Un Campionato Italiano di Scacchi

(Riccardo M.)
Papà me lo aveva promesso: “l’anno prossimo, se a scuola andrà tutto bene e già ti presenterai in primavera con ottimi voti, ti accompagnerò a Roma, a vedere la finale del Campionato Italiano Assoluto di Scacchi”.

Evviva! E’ fatta! E’ una grande emozione: sono a Roma per la prima volta e per la prima volta assisto alla finalissima nazionale del mio sport preferito! Gli scacchi!

Da questo gioco fui catturato un paio di anni fa, dopo aver ritrovato abbandonato, fra le immondizie lungo gli argini del fiume Velino, un ponderoso e ingiallito volume dalla sovra copertina verde semi strappata: “il dizionario enciclopedico degli scacchi”, autori Porreca e Chicco, stampato nel lontano 1971. Quel vecchio libro mi ha condotto oggi fin qui a Roma.

E’ il 30 di maggio. Giornate tiepide e serene promettono di scortare l’organizzazione e lo svolgimento di questa attesa finale, per la quale non poteva essere scelto un luogo più bello. Mi sembra di essere in Paradiso. Eccoci infatti tutti qui, noi appassionati, romani e non, in Piazza Navona, uno dei luoghi-simbolo della città, una piazza che oggi è vociante e festosa più di quanto ci aspettassimo.

Saremo almeno in cinquantamila, per lo più giovani, in piedi o seduti su panche o addirittura sui sampietrini in prossimità dei video, mentre i più fortunati hanno preso posto da questa mattina sui dieci palchi che dominano alti, su ambo i lati, i cinque tavoli dove i dieci finalisti si stanno per affrontare nel primo turno.

Echeggiano nel sottofondo le note di un’antica canzone popolare romana, forse (dice mio padre) la voce è di Antonello Venditti, mentre graziose e poco vestite danzatrici si esibiscono al centro della piazza intorno alla Fontana dei Quattro Fiumi.

Sulle facciate di Palazzo Pamphilj e persino della chiesa di Sant’ Agnese in Agone, la bandiera giallorossa di Roma, quella tricolore italiana e quella bianco/bruna della CNSI (Confederazione Nazionale Scacchi Italia) sventolano tese, favorite da un dolce e caldo ponentino. Volteggiano sui tetti enormi gabbiani, ignari piccioni si levano e si lavano fra le fontane berniniane, coppie di verdi pappagalli aggiungono i loro colori e il loro allegro ciangottare.

Da un’altra parte della piazza, sotto i mostri marini della Fontana del Nettuno, immancabile è un bancone ricco di libri, anche usati, di riviste, stampe e oggetti a tema scacchistico.

Ci sono le due principali reti televisive nazionali a riprendere in diretta ed immortalare questa speciale giornata. Viene intervistato il sindaco di Roma, Richard von Weizsäcker, promotore di tutto questo insieme ai dirigenti della CNSI e anch’egli buon giocatore: lui sottolinea che la manifestazione ha costi pari a zero, grazie ai volontari e ai commercianti ed abitanti del quartiere, e che i giocatori non percepiscono nessun premio in denaro.

Ormai gli scacchi hanno decisamente soppiantato, nell’interesse e nel “tifo” (ma non nelle esagerazioni), quello che i nostri padri descrivevano come lo sport più seguito dell’inizio del secolo: il calcio, oggi quasi del tutto emarginato.

Gli scacchi sono uno sport vero, povero e popolare, uno sport intelligente e costruttivo, un’arte forse, una occasione di innamoramento per ragazze e ragazzi di ogni luogo e tempo e di questi anni, anni assai difficili ma ricchi di riflessioni e incontri per capire e poter ricostruire, anni fortunati per coloro che sanno distinguere e cogliere le cose più importanti e giuste per l’umanità.

Era logico attendersi che gli scacchi si sarebbero imposti quale attività, sport e passatempo principale dei giovani italiani in questo terzo e complicato dopoguerra….

Mi emoziono fin quasi a tremare quando l’altoparlante presenta il primo turno ed elenca i dieci nomi dei finalisti in ordine di sorteggio. I protagonisti entrano a piedi, tutti insieme e sotto una pioggia di coriandoli, dalla Corsia Agonale, la breve traversa che dal centro della piazza conduce verso quello che una volta era stato il Senato della Repubblica, una via dove nel XIX secolo era presente un bar della famiglia Fassi (“Nino all’Agonale”), presso il quale forse giocò a scacchi anche Serafino Dubois.

Eccoli i protagonisti; sono, in ordine di sorteggio: Augustin Affi, Paolo Singer, Edoardo Di Benedetto, Ali Said Isbir, Zurab Bolkvadze, Ivan Ciccolini, A.Suman Khan, Vladimir Sipkin, Franco Filippi e Leonardo Jas Marra. Il più anziano è Di Benedetto, 38 anni, il più giovane è Ciccolini, 18.

Khan e Sipkin sono reduci dal campionato mondiale individuale svoltosi il mese scorso a Città del Capo, dove si sono classificati entrambi fra i primi 15, sbalordendo gli esperti con alcuni lungimiranti manovre e sacrifici.

