso (ma era lui il favorito) con 10 partite vinte contro 7 (e 8 patte): determinante fu il crollo alla distanza di Albin, che perse le ultime 5 partite consecutive della sfida.

Tuttavia nel successivo torneo di New York (1894) Albin seppe ripetere la sua (mezza) impresa dell’anno precedente, con un nuovo e magnifico secondo posto, stavolta alle spalle del campione del mondo Steinitz. Questa la classifica:


1.Steinitz p.8,5/10  2.Albin 6,5  3.Kymes e Showalter 6  5.Delmar e Pillsbury 5 ecc…. Pillsbury sconfisse di nuovo Albin nello scontro diretto, ma Albin batté ancora Showalter e soprattutto strappò un incredibile successo al dominatore e quasi imbattibile Steinitz.


Sempre nel 1894, durante la sua lunga permanenza a New York, vinse nettamente un match con Eugene Delmar: 5 vittorie a 2, senza patte.

In un articolo su ChessBase del settembre 2018, J. Fischer scriveva: “Le statistiche danno ad Albin una valutazione storica di 2643 punti Elo per l’agosto 1895, e con questa valutazione sarebbe stato il numero 15 del mondo di quel tempo”.

Rientrato in Europa (cioè a Vienna) dalla spedizione statunitense, inevitabile fu l’invito nel 1895 per il celebre torneo di Hastings, cui presero parte quasi tutti i migliori giocatori del tempo. Fu forse il più grande torneo del secolo. Stavolta emerse con prepotenza il reale valore di Pillsbury:


1.Pillsbury p.16,5 su 21  2.Chigorin 16  3.Lasker 15,5  4.Tarrasch 14  5.Steinitz 13  6.Schiffers 12  7.Von Bardeleben e Teichmann 11,5  9.Schlechter 11  10.Blackburne 10,5. Adolf Albin fu appena 17° alla pari con Marco: 4 vittorie ma 7 sconfitte.


New York 1895 – Albin è il terzo da sinistra, seduto

Albin stava comunque diventando quasi un professionista degli scacchi, e il suo nome lo si sarebbe ritrovato in numerosi tornei, pur se i risultati andavano via via scemando con l’avanzare dell’età.

Appena 14° lo vediamo ad esempio a Norimberga 1896, con p.7 su 18, ma, in questo torneo vinto da Lasker davanti a Maroczy, fece scalpore una sua nuova vittoria contro Steinitz. Ancora nel 1896 giunse 9° a Budapest (vinsero Charousek e Chigorin) con 5 punti su 12, e qui, confermando la sua pericolosità e imprevedibilità, Albin riuscì a battere Pillsbury e Schlechter.

Peggio fece a Colonia 1898, terz’ultimo con appena 4 punti in 15 partite e a Berlino 1897, dove fu ultimo con 2 punti soli su 18 partite ma con diverse partite perdute a forfait. E’ del 1898 un match vittorioso contro la giovane promessa olandese Jan Willem te Kolsté: 4 vittorie contro una, e 2 patte.

Nel 1899 fu pubblicato ad Hannover un suo volume di aforismi e ricordi, dal titolo “Schach – Aphorismen und Reminiscenzen”. In questo libro si trova un’affermazione che divenne famosa e che talora viene erroneamente attribuita a Lasker, ovvero: “Niente è più difficile che vincere una partita vinta“. E si trova anche quest’altra: “Se volete distruggere una persona, insegnatele a giocare a scacchi”.

L’elegante copertina del volume di Albin, in tela rosso-viola con i titoli impressi in oro

Questo libro, oltre a divertenti aforismi, contiene diverse partite di Albin commentate, giocate fra il 1892 e 1895, alcuni finali e la sopra citata  “Commedia scacchistica a Norimberga”.

Nel 1900 giocò un match con Simon Alapin, match terminato in parità col punteggio di 3 a 3. All’inizio del nuovo secolo l’attività di Albin, ormai più che cinquantenne, subì un deciso rallentamento, tuttavia fu terzo a Vienna nel 1901 alla pari con Georg Marco e dietro Schlechter e Alapin. Nello stesso anno perse un match con Marco (2 vittorie a 4 e 4 patte).

Partecipò poi d un torneo a Vienna nel 1907 (il Memorial Trebitsch, vinto da Mieses con 10 punti su 13 davanti al ceco Duras), terminando penultimo con appena 3 punti, uno dei quali raccolto contro la giovane promessa slava Milan Vidmar. In quel torneo Albin fu battuto anche da quella straordinaria meteora italiana che fu Giovanni Martinolich.

