Affronterò la morte, e senza batter cijo

(Roberto C.)
Paggio Fernando [1] in una delle sue battute più famose rispondeva così alla domanda della bella Jolanda:

Jolanda: Che hai, paggio Fernando? Non giuochi e non favelli.
Fernando: Ti guardavo negli occhi, che sono tanto belli.

[Immagine da http://laregencemanureus.blogspot.it/2011/11/la-partita-scacchi.html]

Ci sta bene quella frase e va benissimo anche la rima, però c’è sempre un però, perché c’è Paggio e Paggio: un conto è chiamarsi Fernando e vivere nel XIV secolo nei dintorni del castello della famiglia Challant, ad Issogne in Valle d’Aosta [2], ed un altro conto è essere di Roma e chiamarsi Nando, come un giovanotto romano, anche un pò ‘spaccone’, della prima metà del 1900.


Scena prima

Renato (il padre di Jolanda): Tu sei bella Jolanda, però sei così sola!
Jolanda: E’ sempre er solito tasto, vabbene v’ho capito:
so’ zitella e me manca ‘no straccio de marito!

Renato: Ma tu rifiuti sempre tutti, insomma voi riflette quarche vorta?
Jolanda: Io sogno un giovanotto, nobbile, forte e bello
che scavarchi la fossa de ‘sto vecchio castello
che me guardi ne’ l’occhi, che mormori parole
più ardenti, più infòcate de la luce der sole;
che me stringesse ar petto, fremente, innamorato
che me rubasse l’anima, senza lasciamme er fiato…
Nun vojo duchi o principi, nun vojo l’òmi ricchi
Papà, a me me basta che nun so’ micchi! [3]
Invece de sposamme li nobbili, ma racchi [4]
Preferisco ‘r ricamo e ‘na partita a scacchi!


Scena seconda

Al loro primo incontro, mentre Nando si presenta a Jolanda e gli spiega chi è e che cosa sa fare (lui si che sa fare molto bene un sacco di cose!), Renato gli dice a brutto muso:

Renato: Ma perché te vanti tanto, perché nun stai più attento a quello che dici?
Nando: Perché la vita mia de certo nun somija
a chi c’ebbe ‘na mamma, un tetto una famija…
Quando tornavo a casa, dopo un’impresa bella,
lo sai che m’aspettava ? Er pane e mortadella…
E nun ciàvevo un padre, co’ le dorcezze pronte
che me dicesse bravo e me baciasse in fronte…
Sognavo le conquiste: io so’ un ragazzo in gamba
conosco er “buchi-buchi” [5] e sò ballà la samba;
è una danza moderna che s’arzeno li tacchi
e nessuno me frega ner gioco de li scacchi!

Renato: Che fantasia sto ragazzo se ritrova
vabbene, giovanotto, te metterò a’ la prova.

Renato: Forza Jolanda, svejete e daje ‘na lezzione
è quello che se merita, ‘sta specie de frescone.
Nando, se perdi morirai, non giocà co la sorte,
perché se vinchi tu, Jolanda sarà la tua consorte.

Renato: Su, Jolanda, prepara er tavolino,
voi giocate la partita… io sto qui ar camino…

Jolanda: Che ciài, Paggio Nando, me guardi e nun favelli ?
Nando: Te guardo que’ l’occhioni che sono tanto belli !

Jolanda: Ma io senza pericolo te decimo le schiere
hai perzo già la torre, mo perderai l’arfiere…
Nando: Jolanda, che me frega… Adesso stamo in ballo
te pòi pijà l’arfiere, pòi disarmà er cavallo.
Pijete la Reggina, e quello che te pare
chè, co’ ‘sti fregni buffi, io nun ce so “giocare”.

Renato (avvicinandosi alla scacchiera): Come te và, Nando ?
Nando: Stò a perde’ la partita…
Jolanda (suggerisce a Nando): Giuoca, giuoca, un passo sol

Renato: Così nun lo fai più er fanatico…
Ma famola finita anche se avemo fatto un patto… lassamo stà così.
Nando: No, no Signore castellano ! Tu sei matto qui !

Renato (sottovoce): Sei paggio bello e giovane, la vita te soride,
sei troppo ardimentoso, per accettà ‘ste sfide.
Ma dunque nun capischi ? Se doppo te và male
lo sai quer che t’aspetta: la pena capitale !
Damme retta te parlo, come se parla a un fijo…

Nando: Affronterò la morte, e senza batter cijo [6] !

Jolanda: Ma Nando, che perdi tu, se perdi ?
Nando: Gnente che me stà a core;
a parte te Jolanda: tu me piaci, sei bella come un fiore !

