Scacco matto all’assassino (17)
Il canto degli innocenti (Pulixi, BUR 2025, dettaglio della copertina)
(Fabio Lotti)
Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca
Questa volta ho trovato qualcosa su un libro che vi presento: Il canto degli innocenti di Piergiorgio Pulixi, BUR 2025.
Scacchi, delitti, indagini… cos’è la vita se non un gioco perverso in cui regna la follia? Qui tutte le precedenti puntate. (UnoScacchista)
[In apertura, “The Sherlock Holmes Chess Pieces“, da ChessHouse[dot]com]
“In una città senza nome, l’omicidio efferato di una giovane studentessa getta la polizia nel caos: a colpirla è stata un’adolescente di appena tredici anni. E non è l’unico caso. Una scia di delitti, compiuti da ragazzini dal volto angelico e lo sguardo imperscrutabile, mette in ginocchio chi dovrebbe garantire la giustizia.”

In effetti qualcuno ci potrebbe essere a cercare di risolvere i vari casi, ovvero il commissario Vito Strega dal fisico imponente, alto uno e novantacinque, tre lauree, psicologo clinico prima di entrare in polizia, mani grandi, nodose e vigorose, forte e irascibile. E’ stato però sospeso dal servizio per l’uccisione di un collega e seguito dalla psicologa Livia Salerno per il suo eventuale rientro.
Questo non gli impedirà di seguire sottotraccia, aiutato dalla collega Teresa Brusca, l’evoluzione dell’indagine convinto che dietro a questi efferati delitti ci sia la mano di un burattinaio che riesce a manipolare i ragazzini. A complicare la situazione arriva un nuovo omicidio che ricorda quelli di tre anni fa compiuti dall’assassino delle Barbie.
Un bel problema per il nostro personaggio che si staglia su tutti. Ancora innamorato della moglie dalla quale è diviso, vive con la gatta Sofia tra pile di libri e poster di musica jazz, guida una Mini Minor bordeaux, sa giocare a scacchi, gli piace bere l’assenzio, non crede in Dio ma ne sente la mancanza e, soprattutto, nasconde dentro di sé un passato doloroso che lo tormenta. In più è spesso colpito dal canto delle vittime…
Avremo un intreccio intricato di umori, sentimenti, passione, rabbia, dolore, ricordi e ricordi, disagio, solitudine, mancanza di affetto, senso di colpa, manipolazione, introspezione psicologica ed una linea davvero sottile che divide il Bene dal il Male. Lettura veloce tra un capitolo e l’altro ed in corsivo le esternazioni degli assassini.
Vediamo ora dove si trovano gli scacchi. Precisamente a pag.94 quando il nostro commissario nel suo vecchio palazzo gioca a scacchi con la signora Ada che si occupa di lui cucinando e stirandogli le camicie. “Vito si reputava un buon scacchista, ma in quei quattro mesi non era mai riuscito a batterla.” Mentre giocano parlano dei problemi del commissario fino a quando “Vito mosse, e lei gli mangiò un cavallo. “Come volevasi dimostrare” sospirò lui.” (pag.98). Nella pagina successiva Vito perde un paio di pedoni e altri ancora (definiti irregolarmente pedine) “come sotto i colpi di un cecchino. Non era una partita ma un bagno di sangue”.
Il colloquio continua fino a quando a pag.100 ““Scacco” disse lei. E mentre lui cercava di liberarsi dalla morsa, la vecchia continuò a riflettere sul caso. Vito tentò una contromossa, ma un secondo dopo capì di essere caduto in una trappola. “Scacco matto” disse nonna Ada. “Maledizione!”. “Metti a posto la scacchiera, ragazzino. Forse so come puoi rimetterti in pista” concluse lei sorridendo.”
Qualche spunto anche in Delitto a Napoli Helena di Ciro Sabatino in Delitti in città di AA.VV. Mondadori Big 2025.

