UNICEF e Federscacchi: a scuola con gli scacchi?

(Riccardo M.)
E’ giunta ieri l’altro dalla FSI una comunicazione, titolata “UNICEF e Federscacchi – A scuola con gli scacchi”, che riporto qui integralmente:

E’ stato ratificato a livello nazionale il protocollo di collaborazione tra Federazione Scacchistica Italiana (FSI) e UNICEF Italia finalizzato alla promozione del progetto “A Scuola con gli Scacchi”.

Il progetto, che si propone di diffondere la cultura dello sport come strumento per educare alla sana competizione e promuovere comportamenti di collaborazione e non violenza tra le giovani generazioni, era partito in via sperimentale un anno fa con un protocollo di collaborazione limitato al Comitato Scacchistico regionale del Lazio: i buoni risultati hanno portato alla estensione a livello nazionale.

Nell’ambito dell’iniziativa, la FSI, disciplina sportiva associata del CONI, si impegna ad incoraggiare le proprie Società a promuovere azioni di sensibilizzazione ed eventi finalizzati a sostenere i progetti dell’UNICEF, anche diffondendo il suo lavoro sul campo e la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

L’UNICEF, oltre promuovere e diffondere la disciplina degli scacchi nelle scuole interessate, fornirà una formazione per approfondire il tema dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza con particolare riferimento al diritto all’educazione e allo sviluppo della personalità di ogni bambino e al diritto al gioco, alle attività ricreative e allo sport, quali componenti dell’apprendimento”.

Sul sito dell’UNICEF si legge la medesima notizia, con qualche particolare in più riguardo la ratifica di tale protocollo:

“Il 24 luglio 2017 è stato firmato il protocollo nazionale di collaborazione dal presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera e dal presidente Gianpietro Pagnoncelli della Federazione Scacchistica Italiana”.

Cosa si può aggiungere (a parte il ?)? Ben vengano queste apprezzabili iniziative, che sono rivolte nella direzione sempre da noi e da tanti auspicata ma mai completamente perseguita con ogni forza, ovvero quella della massima diffusione del gioco degli scacchi nelle scuole, soprattutto per fini educativi e comportamentali ben più che agonistici.

Certamente avremmo gradito conoscere, visto (come si esprime la FSI) che il progetto “era partito in via sperimentale un anno fa con un protocollo di collaborazione limitato al Comitato Scacchistico regionale del Lazio: i buoni risultati hanno portato alla estensione a livello nazionale”, quali effettivamente siano stati questi buoni risultati regionali.

Leggendo i testi in UNICEF e la comunicazione della Federscacchi, mi sembra di ravvisare alcuni aspetti che lasciano intravedere un meccanismo di azione un po’ sfumato e indefinito che potrebbe ostacolare il buon successo del progetto.

In breve: anche la UNICEF scrive che “promuoverà e diffonderà la disciplina degli scacchi nelle scuole interessate”. Le SOLE scuole interessate, quindi. Quali e quante saranno? E ce ne saranno anche al Sud? Già questa è una prima barriera. E così UNICEF continua:

“L’UNICEF fornirà una formazione rivolta ai docenti delle scuole primarie e secondarie in cui verrà insegnato il gioco degli scacchi, finalizzata ad approfondire il tema dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza con particolare riferimento alla cultura dello sport degli scacchi quale strumento per educare alla sana competizione e per promuovere comportamenti di collaborazione e non violenza tra le giovani generazioni”.

Orbene, la “formazione rivolta ai docenti” è “finalizzata ad approfondire il tema dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”. Non è quella, quindi, una formazione tecnico/scacchistica, che giocoforza la precede e che spetta verosimilmente ad altri. Ma a chi? Alla Federscacchi? Ovviamente così dovrebbe essere.

Quest’ultima si limita però ad enunciare, come abbiamo visto, che “nell’ambito dell’iniziativa, la FSI …. si impegna ad incoraggiare le proprie Società a promuovere azioni di sensibilizzazione ed eventi finalizzati a sostenere i progetti dell’UNICEF”.

