NorwayChess26 – Pragg e Assaubayeva vincono, disastro per Carlsen e Gukesh
NorwayChess26 - I due vincitori (Michal Walusza)
(Uberto Delprato)
La nuova generazione sembra proprio aver preso il sopravvento. Non tanto per le vittorie di due ragazzi di venti e ventidue anni, ma per il modo con cui Carlsen e Ju Wenjun hanno giocato a Oslo: faticando molto e subendo spesso la freschezza degli avversari nelle fasi finali delle partite. Degni di nota il rush finale di Praggnanandhaa (quattro vittorie negli ultimi quattro turni) e la totale dominazione di Bibisara Assaubayeva (che ha vinto con un turno di anticipo sulla fine del torneo).
Pragg supera So sul filo di lana, Carlsen e Gukesh molto indietro

Ogni anno sembra che gli organizzatori del Norway Chess vogliano aumentare la difficoltà della sfida per i giocatori “anziani”, laddove con questo termine mi riferisco agli “over 30” (!). Oltre a Carlsen (35 anni), solo Wesley So (32 anni) ha cercato di resistere all’assalto dei giocatori nati in questo secolo: i ventenni Gukesh e Praggnanandhaa, il ventunenne Keymer e il ventiduenne Firouzja.

Mentre Carlsen si è trovato indietro subito con due sconfitte e una patta nei primi tre turni, Wesley So è stato solidissimo e con due vittorie e metà torneo (una delle quali di Nero contro Carlsen) è stato in testa alla classifica fino all’ultimo turno, quando Pragg ha completato un incredibile filotto di quattro vittorie consecutive che gli ha regalato la sua prima vittoria (e la prima vittoria di un indiano) nel Norway Chess.

Chiaramente il formato del torneo, che privilegia le vittorie con 3 punti rispetto alla patta che ne assegna uno a testa e prevede una partita secca Armageddon in caso di patta per assegnare un ‘ulteriore mezzo punto, favorisce le rimonte e i 12 punti messi assieme da Pragg negli ultimi 4 turni (quanto ne aveva ottenuti solo 4 nei precedenti 6 turni) lo testimoniano.

Questo probabilmente era il piano di Carlsen che, dopo aver chiuso il girone di andata con 3 sconfitte in 5 partite, aveva iniziato il girone di ritorno con una bella vittoria su Firouzja. Questo non era però evidentemente il suo torneo, perché dopo una patta con Keymer ha perso una posizione difficile ma ancora pari proprio con Pragg, vittima di nuovo di uno zeitnot che lo ha afflitto per tutto il torneo.

Ottimo l’inizio di torneo per Firouzja che, ancora infastidito dall’infortunio alla caviglia destra patito durante il GCT di Bucarest, è partito con due vittorie pesanti su Carlsen e Pragg. È poi rimasto in testa fino a quando, nel girone di ritorno, gli stessi due giocatori lo hanno battuto, relegandolo nel gruppone all’inseguimento di So.

Torneo invece in minore per Keymer, che non è riuscito a dare continuità alla vittoria di Bucarest. La caratteristica principale, in negativo, del suo torneo sono stati gli otto Armageddon persi: tutti! Dal punto di vista della classifica, se fossero state tutte vittorie sarebbe arrivato terzo anziché quinto. Si tratta di considerazioni ipotetiche, ma è un’altra dimostrazione del vantaggio del formato di gioco del Norway Chess.

Ho lasciato per ultimo Gukesh. L’ho fatto perché… è arrivato ultimo, ma anche perché perdere il 50% delle partite con una sola vittoria (su Praggnanandhaa) è veramente un brutto segnale per il Campione del Mondo, che è sceso addirittura al 26° posto della classifica Elo live (dietro Sarin, tanto per capirci). Difficile spiegare quello che sta succedendo a Gukesh, se non considerare che è pur sempre un ragazzo di vent’anni soggetto ad alti e bassi più che comprensibili. Ovviamente il suo obiettivo è il match mondiale contro Sindarov (e forse giocare bene alle Olimpiadi), ma per il momento è notte fonda per lui.

