Zenaide, la nipote di Napoleone

(Roberto C.)
Nel Museo Napoleonico di Roma, in Piazza di Ponte Umberto I, nella Sala XI al piano terra c’è conservato un mobile proveniente dal lascito della Collezione privata di Giuseppe Primoli [1] che si ritiene sia appartenuto a Zenaide Bonaparte [2] che visse a Roma a partire dal 1823.

Si tratta di un raro ed elegante tavolo a trasformazione in legno di noce e di pero con applicazioni in bronzo cesellato e dorato, alto cm.88 e largo cm.67 che dall’analisi stilistica risulta essere del decennio 1825-1835 [3]; certamente non “napoleonico” (nel senso dell’Imperatore) e nemmeno del suo periodo dell’esilio a Sant’Elena, dove morì il 5 maggio 1821.

Sotto il piano d’appoggio, nei quattro grandi scomparti e cinque cassettini, sono contenuti ben 35 tra accessori ed utensili, alcuni in avorio e in argento; il necessaire da lavoro e da toeletta, quello per il ricamo e il cucito, le boccette di profumo e di medicine, per scrivere, disegnare e anche giocare. Si, anche per giocare, del resto a quale giovane ricca nobildonna sono mancati simili passatempi ludici ? In questo caso sono due estraibili scacchiere in legno: una di cm. 22,5 con 64 caselle per gli Scacchi e la Dama (Italiana) e l’altra, leggermente più piccola, con 100 caselle per giocare alla Dama Internazionale. [4]

Ovviamente non si può affermare con certezza assoluta che Zenaide, nipote nientepopodimenoche dell’Imperatore Napoleone I (1769-1821), giocava a questi giochi ma, sappiamo delle numerose testimonianze della passione scacchistica del suo celeberrimo parente.

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Napoleone attraversa le Alpi

Giocò a scacchi per tutta la vita. In giovinezza, in collegio, nella maturità, a bordo, in accampamento, al bivacco. Si svagò con gli scacchi in Egitto, in Russia, all’Elba; e alla fine su quel tenebroso scoglio….[5]

Napoleone giocò spesso a scacchi e pur essendo quel “geniale stratega di Ulm e di Austerlitz, impareggiabile manovratore di grandi armate[6] non solo era un mediocre giocatore dalla scarsa abilità nel nobile gioco ma quando stava per perdere era capace anche di barare, muovendo i pezzi dove non si poteva e per la sua irascibilità non riusciva a trattenersi dal gettare in terra i pezzi, cosa che accadde in più occasioni; la più famosa contro il famoso “Turco” il 9 ottobre 1809 a Schonbrunn quando dopo aver perso le prime due partite, una in maniera veramente disastrosa, avvolse con uno scialle da donna il volto, il collo ed il corpo dell’Automa forse “per mettere alla prova la teoria secondo la quale secondo cui un uomo nascosto all’interno potesse guardare la scacchiera attraverso una fessura” e che, dopo essere stato nuovamente sconfitto, “spazzò via gli scacchi dal tavolo e uscì allontanandosi dalla sala furioso”. [7]

Napoleone, vinse molte delle battaglie vere sull’isola Europea ma perse spesso le battaglie simulate sulla scacchiera dovunque le abbia giocate, a parte quelle vinte nell’isola di Sant’Elena col troppo compiacente generale francese Carlo Tristano di Montholon, uno degli ultimi suoi fedelissimi che, pur essendo più forte, si faceva battere intenzionalmente.

Adesso andiamo alle scacchiere di Napoleone: nell’intrigante libro scritto da Nino Grasso, un ottimo testo a cavallo tra saggio storico e romanzo, l’autore annota a pagina 379 che proprio a Palazzo Primoli, sede del Museo Napoleonico di Roma, ci sarebbe dovuto essere anche un set completo della scacchiera, riportando la notizia del Chessmen di Liddell [8], uno dei primi libri dedicato ai pezzi degli scacchi, ma che – dopo alcune indagini – non vi risulterebbe mentre nel ‘Quadro sinottico sugli scacchi di Sant’Elena’ (p. 396) riepiloga quelle a lui appartenute. Noi, a quella minuziosa entusiasmante ricerca storica,  dopo aver informato lo stesso autore, possiamo aggiungere che in questo  museo, invece, è presente anche del materiale da gioco incompleto [9]; esattamente questo:

  • 31 pezzi di scacchi, purtroppo manca uno dei Re, della metà del XVIII e l’inizio del XIX secolo in stile Selenus[10], una di quelle tipologie ricercata dai collezionisti di tutto il mondo.
  • 29 pedine rotonde; ne mancano undici (cinque bianche e sei nere) poiché sono 40 le pedine per la Dama Internazionale, mentre per l’Italiana, ne bastano 12 per ciascun colore.
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Selenus del 19° secolo, pezzi di collezione privata

Purtroppo, da svariati anni, la parte del mobile dov’è custodito questo materiale non si riesce ad aprire per la difettosità di una chiave; ciò spiega anche l’annosa “sparizione” al pubblico dei pezzi da gioco di Zenaide e che, crediamo, abbiano visto davvero in pochi; almeno noi abbiamo potuto osservare dei vecchi negativi che ne testimoniano l’esistenza.

Dicevamo all’inizio che il mobile si ritiene sia appartenuto a Zenaide, se non proprio a lei ad altri della sua famiglia, e che la datazione di mobile ed oggetti, compresa la scacchiera, non sarebbero “napoleonici” ma se questo Selenus risulterà di un periodo precedente e, soprattutto, non specificamente del mobile, nel senso che tali pezzi da gioco non sono adatti per giocare con quella piccola scacchiera, forse, la lunga e affascinante storia delle scacchiere di Napoleone potrà continuare…


[1] Il conte Giuseppe Primoli discende per parte di madre da Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. Donò nel 1927 l’intero pianoterra e le raccolte napoleoniche del suo Palazzo al Comune di Roma.

[2] Zenaide Bonaparte (Bruxelles, 8 luglio 1801 – 8 agosto 1854), figlia maggiore di Giuseppe Bonaparte e Giulia Clary, nonché moglie di Carlo Luciano Bonaparte che da biologo ed ornitologo di fama internazionale denominò in suo onore la tortora luttuosa (Zenaida macroura), nota anche come tortora americana.

[3] Carlo Pietrangeli: Il Museo Napoleonico 1960, pag.105-106, Scheda n.32

[4] Una variante del gioco della Dama (detta anche Polacca), giocata con regole comuni in tutti i paesi su damiere con 100 caselle e 20 pedine per ciascun colore.

[5] Walker G., Frazer Magazine, Dec. 1840

[6] Grasso N., L’Imperatore che giocava coi Re, Mursia, 2016, pag.

[7] Standage T., IL TURCO, Nutrimenti srl, 2011, pag.118. Dell’accaduto vi sono varie versioni, forse questa è la meno attendibile ma è quella più “scenografica” per far capire meglio il carattere di Napoleone.

[8] Liddell Donald M., Chessmen, Harcourt Brace, New York, 1937; nell’ed. White Lion Publishers, London 1976, p.55

[9] Cassano R., Leoncini M.: L’Italia a Scacchi – Guida turistica ai luoghi degli scacchi, LE DUE TORRI, Bologna 2014 p.73

[10] Augusto di Brunswick-Lüneburg, detto il Giovane (Dannenberg, 10 aprile 1579 – Wolfenbüttel, 17 settembre 1666),  con lo pseudonimo di Gustavus Selenus, scrisse un libro sugli scacchi nel 1616; il suo stesso pseudonimo è una referenza nascosta al suo nome, Gustavus anagrammandolo con U=V dà Augustus, mentre il cognome, tratto dalla divinità greca riferita alla Luna (=Lüneburg), Selene appunto.

2 thoughts on “Zenaide, la nipote di Napoleone

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  1. Grazie a Roberto per questi articoli che trasudano erudizione ed una grande, vera, passione per tutto quello che attiene agli scacchi!

  2. Ciao Fabrizio. Ti ringrazio per i complimenti ma anche questo mio scritto è come al solito più o meno una ‘ricerca scolastica’… della terza età!

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