Può bastare la semplice “sensibilizzazione” e “incoraggiamento” delle proprie Società? No, non basta. Dalla FSI mi aspetto, come suo compito istituzionale, che si tenda a realizzare anzitutto il progetto della più profonda diffusione del gioco nel territorio in generale e nelle scuole in particolare, da Sud a Nord, per poi poter utilizzare tale diffusione soprattutto per facilitare la realizzazione di progetti di grande rilievo finalizzati, com’è questo, alla educazione comportamentale dei giovani. Ovvero la FSI deve saper anzitutto mettere a disposizione della scuola italiana (e di organismi o fondi come l’UNICEF), in armonia con le istituzioni e con i privati, le proprie competenze specifiche in materia. Insomma: deve saper mobilitare i propri maestri e i propri circoli, ad ogni livello.

Non posso portare a confronto realtà distanti nel tempo e di altri continenti, non lontanamente paragonabili al nostro Paese, però la grande diffusione degli scacchi nella Unione Sovietica del secondo dopoguerra fu anche determinata dalla decisione di “buttare dentro le scuole”, volenti o nolenti, tutti i più forti campioni dell’epoca, ad iniziare da Botvinnik. E in Armenia (dove il presidente della nazione, Serzh Sargsyan, è anche il presidente della Federazione Scacchistica) il governo approvò nel 2011 una legge che ha reso obbligatorio l’insegnamento degli scacchi in 1.500 scuole, coinvolgendo di conseguenza la bellezza di 120.000 studenti.

Ripeto: citare quelle situazioni, ovviamente qui non imitabili ed importabili facilmente, serve solo a capire che  a volte decisioni drastiche portano risultati concreti, portano “scacchi nelle scuole”, mentre viceversa “di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno” e di conseguenza possono non bastare la enunciazione di principi generali né i buoni propositi di “promuovere azioni di sensibilizzazione e incoraggiamento”. La sensibilizzazione già deve esserci a priori. Ad essere promosse debbono essere le azioni concrete e puntuali, immediate. E di azioni concrete non se ne vedranno molte finché in Italia i maestri/insegnanti (con parecchie lodevoli eccezioni, in verità) penseranno “in primis” al proprio Elo e ai propri interessi o a quelli delle Società a cui appartengono, lasciando in secondo o terzo piano l’impegno personale nelle scuole, magari delegato ad altri.

Ma forse sono un poco pessimista e abbastanza severo, e per abitudine mi attendo sempre qualcosa di più, di troppo. Poi rifletto e mi domando: “ma cosa posso pretendere da un Paese che da decenni cerca di darsi una buona legge elettorale e non ci riesce, da un Paese che da 71 anni ha persino un inno nazionale provvisorio perché non si decide a darsene uno definitivo?” E allora devo avere pazienza. Quella di Giobbe. Ed accontentarmi di alcuni risultati sorprendentemente positivi. Come gli oltre 900 ragazzi che a luglio hanno partecipato al CIG a Chianciano. Bravi!

E importante è non dimenticare tutti che con la dichiarazione del 15 marzo 2012 il Parlamento Europeo invitò “la Commissione e gli Stati membri ad incoraggiare l’introduzione del programma “Scacchi a scuola” nei sistemi d’istruzione degli Stati membri”.

In ogni caso laddove esiste una sintonia fra diversi organismi ed istituzioni, come nel caso di UNICEF ed FSI, già questo fatto, per di più ratificato da un accordo, può essere foriero di risultati più concreti che in passato.

E allora grazie e auguri a tutti, alla UNICEF e alla Federscacchi, perchè di educazione e di promozione di comportamenti virtuosi oggi la nostra società ha un infinito bisogno.

2 thoughts on “UNICEF e Federscacchi: a scuola con gli scacchi?

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  1. Ti devo ringraziare , questo argomento (sogno) dovrebbe essere dibattuto migliaia di volte in tutti i posti immaginabili. Sono 30 anni che ” istruisco ” anche gli insegnanti
    Ma se non entriamo nella testa dei politici , previa rubriche televisive , per far capire l’utilità di questa disciplina nella formazione delle persone, ivi comprese quelle che sono sedute in parlamento con comportamenti più volte diseducativi .
    L’educazione scacchistiche nelle scuole previene il disagio giovanile.
    L’allievo diventa piu adulto e contribuisce , propone iniziative atte a migliorare la vita
    Che hanno un senso.
    Questa era la mia petizione lanciata non molto tempo fa . Vorrei continuare ma aspetto te che continui sull’argomento.
    Perche non copiamo dell’ora di religione? Ho detto una strozzata.

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