Complimenti in ogni caso a Praggnanandhaa, dopo un periodo abbastanza opaco che ha incluso il Torneo dei Candidati. Tutto ciò non può che far contenti i fan indiani in ottica Olimpiadi, confidando che Gukesh riprenderà a giocare bene come ha sempre fatto in quel tipo di competizione.
Cosa è successo a Carlsen?
Se l’edizione 2025 del Norway Chess era passata alla storia come quella del “pugno sul tavolo” di Carlsen, questa edizione verrà ricordata per le molte sconfitte del norvegese, maturate secondo un pattern abbastanza simile: lunghe riflessioni anche nelle prime fasi delle partite, recupero faticoso e poi un errore fatale nello zeitnot finale. Ricordo che nel Norway Chess si è giocato con 2 ore di tempo disponibile per tutta la partita, senza incremento fino alla 40ª mossa, dopo la quale l’incremento è di soli 10 secondi. Unica eccezione a questo pattern la sconfitta con Wesley So, nella quale Carlsen ha rifiutato la ripetizione di mosse per venire poi battuto in maniera inaspettata in un finale tecnico di Cavalli.

Svilupperò qualche riflessione più approfondita in un post dedicato, ma mi sembra chiaro che Carlsen abbia giocato questo torneo in maniera diversa dal solito, non solo per la gestione del tempo, ma per l’approccio all’impostazione delle partite fin dall’apertura. Per sua stessa ammissione ha spesso giocato varianti “vecchie” con uno stile da “anziano“, ma credo questo non spieghi tutto.
Bibisara Assaubayeva si conferma in grande forma

I tornei di quest’anno hanno visto Bibisara Assaubayeva arrivare sempre nei primi posti dei tornei a cui ha partecipato e questo Norway Chess non ha fatto eccezione. La sua vittoria è stata nettissima non solo perché arrivata con un turno di anticipo, ma anche per la “cattiveria” sportiva con cui ha giocato. La kazaka ha sempre impostato partite ad alto rischio, confidando nelle sue capacità di recupero (talvolta è finita anche in chiaro svantaggio) e nelle difficoltà delle avversarie a navigare le complicazioni con la cadenza di gioco usata nel torneo.

La sua forza di gioco è stata anche confermata da Sindarov (a Oslo come accompagnatore), non tanto in qualità di compagno nella vita, ma di Grande Maestro che si allena con lei, condividendo il coach. Bibisara ha anche confessato di aver attraversato un momento di quasi rifiuto degli scacchi dopo la delusione del Torneo delle Candidate: per sua (e nostra) fortuna, si è trattato di una crisi passeggera e adesso le è tornato il “sorriso del vincitore”.

Volendo fare un parallelo, anche Praggnanandhaa ha sviluppato riflessioni simili, anche se non legate al Torneo dei Candidati, a conferma che giocare da teenager ad altissimi livelli in giro per il mondo porta con sé un peso psicologico non indifferente. Se questo contribuisce alla comprensione del periodo che sta passando Gukesh, dovrebbe anche aiutare a mettere in prospettiva i grandi risultati di Carlsen e Caruana negli anni passati.

Torniamo all’analisi del torneo femminile, caratterizzato (come si vede bene nel tabellone progressivo) dall’altissimo numero di patte dei primi 7 turni: 17 su 21 partite.

Poi gli ultimi tre turni sono stati più vivaci, ma il recupero finale di Zhu Jiner (3 vittorie di fila) non è bastato a chiudere il gap sulla Assaubayeva. Ottimo, comunque, il suo secondo posto a solo mezzo punto dalla vincitrice.

Ju Wenjun non ha entusiasmato (e anche questo risultato crea qualche preoccupazione nell’ottica del futuro match mondiale), mentre si è confermata ad alto livello Anna Muzychuk, unica a finire imbattuta e vittoriosa in 6 Armageddon su 9. Non è bastata però l’unica vittoria all’ultimo turno (su Divya Deshmuck) per farla andare oltre il terzo posto.

Chiudono le due indiane, che hanno però giocato due tornei molto diversi. Divya ha chiuso il girone di andata in testa alla classifica, per concludere poi con 4 sconfitte nel girone di ritorno: qualcosa su cui la ragazza dovrà riflettere. Sempre fuori dai giochi invece Koneru Humpy, che ha iniziato e finito con una sconfitta, inanellando 8 patte.

Conclusioni
I tornei sono stati entrambi combattuti e ricchi di colpi di scena per i primi posti, anche se la qualità di gioco non è stata delle migliori. Ho avuto la netta sensazione che nel torneo Open tutti abbiano cercato di “fuggire” dalla teoria, in particolare Carlsen. Combinando questo approccio, che richiede maggiori riflessioni in apertura, con la cadenza che non prevede incremento, ha portato a partite molto vivaci, specialmente in prossimità dello zeitnot che anche dopo la 40ª non termina.
