Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

La sera in cui Bobby non scese a giocare … ma fece ben altro!

(Adolivio Capece)
Ovviamente qualcuno prima o poi doveva pur pensarci. Visto che su Bobby Fischer è stato ormai scritto quasi tutto, ecco l’idea geniale. Un romanzo con protagonista principale la Mamma di Bobby!

Ma in realtà Bobby è co-protagonista, tanto che a un certo punto i riflettori si spostano su di lui e veniamo a sapere tutto sulla sua ‘prima notte’…
Autrice Mayra Montero, cubano-portoricana (nella immagine sotto il titolo); in Italia il romanzo è uscito edito da Guanda con il titolo “La sera in cui Bobby non scese a giocare” (traduzione di Roberta Bovaia).
Ma è tutto vero quello che è scritto o si tratta – almeno in parte – di invenzione?
L’autrice per consolidare la prima ipotesi, alla fine, in una paginetta intitolata ‘Ringraziamenti’ scrive:

“Sono tante le persone – fan, giornalisti, storici degli scacchi – e innumerevoli i libri e gli articoli che ho dovuto consultare nel corso della mia personale traversata di questo romanzo. Segnalo due libri in particolare: ‘Bobby Fischer en Cuba. Sus viajes, partidas y aventuras en la terra de Capablanca’ di Miguel A. Sànchez e Jesùs Suàrez e ‘A Psychobiografy of Bobby Fischer’ del dottor Joseph G. Ponterotto. 
Aneddoti importanti mi sono stati riferiti da Marcelo Gorajuria. /…/ Gli articoli e i video di Leontxo Garcia, giornalista specializzato del ‘Pais’, mi hanno aiutato a capire le aperture e le difese /…/.”

Io ho letto il libro e su molti particolari ‘personali’, soprattutto relativi a Bobby, sono rimasto dubbioso, dato che non coincidono con quanto si era sempre saputo finora. Certo se fosse tutto vero si aprirebbero nuovi scenari, non tanto sulla Mamma di Bobby, della quale si è sempre saputo assai poco, quanto su Bobby e in particolare sui suoi vent’anni quando ancora non era un campione affermato.

Poi ho letto varie recensioni e ho notato una decisa differenza tra quelle fatte da scacchisti (come Alessandro Colosimo) ovvero da persone che non sapevano giocare e che di Fischer avevano sentito parlare solo in occasione del match con Boris Spassky del 1972. Per esempio Monica Acito su ‘Robinson’ di Repubblica del 9 agosto scrive che il libro ‘si legge con smania’, mentre Alessandro Colosimo [Zenone] nel post pubblicato qui su UnoScacchista con il titolo del romanzo, “La sera in cui Bobby non scese a giocare”, scrive ‘Poco più di duecentosessanta pagine da leggere con grande calma.’
Io infatti, seguendo quest’ultimo consiglio, il libro l’ho letto con curiosità e con una certa calma, sicuramente non con smania.

Mi stupisce comunque che poca enfasi viene per solito data al fatto che Bobby Fischer avrebbe avuto la sua ‘prima notte’ a 23 anni, un sabato in cui appunto non ‘era sceso a giocare’, e avrebbe perso la sua verginità insieme a una ragazzina di 14 anni (ma lei gli aveva detto di averne 16) pure alla sua ‘prima volta’.
Una notizia che se fosse stata nota subito prima o durante il match di Reykjavik avrebbe riempito le pagine dei quotidiani e avrebbe dato la stura a decine di articoli.
Ma forse ormai è passato tanto (troppo) tempo…

Seguiamo ancora l’ampia recensione di Monica Acito su ‘Robinson’:

“Nell’Avana degli Anni Cinquanta percorsa dai primi slanci della Rivoluzione, Mario vive una vita tranquilla, increspata solo dalla solitudine. Rimane da solo con l’anziano padre emigrato dalla Polonia che lo inizia al mestiere di orologiaio /…/.
Mario non conosce l’amore e sublima la sua mancanza nei gesti ripetitivi e quotidiani del lavoro /…/.
Nel 1956 qualcosa cambia nella vita di Mario, quando vede lei per la prima volta: lei è davanti a una scacchiera, la fronte abbassata e i piedi scalzi, è una fata dei boschi con gli occhi sfuggenti e nerissimi. Si chiama Regina Wender ed è la madre di Bobby Fischer, il dodicenne genio degli scacchi che sta impressionando tutti i maestri del Club Capablanca dell’Avana /…/. A Mario non interessa nulla degli scacchi, a lui interessa solo Regina Wender, quella donna imbronciata che sembra una statua lontana, quella donna ossessionata dalla paura di essere spiata, di essere controllata dall’FBI, perché in gioventù ha vissuto in Unione Sovietica.
Inizia una storia d’amore tra Mario e Regina, straziata e febbrile /…/ una bestia di morsi e corpi nudi, di alberghi e fumo. /…/  Il tempo passa e un decennio dopo nella Cuba di Fidel Castro Bobby Fischer torna all’Avana per le Olimpiadi degli Scacchi (è il 1966 – NdA) /…/. 
Mario in quel decennio non ha mai smesso di pensare a Regina Wender e approfitta del ritorno di Bobby Fischer a Cuba per provare a ritrovare l’unica donna che abbia mai amato.”

Sembra quindi che tutto il romanzo sia dedicato alla storia d’amore della Mamma di Fischer. E invece ecco che si inserisce l’avventura erotica di Bobby, che la ragazzina cubana – che si chiama Myriam ma a lui dice di chiamarsi Regina (senza sapere che questo è anche il nome della Mamma di Bobby – NdA) – riesce a incontrare con la motivazione di farsi fare l’autografo su una particolare scacchiera di legno.
Finisce che i due vivono il loro primo rapporto completo e questa avventura sembra quasi far sì che Bobby si innamori tanto da pensare di potersi addirittura trasferire a vivere a Cuba! Ma il destino vuole diversamente e presto Bobby e Mamma lasciano per sempre l’isola.
Però è ovvio che la perdita di verginità di Fischer resta segreta, nessuno ne accenna, tutto tace, altrimenti ci pensate a quale eco avrebbe dato stura?

L’Avana 1966

Lo stile del racconto è sicuramente accattivante: i capitoli si susseguono nel tempo, si alternano le notti d’amore e di passione tra Regina e Mario da una parte e Myriam e Bobby dall’altra, tutto sullo sfondo di una Cuba che ha il suo culmine nelle Olimpiadi degli Scacchi del 1966, con Fischer cui viene anche attribuita una grande amicizia con i sovietici, a partire da Michail Tal… altro evento per nulla noto.

E alla fine eccoci a Reykjavik nel 1972, dove formalmente il libro si conclude con una paginetta finale intitolata ‘Nota dell’Autrice’; è molto interessante:

“Il Grande Maestro argentino Miguel Najdorf in una intervista che gli feci qui all’Avana – scrive la Montero – mi disse che era a Reykjavik e andò a trovare Bobby dopo il forfait nella seconda partita.
“Bobby ma perché non vuoi giocare?” Fischer invece disse che aveva deciso di farlo e prese un telegramma: aveva ricevuto quasi duecento telegrammi da ogni parte del mondo, tutti per convincerlo a giocare, ma quello veniva da L’Avana e Fischer lo teneva come qualcosa di molto speciale.
Non si seppe altro, ma il libro racconta che la ragazzina amata da Fischer gli aveva spedito un telegramma dando fondo a tutti i suoi risparmi, scrivendo più o meno ‘se sei il migliore dimostralo e battilo’.”


PS1 – permettetemi di concludere segnalando un errore sul ‘Venerdì’ di La Repubblica dello scorso 7 agosto (pag, 32), nell’articolo su Cuba di Stefania Parmeggiani. Ma è possibile che qualcuno possa scrivere il nome del campione di scacchi Bobby Fischer, senza la ‘c’ tra la ‘s’ e la ‘h’? Che l’autrice dell’articolo possa sbagliare è già poco scusabile, ma nessuno ha riletto prima della pubblicazione? Ed è successo per ben tre volte!
Ovviamente ho scritto alla Redazione di “La Repubblica” protestando per l’errore: speravo venisse segnalato, ma non c’è stato il minimo riscontro. Poveri scacchi….

PS2 – Sarebbe stato più divertente come titolo di questo articolo “La sera in cui Bobby non scese a giocare … ma perse la verginità” … forse era un po’ eccessivo.

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1 ha pensato a “La sera in cui Bobby non scese a giocare … ma fece ben altro!”

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