Jolanda, rimasta affascinata dalla bellezza, dalle parole sincere e dal coraggio del giovane, gioca lei stessa la mossa vincente per Fernando: si procura lo scacco matto e si concede in sposa (per la soddisfazione di tutti); si sa prima come vanno sempre a finire le commedie leggere…

Renato: Embè allora a che punto stamo ?
Nando: Scusateme, sor conte, ma fate ‘na caciara !
dovete da piantalla co’ st’aria castellana.
Jolanda io me la sposo: me piace e cià puro la grana!

Durante quest’ultimo dialogo, Jolanda, con la faccia tutta rossa
pe’ fa vince Nando, l’aiuta co’ ‘na mossa,
je move quarche “scacchio”, aggisce de “soppiatto”.

Jolanda: Papà, lasseme stà…
che questo qui me vince, lo possino acciaccà !
Jolanda: Papone, ormai è tutto inutile perché Nando m’ha fatto “scacchio matto”!


La piece teatrale originale fu rappresentata per la prima volta all’Accademia Filarmonica di Napoli il 30 aprile 1873; i suoi versi, come molti dei nostri lettori sanno, narrano della visita del Conte Oliviero di Fossombrone e del paggio Fernando, all’amico conte Renato di Challant ed alla figlia Jolanda nel loro castello e della famosa partita a scacchi tra i due giovani dove la posta in gioco sera… le nozze oppure la morte!

Nel 1881, dal testo del Giacosa [7], Gerolamo Induno [8] dipinse il famoso quadro La partita a scacchi, un olio su tela, custodito presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano.

G.Induno-Chess
Gerolamo Induno, La partita a scacchi, 1881

Il testo originale, chiaramente ‘tradotto’ – “nientepopodimenoche” [9] – in versi romaneschi, al quale sono interamente debitore, a parte le note e qualche modifica al testo, notevolmente ed arbitrariamente ridotto, è La partita a scacchi VERSI ROMANESCHI di Ugo Còppari [10], stampato molto probabilmente dallo Stab. di Arti grafiche e fotomeccaniche F.lli Palombi, Roma, 1956 (all’epoca venduto a LIRE CENTO).

Coppari_Scacchi_dialetto_ritaglio


[1] Personaggio principale, insieme a Jolanda, di Una partita a scacchi, opera teatrale in versi, di Giuseppe Giacosa.
[2] Come affermato dal Giacosa stesso, si ispirò ad una vicenda medioevale della famiglia degli Challant verificatasi nel castello di Issogne, uno dei più famosi castelli della Valle d’Aosta.
[3] Tenere un contegno scostante; da ammiccare: un micco dai gusti eleganti ma falso.
[4] Brutti
[5] Il boogie-woogie è un genere di ballo, diventato molto popolare in Italia a partire dagli anni trenta e anni quaranta.
[6] senza batter ciglio, ovvero, restando impassibile.
[7] Giuseppe Giacosa (Colleretto Parella, 21/10/1847 – 1/09/1906 drammaturgo, scrittore e librettista italiano.
[8] Gerolamo Induno (Milano, 13/12/1825 – 18/12/1890), pittore e patriota italiano. Partecipò ai moti antiaustriaci del 1848 e l’anno successivo alla difesa di Roma assediata dai francesi del generale Oudinot; Giuseppe Garibaldi lo definì come uno dei più “intrepidi e valorosi combattenti di Roma”: il 22 giugno, durante il tentativo di prendere casa Barberini, all’interno di villa Sciarra, fu gravemente ferito da ben 27 colpi di baionetta e cadde da una terrazza; raccolto in fin di vita e curato all’ospedale dei Fatebenefratelli, guarì). Tornato Milano espose a Brera opere di tema risorgimentale a ricordo degli eventi che lo videro protagonista a Roma, come “La difesa del Vascello“, “Porta San Pancrazio dopo l’assedio del 1849” o “Trasteverina colpita da una bomba“.
[9] In italiano nientedimeno oppure addirittura.
[10] Autore, sempre in dialetto romanesco, di altri famosi testi come Li tre moschettieri: l’avventura de li “puntali” de la reggina (1932 ?), Li promessi sposi (1938), Pinocchio (1948), Cirano di Bergeracche (1952), Giulietta e Romeo (1959), Er conte de Montecristo (1962), ed in sestine romanesche alcune opere liriche (Tosca, Boheme, Rigoletto, Traviata e Cavalleria rusticana) nel 1949.

2 thoughts on “Affronterò la morte, e senza batter cijo

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  1. Grazie Roberto per questa scanzonata e divertente versione romanesca de La partita a scacchi, che non conoscevo minimamente: continua a regalarci questi gioiellini!

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