Le volontarie e i volontari della CNSI hanno preparato tutto con cura e passione: tavoli da gioco ai vari lati di Piazza Navona, telecamere, quindici visori giganti, striscioni, volantini, palloncini colorati, formulari per far trascrivere al pubblico le mosse giocate e poi farseli autografare dai loro campioni.

Uno scatenato applauso accompagna i dieci giocatori mentre prendono posto ai tavolini e si stringono la mano. Poi subentra il silenzio, l’attenzione, la concentrazione. E noi spettatori siamo quasi concentrati come loro, ci sentiamo partecipi di un avvenimento e di un’opera fuori dal comune, quasi novelli Bernini a disegnare e scolpire nel marmo combinazioni e piani strategici insieme ai dieci protagonisti.

Mi accorgo altresì che è consentito sempre fotografare, in ogni momento della partita. E che ai giocatori non dispiace affatto essere ripresi. Bene. Nel silenzio quasi assoluto si sente solo volteggiare lontano un elicottero militare, molto in alto, sopra l’occhio vigile della punta dell’obelisco di Domiziano. Lo stesso silenzio è rotto ogni tanto da ondate di mormorii, che seguono e scaturiscono dalle mosse più inattese o brillanti dei campioni.

Piazza Navona è tornata quella che fu una volta: uno stadio. E così appare davvero spettacolare, meravigliosa, come (a dar credito a mio padre) poche altre volte nella sua storia. Nelle strade e nelle piazzette laterali, in molti bar e punti d’incontro, inquadrati da numerose telecamere, sono stati allestiti tavoli e scacchiere per varie altre manifestazioni, improvvisate o collaterali al Campionato.

Gli antichi balconi, carichi di rose e gerani, e protetti da apparentemente fragili ringhiere, vedono da ogni parte accalcarsi e affacciarsi spettatori e curiosi coinvolti nell’atmosfera festosa.

La partecipazione dei cittadini è commovente e calorosa. Sono finiti i tempi grigi in cui (così ci ricordano) le tifoserie di Roma e Lazio si affrontavano brutalmente a bastonate per le vie della città prima e dopo di una partita di pallone: oggi una partita a scacchi è soltanto una festa, un’occasione d’incontro e di serenità, per i pezzi bianchi e per i pezzi neri, per giocatori bianchi e per giocatori neri. Questo ci ha lasciato e donato l’ultimo recente dopoguerra. E dobbiamo esserne ben felici. E cercare di capire e rispettare la storia per non commettere gli stessi errori di chi ci ha preceduto.

A proposito, milioni di persone sono collegate oggi con piazza Navona via internet, ma senza che possano intervenire con commenti o altro: come noto, dopo gli accadimenti degli scorsi decenni, l’accesso e l’utilizzo del Web è ora fortunatamente normato, ovunque nel mondo, da regole molto rigide e invalicabili.

Una ad una vanno avanzando e si avviano al termine le partite, tutte assai interessanti. Non contano i risultati, conta l’impegno, la partecipazione, conta l’aver fatto conoscere a tanti altri presenti, giovani e meno giovani, la bellezza e le caratteristiche del gioco. Ai nostri giorni non ci sono più né titoli, né punteggio Alo, od Elo (non ricordo, so che fu abolito dalla “Confederazione Mondiale”), c’è soltanto spettacolo e creatività ed impegno.

Ci ritroveremo qui domani, certamente, tutti quanti insieme.

E’ ormai sera. Il ponentino si è ritirato verso il mare e le avanguardie calde dell’imminente estate inducono altri romani a spalancare le finestre o a scendere in strada, per gustare un gelato o una granita, quasi a dimenticare le macerie e i lutti di una guerra mondiale i cui segni sono ancora tristemente visibili ad ogni angolo di via: un evento indimenticabile e spaventoso, che non dovrà mai più accadere.

Commentando e ripensando alle ultime mosse, corro da Edoardo a complimentarmi e farmi da lui autografare il mio formulario. Lì vicino raccolgo sopra un tavolo un manifesto: “Roma maggio-giugno 2040, 100° Campionato Italiano Assoluto di Scacchi”.

Stringo di nuovo la mano amica di mio padre. Torniamo insieme verso la strada di casa, al nostro paese, dal mio bisnonno materno, che oggi ha quasi 90 anni e che giocò a scacchi al circolo Steinitz in tempi lontani, fra il 1980 e l’88.

Ancora eccitato, gli descrivo la mia giornata di Piazza Navona e le mie sensazioni. Poi gli chiedo di parlarmi un poco delle finali di campionato da lui seguite un tempo, in specie di quelle romane degli anni 2013 e 16, delle quali non ho trovato molte tracce nei documenti che ho potuto vedere e consultare, ma sulle quali un giorno lui mi rivelò di aver scritto qualche articolo successivamente andato perduto.

“Nonno, ma anche tu ti sei divertito allora, come oggi è capitato a me? Mi racconti che cosa succedeva in quegli anni?”.

Mio bisnonno mi fissa per alcuni attimi, esitante e sorpreso. Poi sorride lieve, come soddisfatto. Si toglie lentamente gli occhiali, abbassa il capo senza parlare e chiude gli occhi. Per sempre.

One thought on “Un Campionato Italiano di Scacchi

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  1. Caro Riccardo spero che tu sia un buon profeta e che tu possa vedere l’avverarsi dei tuoi desideri scacchistici (ma, stando all’oggi, la vedo proprio difficile).

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