Prima però lasciatemi commentare brevemente questa bella raccolta di racconti. Butto giù secondo quello hanno lasciato dentro di me. Così all’impronta, e chiedo venia per la stringata sintesi.
Intanto le dieci città dove avvengono i delitti: Catania, Torino, Valencia, Ravenna, Firenze, Tokyo, Roma, Bologna, Napoli e Milano. Città riprese, rivisitate con le loro splendide caratteristiche, i loro posti incantati insieme ai cambiamenti e ai contrasti tra “l’intreccio di progresso e degrado, ricchezza e povertà”, come ci ricorda la citazione di un libro di Calvino in un racconto. Città che rimangono stampate nel nostro cuore.
Poi i delitti più vari avvenuti nei luoghi più vari e negli anni più vari che a prima vista possono sembrare suicidi e le indagini con i loro alti e bassi, i dubbi, i tormenti, i colpi di scena, il tassello che manca, la luce che si accende. Le indagini, dicevo, che si intrecciano con la vita del personaggio principale e quella degli altri personaggi attraverso vari meccanismi ben conosciuti dagli autori come i ricordi che si affacciano all’improvviso in certi momenti delicati.
Spesso tutto quanto il racconto fa riflettere su ciò che sta cambiando con l’arrivo dei social e delle nuove tecniche informatiche, sui potenti e sugli “invisibili”, su ciò che siamo, su ciò che ci è stato tolto o negato, su quello che cerchiamo disperatamente di essere. Qualche battuta, qualche spunto che tende al sorriso e poi crudezza di scena e di linguaggio insieme a momenti di pathos e forte commozione. Racconti che intrigano. Che fanno pensare. Che fanno riflettere. Racconti che rimangono dentro di noi. Un grazie sentito agli autori: Aloisi, Ballario, Bernetti, Bertini, Borchi, Guerrini, Luceri, Mundadori, Sabatino, Salem. E un grazie al curatore Franco Forte.
E veniamo al racconto dove sono citati gli scacchi.
Siamo in treno e chi narra la storia sta giocando a scacchi con Tata. “Che ogni mossa era una città. Lugano Como e4 c5, Como Monza d4 cxd4, Monza Milano Cc3 g6. Difesa Siciliana, variante del Dragone. Un’ora e ventidue minuti per l’apertura più utilizzata negli ultimi sei secoli.” (pag.328).
Più avanti quando Tata gioca con un altro personaggio “Tata gli si era seduto vicino, aveva aperto la scacchiera e cominciato a sistemare i pezzi. Antonio aveva sorriso” Tutte le aperture tranne la siciliana, okay?” Tata aveva detto sì. E aveva mosso il pedone in d4. Poi si era allungato sul lato di Antonio e si era tirato avanti il pedone nero. In d5. Il vecchio cacciatore di libri aveva aspettato. Conosceva a memoria la mossa successiva. Pedone bianco in c4. Bisogna solo saperlo accettare il gambetto di donna, dxc4. E c’eravamo lasciati Napoli alle spalle.” (pag.355).
E ora lasciatemi riproporre un libro curato da Mario Leoncini e dal sottoscritto, ovvero Giallo Scacchi Racconti di sangue e di mistero, edizioni Ediscere 2008.

Praticamente trentuno racconti gialli in cui è protagonista il gioco degli scacchi! E in cui vi sorprenderà il numero di punti di vista con cui sono stati sfruttati, dando vita ad un’ispirazione estremamente variegata e interessante. Si parte dagli scacchi come mezzo per scoprire il colpevole lungo il sentiero di una tradizione consolidata del giallo classico, fino ad arrivare a quei racconti dove non si sa quando finisce la fantasia e dove incomincia la realtà. Un miscuglio fra reale e irreale, il possibile e l’impossibile, il sogno che non è un sogno. Tra gli altri, la storia con il famoso automa il “Turco” ambientata nei primi anni del Regno d’Italia e addirittura i redivivi Hitler e Che Guevara. Poi ancora gli scacchi come principio di innamoramento e fine dello stesso, come ragione di vita con l’Altro che non c’è, come pretesto per raccontare un incontro, un momento di guerra, uno spaccato della società (l’abbandono dei vecchi), come mezzo di distruzione del “nemico”, di chi si frappone fra interessi illeciti, come sfida alla polizia o semplicemente per incastrare un innocente, come idea pazzesca di un archeologo (non tanto pazzesca se è poi veramente successo). E così via. Infine vi sono alcuni racconti che si pongono in maniera defilata rispetto alla tematica del titolo ma che abbiamo voluto inserire lo stesso per far cosa gradita ai lettori.
Un sentito ringraziamento all’editore Valerio Luciani, ai collaboratori Chiara Bertazzoni, Sabina Marchesi, Elio Marracci, Mauro Smocovich e, naturalmente, a tutti quanti gli scrittori: Andrea Angiolino, Alessandra Arcari, Lino Bologna, Andrea Bosco, Paolo Campana, Pelagio D’Afro, Dario De Judicibus, Fernando Fazzari, Matteo Fraccaro, Aleks Kuntz, Mario Leoncini, Fabio Lotti, Enrico Luceri, Gordiano Lupi, Sabina Marchesi, Angelo Marenzana, Alberto Miatello, Cristiano Panzetti, Riccardo Parigi e Massimo Sozzi, Massimo Pietroselli, Renzo Saffi, Stefano Santarsiere, Giovanni Sicuranza, Mauro Smocovich, Enrico Solito, Gianni Tetti, Simone Togneri, Elena Vesnaver.
Alla prossima!
Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.
grazie una belle rececnsione e conpemporaneamente un bell’exursus sugli scacchi dedicato ai profani
Bellissime recensioni, come sempre! Poi, quel “…rimetti a posto i pezzi ragazzino” mi ricorda una partita di molti anni fa, giocata a Siena, tra il sottoscritto e l’autore, seduti vicino ad un’ampia finestra, con l’ombra dei pezzi che si allungava lungo la scacchiera preannunciando la mia sconfitta, naturalmente. Mi ricordo l’amaro in bocca per la giusta punizione mentre…mettevo a posto i pezzi (ragazzino!). Grazie
Grazie a voi!