Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

La perigliosa navigazione tra le strutture pedonali

(Immagine da StockCake)

(Uberto Delprato)
La tattica è sapere cosa fare quando si ha qualcosa da fare; la strategia è sapere cosa fare quando non si ha niente da fare” recita un famoso aforisma di Tartakower. Al di là del voluto paradosso, questa frase parla della difficoltà di trovare la mossa da fare quando non c’è modo di calcolare un seguito forzato o promettente verso un vantaggio tangibile. È qui che bisogna fare affidamento su manovre che promettano vantaggi meno concreti ma comunque reali nel medio/lungo termine.

Il fatto è che le combinazioni tattiche sono basate su temi e motivi che tutti alleniamo con regolarità perché divertenti e gratificanti. Scegliere quale pezzo è meglio cambiare o spostare per migliorarne la posizione o, ancora peggio, quali pedoni spingere o cambiare è invece materia più complessa e spesso oscura per molti. Alcuni concetti sono abbastanza noti, almeno nella loro manifestazione visibile: pedoni doppiati, pedone isolato, pedoni sospesi, catene pedonali… Non che sia semplice valutarne l’importanza strategica, ma almeno alcuni piani tipici possono venire in mente e guidarci nella scelta delle mosse “quando non si ha niente da fare“.

Si sente sempre più spesso parlare di “strutture pedonali”, ovvero delle configurazioni pedonali sulla scacchiera osservate non solamente in alcuni aspetti locali (come quelli che ho elencato prima), ma in maniera più ampia e dinamica. Questo tipo di analisi è utilissima perché molti di questi schemi sono indipendenti dall’apertura che li ha creati: ad esempio, conoscendo la famosa “struttura Carlsbad” e come si gioca da entrambi i lati della scacchiera, avremo una guida strategica utile in una grande quantità di posizioni derivanti da moltissime aperture sia con il Bianco che con il Nero.

Chiaramente, più aumenta il numero di strutture conosciute, la profondità alla quale sono comprese e la quantità di partite-modello note in una particolare struttura, più facile sarà ideare un piano che risponda alle esigenze di quella posizione.


Dopo questa lunga introduzione, vi invito adesso ad entrare con me al circolo Steinitz, dove recentemente due forti giocatori si stanno affrontando nel torneo sociale invernale. Ci avviciniamo alla scacchiera e troviamo questa posizione, con la mossa al Nero.

Diamo uno sguardo ai formulari e vediamo che siamo alla 27ª mossa di una partita iniziata con un Attacco Trompowsky. Non è facile capire come si è svolta la partita, ma, visto che non c’è qualcosa di tattico da sfruttare, è proprio il momento di analizzare la struttura. Togliamo mentalmente i pezzi dalla scacchiera.

Poiché la spinta in b5 è al momento sconsigliabile, il Nero deve valutare l’altra spinta di rottura, quella del pedone ‘e’. La domanda che ci poniamo è: con e6 o con e5? Atteso che la spinta in e6 non è al momento possibile a causa del pedone d6 indifeso, in caso di spinta in e5 al Bianco conviene prendere in e6 en passant? A corollario di questa domanda ci chiediamo anche: il Bianco sta minacciando di spingere in e5 e dobbiamo impedirla?

La risposta all’ultima domanda non è difficile: la spinta in e5 del Bianco non è molto promettente a causa dell’indebolimento di d5, che dovrebbe essere tamponato spingendo in c4. In questo modo però il Bianco diminuirebbe molto il suo gioco sull’ala di Donna, permettendo anche il blocco con …a5 e le due Torri sulla colonna ‘a’ finirebbero per essere abbastanza “stupide”.

Il Nero rimane quindi con la necessità di scegliere fra due piani: preparare la spinta in e6 o spingere subito in e5. È proprio qui che entra in scena la capacità di “navigare tra le strutture pedonali” citata nel titolo di questo post. Guardiamo, sempre senza pezzi, cosa è successo dopo la mossa giocata dal Nero, 27… e5.

Rispondendo ad una delle domande precedenti, il Bianco non deve prendere in e6 en passant perché dopo 28. dxe6 Dxe6 i pezzi del Nero tornano a vivere e la debolezza del pedone e4 compensa quella del pedone d6, con posizione dinamicamente pari. La partita è invece continuata con 28. Ae3 Dc8 29. b4 c4 30. Cb2 b5 31. axb5 axb5 32. Cd1.

Facciamo lo stesso esercizio e rimuoviamo mentalmente i pezzi:

Vi mostro questa struttura in una posizione molto famosa:

Guardate la struttura pedonale e ditemi se non è praticamente identica alla partita che stiamo seguendo allo Steinitz.

La risposta è chiara: no. In questo tipo di posizioni i piani sono ben delineati e il Bianco ne ha uno semplice ed efficace: impegnare il Nero in una difesa scomoda del lato di Donna e vincere con l’attacco sul lato di Re. Così fece Karpov [1] e così finirà la partita al circolo, visto che i piani di controgioco del Nero non esistono: niente da contrapporre sul lato di Donna e impossibilità di creare un attacco pedonale sul lato di Re. Per di più, la debolezza della casa e6 si rivelerà un fattore di ulteriore criticità:


Insomma, tutta questa lunga analisi per concludere che, nella posizione che abbiamo visto appena arrivati al circolo, il Nero avrebbe dovuto giocare per preparare la spinta in e6. Una scelta che poteva essere presa “giocando le strutture” e senza bisogno di calcolare troppe varianti. Sarebbe potuto seguire 27… Ag7 28. Cf2 Df8 29. Ae3 Te8.

La struttura si sarebbe potuta poi trasformare in una Benoni simmetrica (non entro nel dettaglio per non appesantire un post già abbastanza lungo) e il Bianco avrebbe ancora un vantaggio legato al vantaggio di spazio e alla debolezza delle case d6-e6, ma la partita sarebbe stata ancora aperta. Invece il Nero non ha realizzato che la spinta in e5 avrebbe trasformato la struttura in maniera a lui sfavorevole ed è andato incontro ad uno svantaggio strategico.

Quante belle idee si possono nascondere in una semplice partita al circolo, vero?


[1] Karpov-Unzicker, Olimpiadi di Nizza, 18 giugno 1974

About Author

3 pensieri su “La perigliosa navigazione tra le strutture pedonali

  1. questi sono i veri scacchi quelli che abbiamo studiato per tanti anni sui libri, ora mi chiedo negli scacchi attuali, giocati a 3 minuti o giu di li, come si calano queste analisi? forse non le hanno neanche mai studiate, forse oggi si pensa e si gioca diversamente, secondo voi?

    1. Non lo so Danilo. Credo che oggi sia molto più sviluppata una sorta di “memoria muscolare”, che riconosce alcune configurazione di pedoni e pezzi perché giocata tante e tante volte. Manca sicuramente profondità (se non ai massimi livelli), ma l’efficacia del gioco c’è eccome. Gli scacchi non sono più solo quelli che abbiamo studiato noi e i meccanismi per trovare le mosse migliori sono cambiati. Se poi questo modi di studiare, allenarsi e giocare sia migliore o no, secondo me lo si vedrà quando tutti questi “giovani leoni” non saranno più tanto giovani e non potranno appoggiarsi ad una capacità di calcolo e a una memoria così potenti. Ma a quel punto chissà cosa saranno diventati gli scacchi 🙂

Rispondi a UnoScacchistaAnnulla risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri di più da Uno Scacchista

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere