Non c’è più Bruno Parma, G.M. talentuoso, elegante e gentile
(Riccardo Moneta)
Lunedì scorso la Federazione Scacchistica Slovena ha dato notizia della scomparsa, avvenuta venerdì 6 febbraio 2026, all’età di 84 anni, del G.M. Bruno Parma, uno dei più talentuosi giocatori sloveni di sempre.
Parma era nato a Lubiana il 30 dicembre del 1941. Il nonno, Viktor, era stato il creatore dell’opera lirica slovena. All’età di 6 anni Bruno imparò le regole del gioco e a 8 s’iscrisse al principale circolo della città. A 18 anni giunse 2°-4° nel Campionato mondiale juniores, che vinse due anni dopo, in Olanda nel 1961, precedendo il rumeno Florin Gheorghiu e il sovietico Alexander Kuindzhi, ottenendo altresì il titolo di Maestro Internazionale. Nel 1962 confermò le sue qualità fermando sulla patta, in un match a squadre contro l’URSS, i 4 sovietici Polugaevsky, Vasjukov, Cholmov e Taimanov. Nel 1963 divenne Grande Maestro a seguito del terzo posto nel torneo di Wijk aan Zee, alle spalle di Donner e Bronstein. E poi vinse a Malaga.
Nel 1965 fu secondo (mezzo punto dietro Gligoric) nella finale del Campionato jugoslavo, campionato che non riuscì mai a vincere. Giocò nella nazionale jugoslava in ben 8 edizioni delle Olimpiadi, vincendo sei medaglie: quattro d’argento (1962, 1964, 1968 e 1974) e due di bronzo (1970 e 1980). Nelle otto Olimpiadi disputate egli perse complessivamente appena tre partite (un risultato eccezionale), via via confermandosi, alla pari con il connazionale Ivkov, come un eccellente specialista della patta. In Italia venne a giocare il Torneo di Capodanno di Reggio Emilia, vincendolo due volte, nel 1965/66 e nel 1970/71.
Deve dirsi in verità di Parma che non seppe mantenere tutte le grandi promesse che aveva seminato da giovane: gli ottimi risultati che otteneva nei match a squadre non ebbero mai, infatti, altrettanto riscontro nelle principali competizioni individuali; fallì in particolare nel ciclo dei tornei mondiali, sorprendentemente mancando il successo negli zonali.

A Bruno Parma dobbiamo riconoscere però altre due apprezzabili caratteristiche: anzitutto la signorilità e l’eleganza (credo di non aver mai visto un’immagine di lui senza che indossasse giacca e cravatta), e poi la bravura nei giochi di carte, in particolare poker e bridge. Nei lunghi tornei internazionali, lui fra un turno e l’altro, anziché preparare varianti e studiare il gioco degli avversari, preferiva riempire le serate giocando a bridge. Adrian Mikhalchishin ricordava come, al Memorial Alekhine di Mosca 1971, Bruno confessò che si sarebbe ritirato, vista l’estenuante lunghezza del torneo, se non ci fosse stata la possibilità di distrarsi col bridge. Pare che anche Korchnoi e Stein avessero simpatia per il bridge, ma che fossero lontani dal livello magistrale di Bruno Parma (e poi Stein era in lotta per la vittoria in quell’occasione, non pensava troppo alle carte!)
Nella seconda metà degli anni ’70 i medici diagnosticarono a Parma un importante disturbo neurologico, che si andava aggravando a causa dello stress emotivo causato dalle competizioni. Gli venne consigliato pertanto di abbandonare l’attività agonistica, cosa che avvenne piuttosto presto, nel 1982. Da allora Bruno Parma lasciò che a occupare il suo tempo fossero il giornalismo, la compagnia della famiglia, dei nipoti in particolare, e un negozio che nel frattempo aveva aperto nella piazza centrale di Lubiana, oltre alle numerose recensioni scacchistiche che preparava per alcune riviste o quotidiani sloveni.
Mostriamo qui, per finire, una sua breve partita, soltanto perché simpatica ma in verità tutt’altro che significativa del gioco e delle qualità del G.M. sloveno.
Bruno Parma – Yuri Balashov
Memorial Alekhine, Mosca 1971
P.S.: Nell’immagine sotto il titolo Bruno Parma è a destra, impegnato con l’olandese Jan Donner.