Giocò fino al 1915, quando scoppiò la prima guerra mondiale. Il suo ultimo torneo fu ancora a Vienna, sempre il Memorial Trebitsch, quando si difese onorevolmente con un 5° posto. Il suo ultimo match (minimatch) fu invece quello con Reti nel 1918, e si ebbe una vittoria per parte. Adolf Albin morì il 22 marzo 1920 a Vienna (secondo alcune fonti il 1° febbraio) all’età di 72 anni.

La partita che inizia con le mosse 1.d4 d5 2.c4 e5!?, e che ai nostri giorni è piuttosto rara da incontrare nelle partite fra grandi maestri, è universalmente denominata Controgambetto Albin, pur se qualcuno in Italia ancora tiene a ricordare che la paternità potrebbe essere ascritta all’italiano Cavallotti.

Leggiamo cosa scrisse in proposito Giorgio Porreca sul suo storico Dizionario: “Mattia Cavallotti partecipò al terzo torneo nazionale di Milano 1881, ma si ritirò dopo aver vinto due partite, contro 15 sconfitte. Compilò, su incarico del Comitato promotore, il libro del torneo, pibblicato poi a Milano nel 1883. In quel torneo egli introdusse per la prima volta la continuazione 2… e5 dopo 1.d4,d5  2.c4, nella partita giocata con il Salvioli. Questo controgambetto, tuttavia, fu ufficialmente chiamato Controgambetto Albin, ritenendosi che fosse stato giocato per la prima volta in una partita Lasker-Albin nel torneo di New York 1893. Devesi rilevare che tale controgambetto era già stato proposto da Serafino Dubois nel suo libro sulle aperture”.

Questa opera di Dubois fu pubblicata a Roma in tre volumi fra il 1868 e il 1873. In essa si legge del tratto 2… e5 col commento “per quel che vale” e con la segnalazione di questa variante: “3.dxe5,d4  4.e3,Ab4+  5.Ad2,dxe3!  6.Axb4,exf2+ e vince”.

Albin adottò questo gambetto anche contro giocatori di primissimo piano quali Lasker, Chigorin  Teichmann. Se è vero che tale difesa è considerata ad alto rischio, è pur vero che può valere a volte l’effetto sorpresa, e del resto con un pedone avanzato in d4 che controlla le case c3 ed e3 e con due alfieri che si trovano subito con le diagonali libere, si debbono per forza dare delle chances al dinamismo apparente del Nero. In pratica (a meno che il Bianco non voglia rifiutare il gambetto) potrebbe anche trattarsi -come fu definita da qualcuno- una difesa “psicologicamente sgradevole per il conduttore dei pezzi bianchi”.

Del resto, se è vero, come scrive Claudio Pantaleoni nel suo “Il Controgambetto Albin! – arma letale contro 1.d4” (ed. Le Due Torri, 2012), che la strada per la parità è per il Nero subito in salita, è anche vero -si aggiunge nel medesimo testo- che “chi sceglie l’Albin appartiene al partito di chi prova a vincere anche col Nero”.

Adolf Albin fu pure un precursore del gambetto Shatar-Alekhine nella Francese: 1.e4 e6 2.d4 d5 3.Cc3 Cf6 4.Ag5 Ae7 5.e5 Cfd7 6.h4!?. Lo stesso campione del mondo russo, cui fu intestata la variante, ha riconosciuto di aver visto per la prima volta l’idea di quel sacrificio nella partita Albin – Csank (Vienna, gennaio 1890, una delle prime partite che conosciamo del maestro rumeno).

Dovette passare circa mezzo secolo perché giungesse al successo in Romania un grande maestro all’altezza di Albin, e questi è il professor Florin Gheorghiu, classe 1944. Con il suo predecessore Albin, Gheorghiu ha una cosa in comune: anche lui batté un giocatore che sarebbe poi diventato campione del mondo (fu Bobby Fischer, e accadde a L’Avana nel 1966) e anche lui con una partita che consegnò alla storia una variante che ebbe il proprio nome. Si tratta della variante Gheorghiu 4.f3 contro la difesa Nimzoindiana.

Provate l’Albin, coraggio! Vi assicuro che non fa male: non è un liquore né un medicinale …. E buon gioco!

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1 ha pensato a “Adolf Albin

  1. A quel tempo era possibile iniziare a giocare a 20 anni e fare il primo torneo a 40. Senza nulla togliere a giocatori di un certo talento, come Albin, basta analizzare un po’ le loro partite per capire come ciò fosse possibile. La “barra” sembra un …. canguro! 🙂

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